Povertà e Occupazione in Italia, un’analisi del Rapporto ISTAT 2024

Povertà e Occupazione in Italia, un'analisi del Rapporto ISTAT 2024

L’ul­ti­mo rap­por­to del­l’I­stat dipin­ge un qua­dro com­ples­so e pre­oc­cu­pan­te del­la situa­zio­ne socio-eco­no­mi­ca in Ita­lia. Nono­stan­te la cre­sci­ta del­l’oc­cu­pa­zio­ne, il feno­me­no del lavo­ro pove­ro con­ti­nua a espan­der­si, evi­den­zian­do pro­fon­de disu­gua­glian­ze e sfi­de strutturali.

Nel bien­nio 2022–2023, l’oc­cu­pa­zio­ne in Ita­lia è cre­sciu­ta a un rit­mo soste­nu­to, con un aumen­to di cir­ca 10 pun­ti per­cen­tua­li rispet­to allo scor­so decen­nio. Que­sto incre­men­to è sta­to trai­na­to prin­ci­pal­men­te dai set­to­ri dei ser­vi­zi e del­le costru­zio­ni, que­st’ul­ti­mo favo­ri­to dai gene­ro­si bonus edilizi. 

Tut­ta­via, la cre­sci­ta del­l’oc­cu­pa­zio­ne non ha por­ta­to a un miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di vita per tut­ti i lavo­ra­to­ri. Il lavo­ro pove­ro, defi­ni­to come quel­lo che non con­sen­te ai lavo­ra­to­ri di sod­di­sfa­re le esi­gen­ze del­la pro­pria fami­glia, è in aumen­to. Oggi, il tas­so di occu­pa­zio­ne è del 61,5%, in cre­sci­ta rispet­to agli anni pre­ce­den­ti, ma anco­ra distan­te dai livel­li di pae­si come la Germania. 

Redditi e Inflazione

Nono­stan­te alcu­ni segna­li posi­ti­vi, le retri­bu­zio­ni con­trat­tua­li ora­rie non ten­go­no il pas­so con l’in­fla­zio­ne, por­tan­do a una signi­fi­ca­ti­va ero­sio­ne del pote­re d’ac­qui­sto del­le fami­glie. Negli ulti­mi die­ci anni, infat­ti, è dimi­nui­to di qua­si il 5%, men­tre l’in­fla­zio­ne è cre­sciu­ta. Nel trien­nio 2021–2023, le retri­bu­zio­ni con­trat­tua­li ora­rie sono aumen­ta­te solo del 4,7%, men­tre i prez­zi al con­su­mo sono sali­ti del 17,3%.

Que­sto squi­li­brio è sta­to par­ti­co­lar­men­te evi­den­te nel 2022, quan­do l’in­fla­zio­ne ha rag­giun­to il 7,6%. Negli ulti­mi mesi, tut­ta­via, la for­te cadu­ta dell’inflazione ha ini­zia­to a inver­ti­re que­sta ten­den­za, seb­be­ne mol­ti set­to­ri resti­no in atte­sa del rin­no­vo dei con­trat­ti col­let­ti­vi. A mar­zo 2024, il 34,9% dei dipen­den­ti ave­va il con­trat­to sca­du­to, un dato che riflet­te l’urgen­za di aggior­na­re le retri­bu­zio­ni in vari comparti.

Questo ha portato a una situazione in cui molti lavoratori, nonostante abbiano un’occupazione, sono a rischio povertà. 

La per­cen­tua­le di per­so­ne in que­sta situa­zio­ne è dell’11,5%, rispet­to all’8,5% del­la media euro­pea. Inol­tre, il nume­ro di fami­glie in pover­tà asso­lu­ta è aumen­ta­to, rag­giun­gen­do i 2 milio­ni 235 mila fami­glie e 5 milio­ni 752 mila indi­vi­dui. Ad aggra­va­re le dif­fi­col­tà dei lavo­ra­to­ri in meri­to alla retri­bu­zio­ne vi è una cre­scen­te situa­zio­ne di pre­ca­rie­tà, incen­ti­va­ta da con­trat­ti a tem­po deter­mi­na­to che non crea­no sta­bi­li­tà e non con­ce­do­no garan­zie ai lavo­ra­to­ri e ai lavo­ra­to­ri part-time.

