Beetlejuice Beetlejuice, 36 anni dopo

La fos­sa è sta­ta scos­sa (di nuo­vo): lo “spi­ri­tel­lo por­cel­lo” più famo­so del cine­ma è tor­na­to dopo 36 anni e ha aper­to l’81esima Mostra del Cine­ma di Vene­zia. Usci­to, final­men­te, nel­le sale ita­lia­ne il 5 set­tem­bre, Bee­tle­jui­ce Bee­tle­jui­ce è già al pri­mo posto al box offi­ce. Rega­lo di com­plean­no per­fet­to per il pro­ta­go­ni­sta Michael Kea­ton, che ha com­piu­to 73 anni pro­prio il gior­no del lancio.

Bee­tle­jui­ce, il bio-esor­ci­sta più richie­sto in que­sto atte­sis­si­mo sequel, cer­ca anco­ra di sfug­gi­re dall’aldilà per tor­na­re nel mon­do degli “insac­ca­ti”, alias il mon­do dei vivi. Nel frat­tem­po Lydia Dee­tz, tor­na­ta a Win­ter Rive per il fune­ra­le del padre Char­les, si ritro­va a dover nuo­va­men­te invo­ca­re lo spi­ri­tel­lo per poter sal­va­re Astrid, la figlia ado­le­scen­te, da un fan­ta­sma malvagio.

Il bio-esor­ci­sta, oltre a voler tor­na­re tra i vivi, si ritro­va a dover scap­pa­re dall’ex moglie Delo­res. Que­sta, infat­ti, una vol­ta “rico­strui­ta” deci­de di voler tro­va­re il mari­to per ven­di­car­si e suc­chiar­gli l’anima.

Il cast di que­sta nuo­va pel­li­co­la non ha nul­la da invi­dia­re a quel­lo del 1988. Tim Bur­ton, infat­ti, accan­to ad una par­te del cast ori­gi­na­le for­ma­to da Michael Kea­ton, Wino­na Ryder Cathe­ri­ne O’Hara ha volu­to Jen­na Orte­ga, già pro­ta­go­ni­sta di Mer­co­le­dì, Moni­ca Bel­luc­ci, Wil­lem DafoeJustin The­roux. Con un cameo mol­to diver­ten­te di Dan­ny De Vito, al ter­zo film con il regi­sta di Bat­man, che si ispi­ra a Pin­gui­no

Beetlejuice Beetlejuice è stato il film che «ha ridato il senso delle cose» a Tim Burton. Il regista ha deciso di fare tutto a modo suo: il mondo Burtiano non è fatto di CGI, ma di effetti artigianali e di stop motion, come i vermi della sabbia, uguali a quelli del 1988. 

I pro­ta­go­ni­sti sono matu­ra­ti in modo natu­ra­le, ed ecco per­ché fun­zio­na­no. Lydia è diven­ta­ta mam­ma, e ha capi­to cosa la sua matri­gna Delia ha sop­por­ta­to a cau­sa del suo carat­te­re. Così come Jen­na Orte­ga è riu­sci­ta a ren­de­re il nuo­vo per­so­nag­gio di Astrid simi­le alla madre ma con le pecu­lia­ri­tà del suo tem­po. Anche Bee­tle­jui­ce è matu­ra­to, più emo­ti­vo e meno super­fi­cia­le; Kea­ton è riu­sci­to a crea­re un per­fet­to con­nu­bio tra irri­ve­ren­za e passione.

Mol­ti sono i rife­ri­men­ti alla cul­tu­ra pop degli anni ‘80 e ‘90. Tra que­sti The Mask, con pro­ta­go­ni­sta Jim Car­rey, quan­do Wolf Jack­son mostra al bio-esor­ci­sta l’ex moglie Delo­res. Lo stes­so poli­ziot­to rap­pre­sen­ta il clas­si­co pro­ta­go­ni­sta dei tele­film poli­zie­schi di que­gli anni come i Chips; anche La mor­te ti fa bel­la rien­tra tra le cita­zio­ni che il regi­sta sta­tu­ni­ten­se ha fat­to, quan­do Delo­res si ricom­po­ne. Infi­ne, Bur­ton si è ispi­ra­to ai musi­cal degli anni ‘70 come The Roc­ky Hor­ror Pic­tu­re Show, e ad un pro­gram­ma tele­vi­si­vo ame­ri­ca­no, tra­smes­so tra il 1970 e il 2006, inti­to­la­to Soul Train

Il per­so­nag­gio di Moni­ca Bel­luc­ci è mol­to impor­tan­te per l’universo di Tim Bur­ton per­ché col­le­ga Bee­tle­jui­ce Bee­tle­jui­ce e Night­ma­re befo­re Christ­mas. Il regi­sta, infat­ti, è da sem­pre fan di Fede­ri­co Fel­li­ni. Pren­den­do spun­to dai suoi per­so­nag­gi, nel­le pri­me boz­ze di Bur­ton Sal­ly è dise­gna­ta con un altro tipo di fem­mi­ni­li­tà, pro­vo­can­te e for­mo­sa, rispet­to alla bam­bo­la di pez­za entra­ta nel cuo­re di tut­ti i fan del regista. 

Come sempre, la musica dei film di Tim Burton è determinante. La colonna sonora è firmata da Danny Elfman, con il quale il regista condivide un lungo sodalizio. 

Inol­tre, quest’ultimo ha scel­to di accom­pa­gna­re le sce­ne più signi­fi­ca­ti­ve con can­zo­ni pop come Tra­ge­dy dei Bee Gees, Right Here Wai­ting di Richard MarxMacAr­thur Park di Richard Har­ris

Subi­to dopo Vene­zia il cast è par­ti­to per Los Ange­les, dove Tim Bur­ton ha, final­men­te, rice­vu­to la sua stel­la sul­la Hol­ly­wood Walk of Fame. Michael Kea­ton è inter­ve­nu­to spie­gan­do come dopo più di 30 anni di ami­ci­zia e 5 film insie­me non abbia anco­ra capi­to l’amico, «ed è pro­prio per que­sto che fun­zio­na». Dopo l’attore, anche Wino­na Ryder ha rin­gra­zia­to il regi­sta per aver reso «le ragaz­ze stra­ne non solo ok, ma una con­di­zio­ne da cele­bra­re come qual­co­sa di figo». 

Infi­ne, que­sta pel­li­co­la sarà l’ultima fir­ma­ta Michael Kea­ton, poi­ché l’interprete ha deci­so di riap­pro­priar­si del suo vero nome Michael John Dou­glas e si fir­me­rà come Michael Kea­ton Dou­glas. L’attore avreb­be volu­to già far­lo con La memo­ria dell’assassino, ma, come il suo pro­ta­go­ni­sta, si è dimen­ti­ca­to di farlo. 

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Cristina Bianchi
Giu­ri­sta pen­ti­ta che si è con­ver­ti­ta a scien­ze poli­ti­che. Mi inte­res­sa mol­to tro­va­re una con­nes­sio­ne tra attua­li­tà e cine­ma, che per­met­ta alle men­ti crea­ti­ve di viag­gia­re attra­ver­so le epo­che e svi­lup­pa­re un pen­sie­ro critico.

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