Meridiano Zero. Le radici dell’estrema destra italiana

Meridiano Zero. Le radici dell’estrema destra italiana

A con­clu­sio­ne del bre­ve quan­to esplo­si­vo caso San­giu­lia­no-Boc­cia, nel pome­rig­gio di vener­dì 6 set­tem­bre il mini­stro del­la Cul­tu­ra ha infi­ne ras­se­gna­to le pro­prie dimis­sio­ni alla Pre­si­den­te del Con­si­glio Melo­ni, con­clu­den­do un inca­ri­co dura­to qua­si due anni e costel­la­to di nume­ro­se gaf­fe e cadu­te di stile. 

La nomi­na del suo suc­ces­so­re è giun­ta a poca distan­za: nel­lo stes­so pome­rig­gio, Ales­san­dro Giu­li ha pre­sta­to giu­ra­men­to nel palaz­zo del Qui­ri­na­le come nuo­vo mini­stro del­la Cultura. 

Clas­se 1975, pre­si­den­te del­la fon­da­zio­ne MAXXI (che gesti­sce il museo di arte con­tem­po­ra­nea di Roma) per nomi­na del­lo stes­so San­giu­lia­no, Giu­li ha alle spal­le una car­rie­ra da gior­na­li­sta – è sta­to vice­di­ret­to­re e diret­to­re del Foglio, sul qua­le ha ini­zia­to a scri­ve­re nel 2004, e poi diret­to­re del­la rivi­sta Tem­pi, affi­lia­ta al movi­men­to di destra cat­to­li­ca Comu­nio­ne e Libe­ra­zio­ne (CL) – non­ché un pas­sa­to di mili­tan­za gio­va­ni­le nei grup­pi dell’estrema destra par­la­men­ta­re ed extraparlamentare. 

Tra gli altri, particolarmente degno di nota il neofascista Meridiano Zero, nato a Roma l’8 settembre 1991 e sciolto nel 1993. 

La data fon­da­ti­va non fu casua­le, ben­sì scel­ta per ragio­ni sim­bo­li­che: l’8 set­tem­bre 1943, infat­ti, il gene­ra­le sta­tu­ni­ten­se Eise­n­ho­wer rese pub­bli­ca via radio l’avvenuta fir­ma dell’armi­sti­zio tra gli Allea­ti e il gover­no ita­lia­no (Cas­si­bi­le, 3 set­tem­bre 1943). 

La suc­ces­si­va libe­ra­zio­ne di Beni­to Mus­so­li­ni dal­la sua pri­gio­nia sul Gran Sas­so, il 12 set­tem­bre suc­ces­si­vo, san­cì tut­ta­via una par­zia­le rina­sci­ta del Par­ti­to fasci­sta che, dive­nu­to Par­ti­to fasci­sta repub­bli­ca­no, assun­se il gover­no del­la neo­na­ta Repub­bli­ca Socia­le Ita­lia­na, nota anche come Repub­bli­ca di Salò. I suoi con­fi­ni com­pren­de­va­no gran par­te dell’Italia cen­tro-set­ten­trio­na­le ormai sot­to occu­pa­zio­ne tede­sca, ad ecce­zio­ne dei ter­ri­to­ri diret­ta­men­te annes­si al Reich: Friu­li e Vene­zia Giu­lia, la pro­vin­cia vene­ta di Bel­lu­no, l’Istria, il Tren­ti­no e l’Alto Adige.

Pro­prio la Repub­bli­ca di Salò ha costi­tui­to il prin­ci­pa­le mito di rife­ri­men­to per l’estrema destra post-bel­li­ca: sia quel­la par­la­men­ta­re, rap­pre­sen­ta­ta dal Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no (MSI) e dal­la sua ala gio­va­ni­le Fron­te del­la Gio­ven­tù, sia quel­la extra­par­la­men­ta­re, com­po­sta da nume­ro­se quan­to fram­men­ta­rie fran­ge gio­va­ni­li, di matri­ce neo­fa­sci­sta e neonazista. 

