I siti del patrimonio mondiale che potremmo perdere a causa del riscaldamento globale (se non ci diamo una mossa)

La cri­si glo­ba­le dovu­ta al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co richie­de sem­pre più una rispo­sta col­let­ti­va e urgen­te. Le tem­pe­ra­tu­re in aumen­to, il livel­lo del mare in cre­sci­ta, la deser­ti­fi­ca­zio­ne e gli even­ti meteo­ro­lo­gi­ci estre­mi sono solo alcu­ne del­le mani­fe­sta­zio­ni di que­sto feno­me­no, che met­te in peri­co­lo sia i siti natu­ra­li che quel­li cul­tu­ra­li tute­la­ti a livel­lo inter­na­zio­na­le.
Il Patri­mo­nio Mon­dia­le, isti­tui­to dall’UNESCO, è un elen­co di siti di ecce­zio­na­le valo­re uni­ver­sa­le, scel­ti per la loro rile­van­za cul­tu­ra­le o natu­ra­le. Que­sti luo­ghi rap­pre­sen­ta­no i teso­ri più pre­zio­si del nostro pia­ne­ta, e il loro rico­no­sci­men­to ha l’obiettivo di pre­ser­var­ne l’integrità per le gene­ra­zio­ni future.

Tuttavia, il cambiamento climatico agisce rapidamente e non risparmia nemmeno i gioielli più splendenti del nostro pianeta, come i siti patrimonio dell’umanità.

Inger Ander­sen, diret­tri­ce gene­ra­le del­l’U­nio­ne Inter­na­zio­na­le per la Con­ser­va­zio­ne del­la Natu­ra (IUCN), ha infat­ti sot­to­li­nea­to che, tra il 2014 e il 2017, il nume­ro di luo­ghi natu­ra­li iscrit­ti nel­la lista e minac­cia­ti dagli effet­ti cli­ma­ti­ci è qua­si rad­dop­pia­to, pas­san­do da 35 a 62. Que­sto dram­ma­ti­co incre­men­to dimo­stra quan­to sia urgen­te inter­ve­ni­re.
Un esem­pio signi­fi­ca­ti­vo di que­ste pro­ble­ma­ti­che è rap­pre­sen­ta­to da uno dei luo­ghi più straor­di­na­ri appar­te­nen­ti al patri­mo­nio mon­dia­le: i Siti archeo­lo­gi­ci di Petra in Gior­da­nia, cele­bri per le loro straor­di­na­rie fac­cia­te scol­pi­te nel­la roc­cia. L’au­men­to del­le piog­ge tor­ren­zia­li e degli even­ti meteo­ro­lo­gi­ci estre­mi acce­le­ra l’erosione del­le deli­ca­te strut­tu­re scol­pi­te nel­la pie­tra are­na­ria, alte­ran­do l’in­te­gri­tà del­le roc­ce e com­pro­met­ten­do quin­di irre­pa­ra­bil­men­te il futu­ro di que­sto sito mil­le­na­rio. Inol­tre, le inon­da­zio­ni che inte­res­sa­no la zona di Wadi Musa, il vil­lag­gio che fun­ge da por­ta d’ac­ces­so a Petra, sono tra le più peri­co­lo­se, poi­ché la zona è carat­te­riz­za­ta da un ter­re­no mon­tuo­so e da un siste­ma idro­gra­fi­co che può cau­sa­re rapi­di alla­ga­men­ti. Con i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci in atto, even­ti che un tem­po si veri­fi­ca­va­no solo una vol­ta ogni seco­lo, come le deva­stan­ti allu­vio­ni che col­pi­ro­no Petra nel 1963, potreb­be­ro diven­ta­re sem­pre più fre­quen­ti. Infat­ti, si sti­ma che entro il 2050 le pre­ci­pi­ta­zio­ni nel­la regio­ne pos­sa­no aumen­ta­re fino al 40%.