Necessità di un Salario Minimo Legale

Il Par­ti­to Demo­cra­ti­co (PD) ha sot­to­li­nea­to la neces­si­tà di intro­dur­re un sala­rio mini­mo lega­le per affron­ta­re il pro­ble­ma del lavo­ro a bas­sa retri­bu­zio­ne. Que­sto richia­mo è rivol­to al gover­no gui­da­to da Gior­gia Melo­ni, con l’in­vi­to a non igno­ra­re le dif­fi­col­tà eco­no­mi­che dei lavo­ra­to­ri. L’in­tro­du­zio­ne di un sala­rio mini­mo è vista come una misu­ra essen­zia­le per garan­ti­re una retri­bu­zio­ne ade­gua­ta che pos­sa soste­ne­re una vita digni­to­sa per tut­ti i lavoratori. 

Difat­ti in accor­do con il M5S è sta­ta por­ta­ta avan­ti, a segui­to del­la diret­ti­va euro­pea, una pro­po­sta di leg­ge che garan­tis­se un sala­rio mini­mo pari a 9 € l’ora, ad oggi affos­sa­ta in Par­la­men­to dal­la mag­gio­ran­za, giu­sti­fi­can­do l’aspetto con­tro­pro­du­cen­te del­la misu­ra, che por­te­reb­be a una ridu­zio­ne degli sti­pen­di mag­gio­re rispet­to agli atte­si miglioramenti. 

La mag­gio­ran­za, inol­tre, non ritie­ne il sala­rio mini­mo un aspet­to prio­ri­ta­rio, anche per­ché ripren­de i tre moti­vi cita­ti dall’isti­tu­to del CNEL: il con­si­glio ritie­ne che sia erra­to par­la­re di pover­tà lavo­ra­ti­va dovu­ta a sala­ri insuf­fi­cien­ti; tale pover­tà deri­ve­reb­be, inve­ce, da fat­to­ri come i tem­pi e i luo­ghi di lavo­ro, la com­po­si­zio­ne fami­lia­re e l’azione redi­stri­bu­ti­va del­lo Sta­to. Dun­que la mag­gio­ran­za si difen­de dichia­ran­do di lavo­ra­re «a soste­gno di un ordi­na­to e armo­ni­co svi­lup­po del siste­ma del­la con­trat­ta­zio­ne col­let­ti­va» piut­to­sto che su un sala­rio ora­rio minimo.

Cosa stabilisce la direttiva europea riguardo l’introduzione di un minimo salariale?

La Diret­ti­va Euro­pea 2022/2041 sta­bi­li­sce nuo­ve nor­me per pro­muo­ve­re sala­ri mini­mi ade­gua­ti, con l’o­biet­ti­vo di garan­ti­re con­di­zio­ni di vita digni­to­se. Gli Sta­ti mem­bri han­no tem­po fino al 15 novem­bre 2024 per rece­pi­re que­sta diret­ti­va nel dirit­to nazio­na­le. L’iniziativa rap­pre­sen­ta un pas­so signi­fi­ca­ti­vo ver­so il miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di lavo­ro (anche in con­tro­ten­den­za rispet­to alle nor­ma­ti­ve del lavo­ro) per cui seb­be­ne non impo­ne l’in­tro­du­zio­ne di un sala­rio mini­mo lega­le, lascia la deci­sio­ne ai sin­go­li Sta­ti per inter­ve­ni­re in merito.

La diret­ti­va intro­du­ce, dun­que, una defi­ni­zio­ne accu­ra­ta di sala­rio mini­mo ade­gua­to che oltre a garan­ti­re i biso­gni di pri­ma neces­si­tà deve esse­re in gra­do di copri­re: «neces­si­tà di par­te­ci­pa­re ad atti­vi­tà cul­tu­ra­li, edu­ca­ti­ve e socia­li». Per cui defi­ni­sce un sala­rio mini­mo ade­gua­to non infe­rio­re al 50% del sala­rio medio e al 60% del valo­re media­no; e nel caso di con­trat­ta­zio­ne col­let­ti­va nazio­na­le la coper­tu­ra di tale con­trat­ta­zio­ne col valen­za erga omnes deve esse­re supe­rio­re al 70%

