La politica artica di Vladimir Putin

L’Arti­co è la regio­ne situa­ta sopra al Cir­co­lo Pola­re Arti­co, nel­la qua­le negli ulti­mi anni si è assi­sti­to ad un cam­bio di rot­ta nel coor­di­na­men­to e nel­la col­la­bo­ra­zio­ne tra gli Sta­ti rivie­ra­schi. Que­sti ulti­mi sono otto: la Rus­sia, il Cana­da, gli Sta­ti Uni­ti con l’Alaska, la Nor­ve­gia com­pre­se le Sval­bard, la Sve­zia, la Fin­lan­dia, l’Islanda e la Dani­mar­ca com­pre­se la Groen­lan­dia e le Iso­le Fær Øer. 

I pae­si han­no crea­to nel 1996 il Con­si­glio Arti­co che inclu­de, oltre ai pae­si rivie­ra­schi, alcu­ne comu­ni­tà indi­ge­ne. L’organismo ha pre­so vita gra­zie alla Dichia­ra­zio­ne di Otta­wa, del 1986, la qua­le ave­va l’obiettivo comu­ne di pro­muo­ve­re e man­te­ne­re i rap­por­ti tra gli Sta­ti su un livel­lo di coo­pe­ra­zio­ne mas­si­ma sia per le ricer­che scien­ti­fi­che che per le risor­se del ter­ri­to­rio, com­pren­den­ti idro­car­bu­ri e pesca ittica.

Dal crollo del blocco sovietico nel 1991 l’importanza geopolitica dell’Artico è aumentata, in particolare nella dottrina di Mosca.

La poli­ti­ca di que­st’ul­ti­ma ha deter­mi­na­to tre tur­ning poin­ts che han­no carat­te­riz­za­to i rap­por­ti duran­te il XXI seco­lo in que­sta regione. 

Nel 2007 con una spe­di­zio­ne la Rus­sia riu­scì a pian­ta­re la ban­die­ra nazio­na­le a 4.300 metri sul fon­do del Polo Nord, così da dimo­stra­re la pro­pria poten­za. Gli altri due fan­no rife­ri­men­to all’annessione del­la Cri­mea nel 2014 e all’invasione dell’Ucraina del 2022. Soprat­tut­to quest’ultimo por­tò il Con­si­glio Arti­co a estro­met­te­re la Rus­sia e chiu­de­re i rap­por­ti di col­la­bo­ra­zio­ne con la stessa.

La rico­lo­niz­za­zio­ne dell’Artico che il pre­si­den­te rus­so Vla­di­mir Putin ha ini­zia­to fin dal suo pri­mo man­da­to, nel 2000 e, che ha sem­pre più raf­for­za­to gra­zie alle due dot­tri­ne nava­li del 2015 e del 2022, può esse­re sin­te­tiz­za­to in tre pun­ti: il pri­mo è l’importanza del poten­zia­men­to del­le pro­prie capa­ci­tà di dife­sa così da pro­teg­ge­re le pro­prie coste e le pro­prie risor­se. Per que­sto sono sta­ti essen­zia­li la Flot­ta del Nord, la prin­ci­pa­le for­za mili­ta­re dell’Artico, che ha diver­se basi nel­la Peni­so­la di Kola e la sede cen­tra­le a Seve­ro­mor­sk. Atom­Flot è, inve­ce, una base di ser­vi­zio dei rom­pi­ghiac­cio a pro­pul­sio­ne nuclea­re, sem­pre col­le­ga­ta alla Peni­so­la di Kola, que­sta è il pun­to fon­da­men­ta­le per il tra­spor­to del com­bu­sti­bi­le nucleare.

