P. Diddy e le teorie cospirazioniste

P. Did­dy, Puff Dad­dy, Puf­fy, Did­dy, Love. Sono tut­ti gli pseu­do­ni­mi con cui è cono­sciu­to Sean Combs, un rap­per, pro­dut­to­re disco­gra­fi­co e impren­di­to­re sta­tu­ni­ten­se al cen­tro di un fat­to di cro­na­ca inter­na­zio­na­le sca­te­na­to­si con il suo arre­sto, avve­nu­to il 16 set­tem­bre, con l’accusa di abu­si e traf­fi­co sessuale. 

Per rico­strui­re la vicen­da biso­gna anda­re indie­tro nel tem­po, pre­ci­sa­men­te a novem­bre 2023, quan­do la model­la e can­tan­te Cas­san­dra Ven­tu­ra denun­ciò stu­pri e mole­stie subi­te dal fidan­za­to Did­dy, accu­san­do­lo anche di aver­la pic­chia­ta ripe­tu­ta­men­te e di aver prov­ve­du­to alla distru­zio­ne dell’auto del rap­per Kid Cudi affin­ché i due non uscis­se­ro insie­me. Come ulte­rio­re pro­va del­le vio­len­ze effet­tua­te da Combs, ven­ne poi dif­fu­so un video dal­la Cnn che mostra­va il pestag­gio di Ven­tu­ra per mano del rap­per in un cor­ri­do­io di un hotel a Los Ange­les nel 2016. 

Nei docu­men­ti depo­sti da Ven­tu­ra, la ragaz­za rive­la anche un altro fat­to fon­da­men­ta­le nel “caso P. Did­dy”, ovve­ro i suoi “freak off”. Pre­sen­ta­ti come feste orga­niz­za­te da Combs in hotel stel­la­ti in varie par­ti degli Sta­ti Uni­ti, in real­tà si sareb­be trat­ta­to di orge in cui cir­co­la­va­no dro­ghe e veni­va­no attua­te pra­ti­che ses­sua­li sot­to costri­zio­ne, che Did­dy fil­ma­va. E la vicen­da si com­pli­ca par­lan­do dei «Whi­te Par­ty», deno­mi­na­zio­ne attri­bui­ta per il dress code impo­sto: si trat­te­reb­be di even­ti orga­niz­za­ti nel­la casa di Did­dy a East Hamp­tons, tra il 1998 e il 2009, ai qua­li avreb­be­ro par­te­ci­pa­to arti­sti come, per citar­ne alcu­ni, Paris Hil­ton, Ash­ton Kut­cher, Leo­nar­do Di Caprio, Justin Bie­ber, Khloe Kar­da­shian e Jen­ni­fer Lopez. Duran­te que­ste feste avreb­be­ro avu­to luo­go i “freak off” con l’uso mas­sic­cio di stu­pe­fa­cen­ti e atti ses­sua­li estre­mi. La poli­zia ha infat­ti tro­va­to nel­la vil­la del rap­per 1000 bot­ti­glie di olio per bam­bi­ni, pro­dot­to poten­zial­men­te usa­to come lubri­fi­can­te duran­te i party. 

Le accu­se di Ven­tu­ra han­no gene­ra­to un effet­to a cate­na. Con il pas­sa­re del­le set­ti­ma­ne sono emer­se altre que­re­le da par­te di cir­ca 120 don­ne che si sono appel­la­te al New York Adult Sur­vi­vors Act, leg­ge che con­sen­te alle vit­ti­me di vio­len­ze ses­sua­li di spor­ge­re denun­cia nono­stan­te il rea­to sia cadu­to in pre­scri­zio­ne. I fat­ti, risa­len­ti agli anni ’90 e ai pri­mi 2000, riguar­de­reb­be­ro, per esem­pio: Joi Dic­ker­son-Neal, dro­ga­ta e aggre­di­ta ses­sual­men­te da Did­dy nel 1991; April Lam­pros, sot­to­po­sta a con­ti­nue mole­stie dal 1995 al 2000; la scrit­tri­ce Liza Gard­ner, stu­pra­ta e stran­go­la­ta fino allo sve­ni­men­to da Combs e un suo ami­co; Cry­stal McKin­ney e Adria English, anch’esse dro­ga­te e costret­te a pra­ti­ca­re ses­so ora­le rispet­ti­va­men­te nel 2003 e nel 2004; Dawn Richard, col­la­bo­ra­tri­ce nel­la band Did­dy Dir­ty Money, pic­chia­ta e costret­ta a digiu­na­re per 48 ore. Ma le denun­ce non fini­sco­no qui: Combs è anche accu­sa­to di aver dro­ga­to e stu­pra­to una mino­ren­ne insie­me all’ex pre­si­den­te del­la Bad Boy Records (Har­ve Pier­re) e a un altro uomo nel 2003; non­ché di aver pal­peg­gia­to e rivol­to con­tat­ti ses­sua­li inde­si­de­ra­ti al pro­dut­to­re disco­gra­fi­co Rod­ney Jones Jr. nel 2023. Insom­ma, Did­dy è al cen­tro di quel­lo che il New York Times ha defi­ni­to «il #MeToo dell’industria musi­ca­le».

