Papa Francesco è mai stato di sinistra?

Papa Francesco è mai stato di sinistra?

Fino al 2013, sareb­be sta­to dif­fi­ci­le pen­sa­re che cer­ti ambien­ti di sini­stra avreb­be­ro tro­va­to un rife­ri­men­to nel capo del­la Chie­sa Cat­to­li­ca, fino a rima­ne­re delu­si dal­le sue recen­ti sor­ti­te di stam­po omo­fo­bo. Nell’arco di due set­ti­ma­ne fra mag­gio e giu­gno, infat­ti Papa Fran­ce­sco ha desta­to diver­se pole­mi­che dopo aver impie­ga­to un ter­mi­ne offen­si­vo per descri­ve­re l’omosessualità dei semi­na­ri­sti, esser­si scu­sa­to a metà con una fra­se ses­si­sta e aver poi riu­ti­liz­za­to lo stes­so ter­mi­ne.

Se la pri­ma noti­zia appa­re più cir­co­stan­zia­ta rispet­to alle suc­ces­si­ve (ripor­ta­te da fon­ti ano­ni­me o dal blog vati­ca­ni­sta Sile­re non pos­sum), si trat­ta in tut­ti e tre i casi di sup­po­ste affer­ma­zio­ni avve­nu­te duran­te incon­tri a por­te chiu­se con vari mem­bri del clero.

Incontri comunque non informali, in cui il pontefice avrebbe espresso apertamente ostilità all’inclusione delle persone omosessuali, un motivo di polemica che va oltre il solo uso di un termine volgare.

Si potreb­be soste­ne­re che qual­cu­no a sini­stra pos­sa esse­re rima­sto delu­so, veden­do quan­to­me­no sbia­di­re l’immagine pro­gres­si­sta che ave­va di Fran­ce­sco (una delu­sio­ne in real­tà non del tut­to nuo­va). È tut­ta­via sem­pre neces­sa­rio veri­fi­ca­re la sus­si­sten­za e soprat­tut­to l’entità del feno­me­no: quan­to era dif­fu­sa quest’immagine e il con­se­guen­te sconcerto?

Tan­to fra i sem­pli­ci com­men­ta­to­ri social quan­to sul­la stam­pa, a teo­riz­zar­lo sono voci soprat­tut­to di destra, qua­le Il Seco­lo d’Italia.

Non si può del resto nega­re che a par­ti­re dal­la sua ele­zio­ne nel 2013 Ber­go­glio abbia incon­tra­to mol­ti umo­ri pro­gres­si­sti. Lo stes­so Di Cic­co dell’Osser­va­to­re Roma­no lo defi­ni­va «di sini­stra»: la scel­ta umi­le del nome fran­ce­sca­no (ma lui è gesui­ta); la rinun­cia all’anel­lo pisca­to­rio in ver­sio­ne aurea (meglio d’argento) e alla Mer­ce­des di lus­so (meglio la Volk­swa­gen), per­si­no all’auto blin­da­ta; la sua secon­da enci­cli­ca Lau­da­to si’ (2015), che lega­va l’ecologismo a una «opzio­ne pre­fe­ren­zia­le per i più pove­ri», così come la ter­za Fra­tel­li tut­ti (2020), in cui il pon­te­fi­ce ridi­men­sio­na­va la prio­ri­tà del­la pro­prie­tà pri­va­ta rispet­to all’«uso comu­ne dei beni crea­ti per tutti».

In principio a connotare come progressista Bergoglio fu questa inclinazione anticapitalista, insieme all’atteggiamento accogliente verso le persone immigrate: 

dopo il suo pri­mo viag­gio extra-dio­ce­sa­no a Lam­pe­du­sa, intor­no alla cri­si migra­to­ria del 2015 ebbe luo­go uno scon­tro sim­bo­li­co con un Sal­vi­ni allo­ra all’opposizione e in asce­sa, ma che non si sareb­be arre­sta­to con il suo arri­vo al gover­no nel 2018–2019.

Fino a tem­pi più recen­ti, Sal­vi­ni in effet­ti si è sem­pre rifat­to più alla figu­ra di Bene­det­to XVI, pie­gan­do­lo a una let­tu­ra anti-immi­gra­zio­ni­sta e anti-isla­mi­ca, non­ché striz­zan­do l’occhio a chi ne disco­no­sce­va le dimis­sio­ni e rifiu­ta­va in modo qua­si sci­sma­ti­co il magi­ste­ro di Ber­go­glio (apo­ca­lit­ti­che pro­fe­zie di Mala­chia a parte).

