Attacchi politici negli Stati Uniti, una storia che va da Lincoln a Trump

Attacchi politici negli Stati Uniti, una storia che va da Lincoln a Trump

Vio­len­za e poli­ti­ca: un bino­mio carat­te­riz­za­to da un rap­por­to uni­co negli Sta­ti Uni­ti. In un Pae­se in cui il repe­ri­men­to di pisto­le o fuci­li è age­vo­la­to, il tas­so di attac­chi ese­gui­ti con un’arma da fuo­co è note­vol­men­te più alto rispet­to ad altre demo­cra­zie in cui vi sono stret­te mag­gio­ri. Di con­se­guen­za, ciò pro­vo­ca effet­ti deva­stan­ti sul­la socie­tà ame­ri­ca­na, ma anche internazionale.

In par­ti­co­la­re, gli atten­ta­ti ver­so espo­nen­ti poli­ti­ci sono un filo ros­so che per­cor­re tut­ta la sto­ria del­lo Sta­to. L’ultimo ten­ta­ti­vo di attac­ca­re un can­di­da­to alla pre­si­den­za è avve­nu­to pro­prio pochi gior­ni fa, dome­ni­ca 15 set­tem­bre, alle 13:30 (in Ita­lia le 19:30), al cam­po da golf di West Palm Beach. Nel miri­no, per la secon­da vol­ta in pochi mesi, è sta­to Donald Trump: già a luglio il tycoon era sta­to feri­to all’orecchio duran­te un comi­zio tenu­to a Butler, cit­ta­di­na a nord di Pitt­sbur­gh, in Penn­syl­va­nia, per mano di un gio­va­ne ven­ten­ne, Tho­mas Mat­thew Crooks.

Ora ne è usci­to com­ple­ta­men­te inden­ne in quan­to gli agen­ti del Secret Ser­vi­ce han­no indi­vi­dua­to in tem­po la can­na di un fuci­le che sbu­ca­va dal­la recin­zio­ne. Dopo aver por­ta­to il rap­pre­sen­tan­te repub­bli­ca­no al sal­vo a Mar-a-Lago, è sta­to indi­vi­dua­to e arre­sta­to il pre­sun­to col­pe­vo­le: si trat­ta di Ryan Wesley Routh, 58enne del North Caro­li­ne con alle spal­le una lun­ga fedi­na pena­le, soste­ni­to­re del Par­ti­to Demo­cra­ti­co e favo­re­vo­le all’arruolamento per com­bat­te­re in Ucraina. 

Non è anco­ra chia­ro il moven­te, ma ora Routh è accu­sa­to di cri­mi­ni fede­ra­li lega­ti alle armi da fuo­co e gli sono con­te­sta­ti sia il pos­ses­so del fuci­le nono­stan­te fos­se un con­dan­na­to sia il nume­ro di serie par­zial­men­te can­cel­la­to. In tota­le, rischie­reb­be ven­t’an­ni di car­ce­re e potreb­be esse­re mul­ta­to con un paga­men­to di mez­zo milio­ni di dol­la­ri. Potreb­be, però, non esse­re accu­sa­to di ten­ta­ti­vo di omi­ci­dio a Trump in quan­to non risul­ta chia­ro se l’obiettivo fos­se pro­prio l’ex presidente. 

Nel giro di sessanta giorni negli Stati Uniti si è respirata un’aria di pericolo e si è discusso a lungo sull’origine di questi episodi, contando la facilità con cui sono stati effettuati e con cui sono stati reperiti i mezzi con cui attaccare.

Ma il Pae­se con­ta il tri­ste van­to di altri casi simi­li: in alcu­ni i pre­si­den­ti o i can­di­da­ti tali ne sono usci­ti solo par­zial­men­te feri­ti, in altri inve­ce han­no dovu­to paga­re con la pro­pria morte.

Innan­zi­tut­to, nume­ro­si attac­chi sono sta­ti sven­ta­ti: pri­mo tra tut­ti l’attentato con­tro Andrew Jack­son nel 1835, attua­to da Richard Law­ren­ce, un pit­to­re disoc­cu­pa­to che pun­tò ver­so il pre­si­den­te due pisto­le, ma, dato che entram­be si incep­pa­ro­no, il poli­ti­co riu­scì a salvarsi. 

Nel 1912, inve­ce, la vit­ti­ma fu Theo­do­re Roo­se­velt: John Flam­mang Schrank, gesto­re di un saloon, gli asse­stò il col­po duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le a Mil­wau­kee, ma il pro­iet­ti­le non ferì diret­ta­men­te il pre­si­den­te repub­bli­ca­no gra­zie a un astuc­cio d’acciaio per gli occhia­li e il discor­so di 50 pagi­ne, che avreb­be dovu­to pro­nun­cia­re per l’occasione, tenu­ti nel­la tasca inter­na del­la sua giac­ca. Dopo lo spa­ro, Roo­se­velt non rinun­ciò alla sua appa­ri­zio­ne pub­bli­ca: par­lò novan­ta minu­ti ai cit­ta­di­ni e poi, una vol­ta con­clu­so l’incontro, si fece por­ta­re in ospedale. 