Sacri­fi­cio, resi­sten­za, scon­fit­ta: all’indomani del­la con­clu­sio­ne inglo­rio­sa del con­flit­to, del regi­me e del suo duce, l’ideologia dell’estrema destra figlia del fasci­smo si aggrap­pò a que­sti con­cet­ti e i suoi mem­bri ini­zia­ro­no a rite­ner­si custo­di di una «visio­ne del mon­do» ormai mes­sa al bando. 

Fu allora che la storia e l’identità del neofascismo si intrecciarono indissolubilmente con Julius Evola, ancora oggi tra i principali autori di riferimento dell’estrema destra italiana. 

Pit­to­re e filo­so­fo radi­ca­le, con­si­de­ra­to da mol­ti più a destra del fasci­smo stes­so, Evo­la (1898 — 1974) fu un pen­sa­to­re indi­pen­den­te e cri­ti­co fero­ce di Gio­van­ni Gen­ti­le. Già duran­te gli anni ’30, si con­vin­se del­la neces­si­tà di fon­de­re le ideo­lo­gie fasci­sta e nazi­sta, allo sco­po di pre­ser­var­ne i pun­ti di for­za e cor­reg­ger­ne i rispet­ti­vi erro­ri: solo così, rite­ne­va, sareb­be sta­ta pos­si­bi­le la rea­liz­za­zio­ne di un «Nuo­vo Ordi­ne Euro­peo» domi­na­to da una «raz­za» di uomi­ni supe­rio­ri, per idea­li più che per san­gue. Di qui, la teo­riz­za­zio­ne di un «raz­zi­smo spi­ri­tua­le»

Dopo il 1945 Evo­la, para­ple­gi­co a cau­sa di un bom­bar­da­men­to e qua­si rele­ga­to nel­la sua casa di Roma, diven­ne «mae­stro» per i mem­bri più gio­va­ni del­la destra neofascista.

Ne Gli Uomi­ni e le Rovi­ne, si rivol­se pro­prio a que­sti mili­tan­ti, rap­pre­sen­ta­ti come un’éli­te eroi­ca che, resi­sten­do tra le rovi­ne del mon­do, avreb­be dovu­to pre­ser­va­re gli idea­li del­la Tra­di­zio­ne, con­ce­pi­ta in sen­so asto­ri­co e qua­si leg­gen­da­rio e con­trap­po­sta alla deca­den­za del mon­do con­tem­po­ra­neo, cor­rot­to dal­la Moder­ni­tà che avanza: 

i pochi che oggi, per tem­pe­ra­men­to e voca­zio­ne, pen­sa­no anco­ra, mal­gra­do tut­to, alla pos­si­bi­li­tà di un’azione poli­ti­ca rettificatrice. 

Con il tem­po, Evo­la san­cì una net­ta rot­tu­ra tra sé e il MSI, da lui con­te­sta­to sia per il pro­gram­ma socia­le – model­la­to sul repub­bli­chi­no Mani­fe­sto di Vero­na e a suo pare­re inac­cet­ta­bi­le dal pun­to di vista del raz­zi­smo spi­ri­tua­le – sia per la sua accet­ta­zio­ne del siste­ma repub­bli­ca­no, demo­cra­ti­co e parlamentare. 

A seguire fedelmente l’insegnamento evoliano furono dunque soprattutto i membri del Centro Studi Ordine Nuovo (CSON), corrente giovanile dello stesso MSI che nel 1956 optò per la scissione, sotto la guida di Pino Rauti e Clemente Graziani (nessuna parentela tra quest’ultimo e il ben più noto generale fascista Rodolfo Graziani).

Pro­prio per via dell’influenza evo­lia­na, l’ideologia del Cen­tro Stu­di – non­ché di sva­ria­ti grup­pi del­la destra radi­ca­le, tra cui anche Meri­dia­no Zero, sor­ti nei decen­ni suc­ces­si­vi e a pro­pria vol­ta ispi­ra­ti­si agli scrit­ti di Evo­la – si è col­lo­ca­ta in posi­zio­ne inter­me­dia tra le dot­tri­ne fasci­sta e nazi­sta

Non è un caso che il Cen­tro Stu­di abbia adot­ta­to il mot­to del­le SS, con­si­de­ra­te model­lo di un’élite eroi­ca e spi­ri­tual­men­te supe­rio­re, oltre che ammi­ra­te per le pre­sun­te pra­ti­che eso­te­ri­che: «Il nostro ono­re si chia­ma fedeltà».

