Giradischi, dischi estivi

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti

Ulti­mo pia­no B Dani Faiv

Se la vita di ognu­no fos­se come la sali­ta sul­l’Em­pi­re Sta­te Buil­ding, sapre­mo per cer­to che il per­cor­so non sareb­be rego­la­re e ugua­le per tut­ti. Qual­cu­no pren­de­reb­be le sca­le, qual­cu­no l’a­scen­so­re, altri addi­rit­tu­ra si para­ca­du­te­reb­be­ro diret­ta­men­te sul­la cima lan­cian­do­si da un eli­cot­te­ro. Tan­te dire­zio­ni, un uni­co obiet­ti­vo: arri­va­re all’ul­ti­mo pia­no, il tra­guar­do di una vita. Dani Faiv lo sa bene, “Ulti­mo pia­no B”, il com­ple­ta­men­to del disco usci­to l’an­no scor­so, rap­pre­sen­ta la fine di un per­cor­so, la meta e for­se anche la sen­sa­zio­ne di esse­re final­men­te com­piu­ti, tra fami­glia, musi­ca e sod­di­sfa­zio­ni per­so­na­li. Per arri­va­re così in alto però, sia­mo sicu­ri che Danie­le abbia sali­to le sca­le, sen­za pren­de­re scor­cia­to­ie. Ma non solo, è evi­den­te dal­le sue paro­le che lun­go il per­cor­so si sia imbat­tu­to in fal­se per­so­ne, pron­te a ingan­nar­lo e a far­gli per­de­re tem­po sul­lo stes­so pia­no. L’ar­ri­vo in cima uni­sce rivin­ci­ta e ambi­zio­ne di toc­ca­re il cie­lo, o meglio di grat­tar­lo. Ora si può solo scen­de­re, o pro­va­re con un nuo­vo disco a vola­re più in alto, por­tan­do­si con sé tut­to quel­lo che si è costruito.

No regu­lar music (Delu­xe)  Sat­durs & KIID

Met­te­re insie­me tut­ta la nuo­va scuo­la è un arduo com­pi­to, unir­la attra­ver­so un suo­no non ne par­lia­mo. Sat­durs e KIID han­no volu­to lasciar­ci la delu­xe del loro recen­te album “No regu­lar music” pro­prio duran­te l’e­sta­te. È dif­fi­ci­le tro­va­re un con­cept che met­ta d’ac­cor­do tut­ti, soprat­tut­to quan­do il disco è ope­ra di pro­dut­to­ri e le ani­me al suo inter­no sono diver­se e sfac­cet­ta­te. Quel che è cer­to è che la rego­la­ri­tà, come da tito­lo, non sia la carat­te­ri­sti­ca prin­ci­pa­le degli ospi­ti. “Mai sta­to rego­la­re” è il ver­so ma anche il suo­no di Sad­turs e KIID, un abi­to mes­so su misu­ra per ogni can­tan­te. Tut­ti arti­sti che ci faran­no par­la­re di loro anche in futu­ro, da Tony Boy, ad Artie Five, da Digi­tal Astro a Kid Yugi. La colon­na sono­ra di un matri­mo­nio per­fet­to per chi è pas­sa­to da vive­re la stra­da a raccontarla. 

