7 ottobre 2024, nulla di nuovo sotto il sole

L’anno com­pre­so tra il 7 otto­bre 2023 e il 7 otto­bre 2024 è sta­to l’anno più buio per la sto­ria pale­sti­ne­se, pre­ce­du­to, for­se, sola­men­te dall’anno di inse­dia­men­to di Israe­le in Medio Orien­te. Un mare più in là, dall’Università Sta­ta­le di Mila­no, e dal­la reda­zio­ne di Vul­ca­no Sta­ta­le, si può fare ben poco per chi la guer­ra la vive in pri­ma per­so­na da un anno, o meglio, da 76 anni. Quel­lo che si può fare, però, è docu­men­ta­re, infor­ma­re, ricor­da­re. E così sarà fatto.

Dopo la cadu­ta dell’impero Otto­ma­no, la regio­ne pale­sti­ne­se pas­sò sot­to l’amministrazione del Regno Uni­to dal 1917 al 1947. Il 29 novem­bre 1947, infat­ti, l’assemblea gene­ra­le del­le Nazio­ni Uni­te appro­vò la Riso­lu­zio­ne 181 che pre­ve­de­va la divi­sio­ne del ter­ri­to­rio pale­sti­ne­se in due par­ti: una ebrea e una ara­ba.  Que­sta scel­ta fu pre­sa in otti­ca di un ritor­no del popo­lo ebreo alla sua ter­ra pro­mes­sa; riven­di­ca­ta sen­za alcun pre­te­sto sto­ri­co nono­stan­te altri ci abbia­no costrui­to sopra una cul­tu­ra, case, gene­ra­zio­ni, vite. Ma soprat­tut­to, Israe­le fu isti­tui­to in Medio Orien­te come ves­sil­lo occi­den­ta­le che potes­se dare faci­le acces­so a tut­ta la pro­spe­ro­sa area medio­rien­ta­le, dall’Egitto all’Iraq. Quan­do, il 14 mag­gio 1948, Israe­le si dichia­rò uffi­cial­men­te indi­pen­den­te dal Regno Uni­to, ini­ziò la pri­ma Guer­ra ara­bo-israe­lia­na, che vide sui due fron­ti Israe­le con­tro Siria, Egit­to, Liba­no, Iraq e Gior­da­nia. Nel frat­tem­po, oltre 700.000 pale­sti­ne­si furo­no costret­ti a subi­re un eso­do dal­le loro case e dal­la loro ter­ra, chia­ma­to in ara­bo «nak­ba» , ovve­ro cata­stro­fe. Dopo l’armistizio nel 1949, Israe­le ritor­nò alle ter­re pro­mes­se dal­le Nazio­ni Uni­te, con l’annessione, però, anche di ter­ri­to­ri desti­na­ti ai pale­sti­ne­si. La stes­sa cosa si ripe­tè tra il 5 e il 10 giu­gno 1967, nel­la guer­ra dei sei gior­ni tra Israe­le e Pale­sti­na, vin­ta nuo­va­men­te da Israe­le e con un’ulteriore annes­sio­ne di ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si. La pri­ma rivol­ta pale­sti­ne­se, det­ta inti­fa­da, ini­ziò il 1 dicem­bre 1987 e durò sei anni. Mori­ro­no 200 israe­lia­ni e 1300 pale­sti­ne­si. La secon­da, mol­to più san­gui­no­sa, ini­ziò il 28 set­tem­bre 2000 e finì nel 2005. Peri­ro­no 1000 israe­lia­ni e 4000 pale­sti­ne­si. Il mas­sa­cro di Pas­so­ver, attac­co ter­ro­ri­sti­co pale­sti­ne­se che il 27 mar­zo 2002 ucci­se 30 israe­lia­ni a Neta­nya, pro­vo­cò la rioc­cu­pa­zio­ne da par­te di Israe­le di West Bank. Il 27 dicem­bre 2008 ci fu un’altra guer­ra tra Israe­le e Pale­sti­na, con l’at­tac­co del­la stri­scia di Gaza che pro­vo­cò un sac­co di mor­ti civi­li. Anche nell’estate 2014 Israe­le inva­se la Pale­sti­na, dopo diver­si attac­chi estre­mi­sti su entram­bi i fron­ti; l’invasione finì dopo un ces­sa­te il fuo­co ordi­na­to dal­la Casa Bianca.

