Giradischi, dischi di settembre

Giradischi, gli album consigliati d'ottobre

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti

Mila­no Angels, Shi­va

“Il più sicu­ro ma più dif­fi­cil mez­zo di pre­ve­ni­re i delit­ti si è di per­fe­zio­na­re l’educazione” dice­va Cese­re Bec­ca­ria. Ma per­ché mai sco­mo­dar­lo? Del resto stia­mo solo intro­du­cen­do il disco di un ragaz­zo appe­na ven­ti­cin­quen­ne. La sto­ria di Shi­va non è da sot­to­va­lu­ta­re, l’ar­re­sto e la con­dan­na in pri­mo gra­do dopo i fat­ti del luglio 2023, han­no riscrit­to più di una vita, non solo quel­la del­l’ar­ti­sta coin­vol­to. Come può esser­ci pre­ven­zio­ne sen­za edu­ca­zio­ne? Chi nasce sui mar­cia­pie­di spes­so non ha mai avu­to model­li posi­ti­vi; se la fami­glia non c’è e lo sta­to è assen­te, saran­no altri ad edu­ca­re, di cer­to non per pre­ve­ni­re dei cri­mi­ni, ma for­se per com­met­ter­li. Shi­va lo sa bene, seb­be­ne nel suo nuo­vo disco “Mila­no Angels”, la riven­di­ca­zio­ne del­le sue azio­ni sia sem­pre ben espli­ci­ta. “Sono un miscu­glio di pote­re e armi, poe­sia, dolo­re, rumo­re di spa­de”, uno scon­tro tra pisto­le, ver­si e sof­fe­ren­za che vor­rem­mo non esi­stes­se in un mon­do per­fet­to, ma che è rifles­so del­la socie­tà in cui vivia­mo e va per que­sto rac­con­ta­to. Shi­va uti­liz­za osses­si­va­men­te un lin­guag­gio bel­li­co­so che si con­fron­ta non casual­men­te con il tito­lo del disco, in cui sono gli ange­li ad esse­re pro­ta­go­ni­sti. Ange­li che non han­no pro­tet­to Andrea duran­te la sua vita ma che for­se avran­no un occhio di riguar­do per suo figlio Dra­co. Ed è qui che ritor­na il tema del­l’e­du­ca­zio­ne: è pro­prio Shi­va a voler spez­za­re la cate­na di san­t’An­to­nio e tene­re lon­ta­no suo figlio da quei mar­cia­pie­di. Che sia pro­prio lui il suo ange­lo custode?


Locu­ra, Lazza

Una Locu­ra, una fol­lia, una paz­zia, ma anche uno scon­tro inte­rio­re fra per­so­na e per­so­nag­gio. La pri­ma imma­gi­ne che ci è venu­ta in men­te ascol­tan­do il nuo­vo disco di Laz­za “Locu­ra”, non può che coin­ci­de­re con la coper­ti­na del­lo stes­so disco: un tri­bu­to a Goya e al con­cet­to del­la Tau­ro­ma­chia (ter­mi­ne che nel­l’u­so gre­co indi­ca­va un com­bat­ti­men­to tra tori). In que­sto caso la lot­ta vede Jaco­po da una par­te e la fama dal­l’al­tra, la sot­to­mis­sio­ne del per­so­nag­gio alla per­so­na, riven­di­ca­ta in tut­to l’al­bum. “Sem­bra che fare suc­ces­so ren­da solo più col­pe­vo­le, e ti guar­da­no diver­so come aves­si un brut­to demo­ne” rias­su­me la fra­gi­li­tà di chi è diven­ta­to famo­so, ma non per que­sto ha risol­to le pro­prie pro­ble­ma­ti­che. Nes­su­no è ipo­cri­ta, la fama por­ta dei gran­di van­tag­gi, ma non ren­de onni­po­ten­ti e immu­ni da ogni debo­lez­za. Laz­za chie­de solo una sfor­zo nel ricor­da­re al mon­do di esse­re una per­so­na in car­ne d’os­sa, con i suoi pre­gi e i suoi difet­ti. In que­sto sen­so il suc­ces­so è sia ami­co che nemi­co del­l’ar­ti­sta, lo ren­de libe­ro e schia­vo allo stes­so tem­po, ed è for­se il moti­vo prin­ci­pa­le del­la fol­lia, chiu­sa pri­ma fra i con­fi­ni del pro­prio cer­vel­lo e poi libe­ra­ta nel­la musi­ca. Il vero obiet­ti­vo di Jaco­po è la sua uma­niz­za­zio­ne e l’uc­ci­sio­ne di ogni par­ti­cel­la di divi­smo anco­ra pre­sen­te in sé stes­so. Noi cre­dia­mo che ci sia riuscito.


