L’identità del Libano nel conflitto israelo-palestinese

Nel con­te­sto del con­flit­to israe­lo-pale­sti­ne­se e del­la Guer­ra di Gaza, il Liba­no rico­pre un ruo­lo pri­ma­rio. In ciò, gli avve­ni­men­ti veri­fi­ca­ti­si nel Pae­se nel­le ulti­me set­ti­ma­ne sono il cul­mi­ne di una serie di cri­ti­ci­tà che con­trad­di­stin­guo­no le rela­zio­ni tra Israe­le e Liba­no nel loro pro­fon­do, e riguar­da­no il cuo­re del­le iden­ti­tà stes­se dei due Stati.

Allo­ra, capi­re qua­li sono gli ele­men­ti iden­ti­ta­ri che carat­te­riz­za­no que­ste rela­zio­ni e che stan­no por­tan­do a dei livel­li di ten­sio­ne irre­ver­si­bi­li è vita­le per poter ave­re una visua­le com­ple­ta degli avvenimenti.

Perché Israele vede il Libano come una minaccia da annullare

Le rela­zio­ni tra Israe­le e Liba­no sono sem­pre sta­te com­ples­se. I due Pae­si si sono scon­tra­ti mili­tar­men­te più vol­te nel tem­po: dopo le dispu­te nel­la Pri­ma Guer­ra Ara­bo-Israe­lia­na del 1948 e gli attri­ti la fine degli anni ‘60 e i pri­mi anni ‘70, nel 1978 Israe­le — moti­van­do il tut­to come un’operazione di con­tra­sto ai guer­ri­glie­ri pale­sti­ne­si nel ter­ri­to­rio — inva­se il sud del Liba­no, dan­do vita a un’occupazione che ter­mi­ne­rà solo nel 2000. Nel con­te­sto del­la Guer­ra civi­le liba­ne­se, nel 1982 Israe­le pre­se il con­trol­lo dell’intero Pae­se vici­no, com­pre­sa la capi­ta­le Bei­rut. Nel 2006, in rispo­sta a un’offensiva di Hez­bol­lah, le trup­pe israe­lia­ne rag­giun­se­ro il sud del Liba­no; nel­le ope­ra­zio­ni mori­ro­no cir­ca 150 israe­lia­ni e oltre mil­le liba­ne­si, per­lo­più civili.

Ad oggi, il Liba­no non ha anco­ra rico­no­sciu­to lo Sta­to di Israe­le – fat­to che ha come con­se­guen­za la man­can­za di accor­di sul­la gestio­ne del­le fron­tie­re e la pre­sen­za del­la Linea Blu come linea di demar­ca­zio­ne fra i due Stati.

Hez­bol­lah è sicu­ra­men­te l’elemento che cau­sa l’impossibilità di dia­lo­go tra i due Pae­si. In uno Sta­to alta­men­te diver­si­fi­ca­to, in cui per leg­ge il Pre­si­den­te è cri­stia­no, il Pri­mo mini­stro musul­ma­no sun­ni­ta e il Pre­si­den­te del par­la­men­to musul­ma­no sun­ni­ta, la cre­sci­ta di Hez­bol­lah a par­ti­re dagli anni ’80 ha cau­sa­to note­vo­li squilibri. 

Hez­bol­lah è un grup­po estre­mi­sta scii­ta ed è con­si­de­ra­to il pos­ses­so­re del più gran­de arse­na­le mili­ta­re non-sta­ta­le al mon­do; esso agi­sce come par­ti­to poli­ti­co in Liba­no nono­stan­te il vasto rico­no­sci­men­to del suo carat­te­re di orga­niz­za­zio­ne ter­ro­ri­sti­ca nel­la real­tà inter­na­zio­na­le. Le opi­nio­ni sul grup­po si divi­do­no all’interno del Liba­no, ma è un fat­to che il suo sup­por­to, sto­ri­ca­men­te for­te tra gli scii­ti, è alta­men­te cre­sciu­to anche tra gli altri grup­pi etni­co-reli­gio­ni del Pae­se a par­ti­re dal­lo scop­pio del­la Guer­ra a  Gaza, in cui l’organizzazione ha assun­to posi­zio­ne di vici­nan­za con il popo­lo pale­sti­ne­se, fino ad incre­men­ta­re le ope­ra­zio­ni con­tro Israe­le lun­go il confine.

