Il rapporto tra Vladimir Putin e Kim Jong-Un, “l’asse del male” con la Cina

Il rapporto tra Vladimir Putin e Kim Jong-Un, “l’asse del male” con la Cina

Il Pre­si­den­te rus­so Vla­di­mir Putin si è reca­to in Corea del Nord il 19 giu­gno per incon­tra­re il lea­der nor­d­co­rea­no Kim Jong-un. L’ultima visi­ta da par­te del lea­der rus­so a Pyon­gyang risa­le al 2000, duran­te il suo pri­mo man­da­to, dove ha incon­tra­to Kim Jong-Il, padre dell’attuale lea­der, il qua­le è nato a Cha­ba­ro­v­sk, nell’estremo orien­te del­la Rus­sia. Si trat­ta del­la pri­ma visi­ta di un capo di Sta­to nel Pae­se dopo la pan­de­mia Covid-19.

La visi­ta è sta­ta pre­ce­du­ta da un comu­ni­ca­to stam­pa da par­te del Crem­li­no, pub­bli­ca­to sul gior­na­le nor­d­co­rea­no Rodong Sin­mun, in cui Vla­di­mir Putin par­la­va del­la «Tra­di­zio­ne di ami­ci­zia e coo­pe­ra­zio­ne nel cor­so degli anni» tra la Rus­sia e la Repub­bli­ca Popo­la­re Demo­cra­ti­ca di Corea.

Il Pre­si­den­te rus­so ha ricor­da­to la guer­ra nip­po-sovie­ti­ca dell’agosto del 1945, quan­do l’Armata Ros­sa ha scon­fit­to l’armata del Kwan­tung. Guer­ra gra­zie alla qua­le l’esercito rus­so, tra­mi­te ope­ra­zio­ni nava­li in diver­se cit­tà corea­ne, riu­scì a pren­de­re il con­trol­lo del­la par­te set­ten­trio­na­le del­la peni­so­la corea­na; suc­ces­si­va­men­te, il 14 ago­sto 1945, le for­ze giap­po­ne­si chie­se­ro l’armi­sti­zio.

Le forze coreane combatterono quindi al fianco di quelle sovietiche per liberare e rendere indipendente la penisola coreana.

Con l’aiuto da sud da par­te dell’esercito sta­tu­ni­ten­se, i due bloc­chi riva­li – URSS e USA – si divi­se­ro la peni­so­la, secon­do un accor­do tra Sta­lin e Tru­man vol­to alla riu­ni­fi­ca­zio­ne.

L’inizio dell’antagonismo sovie­ti­co-sta­tu­ni­ten­se por­tò tut­ta­via alla dichia­ra­zio­ne di sovra­ni­tà del­la Corea del Nord e del­la Corea del Sud. Quest’ultima, gover­na­ta dal dit­ta­to­re Syng­man Rhee, con capi­ta­le Seul, si legò agli Sta­ti Uni­ti. La pri­ma, inve­ce, fon­da­ta da Kim Il-Sung, con capi­ta­le Pyon­gyang, instal­lò un gover­no comu­ni­sta. Que­sto por­tò tra il 1950 e il 1953 alla Guer­ra di Corea, pro­vo­ca­ta dall’invasione del­la Corea del Sud da par­te di Kim Il-sung, soste­nu­ta da Mao ma non da Sta­lin, che non vole­va pro­vo­ca­re gli americani. 

Il 17 mar­zo 1949 l’Unione Sovie­ti­ca e la RPDC fir­ma­ro­no un accor­do «sul­la coo­pe­ra­zio­ne eco­no­mi­ca e cul­tu­ra­le, sta­bi­len­do un qua­dro giu­ri­di­co per raf­for­za­re ulte­rior­men­te la loro inte­ra­zio­ne bila­te­ra­le». Nel 1961 i due Pae­si sigla­ro­no un «Trat­ta­to di allean­za di reci­pro­ca ami­ci­zia, coo­pe­ra­zio­ne e assi­sten­za», rin­no­va­to, dopo un bre­ve con­ge­la­men­to, nel 2000 con il nuo­vo «Trat­ta­to di ami­ci­zia, buon vici­na­to e cooperazione».