È chia­ro come in 77 anni Israe­le abbia avu­to l’opportunità di for­za­re la mano sul­la Pale­sti­na e i pale­sti­ne­si, nel ten­ta­ti­vo di riven­di­ca­re una ter­ra che non gli appar­tie­ne, e sul­la qua­le non met­te pie­de da seco­li. Ciò è sta­to pre­det­to da Theo­dor Herzl, scrit­to­re e poli­ti­co unghe­re­se che soste­ne­va la neces­sa­ria liqui­da­zio­ne del popo­lo pale­sti­ne­se. Infat­ti, non può esi­ste­re Israe­le, sta­to ebrai­co, se ci sono pale­sti­ne­si nel ter­ri­to­rio. Non ci può esse­re una solu­zio­ne a due sta­ti. La puli­zia etni­ca del popo­lo pale­sti­ne­se è un requi­si­to impli­ci­to dell’esistenza di Israe­le. Israe­le si è sem­pre pre­so un brac­cio inte­ro, ciò che rima­ne­va alla Pale­sti­na era solo un dito; Israe­le inten­de pren­der­si anche quel­lo.  Israe­le, inol­tre, gode dal 1948 del soste­gno sta­tu­ni­ten­se, quan­do Tru­man rese gli Sta­ti Uni­ti il pri­mo sta­to al mon­do a rico­no­sce­re Israe­le e il suo gover­no sio­ni­sta. Quan­do, nel 2018, ven­ne appro­va­ta la leg­ge sul­lo Sta­to-nazio­ne in Israe­le, l’esistenza del popo­lo pale­sti­ne­se ven­ne can­cel­la­ta legal­men­te da par­te del gover­no israe­lia­no, affer­man­do come Israe­le sia al ser­vi­zio esclu­si­va­men­te del e per il popo­lo ebraico.

Non c’è spazio per i palestinesi in Israele, e non c’è mai stato, dal 1947. 


Negli anni Ses­san­ta nasce l’OLP, che soprat­tut­to ver­so la fine degli anni Ottan­ta con Ara­fat ammor­bi­di­sce le pro­prie posi­zio­ni sui 2 Sta­ti e sul­la Riso­lu­zio­ne ONU 242 con dichia­ra­zio­ne indi­pen­den­za 1988 e poi Oslo 1993, rice­ven­do rico­no­sci­men­to inter­na­zio­na­le (riso­lu­zio­ne 3237 del 1974, riso­lu­zio­ne 43 del 1988); inol­tre è domi­na­ta dal par­ti­to Fatah laicista.