La coop­ta­zio­ne di Ratzin­ger nell’universo del­la destra può fon­dar­si sul­la sua atti­vi­tà teo­lo­gi­ca in cam­po dog­ma­ti­co che Sal­vi­ni non man­ca di ricor­da­re, o sul­la rein­te­gra­zio­ne del­la Fra­ter­ni­tà di S. Pio X (vici­na a Le Pen, anti-moder­ni­sta, anti-con­ci­lia­ri­sta e già sco­mu­ni­ca­ta), più che sul­le accu­se riguar­dan­ti la sua gio­ven­tù nel­la Ger­ma­nia degli anni Qua­ran­ta. Tut­ta­via, è bene con­si­de­ra­re che que­ste cate­go­riz­za­zio­ni ven­go­no spes­so accen­tua­te in modo rela­ti­vo, in con­trap­po­si­zio­ne a pre­de­ces­so­ri e suc­ces­so­ri: così come l’immagine pro­gres­si­sta di Ber­go­glio è sca­tu­ri­ta anche in con­trap­po­si­zio­ne alla rigi­di­tà di Ratzin­ger, quest’ultima è sta­ta tal­vol­ta vis­su­ta in con­trap­po­si­zio­ne a Wojtyła.

Gio­ve­reb­be ricor­da­re dun­que che Gio­van­ni Pao­lo II, tra i fau­to­ri del­la resi­sten­za polac­ca alla dit­ta­tu­ra filo­so­vie­ti­ca, tra­sfor­mò quest’eredità in una stre­nua oppo­si­zio­ne al comu­ni­smo (negan­do la spe­ci­fi­ci­tà di quel­lo ber­lin­gue­ria­no), rag­ge­lan­do i rap­por­ti con i Teo­lo­gi del­la Libe­ra­zio­ne (che con­ci­lia­va­no cat­to­li­ce­si­mo e mar­xi­smo) in occa­sio­ne del­la Con­fe­ren­za di Pue­bla del 1979 – il tut­to a fian­co di Ratzin­ger, allo­ra a capo dell’ex-Inquisizione.

Il posizionamento di Giovanni Paolo II non era del resto così lontano da quello di Paolo VI (Montini):

pur cri­ti­can­do il neo­co­lo­nia­li­smo capi­ta­li­sta nel­la Popu­lo­rum pro­gres­sio (1967), fu il pri­mo a con­tra­sta­re le inter­pre­ta­zio­ni mar­xi­ste del­la sua paro­la. In que­sto sen­so si pone­va in modo mol­to meno inno­va­ti­vo rispet­to a Gio­van­ni XXIII (Ron­cal­li), di cui pure ave­va pro­se­gui­to l’opera con il Con­ci­lio Vati­ca­no II.

Intrec­cia­te alle posi­zio­ni anti­ca­pi­ta­li­ste in cam­po eco­no­mi­co di Ber­go­glio sono quel­le anti-ame­ri­ca­ne sul pia­no inter­na­zio­na­le: già dal 2016 ha ini­zia­to a «scon­ge­la­re» i rap­por­ti con la Cina (giun­gen­do a ten­sio­ni con il car­di­na­le Zen, vesco­vo di Hong Kong suc­ces­si­va­men­te arre­sta­to), con­si­glian­do nel 2023 al popo­lo cine­se di esse­re «buo­ni cri­stia­ni e buo­ni cit­ta­di­ni» (una sor­ta di Cae­sa­ri Cae­sa­ris in ver­sio­ne dit­ta­to­ria­le, con riscon­tri comun­que solo par­zia­li).

È però dall’invasione dell’Ucraina che Fran­ce­sco ha enfa­tiz­za­to dav­ve­ro il suo anti-atlan­ti­smo, in nome di un paci­fi­smo moti­va­to di fat­to ideo­lo­gi­ca­men­te e in cui nuo­va­men­te pro­ta­go­ni­sta era la Cina, ma che ha per­mes­so a Sal­vi­ni di supe­ra­re la nostal­gia per Ratzin­ger e rial­lac­ciar­si a Ber­go­glio (come su can­na­bis ed euta­na­sia), di cui anco­ra nel 2020 inve­ce face­va imi­ta­zio­ni parodiche.

Una prima conclusione che se ne può trarre è dunque che il progressismo di un papa, almeno storicamente parlando, è sempre relativo: 

deve fare la tara con i valo­ri dell’istituzione che gui­da, va sem­pre ripor­ta­to al con­te­sto e agli stan­dard dei posi­zio­na­men­ti eccle­sia­sti­ci. Que­sto non toglie le dif­fe­ren­ze fra l’intransigente Pio IX e il più aper­to Leo­ne XIII, fra l’antimodernista Pio X e l’internazionalista Bene­det­to XV, fra l’anticomunista del­la Guer­ra Fred­da Pio XII (Pacel­li) e Gio­van­ni XXIII, fau­to­re del Centrosinistra.