La com­mis­sio­ne Euro­pea spin­ge gli Sta­ti all’introduzione di un sala­rio mini­mo pre­fe­ri­bil­men­te con­trat­tua­le, come quel­lo ad oggi pre­sen­te in Ita­lia, in quan­to par­lan­do in manie­ra teo­ri­ca, le par­ti socia­li inte­res­sa­te dovreb­be­ro ave­re mag­gior­men­te a cuo­re gli inte­res­si dei lavo­ra­to­ri e le cifre sta­bi­li­te non sareb­be­ro sen­za cri­te­rio (come la pro­po­sta di leg­ge abro­ga­ta). Il pro­ble­ma è che la com­mis­sio­ne Euro­pa non è real­men­te a cono­scen­za del­la situa­zio­ne ita­lia­na, in cui nono­stan­te la coper­tu­ra dei con­trat­ti col­let­ti­vi nazio­na­li supe­rio­re all’80%, il lavo­ro a bas­so sala­rio è in cre­sci­ta e, insie­me ad esso, il feno­me­no del dum­ping contrattuale. 

Per dum­ping con­trat­tua­le si inten­de una tipo­lo­gia di com­pe­ti­zio­ne slea­le lega­ta alla con­trat­ta­zio­ne col­let­ti­va. Le asso­cia­zio­ni sin­da­ca­li e dato­ria­li poco rap­pre­sen­ta­ti­ve infat­ti, pur di entra­re nel­la sce­na del mer­ca­to del lavo­ro, fir­ma­no accor­di con poche tute­le per i lavo­ra­to­ri e con dei sala­ri al di sot­to del­la soglia di pover­tà ISTAT. 

Tali contratti riducono il costo del lavoro per i datori di lavoro, che avendo libertà di scelta del contratto collettivo di riferimento, applicano quello meno tutelante e per loro più vantaggioso.

Per con­clu­de­re, nono­stan­te la con­trat­ta­zio­ne col­let­ti­va e la sua ampia coper­tu­ra, la sini­stra ita­lia­na, gui­da­ta dal M5S e dal PD, sta spin­gen­do per l’ap­pro­va­zio­ne di un sala­rio mini­mo lega­le. Que­sta misu­ra potreb­be limi­ta­re i pro­ble­mi del­la pre­ca­rie­tà e con­tri­bui­re alla ridu­zio­ne del lavo­ro nero. L’Italia rima­ne uno dei pochi Sta­ti in Euro­pa (assie­me a Dani­mar­ca, Fin­lan­dia, Cipro, Sve­zia e Austria) a non ave­re un sala­rio mini­mo legale. 

Seb­be­ne esi­sta­no i pre­re­qui­si­ti per un siste­ma con­trat­tua­le effi­cien­te, que­sti non sono suf­fi­cien­ti a garan­ti­re il rispet­to del prin­ci­pio dell’articolo 36 del­la Costi­tu­zio­ne, che san­ci­sce il dirit­to a una retri­bu­zio­ne pro­por­zio­na­ta e suf­fi­cien­te per assi­cu­ra­re un’e­si­sten­za libe­ra e digni­to­sa a se stes­si e alla pro­pria fami­glia. L’in­tro­du­zio­ne di un sala­rio mini­mo lega­le rap­pre­sen­te­reb­be quin­di un pas­so fon­da­men­ta­le per col­ma­re le lacu­ne attua­li e miglio­ra­re la qua­li­tà del­la vita dei lavo­ra­to­ri italiani.

Annachiara Esposito
Sono Anna­chia­ra, per gli ami­ci Anna e stu­dio scien­ze poli­ti­che. Fuo­ri­se­de tra­pian­ta­ta a Mila­no, cer­co di distri­car­mi tra stu­dio e pas­sio­ni. Impe­gno tut­to il mio tem­po libe­ro scri­ven­do, leg­gen­do e lamen­tan­do­mi del brut­to tem­po. Scri­vo arti­co­li su argo­men­ti del cuo­re e par­lo di fem­mi­ni­smo in qual­sia­si occasione.
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Sono Annachiara, per gli amici Anna e studio scienze politiche. Fuorisede trapiantata a Milano, cerco di districarmi tra studio e passioni. Impegno tutto il mio tempo libero scrivendo, leggendo e lamentandomi del brutto tempo. Scrivo articoli su argomenti del cuore e parlo di femminismo in qualsiasi occasione.

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