Giovani e lavoro, come le aziende possono cooperare con le nuove generazioni

Per affron­ta­re anco­ra una vol­ta il discor­so «gio­va­ni e lavo­ro», ormai ampia­men­te sdo­ga­na­to, baste­reb­be par­ti­re da un sem­pli­ce dato ISTAT, quel­lo sull’occupazione nel­la fascia d’età 25–34 anni, l’unica ad aver subi­to un calo a fron­te di un — sep­pur timi­do — trend posi­ti­vo che ha inte­res­sa­to il 2024. Potrem­mo pro­ce­de­re ad una rapi­da ana­li­si degli ele­men­ti sta­ti­sti­ci e con­clu­de­re che la disoc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le rima­ne un gra­ve pro­ble­ma in Ita­lia, soprat­tut­to mes­sa a con­fron­to con i dati pro­ve­nien­ti da altri pae­si euro­pei. Tut­ta­via accan­to­na­re la que­stio­ne affer­man­do che c’è lavo­ro ma i gio­va­ni non voglio­no scen­de­re a com­pro­mes­si o che, al con­tra­rio, non vi è abba­stan­za offer­ta rispet­to ai nume­ri del­la nuo­va leva signi­fi­che­reb­be affi­dar­si a una visio­ne sem­pli­ci­sti­ca e par­zia­le del­la real­tà.

Per com­pren­de­re meglio il disal­li­nea­men­to che sem­bra esser­si crea­to fra le pro­po­ste del mer­ca­to del lavo­ro e gli aspi­ran­ti lavo­ra­to­ri la paro­la chia­ve è aspet­ta­ti­ve. Se i dato­ri di lavo­ro lista­no una serie di requi­si­ti che indi­vi­dua­no il pro­fi­lo per­fet­to per la posi­zio­ne offer­ta e pro­ce­do­no ad una scre­ma­tu­ra del­le can­di­da­tu­re rice­vu­te, anche la nuo­va for­za lavo­ro si affac­cia alla ricer­ca di un impie­go con una serie di aspet­ta­ti­ve che spe­ra di sod­di­sfa­re, se non com­ple­ta­men­te, alme­no in buo­na quan­ti­tà. Una mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za di qua­li sia­no le prio­ri­tà in quan­to aspi­ran­te lavo­ra­to­re o lavo­ra­tri­ce sono uno dei moti­vi per cui chi ten­ta un pri­mo inse­ri­men­to, aven­do appe­na con­clu­so il per­cor­so sco­la­sti­co, ha già ben in men­te ciò su cui dif­fi­cil­men­te tran­si­ge­reb­be. Fra le esi­gen­ze più impor­tan­ti che sono sta­te por­ta­te in luce negli ulti­mi anni figu­ra­no sicu­ra­men­te il benes­se­re e la salu­te men­ta­le; ciò si tra­du­ce nel­la ricer­ca di un posto di lavo­ro che garan­ti­sce un buon com­pro­mes­so fra impe­gni per­so­na­li e vita lavo­ra­ti­va. Un’azienda che si dimo­stra atten­ta a que­sto aspet­to e che offre un buon equi­li­brio tra tem­po libe­ro e ore di lavo­ro ver­rà sicu­ra­men­te pre­fe­ri­ta ad un’azienda che pun­ta prin­ci­pal­men­te sul­la (over)produttività.

Sempre più spesso chi ha la possibilità di valutare più opzioni non sceglie automaticamente quella più remunerativa. 