D’altro can­to, il Palaz­zo e i Giar­di­ni di Sans­sou­ci, a Potsdam (Ger­ma­nia), affron­ta­no un altro tipo di minac­cia cli­ma­ti­ca. Michael Roh­de, diret­to­re dei giar­di­ni del­la Fon­da­zio­ne dei Palaz­zi e Giar­di­ni prus­sia­ni, ha sot­to­li­nea­to come negli ulti­mi die­ci anni i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci abbia­no cau­sa­to dan­ni sem­pre più gra­vi a que­sto sito sto­ri­co: la ridu­zio­ne del­le pre­ci­pi­ta­zio­ni, l’au­men­to del­le tem­pe­ra­tu­re e il pro­sciu­ga­men­to del­le fal­de acqui­fe­re stan­no met­ten­do a dura pro­va la soprav­vi­ven­za del­la vege­ta­zio­ne. L’ulteriore abbas­sa­men­to dei livel­li del­le acque sot­ter­ra­nee, per esem­pio, ren­de gli albe­ri più vul­ne­ra­bi­li agli attac­chi di fun­ghi e inset­ti, aggra­van­do la situa­zio­ne.
Per fron­teg­gia­re que­sto sce­na­rio pre­oc­cu­pan­te, nel 2021 l’U­NE­SCO è inter­ve­nu­ta pub­bli­can­do un docu­men­to per for­ni­re nuo­ve risor­se e stra­te­gie vol­te ad aiu­ta­re le comu­ni­tà a miti­ga­re gli effet­ti dei cam­bia­men­ti climatici.

Non sono solo i siti culturali, ad essere in pericolo: tra giugno e agosto 2023 si è registrato, a livello globale, il periodo più caldo mai registrato e il numero di siti naturali danneggiati del Patrimonio Mondiale è aumentato significativamente nel corso del tempo. 


Per­si­no gli ocea­ni han­no risen­ti­to di que­sto feno­me­no, con un aumen­to del­la tem­pe­ra­tu­ra super­fi­cia­le. Infat­ti, secon­do i dati del ser­vi­zio Coper­ni­cus, la tem­pe­ra­tu­ra media super­fi­cia­le degli ocea­ni è aumen­ta­ta di cir­ca 0,6 °C rispet­to a 40 anni fa, evi­den­zian­do un chia­ro segna­le del riscal­da­men­to glo­ba­le. Que­sto ha avu­to con­se­guen­ze deva­stan­ti sugli eco­si­ste­mi mari­ni, in par­ti­co­la­re sul­le bar­rie­re coral­li­ne (come quel­le straor­di­na­rie dell’atollo di Alda­bra, del­la bar­rie­ra coral­li­na del Beli­ze e del­la Gran­de bar­rie­ra coral­li­na austra­lia­na, tut­te patri­mo­nio del­l’u­ma­ni­tà), che stan­no moren­do a cau­sa del cosid­det­to blea­ching, pre­oc­cu­pan­te feno­me­no di sbian­ca­men­to, che avvie­ne quan­do i coral­li, stres­sa­ti dal­le ele­va­te tem­pe­ra­tu­re del­l’ac­qua, espel­lo­no le alghe sim­bio­ti­che che vivo­no al loro inter­no. Que­ste alghe, fon­da­men­ta­li per la salu­te dei coral­li, for­ni­sco­no nutrien­ti e con­fe­ri­sco­no il carat­te­ri­sti­co colo­re viva­ce. Sen­za di esse, i coral­li appa­io­no sbian­ca­ti e, se le con­di­zio­ni non miglio­ra­no, pos­so­no mori­re, cau­san­do un gra­ve impat­to sugli eco­si­ste­mi marini.