Quan­do poi, nel 1969, Gior­gio Almi­ran­te diven­ne segre­ta­rio del MSI, la mag­gio­ran­za dei mem­bri del Cen­tro Stu­di, diret­ti da Rau­ti, deci­se di met­te­re fine all’esperienza e di rien­tra­re nel­le file del Movi­men­to; tut­ta­via, Gra­zia­ni e alcu­ni altri espo­nen­ti del CSON rifiu­ta­ro­no tale scel­ta e die­de­ro vita al nuo­vo Movi­men­to Poli­ti­co Ordi­ne Nuo­vo (MPON)

A segui­to del­le con­dan­ne in pri­mo gra­do per rico­sti­tu­zio­ne del par­ti­to fasci­sta, quest’ultimo fu sciol­to con decre­to del mini­stro dell’Interno Tavia­ni nel 1973: ciò non mise fine all’attività ever­si­va e ter­ro­ri­sti­ca dei suoi mem­bri, del resto già impli­ci­ta nel pro­ces­so di para­mi­li­ta­riz­za­zio­ne in cor­so nel Cen­tro Stu­di duran­te gli anni ’60. Gli stes­si Rau­ti e Gra­zia­ni era­no inol­tre sta­ti, nel­la secon­da metà degli anni ’40, mem­bri dei Fasci di Azio­ne Rivo­lu­zio­na­ria, noti per alcu­ne azio­ni terroristiche.

La filosofia evoliana rimase nei decenni successivi un sostrato imprescindibile per l’estrema destra extraparlamentare ma anche per i ranghi giovanili del MSI, attraversando illesa gli anni di Piombo e sopravvivendo alla morte del suo stesso autore, avvenuta nel 1974.

Dall’esaltazione del ruo­lo di un’élite eroi­ca a quel­la dei valo­ri di leal­tà, obbe­dien­za, gerar­chia e disci­pli­na, ben incar­na­ti dal­le SS nazi­ste; dal­la fasci­na­zio­ne per i riti miste­ri­ci ed eso­te­ri­ci a quel­la per i leg­gen­da­ri guer­rie­ri nor­di­ci, pas­san­do per l’uso del­le rune anti­che all’interno dei loghi e nel cor­so dei fune­ra­li dei ver­ti­ci neo­fa­sci­sti; dal­la resi­sten­za in dife­sa di una Tra­di­zio­ne meta­sto­ri­ca e meta­fi­si­ca, con­trap­po­sta alla deca­den­za moder­na, fino al rifiu­to di qua­lun­que for­ma di «mate­ria­li­smo eco­no­mi­co», «egua­li­ta­ri­smo» e «mas­si­fi­ca­zio­ne», il pen­sie­ro di Evo­la con­ti­nuò ad eser­ci­ta­re un’influenza irre­si­sti­bi­le. 

I model­li con­trap­po­sti del capi­ta­li­smo sta­tu­ni­ten­se e del socia­li­smo sovie­ti­co era­no egual­men­te guar­da­ti con osti­li­tà, in favo­re del­la rea­liz­za­zio­ne di una socie­tà «orga­ni­ca», gerar­chiz­za­ta, domi­na­ta da un’élite euro­pea trans­na­zio­na­le, inte­rior­men­te superiore. 

Infi­ne, nono­stan­te il teo­ri­co «raz­zi­smo spi­ri­tua­le», non fu mai mes­so al ban­do il più noto «raz­zi­smo bio­lo­gi­co», che ani­ma­va la discri­mi­na­zio­ne nei con­fron­ti degli indi­vi­dui pro­ve­nien­ti dal Sud Globale.

