BookAdvisor, consigli di lettura di ottobre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Bor­go Sud, Dona­tel­la di Pie­tran­to­nio (Einau­di) – recen­sio­ne di Vit­to­ria Menga

«Adria­na era così. Si immer­ge­va nel­la mel­ma e ne usci­va can­di­da». Mol­te meta­fo­re ven­go­no uti­liz­za­te per descri­ve­re Adria­na, pro­ta­go­ni­sta espli­ci­ta del rac­con­to, dal­la sorel­la, voce nar­ran­te e attri­ce silen­zio­sa del roman­zo. Bor­go Sud, uno dei testi più recen­ti scrit­ti da Dona­tel­la di Pie­tran­to­nio, recen­te­men­te vin­ci­tri­ce dell’ultima edi­zio­ne del Pre­mio Stre­ga, è il rac­con­to cau­to e neb­bio­so dell’Abruzzo, del­la sto­ria di due sorel­le com­pli­ci ma non fino in fon­do, del­la cit­tà di Pesca­ra e dei suoi abi­tan­ti, del mare d’inverno e di veri­tà non trop­po gri­da­te. La sto­ria comin­cia con una noti­zia ina­spet­ta­ta dai toni tetri, a cau­sa del­la qua­le la pro­ta­go­ni­sta è costret­ta a tor­na­re in Ita­lia dal­la sere­ni­tà e dall’appagamento del pae­se di Gre­no­ble, pae­se del­la Fran­cia sudo­rien­ta­le. La noti­zia riguar­da pro­prio la sorel­la Adria­na, e fa riap­pa­ri­re nel­la men­te e nei ricor­di di chi scio­glie la matas­sa dei fat­ti situa­zio­ni e per­so­ne ormai cam­bia­te del tut­to, lon­ta­ne dagli echi del­la gio­ven­tù e tut­ta­via vici­ne, appar­te­nen­ti a quell’universo sta­ti­co in cui gra­vi­ta lo stes­so Bor­go Sud, quar­tie­re mari­na­ro di Pesca­ra, mon­do dif­fi­den­te nei con­fron­ti di chi non lo cono­sce. Leg­ge­re Bor­go Sud è come immer­ger­si in una stan­za ovat­ta­ta, dal­la qua­le gli uni­ci suo­ni udi­bi­li appar­ten­go­no alle cru­de lace­ra­zio­ni che il roman­zo pre­sen­ta, frut­to del deli­ca­to distri­car­si di alcu­ni fra i più com­pli­ca­ti rap­por­ti uma­ni: quel­lo fra madre e figlia e quel­lo fra sorel­le, tra la pro­ta­go­ni­sta e Adria­na, “orfa­na di due fami­glie” e peren­ne­men­te in fuga, spi­ri­to irre­quie­to e indo­ma­bi­le. Dona­tel­la di Pie­tran­to­nio trat­teg­gia i suoi per­so­nag­gi con dolo­ro­sa vita­li­tà, col­lo­can­do­li entro situa­zio­ni in cui rico­no­scer­si non è faci­le, ma attra­ver­sar­le è più comu­ne di quan­to sem­bra. Nono­stan­te la tra­ma sem­bri intri­sa di una quo­ti­dia­ni­tà e di un rim­bal­zo fra pre­sen­te e pas­sa­to mol­to linea­ri, qua­si piat­ti, il roman­zo si impo­ne con espres­si­vi­tà al let­to­re, lascian­do anche un imper­cet­ti­bi­le sen­so di vuo­to una vol­ta gira­ta l’ultima pagi­na, qua­si come se un fram­men­to di noi gal­leg­gias­se ora e per sem­pre den­tro Bor­go Sud.


