Cosa cambia in Iran, con un Presidente riformista?

Cosa cambia in Iran, con un Presidente riformista?

Dopo la mor­te dell’ex Pre­si­den­te del­l’I­ran Ebra­him Rai­si in segui­to ad un inci­den­te in eli­cot­te­ro avve­nu­to il 19 mag­gio nel­la pro­vin­cia ira­nia­na dell’Azerbaigian Orien­ta­le, sono sta­te indet­te le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li per il 28 giugno. 

Il Con­si­glio dei Guar­dia­ni, ossia l’organo (non elet­ti­vo) che super­vi­sio­na i pro­ces­si elet­to­ra­li nel pae­se, ha appro­va­to sei can­di­da­ti per la cari­ca, due dei qua­li sono fini­ti al bal­lot­tag­gio il 5 luglio: Masoud Peze­sh­kian, l’unico rifor­mi­sta ammes­so – sep­pu­re ade­ren­te alla linea poli­ti­ca dell’attuale Gui­da Supre­ma del­la Repub­bli­ca Ira­nia­na, Ali Kha­me­nei – e Saeed Jali­li, ultra­con­ser­va­to­re.  

Peze­sh­kian ha vin­to le ele­zio­ni otte­nen­do il 53,3% dei voti, men­tre l’avversario si è fer­ma­to al 44%. L’esito è sta­to ina­spet­ta­to poi­ché si pre­ve­de­va che il fron­te con­ser­va­to­re, divi­so al pri­mo tur­no, si unis­se al secon­do, votan­do a favo­re di Jali­li; ma così non è stato.

Un elemento importante da sottolineare è l’affluenza alle urne: 

al pri­mo tur­no è sta­ta la più bas­sa dal­la nasci­ta del­la Repub­bli­ca Isla­mi­ca dell’Iran (40%), com­pli­ce sicu­ra­men­te la cre­scen­te sfi­du­cia del­la popo­la­zio­ne nel poter cam­bia­re il pae­se attra­ver­so il voto. Al secon­do tur­no inve­ce si è assi­sti­to ad un incre­men­to di die­ci pun­ti per­cen­tua­li, vero­si­mil­men­te dovu­to ad una spe­ran­za per la vit­to­ria del can­di­da­to riformista. 

Que­sti dati sono sta­ti così com­men­ta­ti dal­la stes­sa Gui­da Supre­ma, l’Ayatollah Kha­me­nei: «Se qual­cu­no imma­gi­na che colo­ro che han­no evi­ta­to di vota­re lo abbia­no fat­to per­ché era­no con­tra­ri al siste­ma al pote­re, si sba­glia di gros­so. Una simi­le inter­pre­ta­zio­ne è sba­glia­ta al 100%. Chi non vota potreb­be ave­re dei pro­ble­mi, del­le sec­ca­tu­re, del lavo­ro da fare o non ha voglia di vota­re, for­se non ha tem­po. Ci sono osta­co­li di ogni tipo».

Da un lato, l’elezione di Pezeshkian è una notizia che può portare speranza: 

in pri­mo luo­go, la popo­la­zio­ne ira­nia­na si augu­ra un approc­cio meno auto­ri­ta­rio e radi­ca­le rispet­to a quel­lo pre­val­so negli ulti­mi anni, diven­ta­to anco­ra più repres­si­vo in segui­to alla nasci­ta del movi­men­to Don­na, vita e liber­tà, sor­to con­se­guen­te­men­te alla mor­te di Mah­sa Ami­ni nel set­tem­bre 2022.

La don­na di 22 anni, morì in custo­dia dopo esse­re sta­ta arre­sta­ta dal­la poli­zia reli­gio­sa in quan­to non indos­sa­va cor­ret­ta­men­te l’hijab: il fat­to susci­tò gran­di mani­fe­sta­zio­ni che, pro­trat­te­si per mesi, han­no affian­ca­ti la richie­sta di mag­gio­ri dirit­ti per le don­ne alle pro­te­ste con­tro lo stes­so regi­me teo­cra­ti­co

Le mani­fe­sta­zio­ni sono sta­te vio­len­te­men­te repres­se, ma ciò non ha mina­to la nuo­va pre­sa di posi­zio­ne, da par­te di un’ampia fet­ta dell’opinione pub­bli­ca, in meri­to alle seve­re leg­gi sull’obbligo per le don­ne di indos­sa­re l’hijab. 

