Lo strano caso delle elezioni europee, dal ’79 ad oggi

Lo strano caso delle elezioni europee, dal ’79 ad oggi

Anco­ra una vol­ta, tra cri­ti­che, pole­mi­che e slo­gan pola­riz­zan­ti, le ele­zio­ni euro­pee ci han­no inse­gna­to, innan­zi­tut­to, a vol­ge­re lo sguar­do ad un dato del­la nostra poli­ti­ca che si disve­la sem­pre di più: la minor affluen­za degli aven­ti diritto. 

Se infat­ti è vero che quest’anno la par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca ha toc­ca­to la soglia di un pre­oc­cu­pan­te 49%, che quan­to­me­no chie­de l’apertura ad un inter­ro­ga­ti­vo vero e sen­ti­to, la nostra sto­ria dimo­stra che l’Italia dal 1979 ad oggi si è ani­ma­ta a più ripre­se di una cer­ta timi­dez­za nell’adesione ad un pro­get­to comu­ne, nel rico­no­sci­men­to di un valo­re uni­ta­rio al qua­le fare riferimento.

Un son­dag­gio rivol­to all’intera comu­ni­tà euro­pea, all’alba del­le ulti­me ele­zio­ni che han­no visto trion­fa­re Fra­tel­li D’Italia, ha fat­to luce su un euro­scet­ti­ci­smo che, nono­stan­te i discre­ti suc­ces­si del­le coa­li­zio­ni euro­pei­ste, appa­re for­te­men­te esa­spe­ra­to se posto a con­fron­to con gli altri Sta­ti mem­bri: rispet­to ad una media negli altri Pae­si del 67%, sola­men­te il 48% di ita­lia­ni ritie­ne che il pro­prio Pae­se abbia voce in Europa. 

Come siamo giunti a questa disillusione? 

Ade­ri­re ad un pro­get­to impli­ca come pre­mes­sa neces­sa­ria il desi­de­rio di esser­ci, la con­sa­pe­vo­lez­za che la pro­pria liber­tà dipen­de anche dal­la pro­pria partecipazione. 

Par­te­ci­pa­re signi­fi­ca anche affer­ma­re il pro­prio io, accet­ta­re di entra­re nel­la dina­mi­ca dell’incontro con gli altri, del dia­lo­go, che quel dia­lo­go ci sia e che addi­rit­tu­ra pos­sa ser­vi­re. Sot­to­va­lu­ta­re un aspet­to così rile­van­te con­dur­reb­be alla soli­ta e fin trop­po appros­si­ma­ti­va reto­ri­ca del “cit­ta­di­no super­fi­cia­le, che cri­ti­ca ma poi sce­glie di non scegliere”. 

Le pri­me ele­zio­ni del Par­la­men­to Euro­peo, suc­ce­du­to alla Comu­ni­tà Euro­pea del Car­bo­ne e dell’Acciaio (CECA), pur dimo­stran­do una pre­sen­za ben radi­ca­ta degli ita­lia­ni alla vita poli­ti­ca (con un’affluenza del 85,65%, solo del 5,3% infe­rio­re rispet­to alle pre­ce­den­ti poli­ti­che), cau­sa­ro­no alcu­ni dub­bi cir­ca l’utilizzo di que­sto nuo­vo strumento.

A pro­ble­ma­tiz­za­re il sen­ti­men­to di sostan­zia­le vani­tà del­la vota­zio­ne, fu ad esem­pio il cor­ri­spon­den­te del The Guar­dian, Cole Pal­mer, che in un edi­to­ria­le con­tem­po­ra­neo alle ele­zio­ni, le defi­nì come «como­do son­dag­gio nazio­na­le per inter­pre­ta­re il con­sen­so riguar­do a temi nazionali».

In Ita­lia, inve­ce, un video infor­ma­ti­vo dif­fu­so nel 1979, poche set­ti­ma­ne pri­ma del­le ele­zio­ni, mira­va a pro­muo­ve­re una cogni­zio­ne cir­ca il valo­re del tema: «I gran­di pro­ble­mi di oggi non li abbia­mo solo noi. In Euro­pa per esem­pio ci sono oltre 6 milio­ni di disoc­cu­pa­ti, e la mag­gior par­te di essi sono gio­va­ni. Tut­ti i pae­si del­la comu­ni­tà ne sono con­sa­pe­vo­li, e cer­ca­no insie­me le solu­zio­ni per usci­re dal­la cri­si: per­ché ogni pro­ble­ma divi­so per nove è un po’ meno grosso». 

I dati dell’affluenza a quel­le pri­me ele­zio­ni euro­pee spaz­za­ro­no via, alme­no appa­ren­te­men­te, i dub­bi avan­za­ti dal­la clas­se intel­let­tua­le e giornalistica. 

Duran­te gli anni ’80, le per­cen­tua­li di affluen­za si man­ten­ne­ro entro l’80% (82,47% nel 1984; 81,07% nel 1989).

Una nuo­va svol­ta si osser­vò in occa­sio­ne del­le ele­zio­ni del 1994, con una dimi­nu­zio­ne dell’affluenza del 7,47 % rispet­to al 1989.

In questa occasione, la mancanza graduale di fiducia verso le istituzioni, assunse i tratti della disgregazione di una stagione della nostra Repubblica. 