Vent’anni dopo, nel 1933, cin­que col­pi furo­no indi­riz­za­ti a Frank­lin Dela­no Roo­se­velt per mano di Giu­sep­pe Zan­ga­ra, un mura­to­re disoc­cu­pa­to cala­bre­se: il pre­si­den­te demo­cra­ti­co si tro­va­va a un comi­zio a Mia­mi e si sal­vò solo per un incon­ve­nien­te. Infat­ti, a cau­sa di una sedia tra­bal­lan­te, l’attentatore indi­riz­zò i pro­iet­ti­li ver­so altre quat­tro per­so­ne, ucci­den­do­le. Har­ry Tru­man, inve­ce, nel 1950 fu qua­si assas­si­na­to da due indi­pen­den­ti­sti por­to­ri­ca­ni men­tre si tro­va­va nel­la sua casa a Washing­ton. I col­pe­vo­li furo­no indi­vi­dua­ti e fer­ma­ti pri­ma di entra­re, uno ven­ne cat­tu­ra­to e l’altro ucciso.

Si pas­sa poi agli anni ’70, noti per la matri­ce vio­len­ta che ha carat­te­riz­za­to la deca­de negli Sta­ti Uni­ti, ma anche in tut­ta Euro­pa. Furo­no tre, infat­ti, i casi di vio­len­za poli­ti­ca: nel 1972, il can­di­da­to demo­cra­ti­co Geor­ge Wal­la­ce fu col­pi­to dagli spa­ri di uno psi­co­pa­ti­co, Arthur Bre­mer; nel 1975 gli agen­ti dei ser­vi­zi sven­ta­ro­no due pos­si­bi­li attac­chi a Gerarld Ford, avve­nu­ti nel giro di quin­di­ci gior­ni per mano pri­ma di Lynet­te From­me, ex affi­lia­ta a una set­ta, poi di Sara Jane Moore. 

Fu infi­ne il tur­no di Ronald Rea­gan: nel 1981 John Hinc­kley Jr, uno stal­ker, ferì il pre­si­den­te con diver­si col­pi men­tre sta­va uscen­do dall’Hilton di Washing­ton. In par­ti­co­la­re, fu un pro­iet­ti­le che rim­bal­zò sul­la limou­si­ne a col­pi­re il repub­bli­ca­no e a costrin­ger­lo a 12 gior­ni in ospe­da­le. Duran­te que­sto epi­so­dio, fu feri­to gra­ve­men­te l’ad­det­to stam­pa Jim Bra­dy, da cui pre­se il nome la cosid­det­ta “Bill Bra­dy” – la leg­ge vol­ta a pre­ve­ni­re gli attac­chi a mano arma­ta – che intro­dus­se con­trol­li su colo­ro che avreb­be­ro volu­to acqui­sta­re pisto­le, fuci­li o altri mez­zi simi­li. Il prov­ve­di­men­to, alme­no ini­zial­men­te, pro­dus­se con­se­guen­ze posi­ti­ve abbas­san­do il nume­ro del­le vit­ti­me, ma poi con il pas­sa­re degli anni il tas­so di vio­len­za pro­dot­ta da armi da fuo­co in Ame­ri­ca è tor­na­to a sali­re.

Nonostante gli attimi di terrore, questi casi si sono risolti positivamente, ma la storia dell’America è macchiata di quattro attacchi riusciti. 

La pri­ma vit­ti­ma fu Abra­ham Lin­coln nel 1865: l’attore John Wil­kes Booth spa­rò al pre­si­den­te duran­te uno spet­ta­co­lo tea­tra­le a Washing­ton, lo col­pì alla testa e pro­vo­cò la sua mor­te. Qual­che anno dopo, nel 1881, James Gar­field fu assas­si­na­to per mano dell’avvocato Char­les J. Gui­teau, ma si spen­se a distan­za di due mesi e mez­zo a cau­sa di un aggra­va­men­to del­le ferite. 

Anche il XX seco­lo si aprì con il san­gue: Wil­liam McKin­ley fu attac­ca­to dall’anarchico Leon Czol­gosz duran­te un’esposizione a Buf­fa­lo. Dopo una set­ti­ma­na, le infe­zio­ni pro­vo­ca­te dagli spa­ri lo por­ta­ro­no alla mor­te. L’assassinio più cele­bre è, infi­ne, quel­lo di John Fitz­ge­rald Ken­ne­dy: nel 1963 il pre­si­den­te sta­va par­te­ci­pan­do a una para­ta in un’auto sco­per­chia­ta a Dal­las, quan­do Lee Har­vey, ex mari­ne, lo cen­trò con un’arma alla testa e al collo. 