Ero­ti­ca dei sen­ti­men­ti, Mau­ra Gan­ci­ta­no (Einau­di) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

Per anco­ra trop­pe per­so­ne l’educazione rice­vu­ta è sta­ta impa­ra­re a rive­sti­re un ruo­lo, un model­lo, una serie di rego­le da rispet­ta­re, un gala­teo; Mau­ra Gan­ci­ta­no ci ricor­da come edu­ca­re deb­ba signi­fi­ca­re per­met­te­re alla per­so­na di sco­pri­re chi è a suo modo, uni­co e diver­so dagli altri. Per un geni­to­re non è auspi­ca­bi­le che la pro­le sia esat­ta­men­te come loro (a meno che lo voglia­no), per­ché l’importante è che cre­sca­no cono­scen­do le pro­prie capa­ci­tà e i pro­pri inte­res­si. In que­sto sen­so rico­no­sce­re emo­zio­ni, pul­sio­ni e sen­ti­men­ti non è un per­cor­so ugua­le per tut­tə, ma è impor­tan­te per rela­zio­nar­si con lə altrə. Per dir­la con le paro­la del sag­gio, «non si può trac­cia­re il per­cor­so di un’altra per­so­na, né ave­re il con­trol­lo sul­la sua edu­ca­zio­ne sen­ti­men­ta­le, anche quan­do ver­so quel­la per­so­na si han­no pote­re e respon­sa­bi­li­tà». A ogni modo l’idea del gala­teo vie­ne inse­gna­ta cre­den­do che in que­sto modo la per­so­na sarà in gra­do di com­por­tar­si “a modo”, come se ubbi­di­re a dei pre­cet­ti pos­sa aiu­ta­re a fio­ri­re ver­so chi sia­mo dav­ve­ro, cosa voglia­mo e cosa pre­fe­ria­mo. Come pos­sia­mo con­trol­la­re in modo così pre­ci­so qual­co­sa di inti­mo e per­so­na­le? È fon­da­men­ta­le rico­no­sce­re le pro­prie emo­zio­ni, per sape­re cosa si desi­de­ra e cosa no, quan­do dire sì in modo sin­ce­ro e quan­do por­re dei limi­ti. Per inte­ra­gi­re con il resto del mon­do dob­bia­mo esse­re con­sa­pe­vo­li di ciò che pro­via­mo e dob­bia­mo riu­sci­re ad ester­nar­lo in modi che non leda­no la liber­tà del­le altre per­so­ne. Sot­to­li­neia­mo que­sto pas­sag­gio, in quan­to feno­me­ni come la vio­len­za di gene­re nasco­no da per­so­ne che non san­no gesti­re le emo­zio­ni lega­te alla rab­bia e sono abi­tua­te a sfo­gar­le con moda­li­tà che ledo­no gli altri. L’educazione sen­ti­men­ta­le è, quin­di, «met­te­re in discus­sio­ne l’idea di nor­ma­li­tà e offri­re stru­men­ti ade­gua­ti per la sco­per­ta del­la pro­pria uni­ci­tà, la cura di sé e del­la pro­pria salu­te men­ta­le, sen­za cen­su­rar­si né nascon­de­re i pro­pri desi­de­ri». Mau­ra Gan­ci­ta­no, scrit­tri­ce e filo­so­fa, nel sag­gio pone una serie di doman­de come pun­ti in un per­cor­so ragio­na­to ver­so la costru­zio­ne di un para­dig­ma dell’educazione sen­ti­men­ta­le: Cosa sono le emo­zio­ni? Pos­sia­mo cam­bia­re? Gli ste­reo­ti­pi ser­vo­no a qual­co­sa? Oppu­re anco­ra, come avvie­ne lo svi­lup­po nor­ma­ti­vo? È tut­ta col­pa dei social? L’educazione sen­ti­men­ta­le è una que­stio­ne poli­ti­ca? L’Italia è uno dei pochi Pae­si in cui non esi­ste l’educazione affet­ti­va o sen­ti­men­ta­le, addi­rit­tu­ra si crea­no del­le leg­gi ad hoc per allon­ta­na­re la spa­ven­to­sa “teo­ria gen­der”. È anche per moti­vi come que­sto che il sag­gio di Gan­ci­ta­no è impor­tan­te, per­ché tut­to ciò che lei spie­ga con una chia­rez­za da manua­le lo abbia­mo sco­per­to sol­tan­to andan­do in tera­pia e, for­se, voglia­mo cer­ca­re di esse­re miglio­ri di chi ci ha cre­sciu­to sen­za gli stru­men­ti adat­ti a ragio­na­re sull’educazione sen­ti­men­ta­le. 