Indu­ce però a sfu­ma­re e ren­de­re più com­ples­so il discor­so dell’anticapitalismo di Ber­go­glio: è in linea con la Teo­lo­gia del­la Libe­ra­zio­ne di Gutiér­rez, con la guer­ri­glia per cui die­de la vita padre Tor­res, con i Cri­stia­ni per il Socia­li­smo vici­ni ad Allen­de? O piut­to­sto con il Leo­ne XIII del­le Quam­quam plu­ries (1889) e Rerum nova­rum (1891), a favo­re sì del­la giu­sti­zia socia­le per gli ope­rai ma in sen­so inter­clas­si­sta, ras­se­gna­to alle pro­prie con­di­zio­ni subal­ter­ne e tena­ce­men­te anti-socialista?

Con il Leo­ne XIII dell’Auspi­ca­to con­ces­sum (1882), che recu­pe­ra­va la rifor­ma socia­le fran­ce­sca­na ma in sen­so pater­na­li­sta e di bene­fi­cen­za, o con la lot­ta di clas­se del­le leghe bian­che di Miglio­li, del socia­li­sta uto­pi­sta Saint-Simon che si ispi­ra­va alla comu­nio­ne dei beni paleo­cri­stia­na, dei socia­li­sti evan­ge­li­ci Pram­po­li­ni e Bis­so­la­ti?

In secon­do luo­go, Ber­go­glio potreb­be anche esse­re leni­ni­sta ma con­ser­va­to­re sul­la comu­ni­tà LGBT+, anti-atlan­ti­sta ma osti­le alla con­trac­ce­zio­ne, e soprat­tut­to a favo­re dell’accoglienza del­le per­so­ne migran­ti sen­za dover esse­re poi tan­to di sini­stra su altri temi: come il paci­fi­smo o il soli­da­ri­smo che espri­me potreb­be­ro esse­re rite­nu­ti blan­da­men­te gene­ri­ci, così la sua posi­zio­ne uma­ni­ta­ria ver­so chi muo­re in mare supe­ra sem­pli­ce­men­te un’asticella che altri han­no posto mol­to in basso.

Anche se le sue posizioni fossero più radicali, dunque, non dovrebbe destare sconcerto l’abbinamento del progressismo sui diritti sociali dei lavoratori e il conservatorismo o la reticenza su altri tipi di diritti civili, un binomio di cui non siamo di certo digiuni.

Appli­can­do entram­be que­ste con­clu­sio­ni al tema dei dirit­ti civi­li, che cosa se ne può desu­me­re? Che que­sto spe­ci­fi­co tipo di pro­gres­si­smo non era impli­ca­to dal­le sue più note aper­tu­re in cam­po socia­le e che qua­lo­ra pre­sen­te andreb­be comun­que rela­ti­viz­za­to.

Cer­to, que­sto non impli­ca che non vi fos­se­ro sta­te aper­tu­re note­vo­li da par­te di Fran­ce­sco anche su que­sto ter­re­no, e che dun­que la delu­sio­ne e la sor­pre­sa odier­ne non abbia­no qual­che fondamento.

Noto­ria­men­te, nel 2013 il neo-elet­to pon­te­fi­ce rispo­se «Chi sono io per giu­di­ca­re?» a un ipo­te­ti­co cre­den­te omo­ses­sua­le, ma un’inter­vi­sta ad Asso­cia­ted Press die­ci anni più tar­di ha chia­ri­to i ter­mi­ni del­la que­stio­ne: Ber­go­glio ha con­dan­na­to le leg­gi che cri­mi­na­liz­za­no l’omosessualità (e se ci stu­pi­sce, anche qui l’asticella era bas­sa), per­ché «Non è un cri­mi­ne […] Ma è un peccato».

Se è apprez­za­bi­le e non scon­ta­ta la distin­zio­ne lai­ci­sta fra le due cose, da una pro­spet­ti­va inter­na alla Chie­sa si trat­ta comun­que di un for­te ostra­ci­smo ver­so i fede­li omo­ses­sua­li, con­si­de­ra­ti in vir­tù del pro­prio orien­ta­men­to lon­ta­ni da Dio e dun­que da «accom­pa­gna­re», feri­ti da «gua­ri­re», biso­gno­si di «assi­sten­za […] per capi­re ed ese­gui­re pie­na­men­te la volon­tà di Dio nel­le loro vite» (paro­le del Papa, che nel 2018 ha anche con­si­glia­to la psi­chia­tria per i bam­bi­ni omosessuali).

