Giradischi, gli album consigliati di ottobre

Giradischi, gli album consigliati d'ottobre

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti


Con­tai­ners, Night Skinny 

Cosa ce ne fac­cia­mo di un con­te­ni­to­re se non lo uti­liz­zia­mo per met­ter­ci den­tro qual­co­sa? Night Skin­ny sa bene che per defi­ni­zio­ne un con­te­ni­to­re ha biso­gno di con­te­nu­ti, altri­men­ti non avreb­be sen­so di esi­ste­re. Il suo ulti­mo disco “Con­tai­ners” è con­ce­pi­to come una vera e pro­pria matrio­ska: al pri­mo livel­lo tro­via­mo una nave da com­mer­cio, capi­ta­na pro­prio da Luca, gesto­re e coor­di­na­to­re di tut­to quel­lo che suc­ce­de al suo inter­no. Suc­ces­si­va­men­te al cen­tro vi sono i vari con­tai­ners, gli arti­sti pre­sen­ti nel disco, di cui le mer­ci, ovve­ro i con­te­nu­ti per­so­na­li, sono lo stra­to più pic­co­lo. Ovvia­men­te sareb­be faci­le far rife­ri­men­to alla mer­ce da con­trab­ban­do, con­si­de­ra­to il tono street di tut­to il pro­get­to, tut­ta­via all’in­ter­no dei vari con­te­ni­to­ri non tro­via­mo solo armi e dro­ga, ma soprat­tut­to gio­vi­nez­za e rinascita. 

Que­sto non lo dicia­mo a caso: Night Skin­ny è sta­to capa­ce di con­net­te­re due gene­ra­zio­ni di arti­sti sen­za sfi­gu­ra­re, ma, cosa più impor­tan­te, ha avu­to il corag­gio di dare spa­zio a tan­ti auto­ri che neces­si­ta­va­no una pub­bli­ca ver­sio­ne più fre­sca di se stes­si. Abbia­mo risen­ti­to Laz­za e Tedua su un pez­zo ban­ger, Mada­me can­ta­re con il cuo­re in mano, Guè e Noyz dedi­ca­re una poe­sia al pro­prio padre, Rko­mi ritor­na­re a rap­pa­re. Luca infat­ti in que­sti anni non ha sem­pli­ce­men­te pro­dot­to musi­ca, ma è diven­ta­to un vero pun­to rife­ri­men­to sia per chi l’ha accom­pa­gna­to da sem­pre nel tra­git­to sia per le nuo­ve leve del rap ita­lia­no, che l’han­no inco­ro­na­to come padre arti­sti­co. Stia­mo par­lan­do di tut­ti que­gli emer­gen­ti che ora si stan­no affer­man­do, da Kid Yugi a Tony boy, pas­san­do per Arti Five, Neris­si­ma Ser­pe e Papa V. Che dire, una gestio­ne logi­sti­ca di tut­to rispet­to, Night Skin­ny è sta­ta la gru che ha spo­sta­to i con­tai­ners nel­la posi­zio­ne giu­sta, inca­stran­do­li nel miglior modo pos­si­bi­le per la par­ten­za. La nave alla fine è arri­va­ta a desti­na­zio­ne, ma i metal detec­tor degli ascol­ta­to­ri han­no riscon­tra­to un pro­dot­to ille­ga­le al suo interno. 


Esci dal tun­nel, Sim­ba La Rue 

Capa­rez­za nel 2003 can­ta­va «sono fuo­ri dal tun­nel del diver­ti­men­to» cri­ti­can­do aper­ta­men­te lo ste­reo­ti­po del par­ty-man inca­pa­ce di affron­ta­re la noia. Oggi qua­si ven­t’an­ni dopo Sim­ba La Rue esce con una Delu­xe dal tito­lo mol­to simi­le, ma dal con­cet­to total­men­te dif­fe­ren­te. Esci dal tun­nel non è infat­ti una denun­cia al diver­ti­men­to, ma il rac­con­to di un mani­co­mio, di un luo­go scu­ro e tetro, in cui la musi­ca è l’u­ni­ca sal­vez­za. L’al­bum di Sim­ba è disa­gio allo sta­to puro, è una misce­la di pen­sie­ri inter­mit­ten­ti, per­ce­zio­ni alte­ra­te e para­no­ie. In real­tà ascol­tan­do tut­ti i ver­si del disco è qua­si dif­fi­ci­le scor­ge­re una luce che giu­sti­fi­chi la fuo­riu­sci­ta da un tale cir­co­lo vizio­so, fat­to di vio­len­za, spac­cio e cri­mi­na­li­tà. L’u­ni­ca cer­tez­za sem­bra esse­re la tri­ste veri­tà di alcu­ne affer­ma­zio­ni, trop­po cru­de per esse­re fal­se. «È suc­ces­so di tut­to in casa mia, papà mi pic­chia­va, si sfo­ga­va sui figli, io e i miei fra­tel­li por­tiam le cica­tri­ci» rac­con­ta Moha­med apren­do­si come dif­fi­cil­men­te fareb­be in un’in­ter­vi­sta. Fuo­ri dal tun­nel slac­cia le cin­ghie del­la cami­cia di for­za indos­sa­ta da Sim­ba, non per ripor­tar­lo a delin­que­re ma per indi­riz­zar­lo ver­so la musi­ca, di que­sti tem­pi il mez­zo rie­du­ca­ti­vo per eccellenza. 


