BookAdvisor, consigli di lettura di novembre

BookAdvisor, consigli di lettura di novembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Bam­bi­no, Mar­co Bal­za­no (Einau­di) — recen­sio­ne di Ales­san­dra Telesco

Bambino, Marco Balzano. Giulio Einaudi editore - eBook

Nel ricor­do del­la Gran­de Guer­ra, si com­pi­va a Trie­ste il bre­ve desti­no dell’Italia libe­ra­le e si apri­va un ven­ten­nio desti­na­to a sca­te­na­re nel­la regio­ne un lun­go perio­do di incer­tez­za e inu­si­ta­te vio­len­ze. Mar­co Bal­za­no si è get­ta­to con corag­gio su una vicen­da di con­fi­ne inse­guen­do l’origine di un male che tro­va un vol­to in Bam­bi­no. Ci tro­via­mo nel ven­ten­nio fasci­sta nel­la Trie­ste di tut­ti, nei pan­ni di un per­so­nag­gio mor­bo­so, Mat­tia Gre­go­ri, sopran­no­mi­na­to Bam­bi­no dagli squa­dri­sti per via del­la fac­cia gla­bra. L’intero roman­zo è attra­ver­sa­to dall’ossessiva ricer­ca del­la madre vera. Non è il rac­con­to di una vit­ti­ma del­la sto­ria, ma quel­la di una che il male lo fa. Come in L’avversario di Car­rè­re, Bam­bi­no è un per­so­nag­gio che diven­ta sem­pre più cal­do per il let­to­re, per­ché facen­do ter­ra bru­cia­ta intor­no a sé resta pro­gres­si­va­men­te solo. In sel­la alla moto se ne va con la testa al ven­to e pen­sie­ri non ne ha mai; la col­pa dura poco, sva­po­ra come fumo di siga­ret­ta. Eppu­re, per Mat­tia, il let­to­re pro­ve­rà com­pas­sio­ne. Per­ché appas­sio­nar­si alla sto­ria di un gio­va­ne in cami­cia nera con la fac­cia da assas­si­no? Per­ché in qual­che modo rap­pre­sen­ta il desti­no di mol­ti. Mat­tia si illu­de di tro­va­re una fami­glia pron­ta ad aiu­tar­lo, si aggre­ga agli squa­dri­sti non per con­vin­zio­ne poli­ti­ca, ma per­ché è un ragaz­zo infan­ti­le, che cer­ca di por­re dei con­fi­ni a un trau­ma che sen­te dila­ga­re. Ma quan­do scop­pia l’inverno più cru­de­le, a ogni sali­ta l’immagine del duce gli diven­ta sem­pre più odio­sa. È un roman­zo duro, respin­gen­te e poco acco­mo­dan­te, una sto­ria di dolo­re, di silen­zio, di resi­sten­za e di soli­tu­di­ne, ma con una gra­zia e un’umanità dirom­pen­ti. Bal­za­no rie­sce per­fet­ta­men­te nel suo inten­to di met­ter­ci di fron­te ai con­fi­ni del male e a sor­pre­sa, tro­van­do Bam­bi­no solo e inca­pa­ce di dire, a pro­va­re pie­tà per lui. Una not­te di guer­ra, Mat­tia, si sen­ti­rà avvam­pa­re sul­la fac­cia la ver­go­gna e il cie­lo di Valo­na gli si pre­sen­te­rà come uno spec­chio in cui guar­dar­si per la pri­ma vol­ta per ciò che è: un fasci­sta spian­ta­to che sogna sua madre, una don­na sen­za sto­ria né voce. 