Il secon­do pun­to fa rife­ri­men­to all’affermazione del­la pro­pria giu­ri­sdi­zio­ne marit­ti­ma sul­le nuo­ve rot­te nava­li, in par­ti­co­la­re sul­la NSR. Infat­ti, i pas­sag­gi dell’artico sono cru­cia­li per il futu­ro del com­mer­cio mon­dia­le: la Nor­thern Sea Rou­te, cioè la rot­ta ver­so est che costeg­gia i ter­ri­to­ri scan­di­na­vi e rus­si arri­van­do nell’Oceano Paci­fi­co, la qua­le è sta­ta usa­ta per la pri­ma vol­ta in ambi­to com­mer­cia­le, nel 2013 dal­la nave mer­can­ti­le Yong Sheng, par­ti­ta dal­la Cina dal por­to di Dalian alla vol­ta del por­to di Rot­ter­dam, in Olan­da. La NSR ridur­reb­be di qua­si il 50% i costi di spe­di­zio­ni e i tem­pi di trasporto. 

Inoltre, il secondo passaggio, strategico, ma più complicato per le condizioni del territorio e quelle meteorologiche, è il Passaggio di Nord-Ovest, cioè quello che passa le coste del Canada e dell’Alaska. 

Entram­be le rot­te sono sta­te ogget­to di varie esplo­ra­zio­ni fin dal 1464, le qua­li si sono rile­va­te pro­ble­ma­ti­che a cau­sa del ghiac­cio e del­la scar­sa capa­ci­tà tec­ni­ca di soprav­vi­ven­za, come poi appre­se­ro dal­le popo­la­zio­ni nati­ve, nel dif­fi­ci­le ter­ri­to­rio del­la regio­ne e con le con­di­zio­ni cli­ma­ti­che che carat­te­riz­za­no la stessa.

La NSR ha negli ulti­mi anni assun­to rilie­vo per la geo­po­li­ti­ca inter­na­zio­na­le e soprat­tut­to per il dirit­to del mare. Secon­do la Con­ven­zio­ne di Mon­te­go Baydel 1982, a dif­fe­ren­za del Trat­ta­to dell’Antartide, la Com­mis­sion on the Limi­ts of the Con­ti­nen­tal Shelf (CLCS), orga­no non poli­ti­co com­po­sto solo da geo­lo­gi, geo­gra­fi e ocea­no­gra­fi, può deci­de­re sul­le richie­ste di riven­di­ca­zio­ne for­ma­le da par­te dei pae­si rivie­ra­schi, di quei ter­ri­to­ri che geo­gra­fi­ca­men­te appar­ter­reb­be­ro alla pro­pria piat­ta­for­ma con­ti­nen­ta­le. Quest’ultima ex arti­co­lo 76 com­ma 1 «com­pren­de il fon­do e il sot­to­suo­lo del­le aree sot­to­ma­ri­ne che si esten­do­no al di là del suo mare ter­ri­to­ria­le attra­ver­so il pro­lun­ga­men­to natu­ra­le del suo ter­ri­to­rio ter­re­stre».

La pri­ma fu quel­la rus­sa sul­la Dor­sa­le Lomo­no­sov, nel 2001 poi modi­fi­ca­ta per l’ultima vol­ta nel 2015, cate­na mon­tuo­sa sot­to­ma­ri­na che divi­de l’Oceano Arti­co in due par­ti con vet­te alte cir­ca 3.700 metri,da par­te del gover­no rus­so, poi­ché secon­do ricer­che scien­ti­fi­che sareb­be una con­ti­nua­zio­ne del pro­prio ter­ri­to­rio. Con la qua­le la Rus­sia chie­de­va un allar­ga­men­to di cir­ca 2 milio­ni di chi­lo­me­tri qua­dra­ti di fon­da­li marini. 

Il 6 feb­bra­io 2023 la Com­mis­sio­ne, ha appro­va­to il 75% del­la riven­di­ca­zio­ne rus­sa sul­la Dor­sa­le Lomo­no­sov con una rac­co­man­da­zio­ne. Que­sta deci­sio­ne deter­mi­na la pos­si­bi­li­tà da par­te del­la Rus­sia di acce­de­re ad un’area che si esten­de oltre la pro­pria ZEE, la qua­le com­pren­de il Polo Nord e sfio­ra le ZEE di Cana­da e Groenlandia.