Zépeck – Nabi

Cor­mac McCar­thy in “The road” dice­va “Quan­do sogne­rai di un mon­do che non è mai esi­sti­to o di uno che non esi­ste­rà mai e in cui sei di nuo­vo feli­ce, vor­rà dire che ti sei arre­so”. Per­ché dun­que imma­gi­na­re un’al­tra vita quan­do puoi cam­biar­la facen­do quel­lo che ti pia­ce. Nabi sta facen­do teso­ro di que­sto inse­gna­men­to attra­ver­so la musi­ca; il suo pri­mo disco uffi­cia­le “Zépeck” va in que­sta dire­zio­ne. Cri­mi­ni, man­can­ze affet­ti­ve, pover­tà, madri in appren­sio­ne, padri in cri­si di asti­nen­za, tut­te imma­gi­ni che in que­sta occa­sio­ne non si copro­no di reto­ri­ca. La stra­da del resto può assu­me­re più signi­fi­ca­ti, può esse­re una casa, può esse­re l’in­fer­no, ma anche un per­cor­so. In que­sto caso Nabi la rac­con­ta per quel­lo che è, nuda e cru­da vio­len­za, un richia­mo ver­so l’o­blio, una dipen­den­za che ti ripor­ta dove sei cre­sciu­to e che un po’ ti rap­pre­sen­ta, ma che per cer­ti ver­si vor­re­sti allon­ta­na­re. For­se non è nean­che giu­sto sepa­rar­se­ne, ma por­tar­se­la die­tro con la pro­pria musi­ca. La luce in fon­do alla stra­da è la sod­di­sfa­zio­ne di aver crea­to qual­co­sa con una pen­na e un micro­fo­no sen­za dover tor­na­re a vive­re nell’illegalità.

Sfa­cio­la­te Mix­ta­pe – Yun­ge­st Moon­star (Tha­sup)

La clau­stro­fo­bia è defi­ni­ta come il timo­re osses­si­vo di tro­var­si in ambien­ti chiu­si. Il nuo­vo album “Sfa­cio­la­te Mix­ta­pe” di Yun­ge­st Moon­star (Tha­sup) ricor­da una stan­za mol­to pic­co­la, anneb­bia­ta dal fumo, in cui non si respi­ra. Eppu­re Davi­de in casa ci pas­sa mol­to tem­po, nel suo stu­dio ha sem­pre tira­to fuo­ri il meglio del pro­prio reper­to­rio. Il sen­so di chiu­so e di affan­no non lo si tro­va infat­ti in un luo­go mate­ria­le ma nei con­ti­nui rife­ri­men­ti a don­ne faci­li, infa­mi e males­se­re inter­no. “Ho biso­gno di qual­co­sa di miglio­re, come rive­de­re il colo­re, tipo mori­re e rina­sce­re come fa un fio­re” rac­chiu­de esat­ta­men­te il biso­gno di eva­sio­ne e di rina­sci­ta da un infer­no in ter­ra. Davi­de ci ha abi­tua­to a pro­du­zio­ni sem­pre mol­to ori­gi­na­li, fuo­ri dagli sche­mi e da cano­ni pre­fis­sa­ti, ma que­sta vol­ta si sen­te qual­co­sa di più: una richie­sta. Il labi­rin­to in cui si è intro­dot­to è imper­vio, per uscir­ne neces­si­ta di un filo; che sia­no la musi­ca e i suoi fan l’A­rian­na di cui ha biso­gno? Quel che è cer­to è che scri­ve­re gli abbia fat­to bene, l’u­sci­ta di que­sto mix­ta­pe non può che esse­re il modo per­fet­to per rico­min­cia­re a vive­re e tor­na­re a viag­gia­re con i pro­pri beat.

Leonardo Donatiello
Lau­rea­to in sto­ria, attual­men­te fre­quen­to la facol­tà di scien­ze sto­ri­che. Mi repu­to una per­so­na paca­ta e tran­quil­la, ma stra­na­men­te mi attrae il disor­di­ne. Non è dun­que un caso che io sia un gran­de fan del­la Pri­ma repub­bli­ca. Nel tem­po libe­ro mi occu­po di poli­ti­ca e sport prin­ci­pal­men­te, ma ho anche un debo­le per la musi­ca hip hop.
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Laureato in storia, attualmente frequento la facoltà di scienze storiche. Mi reputo una persona pacata e tranquilla, ma stranamente mi attrae il disordine. Non è dunque un caso che io sia un grande fan della Prima repubblica. Nel tempo libero mi occupo di politica e sport principalmente, ma ho anche un debole per la musica hip hop.

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