La com­pe­ti­ti­vi­tà si misu­ra ̶ o si dovreb­be misu­ra­re̶ anche attra­ver­so il wel­fa­re azien­da­le e i bene­fit che ven­go­no pro­po­sti. Pia­ni­fi­ca­zio­ni e age­vo­la­zio­ni ad hoc per diver­se cate­go­rie di lavo­ra­to­ri dan­no un’immagine di sé e dal­la pro­pria atti­vi­tà più inclu­si­va e com­pren­si­va; così anche lo smart wor­king, che la pan­de­mia ha con­tri­bui­to a tra­sfor­ma­re in pra­ti­ca comu­ne e ora vie­ne incon­tro soprat­tut­to a chi risie­de lon­ta­no dal pro­prio posto di lavo­ro. La soste­ni­bi­li­tà, ovve­ro l’impegno a ren­de­re la pro­pria azien­da green e atten­ta all’ambiente, è un’altra que­stio­ne di rilie­vo, che dovreb­be diven­ta­re sem­pre più rile­van­te man mano che ci si avvi­ci­na alle nuo­ve gene­ra­zio­ni. D’altro can­to, sono temi altret­tan­to impor­tan­ti anche la valu­ta­zio­ne qua­li­ta­ti­va del lavo­ro ̶ ovve­ro la sod­di­sfa­zio­ne che si ha nel svol­ger­lo̶ , la pari­tà di gene­re e la meri­to­cra­zia. Sape­re che chi som­mi­ni­stra il lavo­ro è in gra­do di rico­no­sce­re e pre­mia­re il meri­to garan­ti­sce una pos­si­bi­li­tà in più di spa­zia­re e ave­re pro­spet­ti­ve di cre­sci­ta a qual­sia­si sta­dio del­la pro­pria vita lavorativa.

In linea di principio si tratta di qualità che le aziende non sono sempre state abituate a privilegiare, ma che ad oggi rientrano fra le aspettative, o addirittura fra i requisiti, che rispecchiano l’ambiente ideale in cui iniziare a lavorare. 

Sem­pre più nel­lo spe­ci­fi­co, è pos­si­bi­le nota­re un altro moti­vo di dise­qui­li­brio fra la cate­go­ria dei neo­lau­rea­ti e il mon­do del lavo­ro. Que­sto risie­de nel­la dif­fe­ren­za fra il tipo di stu­di che offro­no le uni­ver­si­tà (ecce­zion fat­ta per gli indi­riz­zi più intui­ti­vi) e quel­lo che era la pre­pa­ra­zio­ne sco­la­sti­ca di qual­che decen­nio fa. Non è dif­fi­ci­le che recrui­ter e dato­ri di lavo­ro di due o tre gene­ra­zio­ni addie­tro non sap­pia­no più con esat­tez­za a qua­li com­pe­ten­ze cor­ri­spon­da­no i tito­li di stu­dio uni­ver­si­ta­ri di oggi. 

Questo crea spesso delle aspettative da entrambe le parti, che non trovano corrispondenza nella realtà. 

Non da ulti­mo, se ci si con­fron­ta nuo­va­men­te con il pas­sa­to, non si può che nota­re come le cose sia­no cam­bia­te anche nel rap­por­to con le tipo­lo­gie di con­trat­ti e con le retri­bu­zio­ni, poi­ché resta inne­ga­bi­le che la ragio­ne prin­ci­pa­le die­tro la ricer­ca di un posto di lavo­ro sia l’esigenza eco­no­mi­ca. Se pren­dia­mo in para­go­ne la gene­ra­zio­ne dei nostri geni­to­ri, l’offerta, le moda­li­tà di assun­zio­ne e i com­pen­si in posi­zio­ni junior o entry level sono cam­bia­te mol­to: com­pli­ce il perio­do sto­ri­co degli ulti­mi trent’anni, con le sue dif­fi­col­tà e le sue man­che­vo­lez­ze. In que­sto caso il disal­li­nea­men­to di cui si è par­la­to fino­ra è reso anco­ra più evi­den­te dal cre­scen­te diva­rio fra le aspet­ta­ti­ve e le neces­si­tà con­tin­gen­ti del­la nuo­va clas­se lavo­ra­tri­ce e ciò che il mer­ca­to del­le assun­zio­ni è dispo­sto a offrire.

Erica Turturro
Clas­se 98, alle pre­se con la magi­stra­le di lin­gue. Abi­tu­di­na­ria ma curio­sa, un po’ nerd, sogna­tri­ce di not­te e razio­na­le di gior­no, col­le­zio­no ricordi.
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