Le onda­te di calo­re han­no col­pi­to anche nume­ro­se regio­ni ter­re­stri, tra cui Nord Afri­ca, Sta­ti Uni­ti cen­tra­li e meri­dio­na­li, Por­to­gal­lo, Fran­cia e Ita­lia.
Que­st’ul­ti­ma non è minac­cia­ta solo dal­la sic­ci­tà e dal­le tem­pe­ra­tu­re ele­va­te, ma anche da un’al­tra fac­cia del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co: le inon­da­zio­ni. In par­ti­co­la­re, Vene­zia e la sua lagu­na, patri­mo­nio UNESCO dal 1987, sono estre­ma­men­te vul­ne­ra­bi­li all’in­nal­za­men­to del livel­lo del mare e alle inon­da­zio­ni, sem­pre più fre­quen­ti per­ché influen­za­te pro­prio dal riscal­da­men­to glo­ba­le e dal­le sue con­se­guen­ze. Il feno­me­no del­l’ac­qua alta, ad esem­pio, cau­sa­to prin­ci­pal­men­te da vari fat­to­ri di natu­ra astro­no­mi­ca e geo­lo­gi­ca, è ali­men­ta­to dal­lo scio­gli­men­to dei ghiac­ciai e dal­l’e­span­sio­ne ter­mi­ca del­l’ac­qua e aggra­va­to dal­le maree in aumen­to a cau­sa del riscal­da­men­to glo­ba­le, che col­pi­sce con mag­gio­re inten­si­tà, rischian­do di som­mer­ge­re aree sem­pre più vaste del­la cit­tà. In que­sto con­te­sto, Vene­zia diven­ta uno dei sim­bo­li più evi­den­ti dei peri­co­li lega­ti al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. E seb­be­ne ini­zia­ti­ve come il pro­get­to MOSE sia­no sta­te svi­lup­pa­te per con­te­ne­re i dan­ni, l’in­ten­si­fi­ca­zio­ne degli even­ti estre­mi ren­de la pro­te­zio­ne del­la cit­tà una sfi­da sem­pre più com­ples­sa e urgente.


Anche i ghiac­ciai del Patri­mo­nio, sia mari­ni che ter­re­stri, non sono esen­ti dagli attac­chi del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. I ghiac­ciai del par­co nazio­na­le del Kili­man­gia­ro, e quel­li del com­ples­so Jung­frau-Ale­tsch nel­le Alpi sviz­ze­re, infat­ti, sono pro­ta­go­ni­sti di peri­co­lo­si feno­me­ni di scio­gli­men­to, così come il ghiac­cio mari­no antar­ti­co (si defi­ni­sce così una mas­sa di ghiac­cio che si for­ma sul­la super­fi­cie dell’Oceano Antar­ti­co). Que­sto ghiac­cio è fon­da­men­ta­le per il cli­ma del nostro pia­ne­ta per­ché riflet­te la luce sola­re, con­tri­buen­do a man­te­ne­re bas­se le tem­pe­ra­tu­re. Anche se il ghiac­cio mari­no antar­ti­co non segue sem­pre il mede­si­mo anda­men­to del riscal­da­men­to glo­ba­le come quel­lo del­l’Ar­ti­co, la sua dimi­nu­zio­ne può comun­que ave­re riper­cus­sio­ni sul cli­ma glo­ba­le, ren­den­do essen­zia­le moni­to­ra­re le sue varia­zio­ni nel tem­po. Infat­ti, in Antar­ti­de, le quan­ti­tà di ghiac­cio mari­no misu­ra­te quest’anno sono sta­te di mol­to infe­rio­ri rispet­to a quel­le degli anni pas­sa­ti. Già dal mag­gio dell’anno scor­so si sono rag­giun­ti livel­li mini­mi sen­za pre­ce­den­ti, sino ad arri­va­re al mini­mo sto­ri­co regi­stra­to nell’agosto 2023.


Per sal­va­re il nostro patri­mo­nio cul­tu­ra­le e natu­ra­le è fon­da­men­ta­le sen­si­bi­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca sugli impat­ti del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, che non rispar­mia nem­me­no i teso­ri più bel­li del nostro pia­ne­ta. Solo un soste­gno mon­dia­le può spin­ge­re ver­so azio­ni più deci­se per con­tra­sta­re i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci. E pre­ser­va­re l’eredità cul­tu­ra­le e natu­ra­le del pas­sa­to è un obiet­ti­vo che richie­de un cam­bia­men­to del­le men­ta­li­tà tan­to quan­to un’azione poli­ti­ca con­cre­ta, da attua­re tra­mi­te una mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za dei rischi e del­le solu­zio­ni pos­si­bi­li, al fine di assi­cu­ra­re lon­ge­vi­tà alla nostra spe­cie, e garan­ti­re alle futu­re gene­ra­zio­ni di gode­re di un Patri­mo­nio intat­to e ric­co di storia.

Con­di­vi­di:
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.

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