È con que­sti pre­ce­den­ti che nel 1987 si for­ma Hamas, il movi­men­to di resi­sten­za isla­mi­co radi­ca­le del­la Pale­sti­na, sali­to al pote­re a Gaza nel 2007 dopo la scon­fit­ta dei riva­li poli­ti­ci. Hamas dispo­ne­va, pri­ma dell’inizio del con­flit­to, di un dipar­ti­men­to arma­to di cir­ca 30.000 sol­da­ti. Hamas non ha mai rico­no­sciu­to Israe­le come sta­to legit­ti­mo, ed è con­si­de­ra­to un grup­po ter­ro­ri­sta dal­la mag­gior par­te dei pae­si occi­den­ta­li, in quan­to autri­ce di diver­si atten­ta­ti. Il suo obiet­ti­vo è sem­pre sta­to la crea­zio­ne di uno Sta­to pale­sti­ne­se nei ter­ri­to­ri nei qua­li si è inse­dia­to Israe­le. Oltre a que­sto, Hamas pun­ta alla libe­ra­zio­ne del­le miglia­ia di pri­gio­nie­ri pale­sti­ne­si in Israe­le e la fine defi­ni­ti­va del bloc­co di Gaza da par­te di Israe­le ed Egit­to. Tut­ta­via Hamas ha assun­to alcu­ne posi­zio­ni con­tro­ver­se; sem­bre­reb­be infat­ti che Il lea­der di Hamas e il pri­mo mini­stro Neta­nya­hu abbia­no degli inte­res­si comu­ni nel pro­se­gui­re il con­flit­to. Sin­war era per­fet­ta­men­te a cono­scen­za del­la por­ta­ta che l’offensiva israe­lia­na avreb­be avu­to a dan­no dei pale­sti­ne­si dopo il 7 otto­bre, sen­za acces­so ai tun­nel. Inol­tre Sin­war si rifiu­ta cate­go­ri­ca­men­te di for­ni­re dati pre­ci­si riguar­dan­ti lo sta­to e il nume­ro dei pri­gio­nie­ri israe­lia­ni duran­te i nego­zia­ti del ces­sa­te il fuo­co. Allo stes­so modo Neta­nya­hu che duran­te i suoi 15 anni da pri­mo mini­stro ha igno­ra­to al que­stio­ne pale­sti­ne­se e intrat­te­nu­to una rela­zio­ne con Hamas ha subi­to una gran­de offen­si­va il 7 otto­bre. Dal 2007, Hamas e Israe­le han­no com­bat­tu­to diver­se guer­re; gli attac­chi di Hamas sono sta­ti giu­sti­fi­ca­ti come rispo­ste ai cri­mi­ni por­ta­ti avan­ti negli anni da Israe­le nei con­fron­ti dei palestinesi.

La mat­ti­na del 7 otto­bre 2023, gli uomi­ni arma­ti di Hamas han­no supe­ra­to i con­fi­ni di Gaza e sono entra­ti in ter­ri­to­rio israe­lia­no, attac­can­do deli­be­ra­ta­men­te civi­li, spa­ran­do sul­la fol­la sen­za scru­po­li, e ucci­den­do per­so­ne nel­le loro abi­ta­zio­ni.  Inol­tre, han­no attac­ca­to il festi­val di musi­ca Super­no­va Suk­kot Gathe­ring, dove oltre 260 per­so­ne han­no per­so la vita. Infi­ne, han­no lan­cia­to cen­ti­na­ia di raz­zi indi­scri­mi­na­ta­men­te sui civi­li in Israele. 

L’attacco di Hamas ha causato la morte di circa 1200 persone, tra cui bambini e anziani. Al momento del ritorno in Palestina, Hamas portava con sé circa 250 ostaggi. 

Il gior­no dopo l’at­tac­co del 7 otto­bre, Israe­le ha for­mal­men­te dichia­ra­to guer­ra con­tro Hamas. Le dire­zio­ni for­ni­te alle For­ze di Dife­sa Israe­lia­ne (IDF) dal gover­no sono sta­te di effet­tua­re un asse­dio com­ple­to nei con­fron­ti del­la Pale­sti­na. Que­sta è sta­ta l’esca­la­tion più gra­ve tra i due sta­ti dai tem­pi del­la nak­ba e del­la guer­ra dei sei giorni.