Peze­sh­kian duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le non si è det­to con­tra­rio a que­ste nor­me: ha però cri­ti­ca­to la loro dura appli­ca­zio­ne, siste­ma­ti­ca­men­te attua­ta con l’uso del­la vio­len­za, pro­met­ten­do più liber­tà e giu­sti­zia sociale.

In secon­do luo­go, il nuo­vo pre­si­den­te vor­reb­be risol­ve­re la pro­fon­da cri­si eco­no­mi­ca in cui è cadu­to l’Iran negli ulti­mi anni, ripri­sti­nan­do i rap­por­ti con l’Occidente, in par­ti­co­la­re con gli Sta­ti Uniti. 

La dif­fi­ci­le situa­zio­ne eco­no­mi­ca in cui già ver­te­va la nazio­ne è peg­gio­ra­ta quan­do nel 2018 l’allora pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Donald Trump si è riti­ra­to dall’accor­do sul nuclea­re ira­nia­no. Que­sta deci­sio­ne com­por­tò la rein­tro­du­zio­ne di pesan­ti san­zio­ni sta­tu­ni­ten­si che inci­se­ro note­vol­men­te sull’economia di Teheran. 

D’altra parte, però, queste visioni progressiste (per gli standard del regime), vanno guardate alla luce della struttura istituzionale del paese: 

la pri­ma cari­ca del­lo Sta­to non è il Pre­si­den­te, ma la Gui­da Supre­ma, la qua­le pren­de tut­te le deci­sio­ni riguar­da­ti le for­ze arma­te, la magi­stra­tu­ra e vari altri set­to­ri. Il Pre­si­den­te gover­na il pae­se ma ha un pote­re limi­ta­to, e deve comun­que sem­pre fare rife­ri­men­to alla Gui­da Supre­ma per tut­te le que­stio­ni più importanti. 

Pro­prio per que­sta ragio­ne, per quan­to pos­sa ave­re del­le idee rifor­mi­ste, Peze­sh­kian non potrà disco­star­si trop­po dal­la linea dura det­ta­ta fino­ra dall’Ayatollah Ali Kha­me­nei, al qua­le ha riba­di­to la sua tota­le fedel­tà duran­te la cam­pa­gna elettorale. 

Tut­to ciò, però, non signi­fi­ca che il mar­gi­ne di inter­ven­to del­la nuo­va Pre­si­den­za sia pari a zero: secon­do il New York Times si potreb­be anda­re incon­tro alme­no ad un’aper­tu­ra diplo­ma­ti­ca nei con­fron­ti dell’Occidente; inol­tre, una pos­si­bi­le mano­vra potreb­be con­si­ste­re nel­la ridu­zio­ne del­le poli­ti­che di con­trol­lo e repres­sio­ne per il rispet­to del­le pre­scri­zio­ni dell’Islam nel­la sua inter­pre­ta­zio­ne più rigo­ri­sta, com­pre­so l’obbligo dell’hijab, pur sen­za anda­re a modi­fi­ca­re le leg­gi che le prevedono. 

Anche solo que­sto allen­ta­men­to potreb­be inci­de­re posi­ti­va­men­te sul­la vita degli iraniani. 

Gaia Bassanini
Mi chia­mo Gaia e nel­la vita cer­co di capi­re cosa voglio fare da gran­de, nel frat­tem­po cuci­no, mi fac­cio incu­rio­si­re da ciò che non cono­sco e pro­vo a capi­re cosa ci sta die­tro. Mi affa­sci­na­no i testi scrit­ti bene e le per­so­ne che cono­sco­no tan­ti aned­do­ti. Nel resto del mio tem­po stu­dio giurisprudenza.
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Mi chiamo Gaia e nella vita cerco di capire cosa voglio fare da grande, nel frattempo cucino, mi faccio incuriosire da ciò che non conosco e provo a capire cosa ci sta dietro. Mi affascinano i testi scritti bene e le persone che conoscono tanti aneddoti. Nel resto del mio tempo studio giurisprudenza.

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