Hez­bol­lah gode del sup­por­to dell’Iran, con cui con­di­vi­de la reli­gio­ne – l’Iran è lo Sta­to con la più gran­de popo­la­zio­ne scii­ta al mon­do, non­ché l’unico in cui tale grup­po reli­gio­so è iden­ti­fi­ca­ti­vo per la mag­gio­ran­za del­la popo­la­zio­ne – e le posi­zio­ni di avver­sio­ni nei con­fron­ti di Israe­le e dell’”Occidente”.

Oggi, que­sta vici­nan­za è il pro­ble­ma per Israe­le: come il Pri­mo Mini­stro Neta­nya­hu ha com­men­ta­to nell’Assemblea Gene­ra­le del­le Nazio­ni Uni­te il 27 set­tem­bre, per Israe­le il Medio Orien­te si divi­de in “The cur­se”, la male­di­zio­ne, che è com­po­sta da Iran, Iraq, Siria e Liba­no, e “The bles­sing”, la bene­di­zio­ne, cioè Egit­to, Sudan, Ara­bia Sau­di­ta, Emi­ra­ti Ara­bi Uni­ti e Gior­da­nia, ovve­ro gli Sta­ti che, con il tem­po, han­no stret­to accor­di di coo­pe­ra­zio­ne e rico­no­sci­men­to con lo Sta­to ebraico.

Per Israe­le, allo­ra, il pro­ble­ma cen­tra­le del Liba­no è che esso costi­tui­sce una minac­cia dal momen­to in cui una con­si­sten­te par­te del­la sua gover­nan­ce, capeg­gia­ta da Hez­bol­lah, appar­tie­ne all’”asse ira­nia­no”, ed è un obiet­ti­vo stra­te­gi­co quel­lo di sra­di­ca­re sud­det­to grup­po, che costi­tui­sce la mag­gio­re minac­cia con­tem­po­ra­nea allo Stato.

Dall’altro lato del­la fron­tie­ra, Hez­bol­lah vede Israe­le come una minac­cia, uno Sta­to insta­bi­le, aggres­si­vo e peri­co­lo­so. Ciò si spie­ga innan­zi­tut­to con ragio­ni sto­ri­che, pri­me tra tut­te il ruo­lo di Israe­le nel­le dina­mi­che del­la Guer­ra civi­le liba­ne­se e le occu­pa­zio­ni del­le zone meri­dio­na­li del Pae­se fino al 2000 da par­te di Israele.

Così, men­tre la nar­ra­zio­ne israe­lia­na descri­ve le pro­prie ope­ra­zio­ni mili­ta­ri come vol­te a riap­pa­ci­fi­ca­re l’intera area medio­rien­ta­le neu­tra­liz­zan­do atto­ri peri­co­lo­si, il pun­to di vista non solo di Hez­bol­lah, ma dell’intero Liba­no è diver­so. Dopo l’ingres­so del­le trup­pe israe­lia­ne nel Pae­se, l’occupazione dell’aero­por­to di Bei­rut, l’aumento dei bom­bar­da­men­ti nell’intero pae­se con la con­se­guen­te mor­te di oltre 1300 per­so­ne, è faci­le intui­re che la popo­la­zio­ne liba­ne­se tema un ritor­no al pas­sa­to, cioè il ripri­sti­no di una situa­zio­ne di occu­pa­zio­ne, dopo una fase in cui, sep­pur con alti e bas­si, Israe­le ed Hez­bol­lah era­no riu­sci­ti a pre­ser­va­re una cer­ta sta­bi­li­tà.
Così, risul­ta­no poco con­vin­cen­ti le dichia­ra­zio­ni israe­lia­ne e sta­tu­ni­ten­si per le qua­li le attua­li ope­ra­zio­ni sareb­be­ro limi­ta­te tem­po­ra­nea­men­te e negli obiet­ti­vi, e ras­si­cu­ra poco anche la dichia­ra­zio­ne dell’esercito secon­do la qua­le, nel­le ope­ra­zio­ni di ter­ra, sareb­be sta­ta coin­vol­ta solo una divi­sio­ne di mili­tari – meno di 10000 uomini.