Il rap­per ora è dete­nu­to pres­so il Metro­po­li­tan Deten­tion Cen­ter a Broo­klyn e rischia una con­dan­na da un mini­mo di 15 anni fino all’ergastolo nel caso in cui doves­se esse­re con­dan­na­to per i tre capi d’im­pu­ta­zio­ne che deve affron­ta­re: traf­fi­co ses­sua­le, tra­spor­to per coin­vol­gi­men­to nel­la pro­sti­tu­zio­ne e cospi­ra­zio­ne per rac­ket. Con quest’ultimo ter­mi­ne, si fa rife­ri­men­to a un’organizzazione ille­ga­le che è in gra­do di impor­re, attra­ver­so vio­len­za, minac­ce e ricat­to, la pro­pria pro­te­zio­ne su deter­mi­na­ti set­to­ri di atti­vi­tà in cam­bio di lar­ghi com­pen­si e il con­trol­lo del­le atti­vi­tà stesse.

Combs si presenterà in tribunale il 5 maggio 2025 per rispondere alle accuse a lui rivolte e potrebbe volerci un mese prima del giudizio finale. 

Il caso ha por­ta­to uno choc a livel­lo mon­dia­le e in pri­mis è inter­ve­nu­ta la madre del rap­per, Jani­ce Smalls Combs, tra­mi­te una let­te­ra all’avvocato del figlio, nel­la qua­le sostie­ne che gli espo­sti sareb­be­ro solo frut­to di una serie di bugie ai dan­ni di Diddy.

Ciò che è fon­da­men­ta­le sot­to­li­nea­re però sono le teo­rie emer­se sui social. Tra esse spic­ca l’ipotesi for­mu­la­ta dal­la set­ta QAnon, secon­do cui la gestio­ne di Hol­ly­wood sareb­be affi­da­ta a un grup­po sata­ni­sta che si occu­pa anche di traf­fi­co di bam­bi­ni. La vicen­da di Combs, per gli espo­nen­ti com­plot­ti­sti, si leghe­reb­be a ciò in quan­to nel­la sua vil­la a Los Ange­les si sareb­be tro­va­to un tun­nel sot­ter­ra­neo dedi­to a que­sta atti­vi­tà: la noti­zia è poi sta­ta smen­ti­ta e i pas­sag­gi di cui tan­to si par­la­va con­du­ce­va­no, pro­ba­bil­men­te, a una grot­ta sot­ter­ra­nea usa­ta come piscina.

Secon­do un altro filo­ne di teo­rie, inve­ce, il tut­to si col­le­ghe­reb­be alle ele­zio­ni sta­tu­ni­ten­si: gran par­te del pub­bli­co sostie­ne, infat­ti, che l’arresto di Combs sareb­be vol­to a distrar­re i cit­ta­di­ni sia dal­le deci­sio­ni del gover­no sia dai ten­ta­ti­vi di omi­ci­dio del can­di­da­to Donald Trump, quin­di dal­le fal­le nel­la sicu­rez­za del­lo Stato.

Infine, circola l’idea che alla base dell’arresto di Combs ci sia la volontà di nascondere uno scandalo ancora maggiore che riguarda l’industria dello spettacolo statunitense.