Riot. Amo­re e lot­ta, Edith Joy­ce (Magaz­zi­ni Sala­ni) – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese

Vive­re tra i disor­di­ni del Bog­si­de, a Der­ry, quar­tie­re deva­sta­to dal­la guer­ra, signi­fi­ca abi­tuar­si al dolo­re e alla vio­len­za, ma anche tro­va­re lega­mi indis­so­lu­bi­li. Saoir­se, Orla, Aidan e Cil­lian sono cre­sciu­ti tra pro­iet­ti­li e bar­ri­ca­te, e insie­me affron­ta­no un mon­do che sem­bra non lascia­re spa­zio all’in­no­cen­za. La loro infan­zia è segna­ta da sol­da­ti e molo­tov, e il per­cor­so ver­so l’e­tà adul­ta si fon­de ine­vi­ta­bil­men­te con la lot­ta per la liber­tà e la soprav­vi­ven­za. La capa­ci­tà dell’autrice di mesco­la­re abil­men­te il roman­zo di for­ma­zio­ne con il dram­ma sto­ri­co emer­ge nell’ambientazione del­l’Ir­lan­da del Nord degli anni ’60, uno dei perio­di più tumul­tuo­si del­la sua sto­ria: i Trou­bles. La ricer­ca sto­ri­ca e l’attenzione ai det­ta­gli tra­spa­io­no in ogni pagi­na, facen­do immer­ge­re il let­to­re non solo nel­le vite dei pro­ta­go­ni­sti, ma anche nel con­te­sto poli­ti­co e socia­le del­l’e­po­ca che, sep­pur ama­ri, sono rac­con­ta­ti con gran­de cura e rispet­to. Nel roman­zo si rie­sce a cat­tu­ra­re con gran­de sen­si­bi­li­tà l’in­trec­cio di spe­ran­za e per­di­ta, descri­ven­do un mon­do in cui la sof­fe­ren­za è una costan­te, ma l’af­fet­to tra i pro­ta­go­ni­sti con­ce­de momen­ti di respi­ro e uma­ni­tà. Ogni capi­to­lo è un sal­to tra la dol­cez­za di un lega­me fra­ter­no e l’or­ro­re del­la guer­ra, man­te­nen­do in bili­co i let­to­ri con for­ti emo­zio­ni. Le descri­zio­ni del­la lot­ta, sia inter­na che ester­na, ren­do­no la let­tu­ra inten­sa e coin­vol­gen­te, men­tre i temi trat­ta­ti – dal­l’a­mo­re alla mor­te, pas­san­do per la resi­sten­za – sono affron­ta­ti con deli­ca­tez­za e rea­li­smo, ren­den­do que­sto roman­zo adat­to tan­to ai gio­va­ni let­to­ri quan­to agli adul­ti. Uno dei pun­ti di for­za di Riot è sen­za dub­bio l’a­mo­re evi­den­te che Edith Joy­ce nutre per l’Ir­lan­da e la sua sto­ria. La scrit­tu­ra flui­da e i capi­to­li bre­vi ren­do­no il roman­zo scor­re­vo­le e pia­ce­vo­le da leg­ge­re, nono­stan­te la com­ples­si­tà del­le vicen­de nar­ra­te e le emo­zio­ni che susci­ta sia­no tut­t’al­tro che super­fi­cia­li. Il roman­zo lascia un’im­pres­sio­ne pro­fon­da, met­ten­do in luce l’im­por­tan­za di non arren­der­si mai. Il desi­de­rio di un futu­ro miglio­re diven­ta il moto­re di que­sta sto­ria, invi­tan­do a riflet­te­re su cosa signi­fi­chi dav­ve­ro cre­sce­re in tem­pi di guer­ra. La chia­ve di let­tu­ra rega­la uno sguar­do inti­mo su un perio­do sto­ri­co com­ples­so e sul­le vite dei gio­va­ni pro­ta­go­ni­sti, ricor­dan­do che, nono­stan­te la cru­dez­za del con­te­sto, è pos­si­bi­le tro­va­re slan­ci di soli­da­rie­tà che illu­mi­na­no anche gli ango­li più tene­bro­si del­la vita. 


