Hit Man è la miglior commedia di Richard Linklater

Hit Man è la miglior commedia di Richard Linklater

A trat­ti gene­ra­li si può dire che sia un’estate con alcu­ne con­fer­me e alcu­ne note­vo­li sor­pre­se. Il 4 luglio le ele­zio­ni nel Regno Uni­to han­no con­se­gna­to ai Labu­ri­sti la più gran­de mag­gio­ran­za dal­la pri­ma ele­zio­ne di Tony Blair nel ’97. Come, del resto, ampia­men­te pre­vi­sto dai son­dag­gi. Tre gior­ni dopo il Nuo­vo Fron­te Popo­la­re in Fran­cia è arri­va­to, ina­spet­ta­ta­men­te, pri­mo e ha con­qui­sta­to la mag­gio­ran­za rela­ti­va man­dan­do in fumo le pos­si­bi­li­tà di un gover­no Bar­del­la-Le Pen. 

Se poi si attra­ver­sa l’oceano, il 13 luglio, duran­te un comi­zio, l’ex pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Donald Trump ha rischia­to di rima­ne­re vit­ti­ma di un attac­co ter­ro­ri­sti­co, ripor­tan­do una leg­ge­ra quan­to ico­ni­ca feri­ta all’orecchio. Come tut­ti si aspet­ta­va­no, inve­ce, il pre­si­den­te Joe Biden si è riti­ra­to dal­la cor­sa pre­si­den­zia­le la set­ti­ma­na dopo.

Dome­ni­ca 21 luglio è sta­to il gior­no più cal­do mai regi­stra­to sul­la ter­ra. Ognu­no deci­da se que­sta noti­zia sia sor­pren­den­te o meno.

Sul ver­san­te cine­ma­to­gra­fi­co, si pos­so­no dire pres­sap­po­co le stes­se cose. Il nuo­vo film Disney-Pixar Insi­de Out 2 è anda­to benis­si­mo (ne abbia­mo par­la­to qui). Rea­zio­ne diver­sa per l’atteso film di Yor­gos Lan­thi­mos, Kinds of Kind­ness, che inve­ce è sta­to accol­to con una dif­fu­sa delusione. 

Il nuovo film di Richard Linklater, Hit Man, non fa che confermarlo come uno dei massimi esponenti della sua generazione.

Texa­no, clas­se 1960, Lin­kla­ter appar­tie­ne alla gene­ra­zio­ne che ha visto la New Hol­ly­wood e ha capi­to che si potes­se fare cine­ma, spes­so gran­de cine­ma, sen­za pas­sa­re neces­sa­ria­men­te dai gran­di stu­dios di Los Ange­les. Il suo lun­go­me­trag­gio di debut­to, Slac­ker, è un inno al cine­ma indi­pen­den­te, con mol­te idee e poco budget.

Tra i suoi film più famo­si vi sono sicu­ra­men­te le tre par­ti del­la sua tri­lo­gia con pro­ta­go­ni­sti Ethan Haw­ke e Julie Del­py ovve­ro: Pri­ma dell’alba, Befo­re Sun­set Befo­re Mid­night. Nel 2006 ha poi tra­spo­sto in una spe­cie di film-acque­rel­lo il com­pli­ca­tis­si­mo roman­zo di Phi­lip Dick Un oscu­ro scru­ta­re. Il risul­ta­to è A Scan­ner Dar­kly che, a qua­si vent’anni dal­la sua usci­ta, ha anco­ra un cer­to fasci­no visivo.

Il film che gli ha por­ta­to più ono­ri è però Boy­hood distri­bui­to nel 2014, dopo dodi­ci anni di ripre­se, per dare modo agli atto­ri di invec­chia­re con i per­so­nag­gi. Il tut­to trat­ta­to con la mae­stria e la deli­ca­tez­za di un arti­gia­no del cine­ma. Non è un caso che sia con­si­de­ra­to uno dei miglio­ri film del decen­nio scor­so, se non il migliore. 

Parallelamente a questi film più impegnati, il regista di Houston ha sviluppato una certa predilezione per le commedie. 

Nel 2003 con­fe­zio­nò il diver­ten­tis­si­mo School of Rock con Jack Black. Nel 2016 rea­liz­zò Tut­ti voglio­no qual­co­sa, una spe­cie di sequel spi­ri­tua­le di uno dei suoi pri­mi film, La vita è un sogno.

La miglior com­me­dia del­la sua car­rie­ra, però, l’ha gira­ta quest’anno: Hit Man è uno di quei film capa­ci di tene­re lega­te così tan­te tema­ti­che e così tan­ti sti­li e regi­stri che sareb­be basta­to pochis­si­mo per far­lo usci­re dai binari.

La sinos­si è que­sta: Gary John­son è un pro­fes­so­re di psi­co­lo­gia di New Orleans che nel tem­po libe­ro col­la­bo­ra con la poli­zia come con­su­len­te. I suoi col­le­ghi lo defi­ni­sco­no aper­ta­men­te noioso.

Tut­to cam­bia quan­do poco pri­ma di un’operazione sot­to coper­tu­ra il poli­ziot­to Jasper vie­ne sospe­so per aver pic­chia­to dei ragaz­zi­ni. Gary si tro­va dun­que a dover inter­pre­ta­re un kil­ler a paga­men­to per inca­stra­re le per­so­ne che richie­do­no i “suoi ser­vi­zi”. Sep­pur titu­ban­te, Gary sosti­tui­sce Jasper e sco­pre di esse­re mol­to abi­le. In par­ti­co­la­re, ha talen­to nell’interpretare il sica­rio giu­sto per con­vin­ce­re le per­so­ne ad affi­dar­si a lui, e dun­que far­le arre­sta­re per ten­ta­to omicidio. 