Nell’anno del­la disce­sa in cam­po di Sil­vio Ber­lu­sco­ni, del­la fram­men­ta­zio­ne del­la DC e del­lo scio­gli­men­to del­la più anti­ca for­za par­ti­ti­ca ita­lia­na, il PSI, l’elettorato appar­ve qua­si depri­va­to di quel­le cer­tez­ze che i par­ti­ti di mas­sa ave­va­no garan­ti­to duran­te la Pri­ma Repubblica.

Quel­lo che pote­va asso­mi­glia­re ad un fisio­lo­gi­co calo di con­sen­so, pro­se­guì duran­te la pri­ma metà degli anni Novan­ta, quan­do la cit­ta­di­nan­za ita­lia­na stes­sa fu  scon­vol­ta dal­lo scan­da­lo di Mani Puli­te, l’indagine che dis­sol­se una clas­se diri­gen­te ormai impre­pa­ra­ta ad edu­ca­re agli stru­men­ti del­la poli­ti­ca, alla con­sa­pe­vo­lez­za dei pro­pri pro­ble­mi e alla capa­ci­tà di affrontarli. 

Le ele­zio­ni del 1994 subi­ro­no il peso di una sta­gio­ne di pro­ces­si, di omis­sio­ni, di quel­le lacu­ne che via via lace­ra­ro­no l’iniziale par­te­ci­pa­zio­ne del 85% del­la cit­ta­di­nan­za ita­lia­na, che ave­va inau­gu­ra­to la posi­zio­ne del­la Repub­bli­ca rispet­to a quei gran­di pro­ble­mi che, divi­si per 9, incu­te­va­no meno timore.

Il perio­do di males­se­re, ali­men­ta­to da quel­le spe­ran­ze vane che il gover­no Ber­lu­sco­ni ave­va eret­to, lasciò pre­sto spa­zio ad una costan­te nel nostro Paese. 

L’elettorato coin­vol­to in quel tumul­to di scan­da­li, in quel vuo­to mai più col­ma­to, par­ve in segui­to più restio a pren­de­re una posi­zio­ne, in una costan­te cre­sci­ta di asten­sio­ni­smo: dall’inaspettata vit­to­ria del cen­tro-sini­stra di Roma­no Pro­di del 2004, fino ai gior­ni nostri infat­ti è pos­si­bi­le osser­va­re come l’astensionismo sia aumen­ta­to del 25,29 % (https://results.elections.europa.eu/it/affluenza/).

Quel­lo insi­nua­to­si nel­le ulti­me 4 legi­sla­tu­re euro­pee, è più di un sem­pli­ce dub­bio: que­sto tipo di nume­ri dà con­to di una vera e pro­pria lace­ra­zio­ne fra il par­la­men­to e gli aven­ti dirit­to al voto. 

Stu­pi­sce dun­que e neces­si­ta di una rifles­sio­ne il caso di aumen­to di affluen­za del 2019: l’aumento più signi­fi­ca­ti­vo ha infat­ti riguar­da­to la fascia fra i mino­ri di 25 anni e fra i 26 ed i 39. Le cifre osser­va­bi­li in tut­ta Euro­pa, han­no dimo­stra­to che il ricam­bio gene­ra­zio­na­le è avve­nu­to, e ha con­dot­to ad un nuo­vo cor­so euro­pei­sta, ad una nuo­va visio­ne di mon­do carat­te­riz­za­ta dall’adesione ad idea­li comu­ni: la que­stio­ne ambien­ta­le, per esem­pio, pur aven­do carat­te­riz­za­to il dibat­ti­to pub­bli­co fin dagli ulti­mi anni ’90, si è recen­te­men­te inten­si­fi­ca­ta nel qua­dro europeo. 

Emer­go­no così sfi­de che non pos­so­no esse­re affron­ta­te nell’ambito del­lo scet­ti­ci­smo che ha domi­na­to le sce­ne poli­ti­che pre­ce­den­ti: risul­ta oggi neces­sa­ria, piut­to­sto, una nuo­va con­sa­pe­vo­lez­za che impe­gni l’agire collettivo. 

Lo stra­no caso del­le ele­zio­ni euro­pee si ricom­po­ne pro­prio qui, pro­prio in una poli­ti­ca che sor­ge dal modo di pen­sar­si Euro­pa: a pre­va­le­re non è quel­la “disil­lu­sio­ne gio­va­ni­le” a cui trop­po spes­so la dia­let­ti­ca di cro­na­ca ricorre. 

A que­sti dati se ne affian­ca un altro, ancor più attua­le: quel­lo lega­to al voto, nel 2024, degli stu­den­ti fuo­ri sede, che rimar­ca un’adesione pres­so­ché indi­scus­sa in favo­re degli attua­li par­ti­ti di oppo­si­zio­ne (la lista più vota­ta è sta­ta quel­la di Allean­za Ver­di-Sini­stra, con il 40,35%, segui­ta dal Par­ti­to Demo­cra­ti­co con il 25,27%, men­tre il par­ti­to vin­cen­te, di Fra­tel­li D’Italia, ha rag­giun­to solo il 3,37%) 

Le ele­zio­ni euro­pee potreb­be­ro allo­ra svi­lup­par­si in una nuo­va dire­zio­ne, alla luce del­la spe­ran­za che la nostra voce pos­sa esse­re accolta.

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Marco La Rosa

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