La Com­mis­sio­ne, suc­ces­si­va­men­te, deci­de­rà per l’area intor­no all’Isola di Fran­ce­sco Giu­sep­pe e del­la Nova­ja Zem­lja, per le qua­li la docu­men­ta­zio­ne è sta­ta rite­nu­ta insuf­fi­cien­te e che dovrà esse­re aggior­na­ta ed inte­gra­ta dal­la Russia. 

I pae­si rivie­ra­schi mem­bri del Con­si­glio dell’Artico, quin­di, han­no accu­sa­to la Rus­sia di vio­la­re il dirit­to del mare, il qua­le divi­de le acque in tre zone marit­ti­me: le pri­me 12 miglia nau­ti­che sono defi­ni­te come mare ter­ri­to­ria­le, le 24 miglia nau­ti­che suc­ces­si­ve sono defi­ni­ti come Zona Con­ti­nua che fan­no par­te del­le 200 miglia nau­ti­che del­la Zona Eco­no­mi­ca Esclu­si­va. Dopo la qua­le gli Sta­ti occi­den­ta­li chie­do­no la poli­ti­ca del mare aper­to, inve­ce la Rus­sia sot­to­por­reb­be la zona alla pro­pria giu­ri­sdi­zio­ne nazionale.

Infi­ne, l’ultimo pun­to rile­van­te per Vla­di­mir Putin è lo sfrut­ta­men­to del­le risor­se, che nell’Artico sono mol­tis­si­me, una sti­ma ha rive­la­to che nel­la regio­ne si tro­ve­reb­be il 25% del­le riser­ve non anco­ra esplo­ra­te di idro­car­bu­ri, in par­ti­co­la­re per petro­lio e gas. A que­ste risor­se si aggiun­ge lo sfrut­ta­men­to dell’energia nuclea­re, la qua­le ha deter­mi­na­to una cre­sci­ta a livel­lo di arma­men­ti ma anche di inqui­na­men­to. Gli esem­pi più impor­tan­ti sono la Peni­so­la di Kola, in par­ti­co­la­re nel­la regio­ne di Mur­man­sk nel­la qua­le si è regi­stra­to un aumen­to del­le con­cen­tra­zio­ni di metal­li nell’acqua e del­le emis­sio­ni di radio­nu­cli­di, asso­cia­ti allo sta­to dei depo­si­ti e ai tra­spor­ti dei rifiu­ti nucleari. 

Un altro esem­pio di regio­ne ogget­to di stu­dio per le con­se­guen­ze dell’inquinamento nuclea­re è la Nova­ja Zem­lja, un grup­po di due iso­le del Mare Gla­cia­le Arti­co, sul­la qua­le il 30 otto­bre del 1961 è sta­ta spe­ri­men­ta­ta la bom­ba zar, una poten­te arma nuclea­re di 50 mega­to­ni di tri­to­lo pro­get­ta­ta da Andrej Sacha­rov, a cui è sta­to asse­gna­to il pre­mio Nobel nel 1975. 

La bomba era a idrogeno ed emanò un’energia di 1.570 volte maggiore rispetto a quella di Hiroshima del 1945. 

La moda­li­tà di inne­sco del­la bom­ba zar si divi­de­va in tre sta­di: la pri­ma fis­sio­ne inne­sca­va la fusio­ne di ato­mi leg­ge­ri la qua­le da avvio ad un’ulteriore fis­sio­ne nucleare.

La bom­ba zar o tsar bom­ba, rag­giun­se i 64 chi­lo­me­tri di altez­za con una lar­ghez­za di 95 chi­lo­me­tri del cap­pel­lo e 40 del­la base. L’onda d’urto fu regi­stra­ta fino a 700 chi­lo­me­tri di distan­za e furo­no dan­neg­gia­ti gli immo­bi­li a 900 chi­lo­me­tri da pun­to di esplo­sio­ne, arri­van­do fino alla Fin­lan­dia. La for­za del­la bom­ba fu così ele­va­ta che l’onda sismi­ca gene­ra­ta fece il giro del­la Ter­ra per tre vol­te e l’U.S. Geo­lo­gi­cal Sur­vey misu­rò la sua magni­tu­do tra i 5,0 e 5,25 gra­di. Per cui la bom­ba ha cau­sa­to dan­ni irre­pa­ra­bi­li nel bre­ve ter­mi­ne sul­le iso­le, ha por­ta­to la deser­ti­fi­ca­zio­ne del­la zona, fon­den­do la roccia.