La visita da parte del presidente Putin è volta a rafforzare i legami tra Mosca e Pyongyang e a valutare una possibile partnership strategica per un’alleanza di tipo militare. 

I due lea­der già nove mesi pri­ma si era­no incon­tra­ti a Mosca, sen­za però con­clu­de­re nes­sun accor­do. Ma que­sta situa­zio­ne non ha limi­ta­to gli scam­bi tra i due Pae­si: la Nord Corea ha for­ni­to muni­zio­ni alla Rus­sia, tan­to che gli Sta­ti Uni­ti han­no accu­sa­to quest’ultima di aver uti­liz­za­to in Ucrai­na mis­si­li bali­sti­ci pro­ve­nien­ti dal­la Corea del Nord; la Rus­sia ha inve­ce invia­to aiu­ti ali­men­ta­ri e sup­por­to tec­no­lo­gi­co vol­to a miglio­ra­re le com­pe­ten­ze nor­d­co­rea­ne per il pro­gram­ma satellitare. 

La Rus­sia, inol­tre, ha posto il veto al Con­si­glio di sicu­rez­za dell’ONU in meri­to alla riso­lu­zio­ne di esten­de­re il man­da­to per moni­to­ra­re che le san­zio­ni con­tro Pyon­gyang sia­no attua­te. A fron­te di que­sta deci­sio­ne, Washing­ton e Lon­dra han­no soste­nu­to che tra Rus­sia e Corea del Nord ci sia un impor­tan­te scam­bio di armi tan­to che, come ha dichia­ra­to Robert Wood, vice amba­scia­to­re USA, la Rus­sia avreb­be ten­ta­to di «met­te­re a tace­re inda­gi­ni obiet­ti­ve e indipendenti».

L’Occidente è quin­di pre­oc­cu­pa­to per l’inten­si­fi­car­si del­le rela­zio­ni tra Putin e Kim Jong-Un, «per l’impatto che avrà sul popo­lo ucrai­no» e per la  «sicu­rez­za del­la peni­so­la corea­na», come dichia­ra­to da John Kir­by, por­ta­vo­ce del Con­si­glio di sicu­rez­za nazio­na­le del­la Casa Bian­ca. Anche il por­ta­vo­ce del Dipar­ti­men­to di Sta­to Mat­thew Mil­ler ha dichia­ra­to che que­sto accor­do potreb­be «desta­bi­liz­za­re la peni­so­la coreana».

Putin ha dichia­ra­to, alla fine del suo viag­gio in Viet­nam, di poter arma­re la RPDC, nel caso in cui NATO doves­se con­ti­nua­re ad aiu­ta­re l’Ucraina. Secon­do il Pre­si­den­te rus­so infat­ti l’Or­ga­niz­za­zio­ne inter­na­zio­na­le «crea una minac­cia» per tut­ta l’Asia, a cau­sa del­l’in­te­res­se sem­pre più for­te ver­so l’In­do-Paci­fi­co: Barack Oba­ma per la pri­ma vol­ta nel­la NSS (Stra­te­gia nazio­na­le per la sicu­rez­za) del 2010 ha posto l’area al pri­mo posto tra le prio­ri­tà USA, posi­zio­ne ricon­fer­ma­ta duran­te la pre­si­den­za di Donald Trump nel 2017 e in quel­la di Joe Biden nel 2022. 

La dele­ga­zio­ne rus­sa era for­ma­ta anche dal mini­stro del­la dife­sa Andrej Belou­sov, il mini­stro degli este­ri Ser­gej Lavrov e il capo del FSB Alek­san­dr Bort­ni­kov, tan­to che il «Trat­ta­to di par­te­na­ria­to stra­te­gi­co glo­ba­le» è sta­to defi­ni­to come un vero accor­do con il fine di aumen­ta­re le coo­pe­ra­zio­ne tra Mosca e Pyon­gyang, non solo in ambi­to mili­ta­re e tec­ni­co, ma, anche, nei set­to­ri del turi­smo, dell’istruzione e del­la cultura. 

Secondo i due leader questo trattato è un punto di svolta nelle relazioni bilaterali.