The Big­ge­st Sblao, Low-Red

Hai pre­sen­te quan­do hai festeg­gia­to il tuo com­plean­no e gli ospi­ti ini­zia­no a salu­tar­ti? Quan­do vedi la tua casa svuo­tar­si len­ta­men­te fino a rima­ne­re soli, con i segni del­la festa anco­ra sul pavi­men­to, spor­co di alcool e imbrat­ta­to di ara­chi­di cal­pe­sta­ti? Beh è esat­ta­men­te lì che potre­sti pro­va­re un sen­ti­men­to di tri­stez­za, di malin­co­nia, un abbas­sa­men­to del­la sero­to­ni­na, che ti fa cade­re nel buio e nel miste­ro del­la not­te. Low-Red ci ha descrit­to pro­prio que­sta sen­sa­zio­ne in varie par­ti del suo nuo­vo disco “The Big­ge­st Sblao”, ma soprat­tut­to nel­la trac­cia “Fine del par­ty”. Que­sto discor­so lo si potreb­be ricol­le­ga­re a tut­ti gli ambi­ti del­la vita: la con­clu­sio­ne di qual­co­sa spes­so coin­ci­de con un pic­co­lo lut­to, e in que­sto caso anche l’u­sci­ta di un disco potreb­be lascia­re lo stes­so effet­to. Low-Red al suo inter­no ci con­ce­de poco alla vol­ta pic­co­le trac­ce del­la sua sfe­ra per­so­na­le, rac­con­tan­do­ci que­sto e altro, in par­ti­co­la­re del­la Sar­de­gna, regio­ne sem­pre pre­sen­te in qua­si tut­ti i suoi bra­ni. Un ambien­te rico­strui­to con un’im­ma­gi­ne qua­si foto­gra­fi­ca, com­po­sta da fami­glie umi­li e appar­ta­men­ti umi­di, che non a caso ven­go­no ricol­le­ga­ti al muschio. Mario riven­di­ca social­men­te la sua sca­la­ta, dai vico­li stret­ti fino alle metro­po­li, con tut­te le con­se­guen­ze del caso. La cre­sci­ta musi­ca­le e per­so­na­le com­ba­cia infat­ti anche con una pro­gres­si­va disil­lu­sio­ne nel cam­bia­re un mon­do che si sta scio­glien­do, dove la cosa più impor­tan­te è sal­va­re sè stes­si e la pro­pria fami­glia, anche attra­ver­so i sol­di gua­da­gna­ti con la musi­ca. Il colo­ri­to del­le ban­co­no­te, il ver­de, che dà tono a tut­to il disco, coin­ci­de non casual­men­te con quel­lo del muschio, ma anche con il colo­re del­la spe­ran­za, che per quan­to non sia mai sim­bo­li­ca­men­te rap­pre­sen­ta­ta nel­le rime, è sta­ta anche il moto­re di chi ci ha sem­pre cre­du­to ed è riu­sci­to a svol­ta­re la pro­pria vita con nul­la in tasca.