Non è un caso che Francesco si sia detto a favore delle unioni civili e nulla più: 

è dal 2014 che le inten­de come stru­men­to per otte­ne­re un miglior wel­fa­re, ma ben distin­te dal matri­mo­nio; qual­co­sa da poter bene­di­re ma, dice­va giu­sto l’anno scor­so, asso­lu­ta­men­te non vali­da­re (ché, per cita­re Melo­ni, «Hai già le unio­ni civili»).

Per carità, va considerata un’evoluzione nel tempo delle posizioni di Bergoglio (che smentisce l’idea di un Papa anziano ormai succube della Curia): 

nel 2010, da arci­ve­sco­vo di Bue­nos Aires, ave­va gui­da­to l’opposizione alla leg­ge sul matri­mo­nio fra cop­pie omo­ses­sua­li in Argen­ti­na (cosa di cui si era pen­ti­to, ma solo in quan­to ave­va por­ta­to all’approvazione del­la leg­ge). Allo stes­so modo, il Papa ha più vol­te evo­ca­to il com­plot­to del­la teo­ria gen­der, giun­gen­do però nel 2023 a per­met­te­re alle per­so­ne tran­sgen­der di fun­ge­re da madri­ne e padri­ni (pur tor­nan­do nel 2024 a indi­re inchie­ste sul gen­der).

In altri casi, a dire il vero, l’evoluzione sem­bra esse­re anda­ta nel sen­so oppo­sto: nel 2013 Ber­go­glio è dive­nu­to il pri­mo Papa a lava­re i pie­di a una don­na, nel 2021 si è det­to favo­re­vo­le alla pre­sen­za di acco­li­te don­ne ma non nel cle­ro “uffi­cia­le”, fre­nan­do però poi al dia­co­na­to fem­mi­ni­le (e riba­den­do lo scor­so mag­gio che sono già «di gran­de ser­vi­zio come don­ne», basta così – come con gli omosessuali).

È vero che l’anno scor­so si è tenu­to il pri­mo sino­do con suf­fra­gio fem­mi­ni­le e che a gen­na­io Ber­go­glio ha defi­ni­to il «pia­ce­re ses­sua­le» un «dono di Dio», mina­to però dal­la stes­sa pro­sti­tu­zio­ne che nel 2019 ricon­du­ce­va tout-court alla schia­vi­tù. Dopo timi­de aper­tu­re sui con­trac­cet­ti­vi nel 2022, l’anno seguen­te Fran­ce­sco ha riaf­fer­ma­to la linea dell’Huma­nae vitae, l’enciclica con cui nel 1968 Pao­lo VI ave­va con­dan­na­to i siste­mi anti­con­ce­zio­na­li, igno­ran­do le pro­po­ste conciliariste.

E quel­la «cul­tu­ra del­lo scar­to», tan­to decan­ta­ta come l’attacco di Fran­ce­sco al con­su­mi­smo capi­ta­li­sti­co nel­la Fra­tel­li tut­ti, è diven­ta­ta la locu­zio­ne con cui il Vati­ca­no ha descrit­to l’aborto nel 2022, applau­den­do la Cor­te Supre­ma ame­ri­ca­na che ave­va appe­na can­cel­la­to il dirit­to fede­ra­le all’interruzione volon­ta­ria di gravidanza.

Si intrecciano dunque due miti: 

quel­lo di una sini­stra inna­mo­ra­ta di Ber­go­glio, che ha del­le basi di real­tà ma cir­co­scrit­te a un tipo di sini­stra mode­ra­ta (e cat­to­li­ca, non libe­ral: Fran­ce­sco è sta­to in gene­re più radi­ca­le sull’economia che sui dirit­ti) e che plau­si­bil­men­te si è gra­dual­men­te disa­mo­ra­ta ben pri­ma dei recen­ti com­men­ti; e il mito di un Papa rifor­ma­to­re pro­fon­do se non rivo­lu­zio­na­rio, da solo a com­bat­te­re con­tro una Curia rea­zio­na­ria e oscu­ran­ti­sta (qua­si un novel­lo par­ti­to roma­no come quel­lo di Ron­ca, Siri e Otta­via­ni che tra­ma­va die­tro i papi Pacel­li e Roncalli).

Quest’ultima imma­gi­ne, nono­stan­te la rifor­ma curia­le pro­prio del 2013, è sta­ta recen­te­men­te con­te­sta­ta da ambi­ti agno­sti­ci e “illu­mi­ni­sti” come la rivi­sta Micro­Me­ga e oggi appa­re più adat­ta a un libro di Dan Brown.

Per tut­ti que­sti moti­vi, non solo non c’era da stu­pir­si dei com­men­ti omo­fo­bi di Ber­go­glio – è dif­fi­ci­le imma­gi­na­re che qual­cu­no si sia effet­ti­va­men­te stupito.

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Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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