Dall’inizio del 2024 Vla­di­mir Putin ha pre­so del­le deci­sio­ni rile­van­ti in poli­ti­ca este­ra, in pri­mo luo­go a feb­bra­io ha fat­to un pas­so indie­tro dall’Accor­do del 1956 con la Gran Bre­ta­gna nel set­to­re itti­co, così come ha dichia­ra­to Vya­che­slav Volo­din alla Duma. Quest’ultimo ha soste­nu­to nel suo discor­so che l’allora lea­der del Par­ti­to Comu­ni­sta Niki­ta Kru­sciov nell’accettare l’accordo non ave­va segui­to gli inte­res­si nazionali.

La secon­da deci­sio­ne di Vla­di­mir Putin risa­le, inve­ce, a mag­gio scor­so, in cui ha chie­sto di rive­de­re i con­fi­ni rus­si nel Mar Bal­ti­co, poi­ché secon­do il mini­ste­ro del­la Dife­sa nel 1985 la misu­ra­zio­ne sovie­ti­ca ave­va uti­liz­za­to del­le car­te nau­ti­che data­te che non rispet­ta­va­no le coor­di­na­te geo­gra­fi­che del tem­po. La boz­za, la cui entra­ta in vigo­re era pre­vi­sta per il 2025, è sta­ta can­cel­la­ta il 22 mag­gio scor­so a cau­sa del­le cri­ti­che di Polo­nia, Sve­zia, Fin­lan­dia e del­le Repub­bli­che Bal­ti­che, le qua­li han­no defi­ni­to la richie­sta del pre­si­den­te rus­so come una minac­cia alla loro sicu­rez­za.

Infi­ne, la poli­ti­ca dell’Artico rus­sa ha tro­va­to nell’arci­pe­la­go del­le iso­le Sval­bard, ter­ri­to­rio nor­ve­ge­se e quin­di Nato, il pros­si­mo obiet­ti­vo stra­te­gi­co. Il Segre­ta­rio Gene­ra­le dell’ONU Jens Stol­ten­berg, più vol­te ha riba­di­to che qual­sia­si attac­co o minac­cia alle iso­le nor­ve­ge­si sareb­be sta­to defi­ni­to come un attac­co all’Alleanza Atlan­ti­ca e che sareb­be sta­to appli­ca­to l’articolo 5 del­la Pat­to. Già nel 2022 alcu­ni par­la­men­ta­ri rus­si era­no favo­re­vo­li all’utilizzo di mez­zi mili­ta­ri per difen­de­re la comu­ni­tà rus­sa, la qua­le dopo la cri­si Ucrai­na è sta­ta ogget­to di una cri­si diplo­ma­ti­ca per le limi­ta­zio­ni che il gover­no nor­ve­ge­se gli ave­va imposto.

In con­clu­sio­ne gli obiet­ti­vi pri­ma­ri del­la Rus­sia di Vla­di­mir Putin sono quel­li di eli­mi­na­re l’ege­mo­nia sta­tu­ni­ten­se, i qua­li sono arri­va­ti tar­di a stu­dia­re e vede­re l’Artico come pos­si­bi­le regio­ne di con­qui­sta e di pote­re, crea­re una nuo­va Via del­la Seta ed ave­re più risor­se dispo­ni­bi­li, così da diver­si­fi­ca­re il know-how ma anche per espor­ta­re le pro­prie risor­se e ave­re entra­te consistenti. 

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Cristina Bianchi
Giu­ri­sta pen­ti­ta che si è con­ver­ti­ta a scien­ze poli­ti­che. Mi inte­res­sa mol­to tro­va­re una con­nes­sio­ne tra attua­li­tà e cine­ma, che per­met­ta alle men­ti crea­ti­ve di viag­gia­re attra­ver­so le epo­che e svi­lup­pa­re un pen­sie­ro critico.

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