Il 13 otto­bre 2023, Israe­le ha ordi­na­to a tut­ti i resi­den­ti del­la cit­tà di Gaza, che con­ta­va cir­ca un milio­ne di abi­tan­ti, di lascia­re le pro­prie case, eva­cua­re il nord di Gaza e spo­star­si a sud. Tut­to que­sto sen­za tene­re in con­si­de­ra­zio­ne chi non pote­va lascia­re la pro­pria abi­ta­zio­ne, come anzia­ni e per­so­ne diver­sa­men­te abi­li, per­so­ne abban­do­na­te al loro desti­no. Il 19 otto­bre 2023 la mari­na sta­tu­ni­ten­se ha inter­cet­ta­to dei mis­si­li lan­cia­ti dal movi­men­to Hou­thi del­lo Yemen, che occa­sio­nal­men­te, in soli­da­rie­tà con Hamas e la Pale­sti­na, ha orga­niz­za­to attac­chi a lun­go rag­gio con­tro Israe­le. Il 21 otto­bre 2023 vie­ne final­men­te auto­riz­za­to il pas­sag­gio di camion con rifor­ni­men­ti a Gaza, che con­ten­go­no cibo, acqua, ben­zi­na, cose che con­ti­nua­no a scar­seg­gia­re e non sono suf­fi­cien­ti; con l’andare dei mesi, infat­ti, la situa­zio­ne a Gaza con­ti­nua a peg­gio­ra­re. Il 27 otto­bre 2023 ha ini­zio l’offensiva israe­lia­na sul­la stri­scia  L’offen­si­va pre­ve­de­va diver­si attac­chi aerei e bom­bar­da­men­ti, con­cen­tra­ti al prin­ci­pio nel nord di Gaza, in par­ti­co­la­re nel­le cit­tà e nei tun­nel, dove si pen­sa­va si tro­vas­se­ro i cen­tri ope­ra­ti­vi di Hamas. Infat­ti, il pri­mo mini­stro israe­lia­no Neta­nya­hu ha dichia­ra­to che l’obiettivo di Israe­le è di recu­pe­ra­re gli ostag­gi e annien­ta­re il grup­po ter­ro­ri­sti­co Hamas.

Pro­gres­si­va­men­te, le auto­ri­tà israe­lia­ne han­no taglia­to tut­ti i ser­vi­zi essen­zia­li a Gaza, tra cui elet­tri­ci­tà e acqua cor­ren­te, e han­no attua­to un bloc­co dei con­fi­ni, in modo che i rifor­ni­men­ti di cibo e car­bu­ran­te non pos­sa­no entra­re nel­la stri­scia. Gli attac­chi aerei di Israe­le han­no distrut­to inte­ri quar­tie­ri pale­sti­ne­si, ridu­cen­do in mace­rie anche scuo­le e ospe­da­li. Inol­tre, l’esercito israe­lia­no ha fat­to uti­liz­zo del fosfo­ro bian­co, sostan­za alta­men­te tos­si­ca e vie­ta­ta dall’ONU, in zone den­sa­men­te popo­la­te di Gaza. 

L’1 novem­bre 2023 vie­ne per­mes­so a cir­ca 7000 per­so­ne con pas­sa­por­ti stra­nie­ri o con neces­si­tà di cure di usci­re da Gaza per il vali­co di Rafah. Agli altri pale­sti­ne­si que­sti lus­so non è con­ces­so. Il 15 novem­bre 2023 le for­ze israe­lia­ne entra­no, dopo un lun­go asse­dio, ad Al-Shi­fa, l’ospedale più gran­de di Gaza. Secon­do Israe­le, nono­stan­te le nega­zio­ni dei medi­ci e del per­so­na­le dell’ospedale, nell’ospedale si nascon­de­va il quar­tier gene­ra­le di Hamas.

Non ci vuo­le mol­to pri­ma che ces­si­no di fun­zio­na­re tut­ti gli ospe­da­li nel nord di Gaza a cau­sa di bom­bar­da­men­ti e del­la man­can­za di elet­tri­ci­tà . Il 21 novem­bre vie­ne annun­cia­ta una tre­gua di set­te gior­ni tra Israe­le e Hamas.  Il 24 novem­bre 2023, con lo scam­bio tra Israe­le e Hamas di cir­ca metà dei pri­gio­nie­ri pale­sti­ne­si e l’ingresso di aiu­ti uma­ni­ta­ri a Gaza, si con­clu­de l’inva­sio­ne via ter­ra da par­te dell’IDF. Una set­ti­ma­na dopo, l’1 dicem­bre 2023, c’è la ripre­sa dell’assedio, con­cen­tra­to, que­sta vol­ta, a Khan You­nis, la cit­tà più gran­de a sud del­la stri­scia di Gaza dove il gover­no israe­lia­no rite­ne­va si tro­vas­se la roc­ca­for­te di Hamas.  Dal 7 otto­bre al 24 novem­bre 2023 ven­go­no distrut­te 46.000 uni­tà abi­ta­ti­ve e dan­neg­gia­te 234.000. 342 scuo­le sono dan­neg­gia­te, e si sono veri­fi­ca­ti 187 attac­chi ai ser­vi­zi sani­ta­ri, tra cui 24 ospe­da­li.  Le mor­ti, a que­sto pun­to, a Gaza, con­ta­va­no 14.800 per­so­ne, tra cui 6000 bambini.

