Alla fine chi ha vinto i Premi Nobel?

Alla fine chi ha vinto i Premi Nobel?

A par­ti­re dal­la scor­sa set­ti­ma­na, sono sta­ti asse­gna­ti gli annua­li pre­mi Nobel: la reda­zio­ne di Vul­ca­no uni­sce le diver­se com­pe­ten­ze e pro­spet­ti­ve dei suoi mem­bri, offren­do una pano­ra­mi­ca dei vincitori.


Il Pre­mio Nobel per la pace 2024 è sta­to asse­gna­to all’or­ga­niz­za­zio­ne giap­po­ne­se Nihon Hidan­kyo, com­po­sta inte­ra­men­te di soprav­vis­su­ti alle bom­be ato­mi­che sta­tu­ni­ten­si sgan­cia­te su Hiro­shi­ma e Naga­sa­ki nel 1945. I cosid­det­ti “hiba­ku­sha” (“colo­ro che soprav­vis­se­ro al bom­bar­da­men­to”) sono sta­ti sele­zio­na­ti dal Nor­we­gian Nobel Com­mit­tee gra­zie ai loro con­ti­nui sfor­zi nel man­te­ne­re un fron­te d’op­po­si­zio­ne glo­ba­le alle armi nuclea­ri, attra­ver­so inter­ven­ti legi­sla­ti­vi e cam­pa­gne educative.

La scel­ta di que­st’an­no risul­ta par­ti­co­lar­men­te signi­fi­ca­ti­va anche in vista del ritor­no di una reto­ri­ca sul peri­co­lo del­la guer­ra nuclea­re, pre­sen­ta­ta nuo­va­men­te da Putin alle poten­ze occi­den­ta­li lo scor­so 25 set­tem­bre (come già a mar­zo di que­st’an­no, a feb­bra­io 2023, a set­tem­bre 2022); anco­ra più disin­vol­to nel­le minac­ce nuclea­ri è sta­to l’ex-pre­si­den­te Med­ve­dev.

Ana­lo­ga­men­te, si è tor­na­ti a par­la­re del­la “Opzio­ne San­so­ne” (il pos­si­bi­le uso di armi nuclea­ri, la cui esi­sten­za non è mai sta­ta con­fer­ma­ta, da par­te di Israe­le): il mini­stro di estre­ma destra Eliya­hu ha evo­ca­to a più ripre­se (novem­bre 2023gen­na­io 2024) l’u­so del­l’a­to­mi­ca su Gaza, men­tre l’a­ya­tol­lah ira­nia­no Kha­me­nei lo scor­so mag­gio ha acce­le­ra­to l’a­per­tu­ra alla costru­zio­ne di un’a­na­lo­ga bom­ba, sei anni dopo l’u­sci­ta di Trump dal­l’ac­cor­do che limi­ta­va il nuclea­re in Iran.

Dopo il discus­so inter­ven­to di allar­me di Hin­ton (Nobel per la Fisi­ca) sul­l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le, il Nobel per la Pace pun­ta i riflet­to­ri su un’in­ven­zio­ne clas­si­ca­men­te discus­sa come poten­zia­li­tà nega­ti­va del­l’in­ge­gno umano.

Il 10 otto­bre è sta­to asse­gna­to il Pre­mio Nobel per la let­te­ra­tu­ra 2024 alla scrit­tri­ce sud­co­rea­na Han Kang, “per la sua inten­sa pro­sa poe­ti­ca che met­te a con­fron­to i trau­mi sto­ri­ci con la fra­gi­li­tà del­la vita uma­na”. Kang è la pri­ma scrit­tri­ce sud­co­rea­na a vin­ce­re il Pre­mio Nobel. Nata a Gwa­n­ju il 27 novem­bre 1970, Kang è una del­le vin­ci­tri­ci più gio­va­ni di que­sto pre­mio, la secon­da dopo Rudyard Kipling. 