L’e­tà fra­gi­le, Dona­tel­la Di Pie­tran­to­nio (Einau­di) — recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

L'età fragile – Premio Strega 2024

Ci sono età più fra­gi­li di altre. O for­se no, in fon­do sia­mo sem­pre fra­gi­li, soprat­tut­to quan­do la vita rega­la feri­te dif­fi­ci­li da rimar­gi­na­re. Lucia non sa come par­la­re con sua figlia Aman­da, chiu­sa la mag­gior par­te del tem­po nel­la sua stan­za e nei suoi pen­sie­ri. Il silen­zio di sua figlia la ango­scia, e lei vor­reb­be pro­teg­ger­la dal mon­do, da ciò che non è acca­du­to a lei ma potreb­be acca­de­re a chiun­que altra. Lucia por­ta in sé la col­pa di esser­si sal­va­ta per caso, trent’anni fa, al Den­te del Lupo, ter­re­no del­la sua fami­glia. Alcu­ni edi­li­zi al momen­to sono inte­res­sa­ti all’acquisto del ter­re­no e per Lucia signi­fi­ca solo sca­va­re nei ricor­di e nel dolo­re. Que­sti però pos­so­no esse­re un gran­de inse­gna­men­to e un pun­to di for­za per affron­ta­re le sfi­de del­la vita. Roman­zo vin­ci­to­re del Pre­mio Stre­ga 2024, L’età fra­gi­le offre, con mol­ta scor­re­vo­lez­za e dol­cez­za, una bel­la rifles­sio­ne sul­la vita e le sue dif­fi­col­tà, trat­tan­do tema­ti­che for­ti come il fem­mi­ni­cio. L’importanza del dia­lo­go, e a vol­te anche del non dia­lo­go. La testi­mo­nian­za di quan­to sia­mo figli del nostro pas­sa­to. Il libro non fa tira­re un sospi­ro di sol­lie­vo sul fina­le, anzi, lascia qua­si con l’amaro in bocca. 


Sto­ria di mia vita, Janek Gorc­zy­ca (Sel­le­rio) — recen­sio­ne di Nina Fresia

Storia di mia vita

Janek Gorc­zy­ca è nato in Polo­nia 62 anni fa, ma da 30 vive in Ita­lia. Con Sto­ria di mia vita Gorc­zy­ca ten­ta di rac­con­ta­re la sua vita per le stra­de di Roma: dal dor­mi­re sul cemen­to all’occupazione di uno sta­bi­le, dai con­ti­nui ingres­si in ospe­da­le all’essere ospi­ta­to da ami­ci. E lo fa con il suo lin­guag­gio e il suo sti­le: un buon ita­lia­no con accen­to dell’est (e qual­che accen­no di roma­ne­sco) che nar­ra con disar­man­te sem­pli­ci­tà la rigi­da vita di stra­da. La nar­ra­zio­ne è tal­men­te vera e tan­gi­bi­le che si ha qua­si l’impressione di cono­sce­re il suo­no del­la voce dell’autore. Le vicen­de di cui par­la Gorc­zy­ca, in real­tà, ci pas­sa­no davan­ti gli occhi tut­ti i gior­ni sen­za che ce ne ren­dia­mo con­to. E pro­ba­bil­men­te sen­za sape­re che cosa real­men­te com­por­ti vive­re sen­za una fis­sa dimo­ra. L’autore non nascon­de le dif­fi­col­tà, anzi: ci gui­da attra­ver­so le dure gior­na­te lavo­ra­ti­ve, i pro­ble­mi a repe­ri­re l’acqua, i dis­si­di tra chi con­di­vi­de un tet­to (per quan­to pre­ca­rio). Non cela al let­to­re nem­me­no i lati più oscu­ri del suo ani­mo, come una dor­mien­te vio­len­za pron­ta a esplo­de­re. Gorc­zy­ca rac­con­ta anche del suo pae­se d’origine e di come la sua sto­ria per­so­na­le si è intrec­cia­ta con quel­la del­la poli­ti­ca polac­ca. Ma, soprat­tut­to, nel suo modo schiet­to e sen­za fron­zo­li di espor­re i fat­ti, rie­sce a far emer­ge­re una sua per­so­na­le eti­ca. Un’etica for­se erme­ti­ca e con­tro­ver­sa, ma quan­to­me­no pro­fon­da­men­te onesta.