Gli aiu­ti uma­ni­ta­ri entra­ti a Gaza duran­te il ces­sa­te il fuo­co non sono sta­ti abba­stan­za per sod­di­sfa­re il biso­gno che ave­va­no i pale­sti­ne­si a Gaza. 

Nei mesi suc­ces­si­vi, Hamas e Israe­le han­no dia­lo­ghi per un ulte­rio­re ces­sa­te il fuo­co, che però non si veri­fi­ca. Israe­le vuo­le con­ce­de­re solo una tre­gua tem­po­ra­nea per la libe­ra­zio­ne degli ostag­gi; Hamas, inve­ce, richie­de la fine defi­ni­ti­va del­la guer­ra, ed è dispo­sto a libe­ra­re gli ostag­gi esclu­si­va­men­te in que­sto caso. Il 4 dicem­bre 2023 l’IDF farà il pri­mo attac­co via ter­ra a Khan You­nis, nel sud del­la stri­scia di Gaza.

L’estensione della guerra al sud della striscia non fa altro che peggiorare la situazione umanitaria nell’area. 

In tut­ta la stri­scia di Gaza, ma soprat­tut­to a nord, il popo­lo pale­sti­ne­se subi­sce una gra­ve care­stia e sof­fre del­la man­can­za di beni pri­ma­ri, tra cui elet­tri­ci­tà, car­bu­ran­te e medi­ci­ne. Sono sem­pre di più, a Gaza, le per­so­ne, spe­cial­men­te bam­bi­ni, mor­te di fame. Inol­tre, gli ospe­da­li non rie­sco­no a gesti­re il con­ti­nuo e enor­me afflus­so di feri­ti, oltre a esse­re ripe­tu­ta­men­te l’obiettivo di attac­chi da par­te di Israe­le. Il 15 dicem­bre 2023 le for­ze israe­lia­ne giu­sti­zie­ran­no per erro­re tre ostag­gi israe­lia­ni, cau­san­do così diver­se cri­ti­che da par­te del popo­lo israe­lia­no nei con­fron­ti del­la con­dot­ta del­la guer­ra dell’IDF. Il 26 dicem­bre 2023 i sol­da­ti israe­lia­ni asse­die­ran­no le zone cen­tra­li di Gaza, costrin­gen­do così alla fuga altre cen­ti­na­ia di miglia­ia di persone. 

Su pres­sio­ne degli Sta­ti Uni­ti, l’1 gen­na­io 2024  Israe­le annun­cia l’inizio del riti­ro del­le trup­pe sul ter­ri­to­rio pale­sti­ne­se. Tut­ta­via, Neta­nya­hu sostie­ne che sia neces­sa­rio un attac­co a Rafah, cit­tà in cui si sono rifu­gia­ti oltre un milio­ne di pale­sti­ne­si dopo l’evacuazione del­le zone a nord, per la era­di­ca­zio­ne defi­ni­ti­va di Hamas.  Il 26 gen­na­io 2024 la Cor­te Inter­na­zio­na­le di Giu­sti­zia dell’Aia, cono­sciu­ta anche come Cor­te Mon­dia­le, affer­ma come alcu­ne azio­ni effet­tua­te da Israe­le pos­sa­no esse­re vio­la­zio­ni del­la Con­ven­zio­ne sul geno­ci­dio, pro­mul­ga­ta dopo l’Olocausto; tut­ta­via, non vie­ne impo­sta la fine del­la guerra

Il 29 feb­bra­io 2024 ven­go­no fuci­la­ti più di 100 pale­sti­nesi in fila per rice­ve­re aiu­ti uma­ni­ta­ri. Le auto­ri­tà israe­lia­ne affer­ma­no che le mor­ti sono sta­te cau­sa­te dal caos dopo spa­ri indi­riz­za­ti ver­so dei saccheggiatori. 