Leg­gen­da­rio, Side Baby

Nel­la sto­ria le leg­gen­de e i miti sono spes­so ser­vi­te per raf­for­za­re l’i­den­ti­tà di un popo­lo o per giu­sti­fi­car­ne una cer­ta discen­den­za. Lo stes­so ha cer­ca­to di fare Side baby con il suo nuo­vo disco “leg­gen­da­rio”, tito­lo azzec­ca­to e cari­co di ico­ni­ci­tà per uno dei padri fon­da­to­ri del­la trap ita­lia­na. Side con que­sto pro­get­to, oltre a rimar­ca­re quel­li che sono i temi tipi­ci del suo gene­re musi­ca­le, vuo­le ren­de­re il suo quar­tie­re e la sua zona, Testac­cio e Tra­ste­ve­re, cen­tra­li, come se fos­se­ro l’am­bien­ta­zio­ne mito­lo­gi­ca di una vera sto­ria mil­le­na­ria. Il nome di Side baby, Artu­ro, si va a inca­stra­re per­fet­ta­men­te con il tema del­la leg­gen­da, ricol­le­gan­do­si istin­ti­va­men­te alla vicen­da di re Artù e del­la spa­da nel­la roc­cia. Una spa­da che solo Side ha la for­za di pren­de­re in mano, per diven­ta­re sim­bo­li­ca­men­te “L’ot­ta­vo re di Roma”, così come Artù diven­ne re d’In­ghil­ter­ra. “Quan­do muo­io, avrò una tar­ga sul muro nel­la mia via” è for­se il modo più inti­mo e street per far­si ricor­da­re nel­la ter­ra che ti ha cresciuto. 


Moon Music, Cold­play – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

È usci­to il 4 otto­bre Moon Music il deci­mo album dei Cold­play. Come sug­ge­ri­to dal tito­lo, il disco pro­se­gue sul­le stes­se note del pre­ce­den­te, Music of the Sphe­res: lo spa­zio e i pia­ne­ti domi­na­no anche que­sta vol­ta. Fin dal­la pri­ma trac­cia venia­mo por­ta­ti in un mon­do altro, oni­ri­co, un luo­go vuo­to e silen­zio­so nel qua­le risuo­na solo la musi­ca, per poi pas­sa­re, qua­si sen­za accor­ger­se­ne, alle paro­le. Il disco spa­zia mol­to, da can­zo­ni tipi­ca­men­te “alla Cold­play” come feel­sli­keim­fal­lin­gin­lo­ve e la bal­lad All my love, a suo­ni diver­si e alter­na­ti­vi, come quel­li che si ascol­ta­no in We PrayAeter­na. Che i Cold­play negli anni si sia­no spo­sta­ti sem­pre di più ver­so il pop è abba­stan­za evi­den­te. I fan sto­ri­ci spes­so lamen­ta­no il cam­bia­men­to del loro sound e la scrit­tu­ra di melo­die e testi deci­sa­men­te mol­to lon­ta­ni da alcu­ni dei loro più gran­di suc­ces­si. Que­sta nuo­va stra­da sem­bra però fun­zio­na­re per la band e que­sto album ne è la con­fer­ma: intrat­tie­ne, emo­zio­na, fa bal­la­re e sogna­re. Il mes­sag­gio che le die­ci can­zo­ni del disco voglio­no tra­smet­te­re, con­fer­ma­to anche da Chris Mar­tin, sem­bra esse­re che è l’amore la rispo­sta miglio­re alle lot­te, per­so­na­li e non. Godia­mo­ci allo­ra tut­ta la posi­ti­vi­tà che que­sto album cer­ca di tra­smet­ter­ci, in atte­sa dei pros­si­mi – da quel che sap­pia­mo ora – ulti­mi due pro­get­ti del­la band. 

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Leonardo Donatiello
Lau­rea­to in sto­ria, attual­men­te fre­quen­to la facol­tà di scien­ze sto­ri­che. Mi repu­to una per­so­na paca­ta e tran­quil­la, ma stra­na­men­te mi attrae il disor­di­ne. Non è dun­que un caso che io sia un gran­de fan del­la Pri­ma repub­bli­ca. Nel tem­po libe­ro mi occu­po di poli­ti­ca e sport prin­ci­pal­men­te, ma ho anche un debo­le per la musi­ca hip hop.

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