La vegetariana.

Nata da padre scrit­to­re, Kang ha stu­dia­to pres­so l’Università Yon­sei di Seoul lau­rean­do­si in let­te­ra­tu­ra corea­na. Dopo la pub­bli­ca­zio­ne di una rac­col­ta di poe­sie nel 1993, il suo esor­dio avvie­ne nel 1995, con la pub­bli­ca­zio­ne di una rac­col­ta di rac­con­ti, ma rag­giun­ge la fama inter­na­zio­na­le undi­ci anni dopo con la pub­bli­ca­zio­ne di La vege­ta­ria­na, roman­zo con cui ha vin­to il Man Boo­ker Inter­na­tio­nal Pri­ze nel 2016.

In tre voci vie­ne rac­con­ta­ta il pro­gres­si­vo ten­ta­ti­vo di tra­scen­den­za del­la pro­ta­go­ni­sta Yeong-hye che a segui­to di un sogno cru­do e oscu­ro deci­de di smet­te­re di man­gia­re car­ne. Attor­no a lei riaf­fio­ra­no ricor­di dolo­ro­si, si sca­te­na­no rea­zio­ni vio­len­te e con­tur­ban­ti, ma la pro­ta­go­ni­sta pro­se­gue inar­re­sta­bi­le il suo viag­gio ver­so la dimen­sio­ne vege­ta­le vali­can­do i suoi limi­ti umani. 

La scrit­tri­ce nel 2017 pub­bli­ca Atti uma­ni, tra­dot­to ed edi­to in Ita­lia da Adel­phi che vie­ne insi­gni­to del Pre­mio Mala­par­te nel­lo stes­so anno. Adel­phi pub­bli­ca anche Con­va­le­scen­za nel 2019. Nel 2023 esce in Ita­lia L’ora di gre­co, defi­ni­to dal­la Kang qua­si un lie­to fine del volu­me pre­ce­den­te La vege­ta­ria­na. Il 5 novem­bre usci­rà l’ultima fati­ca dell’autrice, il roman­zo Non dico addio sem­pre edi­to Adel­phi nel­la tra­du­zio­ne di Lia Iovenitti. 

“For foun­da­tio­nal disco­ve­ries and inven­tions that ena­ble machi­ne lear­ning with arti­fi­cial neu­ral net­works”, tra­dot­to dall’inglese: “Per le sco­per­te e le inven­zio­ni fon­da­men­ta­li che con­sen­to­no l’ap­pren­di­men­to auto­ma­ti­co con le reti neu­ra­li arti­fi­cia­li”. Que­sta è la ragio­ne che ha moti­va­to il pre­mio Nobel per la Fisi­ca di quest’anno, asse­gna­to a John Hop­field e Geof­frey Hin­ton. Il pri­mo, nel 1982 pub­bli­cò un arti­co­lo che dimo­stra­va come le pro­prie­tà com­pu­ta­zio­na­li asso­cia­te ai cer­vel­li bio­lo­gi­ci sia­no emer­gen­ti da un insie­me di ele­men­ti ugua­li fra loro: nel caso dei siste­mi bio­lo­gi­ci si trat­ta dei neu­ro­ni, nel caso dei siste­mi pro­po­sti da Hop­field si trat­ta­va di dispo­si­ti­vi elet­tro­ni­ci. Ispi­ra­to dal lavo­ro di Hop­field, Hin­ton tro­vò un modo per far sì che siste­mi simi­li a quel­li descrit­ti dal col­le­ga riu­scis­se­ro ad indi­vi­dua­re pro­prie­tà impor­tan­ti dei dati in ingresso.

