Radici. Enrico Berlinguer e l’utopia di un “eurocomunismo”

Enri­co Ber­lin­guer non ha cer­to biso­gno di pre­sen­ta­zio­ni. Uno dei poli­ti­ci più noti e influen­ti del­la sto­ria ita­lia­na, la cui ere­di­tà lascia­ta al pae­se è incom­men­su­ra­bi­le, è par­ti­co­lar­men­te ricor­da­to per l’introduzione del com­pro­mes­so sto­ri­co tra Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no e Demo­cra­zia Cri­stia­na, per la que­stio­ne mora­le sot­to­po­sta a dei par­ti­ti tra­sfor­ma­ti­si in ser­vi del pote­re, e per la sua poli­ti­ca este­ra, cul­mi­na­ta nell’euro­co­mu­ni­smo.

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Di ori­gi­ne sar­da, Ber­lin­guer nac­que il 25 mag­gio 1922 a Sas­sa­ri. Il suo impe­gno poli­ti­co risa­le al 1943, duran­te la secon­da guer­ra mon­dia­le, quan­do a 21 anni ade­rì al Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no e par­te­ci­pò al movi­men­to anti­fa­sci­sta. Cin­que anni più tar­di, Ber­lin­guer entrò nel­la dire­zio­ne del PCI, venen­do anche nomi­na­to segre­ta­rio gene­ra­le del­la Fede­ra­zio­ne Gio­va­ni­le Comu­ni­sta Ita­lia­na. Nel 1972, infi­ne, diven­ne segre­ta­rio del Par­ti­to Comu­ni­sta, dan­do for­ma a una col­la­bo­ra­zio­ne tra for­ze comu­ni­ste, cat­to­li­che e socialiste. 

Ber­lin­guer eser­ci­tò i pro­pri inca­ri­chi poli­ti­ci in uno dei perio­di più com­ples­si del­la sto­ria del nostro Pae­se. Negli anni Set­tan­ta e Ottan­ta, la guer­ra fred­da con­ti­nua­va a pren­de­re pie­de, insie­me ai movi­men­ti di libe­ra­zio­ne ori­gi­na­ti dai movi­men­ti stu­den­te­schi del Ses­san­tot­to e dai movi­men­ti ope­rai del 1969. Inol­tre, tra il 1974 e il 1975 si veri­fi­cò una cri­si eco­no­mi­ca cau­sa­ta dal­l’au­men­to del prez­zo del petrolio.

In que­ste cir­co­stan­ze pre­se for­ma l’idea di poli­ti­ca este­ra di Ber­lin­guer, carat­te­riz­za­ta da un allen­ta­men­to dei lega­mi con il Par­ti­to Comu­ni­sta sovie­ti­co — che pure con­ti­nua­va a eser­ci­ta­re un’indiscussa influen­za sul PCI. Le pri­me lesio­ni nel lega­me tra comu­ni­smo ita­lia­no e URSS, infat­ti, risal­go­no addi­rit­tu­ra al 1968, quan­do i comu­ni­sti ita­lia­ni espres­se­ro il loro dis­sen­so nei con­fron­ti dell’invasione del­la Ceco­slo­vac­chia da par­te dei sovietici.

Il sogno di politica estera di Berlinguer prese il nome di “eurocomunismo”.

L’eu­ro­co­mu­ni­smo è cono­sciu­to in tut­to il mon­do come la ten­den­za auto­no­ma per­se­gui­ta negli anni Set­tan­ta dai Par­ti­ti Comu­ni­sti ita­lia­no, fran­ce­se e spa­gno­lo nei con­fron­ti dell’Unione Sovie­ti­ca. Gra­zie all’allentamento del­la ten­sio­ne tra i due bloc­chi in segui­to alla fine del­la guer­ra in Viet­nam e all’invasione del­la Ceco­slo­vac­chia, infat­ti, i par­ti­ti comu­ni­sti euro­pei ebbe­ro l’opportunità di ope­ra­re più liberamente. 

Il pro­get­to idea­to da Ber­lin­guer, Mar­chais e Car­ril­lo nel 1977 si basa­va sul­la con­ce­zio­ne di una poli­ti­ca auto­no­ma in gra­do di supe­ra­re il capi­ta­li­smo, e sul rico­no­sci­men­to del­la demo­cra­zia come fine ulti­mo in gra­do di garan­ti­re la liber­tà di ognu­no. Ber­lin­guer, insie­me ad altri lea­der comu­ni­sti euro­pei, si oppo­se dun­que al comu­ni­smo sovie­ti­co. La sua idea fu di costi­tui­re un model­lo occi­den­ta­le di comu­ni­smo, tra­sfor­man­do il Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no in un pun­to di rife­ri­men­to per gli orga­ni­smi poli­ti­ci ana­lo­ghi nel resto del continente. 

Que­sto sci­sma, natu­ral­men­te, minac­ciò l’influenza dell’Unione Sovie­ti­ca sull’Europa occi­den­ta­le; così, Brez­nev inti­mò Ber­lin­guer di abban­do­na­re l’eurocomunismo e i suoi pro­get­ti di poli­ti­ca este­ra. Rifiu­tan­do i finan­zia­men­ti dai sovie­ti­ci e igno­ran­do l’ultimatum di Brez­nev, Ber­lin­guer die­de il col­po di gra­zia ai rap­por­ti tra PCUS e PCI. 

Nono­stan­te la rot­tu­ra con l’URSS, il fron­te ame­ri­ca­no e, nel­lo spe­ci­fi­co, il segre­ta­rio di Sta­to sta­tu­ni­ten­se Hen­ry Kis­sin­ger, rima­se dif­fi­den­te nei con­fron­ti del lea­der comu­ni­sta ita­lia­no. Non a caso, la cri­ti­ca dei comu­ni­sti ita­lia­ni nei con­fron­ti degli USA con­ti­nuò for­te e chia­ra, attri­buen­do la col­pa del­la fine del­la disten­sio­ne esclu­si­va­men­te al fron­te americano.

In questa prospettiva, il PCI assunse la leadership del comunismo europeo, dando vita a un nuovo modello di socialismo, e garantendo pace e sicurezza.

Duran­te la guer­ra fred­da, l’eurocomunismo di Ber­lin­guer si con­so­li­dò come nuo­va real­tà, ma nono­stan­te le spe­ran­ze del suo pro­mo­to­re, non riu­scì ad affer­mar­si come movi­men­to poli­ti­co. Il perio­do sto­ri­co in cui pre­se for­ma è intri­ca­to e pie­no di con­trad­di­zio­ni, sia in Ita­lia (afflit­ta dal­la stra­te­gia del­la ten­sio­ne), sia all’estero. È per que­sto che l’eurocomunismo si è rive­la­to un feno­me­no ano­ma­lo del secon­do Nove­cen­to; un’eccezione, non la regola.

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Emma Pierri

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