Una vol­ta por­ta­to in ospe­da­le, i medi­ci non riu­sci­ro­no a sal­var­lo e morì poco dopo. L’episodio è con­si­de­ra­to uno spar­tiac­que negli Sta­ti Uni­ti: un omi­ci­dio che ha col­pi­to l’opinione pub­bli­ca, gene­ran­do doman­de che anco­ra oggi sono sen­za rispo­sta e apren­do uno sce­na­rio di inquie­tu­di­ne per tut­to il popo­lo. L’assassinio di Ken­ne­dy, infat­ti, segna la fine di un’era posi­ti­va per il Pae­se e l’inizio di un’epoca di disor­di­ni che ebbe un impat­to sul mon­do intero. 

Dagli anni ’90 in poi a inti­mo­ri­re i cit­ta­di­ni ame­ri­ca­ni sono sta­ti anche i ten­ta­ti­vi mal riu­sci­ti per­ché rin­trac­cia­ti ancor pri­ma di esse­re mes­si in atto. Nel 1993 fu pro­gram­ma­to l’attacco a Geor­ge H. W. Bush, mai avve­nu­to; nel 1995 la caro­va­na di auto che sta­va por­tan­do Bill Clin­ton a Mani­la, nel­le Filip­pi­ne, cam­biò stra­da evi­tan­do un pon­te sul qua­le era sta­ta posi­zio­na­ta una bom­ba da Al-Qai­da. Ma anco­ra, nel 2005 in Geor­gia (l’ex repub­bli­ca sovie­ti­ca) qual­cu­no lan­ciò una gra­na­ta sul pal­co duran­te un discor­so di Geor­ge W. Bush, ma l’arma non esplose. 

Ci furo­no, poi, diver­si ten­ta­ti­vi di ucci­de­re Barak Oba­ma, tra essi si ricor­da il caso del 2013: una let­te­ra con­te­nen­te una dose di vele­no fu man­da­ta alla Casa Bian­ca, ma fu inter­cet­ta­ta dal per­so­na­le aven­te i giu­sti mez­zi per non esse­re intos­si­ca­to. E ora gli epi­so­di che han­no visto Trump come ber­sa­glio lascia­no l’intero popo­lo sta­tu­ni­ten­se, ma non solo, allar­ma­to e dub­bio­so sul­la sicu­rez­za del Paese. 

Le cri­ti­ci­tà di que­sti even­ti fan­no sor­ge­re mol­te doman­de. Pren­den­do in con­si­de­ra­zio­ne l’ultimo attac­co al tycoon, vie­ne spon­ta­neo chie­der­si: nes­su­no si è accor­to del­la pre­sen­za di Ryan Routh? Per­ché il Secret Ser­vi­ce non ha con­dot­to con­trol­li pre­ven­ti­vi? Come è venu­to a cono­scen­za del luo­go in cui si tro­va­va il can­di­da­to repub­bli­ca­no? Ci sono complici? 

L’analisi del­le debo­lez­ze del siste­ma sta­tu­ni­ten­se è ormai al cen­tro dell’attenzione pub­bli­ca: il fat­to che due epi­so­di di que­sta por­ta­ta sia­no avve­nu­ti in un perio­do così rav­vi­ci­na­to evi­den­zia una fal­la nel­la sicu­rez­za e il biso­gno di agi­re. Risul­ta neces­sa­rio, ora più che mai, rive­de­re i pro­to­col­li di inter­ven­to del Secret Ser­vi­ce, ma anche le tat­ti­che e i meto­di di lavo­ro, met­ten­do a dispo­si­zio­ne una for­za più ampia. 

Insom­ma, que­sti epi­so­di spie­ga­no in pro­fon­di­tà l’essenza stes­sa del­la sto­ria e del­la socie­tà sta­tu­ni­ten­se: un mon­do sem­pre più ali­men­ta­to dal­la vio­len­za ver­ba­le dei due par­ti­ti, i cui espo­nen­ti descri­vo­no l’oppositore come una minac­cia esi­sten­zia­le e un avver­sa­rio da eli­mi­na­re. Un mon­do in cui le armi sono facil­men­te repe­ri­bi­li, si tro­va­no in ogni casa e ven­go­no affi­da­te anche ai bam­bi­ni. Un mon­do in cui pisto­le e fuci­li non sono visti come pro­ble­mi per­ché alla base di tut­ti i casi di vio­len­za ven­go­no evi­den­zia­te altre cri­ti­ci­tà del col­pe­vo­le, come la sua salu­te men­ta­le, la sua situa­zio­ne eco­no­mi­ca o la sua con­di­zio­ne familiare. 

Con­di­vi­di:
Michela De Marchi
Stu­den­tes­sa di Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne che aspi­ra a diven­ta­re una gior­na­li­sta. Sono mol­to ambi­zio­sa e ten­do a dare il meglio di me in ogni situa­zio­ne. Dan­za, libri e viag­gi sono solo alcu­ne del­le cose che mi caratterizzano.

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