Sol­tan­to negli anni ’70, alcu­ni grup­pi dell’estrema destra gio­va­ni­le si sareb­be­ro infi­ne distan­zia­ti da alcu­ne del­le posi­zio­ni evo­lia­ne. In pri­mis, i nazi­maoi­sti di Fran­co Fre­da che, pur con­ser­van­do l’inimicizia per Sta­ti Uni­ti e URSS, pre­se­ro a model­lo il maoi­smo cine­se e die­de­ro per la pri­ma vol­ta vita ad un movi­men­to ros­so-bru­no, carat­te­riz­za­to da posi­zio­ne ter­zo­mon­di­ste: dal­la Cina al Giap­po­ne, dall’Australia a Cuba, il Ter­zo Mon­do fu da loro con­si­de­ra­to un pos­si­bi­le allea­to nel­la lot­ta agli impe­ria­li­smi sta­tu­ni­ten­se e sovietico. 

Furono però soprattutto gli esponenti della Nuova Destra, ispiratasi al movimento francese della Nouvelle Droite e guidati in Italia dal giovane Marco Tarchi, a rappresentare un’esperienza innovativa. 

Riget­tan­do l’esaltazione del­la vio­len­za e l’arroccamento difen­si­vo che la destra neo­fa­sci­sta, a par­ti­re dal MSI, ave­va pra­ti­ca­to fin dal­la metà degli anni ’40, la Nuo­va Destra si pro­po­se di avvia­re una nuo­va fase di rifles­sio­ne inter­na e appro­fon­di­men­to culturale. 

Tut­ta­via, anche sul­la Nuo­va Destra l’influenza di Julius Evo­la con­ti­nuò ad agi­re in modo car­si­co: l’esaltazione di un pas­sa­to miti­co ed eroi­co fu allo­ra rin­trac­cia­ta nel­le decli­na­zio­ni del fan­ta­sy con­tem­po­ra­neo. Basti pen­sa­re all’attaccamento mostra­to dal­la Nuo­va Destra per la saga de Il Signo­re degli Anel­li di J. R. R. Tol­kien, che por­tò alla bre­ve espe­rien­za dei Cam­pi Hob­bit, radu­ni esti­vi con musi­ca e dibat­ti­ti, tra 1977 e 1980.

Pro­prio nel­la cele­bre Com­pa­gnia dell’Anello, i mili­tan­ti vide­ro incar­na­to, in sen­so let­te­ra­rio, il pro­prio idea­le di comu­ni­tà di sen­ti­men­ti e di desti­no, pic­co­lo grup­po di «eroi» ani­ma­ti da idea­li supe­rio­ri, deci­si a com­bat­te­re per il Bene (la Tra­di­zio­ne) con­tro il Male (la Moder­ni­tà). Fu dun­que, anco­ra una vol­ta, la filo­so­fia evo­lia­na ad aver spin­to la gio­ven­tù dell’estrema destra tra le pagi­ne di Tolkien.

Di questa storia è figlio il movimento Meridiano Zero, nato dall’iniziativa di alcuni fuoriusciti del Fronte della Gioventù, probabilmente all’interno degli ambienti studenteschi legati alle facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma: 

lo stes­so Giu­li fre­quen­tò in que­gli anni i cor­si di filo­so­fia pres­so l’ateneo roma­no, seb­be­ne sen­za con­se­gui­re la laurea. 

Fu pro­prio il figlio di Cle­men­te Gra­zia­ni, Rai­nal­do Gra­zia­ni, for­te dell’apparato ideo­lo­gi­co ere­di­ta­to dal padre, ad assu­mer­ne la lea­der­ship. Appa­re evi­den­te, anco­ra una vol­ta, la col­lo­ca­zio­ne inter­me­dia tra neo­fa­sci­smo e neo­na­zi­smo, a par­ti­re dal logo nei tra­di­zio­na­li colo­ri ros­so, bian­co e nero, in alcu­ni aspet­ti simi­le a quel­lo del Cen­tro Stu­di Ordi­ne Nuovo. 