Ma dal punto di vista personale, la creazione di questo alter ego, Ron, sicuro di sé e con la risposta sempre pronta, lo aiuterà a superare anche alcune difficoltà emotive. 

La sce­na, un po’ dida­sca­li­ca, in cui Gary/Ron spie­ga la teo­ria freu­dia­na rela­ti­va ad Es, IoSuper Io fa capi­re esat­ta­men­te dove la sce­neg­gia­tu­ra voglia anda­re a para­re. Tut­ta­via, l’immancabile com­pli­ca­zio­ne arri­va quan­do Gary/Ron, men­tre è in mis­sio­ne, si inna­mo­ra del­la don­na che, suben­do vio­len­ze dal mari­to, gli chie­de di ucciderlo.

Gary è inter­pre­ta­to da Glen Powell, qui anche sce­neg­gia­to­re, che è sta­to al cine­ma a ini­zio anno con il pes­si­mo Tut­ti tran­ne te e che ora lo è anche con Twi­sters. La moglie-kil­ler è inve­ce l’attrice por­to­ri­ca­na Adria Aro­n­ja, che ha par­te­ci­pa­to a qual­che serie tv di buon suc­ces­so men­tre per ora al cine­ma si era lega­ta a pro­du­zio­ni non eccel­se: l’insipido Tri­ple Fron­tier di J.C. Chan­dor (che sino a quel momen­to non ne ave­va sba­glia­ta una), il chias­so­so 6 under­ground (del reci­di­vo Michael Bay) ed infi­ne il ter­ri­bi­le Mor­bius, in un ruo­lo che le è val­so un meri­ta­to Raz­zie Award per la peg­gior attri­ce non protagonista. 

In Hit Man, Powell e Aro­n­ja han­no però una chi­mi­ca invi­dia­bi­le, e ciò rie­sce a valo­riz­za­re tut­te e due gli atto­ri che offro­no quel­la che sino a qui è la miglior pro­va del­le rispet­ti­ve carriere. 

L’abi­le sce­neg­gia­tu­ra, che pren­de gli ele­men­ti giu­sti da una sto­ria vera ma ne inven­ta anche tan­te altre, è infat­ti costrui­ta sul rap­por­to tra i due men­tre inse­ri­sce nel­le sfu­ma­tu­re e mostra all’occhio del­lo spet­ta­to­re più atten­to tut­te le sue tema­ti­che più inte­res­san­ti. Il regi­sta e cri­ti­co fran­ce­se Fran­cois Truf­faut ha affer­ma­to che, in pas­sa­to, era con­vin­to che «un film per esse­re riu­sci­to doves­se espri­me­re simul­ta­nea­men­te un’idea del mon­do e un’idea del cine­ma» ed in que­sto Hit Man è uno dei film più riu­sci­ti degli ulti­mi tempi.

Quando Gary scopre di essere così bravo a fare l’infiltrato, vi è un simpatico montaggio per rendere l’idea. 

Pri­ma Gary crea il per­so­nag­gio, dun­que si dedi­ca ai costu­mi e all’acconciatura, ed infi­ne pas­sa alla fase più impor­tan­te: la per­for­man­ce, come la chia­ma lui stes­so, in cui deve con­vin­ce­re l’interlocutore ad espor­si. Tut­ta que­sta tra­fi­la ricor­da piut­to­sto da vici­no quel­lo che acca­de quan­do un atto­re deve inter­pre­ta­re un per­so­nag­gio in una qual­che ope­ra di finzione.

Vi sono poi sot­ti­li cri­ti­che all’operato del­la poli­zia ma anche al fun­zio­na­men­to del siste­ma giu­di­zia­rio, fin­ché, duran­te un dia­lo­go tra Gary e la sua ex, si offre una visio­ne del mon­do che sareb­be defi­ni­bi­le sha­ke­spea­ria­na. Ad un cer­to pun­to infat­ti, si ipo­tiz­za che per cam­bia­re i trat­ti del carat­te­re sia suf­fi­cien­te imper­so­na­re abba­stan­za a lun­go i trat­ti oppo­sti. Per esem­pio, una per­so­na intro­ver­sa potreb­be dive­ni­re estro­ver­sa sem­pli­ce­men­te inter­pre­tan­do una per­so­na estro­ver­sa per qual­che mese. 

Pre­sup­po­sto logi­co di que­sta teo­ria è una famo­sa bat­tu­ta pre­sen­te nel­la pri­ma sce­na de Il Mer­can­te di Vene­zia di Wil­liam Sha­ke­spea­re «Con­si­de­ro il mon­do per quel­lo che è, Gra­zia­no: un pal­co­sce­ni­co sul qua­le cia­scu­no reci­ta la pro­pria parte». 

Lin­kla­ter pro­po­ne dun­que di pren­de­re atto che sia­mo tut­ti atto­ri e di rifiu­ta­re i ruo­li che non ci piac­cio­no. Un mes­sag­gio di gran­de impat­to per una del­le com­me­die più diver­ten­ti dell’anno.

Arti­co­lo di Mat­teo Dodero.

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