L’o­do­re dei cor­ti­li, Giu­lia­no Bren­na (Il ramo e la foglia edi­zio­ni) — recen­sio­ne di Gia­co­mo Pallotta

odore dei cortili

L’odore dei cor­ti­li è un roman­zo inten­so e coin­vol­gen­te che esplo­ra le pro­fon­di­tà del­le emo­zio­ni uma­ne e dei lega­mi fami­glia­ri, cata­pul­tan­do­ci in un con­te­sto sto­ri­co com­ples­so come quel­lo del Por­to­gal­lo duran­te la dit­ta­tu­ra sala­za­ri­sta. La sto­ria si svi­lup­pa attor­no ai per­so­nag­gi di Sere­na e Mat­tia, madre e figlio, che vivo­no le dif­fi­col­tà e le spe­ran­ze di una vita segna­ta da assen­ze e atte­se dispe­ra­te. Bren­na rie­sce a carat­te­riz­za­re i per­so­nag­gi con deli­ca­tez­za e auten­ti­ci­tà insi­sten­do a più ripre­se sul loro mon­do inte­rio­re e con­fe­ren­do a cia­scu­no una voce chia­ra e distin­ti­va tale da immer­ge­re com­ple­ta­men­te il let­to­re nei loro pen­sie­ri e nel­le loro emo­zio­ni. La scrit­tu­ra di Bren­na è ric­ca di imma­gi­ni evo­ca­ti­ve e ana­lo­gie dal sapo­re poe­ti­co capa­ci di ren­de­re ancor più magi­che le stra­de e i cor­ti­li di Lisbo­na e di crea­re, di con­se­guen­za, un’atmosfera uni­ca e sug­ge­sti­va. La ricer­ca d’identità, il dolo­re del­la per­di­ta e il pote­re dei ricor­di sono affron­ta­ti con estre­ma sen­si­bi­li­tà men­tre le spe­ran­ze di una madre sola e la rab­bia di un ado­le­scen­te smar­ri­to sono resti­tui­te al let­to­re in tut­ta la loro com­ples­si­tà e sen­za alcun giu­di­zio, ren­den­do la let­tu­ra un’esperienza toc­can­te e che, pagi­na dopo pagi­na, ci cat­tu­ra in un vor­ti­ce di emo­zio­ni da cui non è faci­le liberarsi. 


La vita è bre­ve, ecce­te­ra, Vero­ni­ca Rai­mo (Einau­di) — recen­sio­ne di Nina Fresia

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La vita è bre­ve, ecce­te­ra è una rac­col­ta di undi­ci rac­con­ti edi­ti e rivi­sti di Vero­ni­ca Rai­mo. Sono sto­rie tut­te al fem­mi­ni­le: Rai­mo rac­con­ta le don­ne da una pro­spet­ti­va pri­va di luo­ghi comu­ni e pro­fon­da­men­te autoi­ro­ni­ca. E seb­be­ne spes­so i con­tor­ni del­le vicen­de nar­ra­te sfu­mi­no nel sur­rea­le, vi è sem­pre un fon­do di rea­li­smo. Come in Non si guar­da­no i nani, dove la real­tà dell’America più pro­fon­da coz­za con i buf­fi nani da giar­di­no che dis­se­mi­na­no il quar­tie­re. O come il degra­do socia­le ne La com­mis­sio­ne, che si scon­tra con la comi­ca assur­di­tà di una scrit­tri­ce schia­va del­la sua vici­na di casa. Le don­ne di Vero­ni­ca Rai­mo, alla fine, sono sem­pli­ce­men­te uma­ne: ama­no e sba­glia­no, sof­fro­no e si pren­do­no in giro. Sono 11 ritrat­ti sin­ce­ri, schiet­ti: se alcu­ni vi col­pi­ran­no per le biz­zar­re sto­rie nar­ra­te, altri vi cat­tu­re­ran­no per le emo­zio­ni evocate.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
About Matilde Elisa Sala 101 Articoli
Studio Lettere, mentre aspetto ancora la mia lettera per Hogwarts. Osservo il mondo con occhi curiosi e un pizzico di ironia, perdendomi spesso tra le pagine di un buon libro o le scene di un film. Scrivo, perché credo che le parole siano lo strumento più potente che abbiamo.

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