Tut­ta­via, men­tre il secon­do è carat­te­riz­za­to dal­la sago­ma di un’ascia bipen­ne – sim­bo­leg­gian­te, secon­do lo Sta­tu­to del grup­po, «l’azione rea­liz­za­tri­ce inte­rio­re ed este­rio­re e la loro inscin­di­bi­le con­nes­sio­ne» –, il pri­mo rap­pre­sen­ta la runa del­la vita, già sim­bo­lo del movi­men­to nazi­sta fem­mi­ni­le Deu­tsches Fraue­n­werk negli anni ’30. 

L’interesse per la scrit­tu­ra runi­cal’esoterismo ha del resto con­ti­nua­to nei decen­ni a con­trad­di­stin­gue­re i grup­pi neo­fa­sci­sti e neo­na­zi­sti di tut­to il mondo.

Logo del Cen­tro Stu­di Ordi­ne Nuovo
Logo di Meri­dia­no Zero

Cru­cia­le fu inol­tre l’influenza del Cen­tro Stu­di Orien­ta­men­ti e Ricer­ca (CSOR), fon­da­to in Fran­cia da altri due mili­tan­ti dell’estrema destra extra­par­la­men­ta­re, Gabrie­le Adi­nol­fi e Wal­ter Spe­di­ca­to, in pre­ce­den­za ver­ti­ci del grup­po Ter­za Posi­zio­ne (1978 — 1982): il nome di quest’ultimo allu­de­va ad una pre­te­sa equi­di­stan­za tra USA e URSS, sem­pre sul­la scia del­le tesi evoliane.

Logo di Ter­za Posizione

Anche il nome Meridiano Zero non è casuale: esso è stato tratto dall’opera Il Trattato del Ribelle del discusso autore tedesco Ernst Jünger (1895 — 1998) che, seppur a tratti critico del nazismo, sostenne a suo tempo la necessità di abbattere la Repubblica di Weimar in favore dell’istituzione di una dittatura e, nel secondo Novecento, ispirò i movimenti della destra estrema. 

Ad esse­re recu­pe­ra­te da Meri­dia­no Zero furo­no soprat­tut­to le posi­zio­ni anti-moder­ne e anti-mate­ria­li­sti­che di Jün­ger, vici­ne a quel­le di Evo­la e in par­te espres­se nel­lo stes­so Il Trat­ta­to del Ribel­le

La secon­da guer­ra mon­dia­le si distin­gue dal­la pri­ma non sol­tan­to per­ché le que­stio­ni nazio­na­li si con­fon­do­no aper­ta­men­te con quel­le del­la guer­ra civi­le e ad esse si subor­di­na­no, ma anche per­ché il pro­gres­so mec­ca­ni­co si è evo­lu­to fino al limi­te estre­mo del­l’au­to­ma­zio­ne. Il nomos e l’ethos saran­no quin­di ogget­to di attac­chi anco­ra più duri. In que­sta situa­zio­ne si chiu­de l’ac­cer­chia­men­to sen­za scam­po pre­di­spo­sto dal­le for­ze dominanti 

(Trat­ta­to del Ribel­le, pag.24).

Pro­ta­go­ni­sta del testo è la figu­ra del ribel­le – «l’anarca» – che, impos­si­bi­li­ta­to ad espri­me­re aper­ta­men­te le pro­prie posi­zio­ni in quan­to repres­so dal siste­ma in cui vive, deci­de di «pas­sa­re al bosco» (da cui anche l’omonima casa edi­tri­ce nera Pas­sag­gio al Bosco) e «var­ca con le pro­prie for­ze il meri­dia­no zero».

Nichi­li­smo nie­tzschia­no e anti­mo­der­ni­smo si som­ma­no così alla tesi evo­lia­na dell’«apo­li­tia», il neces­sa­rio distac­co dal mon­do, dal­la poli­ti­ca e dal­la socie­tà moder­ni da par­te dei pochi indi­vi­dui spi­ri­tual­men­te supe­rio­ri, tesi a difen­de­re i valo­ri del­la Tra­di­zio­ne. Lo stes­so Evo­la les­se e amò, negli anni gio­va­ni­li, le ope­re di Nietzsche. 