Innan­zi­tut­to, sono sta­te dif­fu­se pre­sun­te “liste nere” di arti­sti coin­vol­ti nel caso, tra cui spic­ca­no i nomi di Jay‑z e Beyon­cé, i qua­li sareb­be­ro, secon­do que­ste tesi infon­da­te, a capo del­la set­ta che gui­de­reb­be l’intera indu­stria musi­ca­le e le sor­ti degli arti­sti ame­ri­ca­ni. In par­ti­co­la­re, Jay‑Z e Did­dy dagli anni ’90 sono stret­ti da un rap­por­to di ami­ci­zia che li ha por­ta­ti a col­la­bo­ra­re sia a livel­lo musi­ca­le sia impren­di­to­ria­le. I due nel cor­so degli anni avreb­be­ro gesti­to l’ascesa del­le cele­bri­tà mani­po­lan­do le varie car­rie­re e al ver­ti­ce di que­sto con­trol­lo ci sareb­be pro­prio Beyon­cé: la can­tan­te sareb­be sta­ta avvan­tag­gia­ta da un otti­mo mar­ke­ting e dall’eliminazione del­la con­cor­ren­za. Secon­do tesi fat­te cir­co­la­re dagli uten­ti di Tik­tok, il nome di Did­dy si leghe­reb­be alle cir­co­stan­ze miste­rio­se che han­no por­ta­to alla mor­te di Aaliyah e Left Eye, scom­par­se rispet­ti­va­men­te in un inci­den­te aereo e in uno d’auto. Le due arti­ste rien­tre­reb­be­ro nel­la fac­cen­da per vari moti­vi: sareb­be­ro sta­te a cono­scen­za dei Whi­te Par­ty, avreb­be­ro avu­to atteg­gia­men­ti ribel­li nei con­fron­ti dell’industria musi­ca­le e sareb­be­ro sta­te viste come pos­si­bi­li riva­li di Beyon­cé. Per que­sto, il pub­bli­co di Tik­tok, ritie­ne che Did­dy le abbia eliminate.

Sem­pre secon­do gli uten­ti del social, Combs avreb­be avu­to un ruo­lo cen­tra­le anche nell’assassinio di Tupac Sha­kur, avve­nu­to il 13 set­tem­bre 1996 . In una testi­mo­nian­za, il rap­per Dua­ne “Kee­fe D” Davis rac­con­ta come Did­dy gli avreb­be pro­mes­so una gran­de cifra di dena­ro se aves­se orga­niz­za­to l’omi­ci­dio di Tupac e del mana­ger Suge Knight, per por­re fine al con­flit­to tra West ed East Coast. 

Infi­ne, si potreb­be­ro tro­va­re rife­ri­men­ti al caso nel­le canzoni di alcu­ni espo­nen­ti di Hol­ly­wood. I mes­sag­gi più espli­ci­ti sareb­be­ro indi­vi­dua­bi­li in nume­ro­si bra­ni dell’ultimo album di Emi­nem, The Death of Slim Sha­dy (Coup de Grâ­ce), come in “Fuel” dove sil­la­ba “rap­per” con una P, facen­do­lo diven­ta­re “raper” (stu­pra­to­re) e legan­do­lo al nome di P. Did­dy. Ma, secon­do i com­plot­ti­sti, sareb­be pos­si­bi­le coglie­re rife­ri­men­ti anche guar­dan­do la coper­ti­na di Famous di Kanye West, nel­la qua­le ven­go­no raf­fi­gu­ra­ti alcu­ni arti­sti su un let­to bian­co, o in “Yum­my” e “Lone­ly” di Justin Bie­ber. I fan dell’artista sot­to­li­nea­no, in par­ti­co­la­re, lo stret­to rap­por­to che lo ha lega­to a Diddy fin dall’inizio del­la sua car­rie­ra e ipo­tiz­za­no che pos­sa esse­re una vit­ti­ma del­le pre­sta­zio­ni ses­sua­li di Combs. 

La vicen­da rimar­rà al cen­tro dell’attenzione anche nei pros­si­mi mesi e potreb­be­ro esse­re sve­la­ti altri miste­ri lega­ti all’industria musi­ca­le ame­ri­ca­na, che ora ci appa­re mol­to diver­sa da ciò che sembrava. 

Con­di­vi­di:
Michela De Marchi
Stu­den­tes­sa di Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne che aspi­ra a diven­ta­re una gior­na­li­sta. Sono mol­to ambi­zio­sa e ten­do a dare il meglio di me in ogni situa­zio­ne. Dan­za, libri e viag­gi sono solo alcu­ne del­le cose che mi caratterizzano.

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