In tut­to que­sto, appa­io­no inin­fluen­ti le Nazio­ni Uni­te, che moni­to­ra­va­no il con­fi­ne dal 2006. Il sostan­zia­le silen­zio dell’Organizzazione di fron­te alle ope­ra­zio­ni di ter­ra e alle richie­ste israe­lia­ne di eva­cua­re 25 cit­tà del Liba­no get­ta un’ulteriore ombra sul­le spe­ran­ze che la gover­nan­ce trans­na­zio­na­le pos­sa riu­sci­re a media­re nel conflitto.

Un pun­to impor­tan­te per capi­re il qua­dro del­la situa­zio­ne è anche com­pren­de­re qua­li inte­res­si ha l’Iran in Liba­no.
Ciò che ha por­ta­to il Pae­se a inse­rir­si sem­pre più in alcu­ne spe­ci­fi­che real­tà vici­ne, pri­me tra tut­te pro­prio il Liba­no, è il fat­to che, dal 1979, Tehe­ran è sog­get­to a pesan­ti san­zio­ni che gli han­no impe­di­to lo svi­lup­po di una dife­sa auto­suf­fi­cien­te per quel­le che sono le sue neces­si­tà. Per que­sto, lo svi­lup­po di mis­si­li a lun­go rag­gio e l’inserimento nel­le dina­mi­che inter­ne di pae­si vici­ni attra­ver­so del­le mili­zie para­mi­li­ta­ri sono sta­ti i due prin­ci­pa­li modi con cui l’Iran ha cer­ca­to di impor­si nel tem­po.
Nel caso spe­ci­fi­co di Hez­bol­lah, l’obiet­ti­vo ira­nia­no è quel­lo di tene­re occu­pa­to Israe­le per allar­ga­re la pro­pria influen­za nel Medio Orien­te, in pri­mis in Iraq e in Siria, cer­can­do di evi­ta­re gli scon­tri diret­ti con­tro nemi­ci – Israe­le – e riva­li come l’Arabia Saudita.

Come leggere gli eventi contemporanei e comprendere le prospettive future

L’attuale situa­zio­ne in Liba­no è diver­sa da quel­la di Gaza, ma sem­bra rimar­ca­re il fat­to che Israe­le non appa­re dispo­sto a scen­de­re a com­pro­mes­si per garan­ti­re ciò che, dal suo pun­to di vista, rap­pre­sen­ta la sta­bi­li­tà. Anche dopo l’eliminazione del lea­der di Hez­bol­lah Nasral­lah, ciò che sem­bra più pro­ba­bi­le è un aumen­to costan­te del­le ten­sio­ni, tan­to­più con­si­de­ran­do i bom­bar­da­men­ti ope­ra­ti dall’Iran con­tro Israe­le all’inizio del mese di ottobre. 

In par­ti­co­la­re, biso­gne­rà capi­re qua­le sarà la rea­zio­ne fisi­ca di Israe­le a tale atto, che ha defi­ni­ti­va­men­te rot­to la stra­te­gia ira­nia­na di uti­liz­zo di mili­zie allea­te in Sta­ti ter­zi per affron­ta­re lo Sta­to ebrai­co, e la rispo­sta a que­sta doman­da arri­ve­rà nei pros­si­mi gior­ni, dopo la fine del­la festa ebrai­ca del Rosh Hasha­nah e dopo le defi­ni­ti­ve deci­sio­ni del gabi­net­to ammi­ni­stra­ti­vo israeliano.

Con­di­vi­di:
Edoardo Fazzini
Sono uno stu­den­te di Scien­ze Inter­na­zio­na­li e Isti­tu­zio­ni Euro­pee pres­so l’Università degli Stu­di di Mila­no, aman­te del­le tema­ti­che geo­po­li­ti­che inter­na­zio­na­li e dell’informazione scientifico-politica.
Pen­so che con­cre­tiz­za­re la mia pas­sio­ne sia qual­co­sa di bel­lo, per­ché di fron­te a cre­scen­ti sfi­de l’informazione deve pro­gre­di­re, e solo cono­scen­do la real­tà e dif­fon­den­do quan­to si appren­de si può imma­gi­na­re un futu­ro migliore.

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