La quat­tor­di­ce­si­ma let­te­ra, Clai­re Evans (Neri Poz­za) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Giu­gno 1881. A Lon­dra, Phoe­be Stan­bu­ry è pron­ta a par­te­ci­pa­re alla sua festa di fidan­za­men­to con il pro­mes­so spo­so Ben­ja­min Ray­craft, uomo facol­to­so appar­ten­te a una del­le fami­glie più impor­tan­ti del­la cit­tà. La feli­ci­tà e il diver­ti­men­to di que­sta festa ven­go­no pre­sto inter­rot­ti: un uomo nudo e arma­to si fa stra­da tra la fol­la, rag­giun­ge Phoe­be e le taglia la gola davan­ti a tut­ti. Nes­su­no, appa­ren­te­men­te, sa chi sia. Il gior­no suc­ces­si­vo il gio­va­ne Wil­liam Lamb, aspi­ran­te socio del­lo stu­dio dell’avvocato Brid­ge, deci­de di recar­si a casa di un loro clien­te, Ambro­se Hab­bor­lain. L’incontro però non va come spe­ra­to, Hab­bor­lain sem­bra stra­no e ini­zia a dire cose com­ple­ta­men­te sen­za sen­so, come que­sto mes­sag­gio, che chie­de a Wil­liam di rife­ri­re «dite a Brid­ge che il Cer­ca­to­re sa». Nel momen­to in cui Wil­liam ripor­ta il mes­sag­gio la rea­zio­ne non è affat­to quel­la che si aspet­ta­va: Brid­ge è spa­ven­ta­to e gli affi­da, in fret­ta e furia, un cofa­net­to che ha inci­so sul coper­chio set­te cer­chi con al cen­tro un otta­vo. L’unica rac­co­man­da­zio­ne che gli lascia è di non far­ne paro­la con nessuno.Nel giro di pochi gior­ni si con­su­ma un gial­lo avvin­cen­te e fuo­ri dagli sche­mi. Lon­dra e alcu­ni dei suoi abi­tan­ti nascon­do­no gran­di segre­ti, che Wil­liam, con l’aiuto di qual­che per­so­na ina­spet­ta­ta, è deter­mi­na­to a sco­pri­re. Il perio­do vit­to­ria­no sem­bra l’ambientazione per­fet­ta per una tra­ma com­ples­sa, nel­la qua­le si cer­ca­no di inse­ri­re anche del­le tema­ti­che impor­tan­ti. Tan­ti, tan­tis­si­mi intrec­ci, a vol­te disper­si­vi, domi­na­no i capi­to­li e all’inizio risul­ta abba­stan­za fati­co­so cer­ca­re di entra­re nel­la sto­ria. Una vol­ta però supe­ra­ta la pri­ma par­te, il roman­zo pro­ce­de, una sco­per­ta dopo l’altra, e sarà impos­si­bi­le posar­lo sen­za aver­lo pri­ma concluso.