Gra­zie al lavo­ro svol­to dagli anni ’80 in poi, sia John Hop­field che Geof­frey Hin­ton han­no con­tri­bui­to a get­ta­re le basi per la rivo­lu­zio­ne del machi­ne lear­ning ini­zia­ta intor­no al 2010, ed è inte­res­san­te vede­re come la Fisi­ca stia bene­fi­cian­do di que­sta tec­no­lo­gia: per esem­pio, è sta­ta usa­ta per vaglia­re ed ela­bo­ra­re le gran­di quan­ti­tà di dati neces­sa­ri per sco­pri­re la par­ti­cel­la di Higgs, o anche per ridur­re il rumo­re nel­le misu­ra­zio­ni del­le onde gra­vi­ta­zio­na­li pro­ve­nien­ti dal­la col­li­sio­ne di buchi neri. Negli ulti­mi anni, que­sta tec­no­lo­gia ha ini­zia­to a esse­re uti­liz­za­ta anche per cal­co­la­re e pre­ve­de­re le pro­prie­tà di mole­co­le e mate­ria­li, ad esem­pio per cal­co­la­re la strut­tu­ra del­le mole­co­le pro­tei­che (che ne deter­mi­na la fun­zio­ne), o per capi­re qua­li nuo­ve ver­sio­ni di un mate­ria­le pos­so­no ave­re le pro­prie­tà miglio­ri per esse­re uti­liz­za­te in cel­le sola­ri più efficienti.

La Chi­mi­ca e la Bio­lo­gia, figlie dell’alchimia, con­ser­va­no una carat­te­ri­sti­ca del com­ples­so di cono­scen­ze che le ha par­to­ri­te: l’ossessione per le pie­tre filo­so­fa­li. Ebbe­ne, per anni una del­le pie­tre filo­so­fa­li dei bio­lo­gi e dei chi­mi­ci (for­se la più impor­tan­te) è sta­ta la com­pren­sio­ne dei mec­ca­ni­smi che con­du­co­no le pro­tei­ne ad assu­me­re una cer­ta for­ma nel­lo spazio. 

Infat­ti, le pro­tei­ne sono gros­se mole­co­le che somi­glia­no a col­la­ne di per­le: sono com­po­ste da uni­tà lega­te una die­tro l’altra det­te ammi­noa­ci­di. Le strin­ghe di ami­noa­ci­di si attor­ci­glia­no e si ripie­ga­no in strut­tu­re tri­di­men­sio­na­li mol­to spe­ci­fi­che, che con­fe­ri­sco­no alle pro­tei­ne la loro fun­zio­ne. Alcu­ne diven­ta­no bloc­chi chi­mi­ci che pos­so­no crea­re musco­li, cor­na o piu­me, men­tre altre pos­so­no diven­ta­re ormo­ni o anti­cor­pi. Mol­te di esse for­ma­no gli enzi­mi, che gui­da­no le rea­zio­ni chi­mi­che del­la vita con una pre­ci­sio­ne sor­pren­den­te. Anche le pro­tei­ne che si tro­va­no sul­la super­fi­cie del­le cel­lu­le sono impor­tan­ti e fun­go­no da cana­li di comu­ni­ca­zio­ne tra la cel­lu­la e l’am­bien­te circostante.

Riu­sci­re a sti­ma­re la strut­tu­ra del­le pro­tei­ne con­sen­te quin­di di sti­mar­ne la fun­zio­ne, e di com­pren­de­re come mani­po­lar­le. Demis Has­sa­bis e John M. Jum­per han­no uti­liz­za­to con suc­ces­so l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le per pre­ve­de­re la strut­tu­ra di qua­si tut­te le pro­tei­ne cono­sciu­te, men­tre David Baker ha sfrut­ta­to que­ste tec­no­lo­gie per crea­re pro­tei­ne com­ple­ta­men­te nuo­ve, mai viste sul­la fac­cia del Pia­ne­ta. Il poten­zia­le del­le loro sco­per­te è enorme.