Di qui il cosiddetto «tecnoribellismo» di Meridiano Zero e i suoi slogan: 

«[…] Fuo­ri dal­le ideo­lo­gie la nuo­va ribel­lio­ne — Né destra, né sini­stra, FORZA UOMO — Tec­no­ri­bel­lio­ne — Nel­l’e­ter­ni­tà del mito si incar­na la lot­ta — Noi sia­mo la tradizione […]».

Come già ricor­da­to, l’esperienza di Meri­dia­no Zero fu però di bre­ve dura­ta. A segui­to del­la dis­so­lu­zio­ne del grup­po, Rai­nal­do Gra­zia­ni con­ti­nuò a pro­muo­ve­re ini­zia­ti­ve poli­ti­che gio­va­ni­li, entran­do in con­tat­to con Gian­lu­ca Ian­no­ne, noto in segui­to come lea­der di Casa­Pound Ita­lia (CPI): il nucleo fon­da­ti­vo del par­ti­to, nato alla fine degli anni ’90, pre­se il nome di Comu­ni­tà orga­ni­ca di desti­no Fah­ren­heit 451 (F451) e orbi­tò a lun­go intor­no al pub roma­no Cut­ty Sark. Pro­prio qui si esi­bi­va la band di matri­ce neo­fa­sci­sta Zeta­Ze­roAl­fa, con lo stes­so Ian­no­ne alla voce. 

L’ormai cele­bre logo di CPI ripren­de colo­ri e for­me dai grup­pi antecedenti: 

Logo di CasaPound

Anche ideologia, letture, punti di riferimento sono rimasti gli stessi: 

tra gli 88 numi tute­la­ri di Casa­Pound – dove “88” è sia un’allusione al salu­to nazi­sta «Heil Hitler» (la let­te­ra «H» è infat­ti l’ottava dell’alfabeto tede­sco) sia un richia­mo al signi­fi­ca­to eso­te­ri­co del nume­ro otto – ci sono Evo­la e Gen­ti­le, Hitler, Nie­tzsche, Jun­ger, Spen­gler, ma anche Tol­kien e nume­ro­si per­so­nag­gi mito­lo­gi­ci e sto­ri­ci, tra i qua­li assu­me risal­to soprat­tut­to l’imperatore Fede­ri­co II, che la leg­gen­da vor­reb­be dedi­to all’esoterismo. 

Otto sono anche i lati del­la testug­gi­ne al cen­tro del logo. Otto le frec­ce bian­co e nere rivol­te ver­so l’interno, per sim­bo­leg­gia­re sta­bi­li­tà e riman­da­re «all’Asse che è cen­tro del fascio di ver­ghe». Le frec­ce stes­se rap­pre­sen­ta­no in real­tà la runa del­la guer­ra, Tyr, e fini­sco­no per deli­nea­re una cro­ce celtica.

Dal neo­fa­sci­smo al neo­na­zi­smo, da Evo­la a Tol­kien, dai leg­gen­da­ri guer­rie­ri vichin­ghi al raz­zi­smo più tri­via­le, valo­ri e iden­ti­tà del­le mol­te­pli­ci fran­ge dell’estrema destra sono dun­que acco­mu­na­te da un fil rou­ge che attra­ver­sa la sto­ria ita­lia­na e mon­dia­le e appa­io­no tut­to fuor­ché rele­ga­te al passato. 

Fon­ti: 

Fran­ce­sco Cas­sa­ta, A destra del fasci­smo. Pro­fi­lo poli­ti­co di Julius Evo­la.

Fran­ce­sco Ger­mi­na­rio, Da Salò al gover­no. Imma­gi­na­rio e cul­tu­ra poli­ti­ca del­la destra ita­lia­na

Nico­la Rao, La fiam­ma e la cel­ti­ca. Sessant’anni di neo­fa­sci­smo da Salò ai cen­tri socia­li di destra. 

Elia Rosa­ti, Casa­Pound Ita­lia. Fasci­sti del Ter­zo Mil­len­nio

Con­di­vi­di:
Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.

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