Il 10 mar­zo 2024 ini­zia il mese sacro musul­ma­no, il Rama­dan; tut­ta­via, la guer­ra con­ti­nua, e non vie­ne con­ces­so il ces­sa­te il fuo­co tem­po­ra­neo. Il 18 mar­zo 2024 l’Osservatorio mon­dia­le del­la fame pre­ve­de entro mag­gio una con­di­zio­ne di care­stia a Gaza, dove la caren­za ali­men­ta­re è più gra­ve che mai, nono­stan­te Israe­le neghi l’esistenza di que­sta emer­gen­za ali­men­ta­re. Il 18 mar­zo 2024 Israe­le con­du­ce un raid di due set­ti­ma­ne all’ospedale di Al-Shi­fa, dove si pen­sa­va che Hamas custo­dis­se degli ostag­gi e gestis­se le sue ope­ra­zio­ni. Dopo il raid, Israe­le affer­ma di aver cat­tu­ra­to 500 uomi­ni di Hamas e di aver­ne ucci­si 200. Tut­ta­via, il grup­po isla­mi­sta ave­va eva­cua­to il com­ples­so ospe­da­lie­ro gior­ni pri­ma del raid israe­lia­no. Il 25 mar­zo 2024 il Con­si­glio di Sicu­rez­za del­le Nazio­ni Uni­te chie­de un ces­sa­te il fuo­co imme­dia­to tra Israe­le e Pale­sti­na, ma la riso­lu­zio­ne non è appro­va­ta a cau­sa dell’astensione dal voto degli USA. 

L’1 apri­le 2024 Israe­le orga­niz­za un attac­co aereo con­tro un edi­fi­cio ira­nia­no loca­to a Dama­sco, in Siria, che ha pro­vo­ca­to la mor­te di diver­si sol­da­ti ira­nia­ni. Inol­tre, gli attac­chi aerei israe­lia­ni ucci­do­no erro­nea­men­te set­te ope­ra­to­ri uma­ni­ta­ri di World Cen­tral Kit­chen.  In rispo­sta, il 13 apri­le 2024 l’Iran lan­cia oltre 300 mis­si­li e dro­ni con­tro Israe­le, che ha respin­to l’at­tac­co e non ha subi­to vit­ti­me. Il 19 apri­le, Israe­le lan­cia un attac­co aereo sul­le basi mili­ta­ri di Tabriz e Isfahan. 

In esta­te sono ini­zia­ti gli scon­tri tra Israe­le e Hez­bol­lah. Dopo attac­chi reci­pro­ci, entram­be le par­ti han­no dichia­ra­to di voler ridur­re le ten­sio­ni. Al momen­to, Gaza è a cor­to di acqua, cibo, ben­zi­na e rifor­ni­men­ti a cau­sa del fat­to che non si rie­sca ad orga­niz­za­re un ces­sa­te il fuo­co tra Pale­sti­na e Israe­le. Inol­tre, è sta­ta limi­ta­ta signi­fi­ca­ti­va­men­te la quan­ti­tà di aiu­ti che pos­so­no entra­re nel­la stri­scia di Gaza, e dopo la mor­te dei set­te ope­ra­to­ri uma­ni­ta­ri, diver­se agen­zie han­no sospe­so le loro ope­ra­zio­ni nell’area. La care­stia a Gaza è immi­nen­te, e il siste­ma sani­ta­rio è in col­las­so, con soli 11 ospe­da­li par­zial­men­te fun­zio­nan­ti nell’area. Inol­tre, ai rifu­gia­ti pale­sti­ne­si non è sta­to per­mes­so di emi­gra­re nei pae­si con­fi­nan­ti Egit­to e Gior­da­nia, poi­ché non si ha la cer­tez­za che gli sarà per­mes­so di ritor­na­re nel­la loro ter­ra a guer­ra con­clu­sa. L’Egitto teme che i com­bat­ten­ti di Hamas entri­no nel loro ter­ri­to­rio e sca­te­ni­no una guer­ra nel Sinai.