La visi­ta non è sta­ta vista bene, oltre che dall’Occidente, anche da alcu­ni Sta­ti asia­ti­ci, tra cui il Giap­po­ne, che si è espres­so mol­to pre­oc­cu­pa­to in meri­to alla coo­pe­ra­zio­ne tec­no­lo­gi­ca-mili­ta­re tra Putin e Kim. La Corea del Sud ha con­vo­ca­to subi­to una riu­nio­ne sul­la sicu­rez­za nazio­na­le e, per oppor­si net­ta­men­te alle scel­te del­la Nord Corea, ha pre­so in con­si­de­ra­zio­ne la pos­si­bi­li­tà di invia­re armi in Ucraina.

La Cina ha inve­ce rifiu­ta­to di com­men­ta­re il nuo­vo accor­do tra Mosca e Pyon­gyang. Il por­ta­vo­ce del mini­ste­ro degli este­ri cine­se lo ha defi­ni­to come una «que­stio­ne bila­te­ra­le» tra i due Pae­si. Que­sta rea­zio­ne paca­ta da par­te del gover­no cine­se è data da una pos­si­bi­le nuo­va incer­tez­za per Xi Jin­ping, il cui obiet­ti­vo è quel­lo di con­trol­la­re la situa­zio­ne e por­ta­re pace nell’Asia nord-occidentale. 

La Cina è pre­oc­cu­pa­ta per l’ingestibilità di Kim e del suo regi­me, il qua­le ha mani­fe­sta­to, nel net­work sud­co­rea­no via cavo TV Cho­sun, l’ipotesi di invia­re a luglio for­ze di rico­stru­zio­ne e ed inge­gne­ria nel­le zone ucrai­ne occu­pa­te dal­le trup­pe rus­se in cam­bio di liqui­di­tà. Liu Dong­shu, pro­fes­so­re di poli­ti­ca cine­se alla City Uni­ver­si­ty di Hong Kong, ha pro­spet­ta­to lo sce­na­rio per cui la Cina «mira a con­trol­la­re la situa­zio­ne e a pre­ve­ni­re un’e­sca­la­tion, ma non vuo­le nem­me­no che la Corea del Nord crol­li completamente». 

Quest’ultimo aspetto è il più temuto dalla Cina perché potrebbe dare la possibilità agli Stati Uniti di aumentare il controllo sul Paese, accerchiandolo ancora di più.

La Cina rico­pre quin­di un ruo­lo deter­mi­nan­te e inso­sti­tui­bi­le sia per la Rus­sia che per la Corea del Nord. Secon­do l’ammi­ra­glio sta­tu­ni­ten­se nell’Indo-Pacifico, John Aqui­li­no, l’intensificazione del­le rela­zio­ni che Vla­di­mir Putin sta ponen­do in esse­re con la Corea del Nord, la Cina e l’Iran defi­ni­sce un nuo­vo «asse del male», che sosti­tui­sce quel­lo tra Ber­li­no e Mosca, il qua­le por­te­reb­be la sal­da­tu­ra dell’Eurasia.

Gli Sta­ti Uni­ti devo­no quin­di con­te­ne­re, oltre alla Rus­sia di Vla­di­mir Putin, anche la Cina di Xi Jin­ping, attra­ver­so un pro­gres­si­vo raf­for­za­men­to dei lega­mi con gli allea­ti dell’Indo-Pacifico. L’amministrazione Trump, a set­tem­bre 2020, vole­va infat­ti tra­sfor­ma­re il QUAD (Qua­dri­la­te­ral Secu­ri­ty Dia­lo­gue) con Giap­po­ne, India e Austra­lia in un’al­lean­za «in sti­le NATO».

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Cristina Bianchi
Giu­ri­sta pen­ti­ta che si è con­ver­ti­ta a scien­ze poli­ti­che. Mi inte­res­sa mol­to tro­va­re una con­nes­sio­ne tra attua­li­tà e cine­ma, che per­met­ta alle men­ti crea­ti­ve di viag­gia­re attra­ver­so le epo­che e svi­lup­pa­re un pen­sie­ro critico.

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