Bed & break­fa­st and books. Il club del libro alla fine del mon­do, Fri­da Sky­bäck (Giun­ti) – recen­sio­ne di Miche­la De Marchi 

L’autrice sve­de­se Fri­da Sky­bäck tor­na sul­la sce­na ita­lia­na con Bed & break­fa­st and books. Il club del libro alla fine del mon­do. Dopo il suc­ces­so del­la Pic­co­la libre­ria sul Tami­gi, i let­to­ri potran­no immer­ger­si nuo­va­men­te in una sto­ria ric­ca di emo­zio­ni e col­pi di sce­na, seguen­do due linee tem­po­ra­li, il pas­sa­to e il pre­sen­te. Al cen­tro del­la vicen­da vi sono due sorel­le: Patri­cia, una don­na di mez­za età che vive nel­la fat­to­ria di fami­glia a Char­lot­te­svil­le, e Made­lei­ne, scom­par­sa 32 anni pri­ma, men­tre si tro­va­va a Ljus­skär, loca­li­tà di mare del­la Sve­zia, come volon­ta­ria in una chie­sa loca­le. La vita di Patri­cia è carat­te­riz­za­ta da mono­to­nia e ama­rez­za, per­ché non è mai riu­sci­ta a dare una rispo­sta alla spa­ri­zio­ne del­la sorel­la: non ha lascia­to nes­su­na trac­cia di sé e duran­te gli anni le doman­de sul­le cir­co­stan­ze dell’accaduto sono aumen­ta­te. Cos’è suc­ces­so quel­la sera? Dov’è anda­ta? È anco­ra viva? Le spe­ran­ze di Patri­cia si affie­vo­li­sco­no sem­pre di più, ma un gior­no ina­spet­ta­ta­men­te rice­ve una let­te­ra ano­ni­ma con den­tro un col­la­ni­na d’argento e un cion­do­lo a for­ma di nota musi­ca­le. L’accessorio ripor­ta a gal­la pen­sie­ri dolo­ro­si per­ché era un rega­lo fat­to a Made­lei­ne poco pri­ma del­la par­ten­za. Così Patri­cia deci­de di par­ti­re per Ljus­skär con la spe­ran­za di otte­ne­re qual­che rispo­sta. Duran­te la sua per­ma­nen­za nel­la cit­ta­di­na, allog­gia al Bed & Break­fa­st and Books, gesti­to da Mona, un’anziana signo­ra che si impe­gna per man­te­ne­re in pie­di la sua atti­vi­tà. È pro­prio all’hotel che Patri­cia entra in con­tat­to con Eri­ka, figlia di Mona, e un grup­po di signo­re che fan­no par­te di un club del libro: intrec­cian­do sto­rie per­so­na­li, discus­sio­ne let­te­ra­rie, con­si­gli d’amore e ritor­ni dal pas­sa­to, Patri­cia riu­sci­rà a fare chia­rez­za sul miste­ro che aleg­gia intor­no alla scom­par­sa di Made­lei­ne. Sky­bäck è in gra­do di far­ci appas­sio­na­re a un roman­zo e di far­ci imme­de­si­ma­re nei per­so­nag­gi del rac­con­to. Le don­ne sono al cen­tro del­la sto­ria, han­no le pro­prie dif­fi­col­tà e rie­sco­no ad ave­re una cre­sci­ta per­so­na­le con il pro­gre­di­re del­la nar­ra­zio­ne: ci mostra­no come ognu­no di noi può emer­ge­re nel pro­prio con­te­sto e dare un aiu­to per cam­bia­re la socie­tà. Una scrit­tu­ra sem­pli­ce e avvin­cen­te che farà rima­ne­re il let­to­re incol­la­to alle pagi­ne del libro.

Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
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Studio Lettere, mentre aspetto ancora la mia lettera per Hogwarts. Osservo il mondo con occhi curiosi e un pizzico di ironia, perdendomi spesso tra le pagine di un buon libro o le scene di un film. Scrivo, perché credo che le parole siano lo strumento più potente che abbiamo.

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