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Sono circa un milione e mezzo i palestinesi abbandonati a Gaza 

Nell’ottobre del 2023, dopo lo scop­pio del­la guer­ra tra Israe­le e Pale­sti­na, sono aumen­ta­te anche le tensio­ni tra Israe­le e Hez­bol­lah, in Liba­no.  Hez­bol­lah e sta­to fon­da­to dopo l’invasione del Liba­no da par­te di Israe­le nel 1982, ed è gra­dual­men­te diven­ta­to una del­le fazio­ni più poten­ti del pae­se, diven­tan­do come uno Sta­to nel­lo Sta­to. Nono­stan­te sia­no grup­pi sepa­ra­ti, sia Hamas che Hez­bol­lah han­no sem­pre avu­to l’obiettivo comu­ne di resi­sten­za e disfa­ci­men­to del­lo sta­to di Israe­le. Hez­bol­lah ha lan­cia­to diver­si mis­si­li e raz­zi con­tro Israe­le in soste­gno di Hamas dall’inizio del­la guer­ra. Il 13 otto­bre, un gior­na­li­sta di Reu­ters è sta­to ucci­so, men­tre altri sei gior­na­li­sti sono sta­ti feri­ti, duran­te un repor­ta­ge al con­fi­ne. Il 2 gen­na­io 2024 Israe­le ha man­da­to un dro­ne con­tro un uffi­cio di Hamas a Bei­rut, ucci­den­do 7 per­so­ne, tra cui Saleh al-Arou­ri, vice dell’ufficio poli­ti­co di Hamas, e due coman­dan­ti del­le bri­ga­te di Quas­sam. In rispo­sta, il Liba­no ha denun­cia­to l’assassinio al Con­si­glio di Sicu­rez­za del­le Nazio­ni Uni­te, men­tre Nasral­lah di Hez­bol­lah ha giu­ra­to ven­det­ta. Nel feb­bra­io 2024 gli attac­chi tra Hez­bol­lah e Israe­le al con­fi­ne han­no pro­vo­ca­to lo sfol­la­men­to di oltre 90.000 civi­li. In que­sta vio­len­za, sono mor­ti 158 liba­ne­si, tra cui 25 civi­li, e ne sono sta­ti feri­ti 686. 

Negli ulti­mi gior­ni di set­tem­bre, Israe­le ha orga­niz­za­to dei bom­bar­da­men­ti a Bei­rut mira­ti con­tro Hez­bol­lah, che han­no ucci­so Has­san Nasral­lah, lea­der del grup­po libanese.

In rispo­sta all’assassinio di Has­san Nasral­lah, di Abbas Nil­fo­rou­shan, coman­dan­te dell’IRGC, e del lea­der di Hamas Ismail Haniyeh, l’Iran ha lan­cia­to dei mis­si­li con­tro Israe­le. L’at­tac­co mis­si­li­sti­co ha col­pi­to tre basi mili­ta­ri a Tel Aviv. La stam­pa ira­nia­na ha dichia­ra­to che l’80% dei mis­si­li ha col­pi­to il ber­sa­glio; Israe­le, inve­ce, sostie­ne che la mag­gior par­te dei mis­si­li sia sta­ta intercettata. 

In un anno di scu­se, di pre­te­sti, e di giu­sti­fi­ca­zio­ni, a par­la­re sono i nume­ri. In un anno, nel­la stri­scia di Gaza, sono mor­te più di 41.000 per­so­ne, tra cui 16,500 bam­bi­ni. Le per­so­ne disper­se sono più di 10.000, e i feri­ti sono qua­si 100.000. I mor­ti israe­lia­ni sono 1139, e i feri­ti sono più di 8.000.

Ogni ora, a Gaza, muo­io­no 15 per­so­ne, e sei di que­ste sono bam­bi­ni; 35 per­so­ne ven­go­no feri­te, e 12 edi­fi­ci ven­go­no rasi al suolo.

 Nono­stan­te tut­to que­sto, l’Occidente è sta­to capa­ce di dare le spal­le alle gri­da di aiu­to pro­ve­nien­ti da Gaza, nel­la como­di­tà dei suoi foco­la­ri intat­ti e con­for­te­vo­li. Ognu­no è complice.

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Emma Pierri

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