Il Nobel per la medi­ci­na è sta­to asse­gna­to a Vic­tor Ambros e Gary Ruv­kun, bio­lo­gi sta­tu­ni­ten­si di ori­gi­ne rispet­ti­va­men­te polac­ca ed ebrai­ca. Dopo un perio­do tra­scor­so al MIT e poi a Har­vard, Ambros (insie­me alle stu­dio­se Lee e Fein­baum) ripor­tò nel 1993 la sco­per­ta di pic­co­le mole­co­le di RNA non codi­fi­can­te (ossia che non si tra­du­ce in una pro­tei­na) all’interno di un nema­to­de, o ver­me cilin­dri­co. Que­sto tipo di mole­co­la sareb­be sta­to poi bat­tez­za­to microR­NAmiR­NA.
Nel­lo stes­so perio­do, Ruv­kun sco­prì le inte­ra­zio­ni fra que­ste mole­co­le e l’RNA mes­sag­ge­ro (mRNA), fon­da­men­ta­le nel­la sin­te­si pro­tei­ca a par­ti­re dal DNA e che il gran­de pub­bli­co ha impa­ra­to a cono­sce­re anche gra­zie ad alcu­ni vac­ci­ni duran­te la pan­de­mia da COVID-19.
Nel 2000, Ruv­kun e il suo team han­no ripor­ta­to la sco­per­ta di un’ulteriore mole­co­la di microR­NA nel nematode.

Come affer­ma il comu­ni­ca­to stam­pa dell’Assemblea Nobel, la sco­per­ta del microR­NA è par­ti­co­lar­men­te rile­van­te in vir­tù del ruo­lo assun­to dal­la rego­la­zio­ne geni­ca nell’insorgere di can­cri, dia­be­te e malat­tie autoimmuni.

Il Nobel per le scien­ze eco­no­mi­che è infi­ne anda­to al trio di eco­no­mi­sti Daron Ace­moğ­lu (tur­co-ame­ri­ca­no di ori­gi­ne arme­na, oggi al MIT), Simon John­son (bri­tan­ni­co-ame­ri­ca­no) e James A. Robin­son (bri­tan­ni­co).
Il pre­mio è sta­to asse­gna­to ai tre stu­dio­si in fun­zio­ne del­le loro ana­li­si com­pa­ra­te sul­la nasci­ta del­le isti­tu­zio­ni e su come que­ste influen­zi­no la ricchezza.
Ace­moğ­lu, Robin­son e John­son han­no sto­ri­ca­men­te col­la­bo­ra­to mol­to: i pri­mi due han­no scrit­to nel 2012 Why nations fail, sin­te­si dei loro stu­di sul­la cre­sci­ta eco­no­mi­ca e su alcu­ni casi spe­ci­fi­ci in Afri­ca e Ame­ri­ca Latina.
Ace­moğ­lu è spes­so descrit­to come un cen­tri­sta, soste­ni­to­re di un’economia di mer­ca­to (per quan­to rego­la­men­ta­ta). John­son ha avu­to un ruo­lo api­ca­le nel Fon­do Mone­ta­rio Inter­na­zio­na­le nel perio­do del­la cri­si del 2007–2008, in cui il FMI è sta­to spes­so cri­ti­ca­to; lo stu­dio­so ha anche fat­to par­te del team che ha super­vi­sio­na­to alcu­ni aspet­ti del­la tran­si­zio­ne pre­si­den­zia­le da Trump a Biden nel 2020–2021.

I tre eco­no­mi­sti, nell’articolo del 2022 inti­to­la­to Non-Moder­ni­za­tion, han­no dura­men­te cri­ti­ca­to la teo­ria del­la moder­niz­za­zio­ne, secon­do cui a uno svi­lup­po del pro­gres­so eco­no­mi­co cor­ri­spon­de­reb­be in manie­ra diret­ta la demo­cra­tiz­za­zio­ne del­le istituzioni.

Arti­co­lo di Ali­ce Poz­zo­li, Danie­le Di Bel­la, Eli­sa Basi­li­co, Matil­de Eli­sa Sala e Miche­le Cacciapuoti

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