Astro, Astro

Flus­so, spen­sie­ra­tez­za e desti­no, tre con­cet­ti fon­da­men­ta­li per com­pren­de­re a pie­no la figu­ra arti­sti­ca di Astro. Sareb­be for­se ridut­ti­vo rele­gar­lo al sem­pli­ce can­tan­te, tan­to è vero che Rida (il suo vero nome) in un’intervista di Bill­board si defi­ni­sce «un este­ta», un ricer­ca­to­re del bel­lo in tut­ti i cam­pi. L’e­ste­ta per defi­ni­zio­ne vive di emo­zio­na­li­tà, dun­que non è acci­den­ta­le che il suo nuo­vo disco Astro inter­cet­ti un cer­to sen­ti­men­ta­li­smo, con dei suo­ni e del­le linee melo­di­che alquan­to sug­ge­sti­ve. Astro vive la musi­ca come tra­spor­to, le paro­le esco­no da sole sen­za un pro­gram­ma defi­ni­to, come se fos­se­ro già sta­te scrit­te da qual­cu­no. In que­sto sen­so flus­so e desti­no si intrec­cia­no con una spen­sie­ra­tez­za for­se più fun­zio­na­le e neces­sa­ria che reale.

Al di là del­le delu­sio­ni amo­ro­se, che tan­to ritor­na­no nel­l’al­bum, sono i sol­di ad esse­re un pen­sie­ro fis­so per l’artista. «Sol­di toc­ca­no il sof­fit­to, i miei pie­di resta­no al suo­lo» è segno di agia­tez­za ma anche di umil­tà ver­so se stes­si. Allo stes­so tem­po la spe­sa dei sol­di e tut­te le con­se­guen­ze del­la vita da rap­per ren­do­no l’esistenza di Astro una ruo­ta da cri­ce­to, in cui si con­ti­nua a cor­re­re e vive­re il pre­sen­te, sen­za nes­su­na pro­spet­ti­va futu­ra. Radi rie­sce ad espli­ci­ta­re tut­te que­ste sen­sa­zio­ni non solo attra­ver­so le paro­le ma soprat­tut­to tra­mi­te le pro­prie linee voca­li, vere pro­ta­go­ni­ste del­la con­se­guen­te ver­sa­ti­li­tà musi­ca­le. Il desti­no di Astro effet­ti­va­men­te sem­bra già scrit­to, dun­que non ci rima­ne che far­ci tra­spor­ta­re como­da­men­te nel suo stream of con­sciou­sness.


Chro­ma­ko­pia, Tyler, the Crea­tor – recen­sio­ne di Loren­zo Bogo

Un disco qua­si auto­bio­gra­fi­co. Biz­zar­ro. For­se è que­sto l’aggettivo che meglio descri­ve il veni­re in esse­re di Chro­ma­ko­pia, il set­ti­mo album del rap­per ame­ri­ca­no Tyler, The Crea­tor. Biz­zar­ra è infat­ti la data di usci­ta, un lune­dì, dovu­ta al fat­to che l’artista riten­ga più con­so­no ave­re a dispo­si­zio­ne tut­ta la set­ti­ma­na per ascol­ta­re a pie­no i suoi lavo­ri. Biz­zar­ro è il fat­to che nes­su­no dei suoi fan si aspet­tas­se una sua nuo­va usci­ta in que­sto perio­do del­la sua car­rie­ra: era infat­ti ora­mai dato per asso­da­to che Tyler rila­scias­se un nuo­vo album ogni due anni, come ave­va sem­pre fat­to fin dal 2011 con osti­na­ta costan­za. Non essen­do­ci sta­ta però alcu­na novi­tà nel 2023, e con­si­de­ran­do anche il fat­to che l’artista ave­va lascia­to qua e là indi­zi su un suo pos­si­bi­le debut­to atto­ria­le, in mol­ti pen­sa­va­no che si sareb­be dovu­to aspet­ta­re alme­no fino al pros­si­mo anno. 

Biz­zar­ra è sta­ta la moda­li­tà con cui è sta­to annun­cia­to il disco: non un sin­go­lo rila­scia­to, ma la pub­bli­ca­zio­ne il 16 otto­bre di un enig­ma­ti­co video in cui si comu­ni­ca­va l’uscita dell’album in soli dodi­ci gior­ni, e solo suc­ces­si­va­men­te la con­di­vi­sio­ne del­la trac­cia Noid. E infi­ne biz­zar­ra è sta­ta la que­stio­ne del­le col­la­bo­ra­zio­ni: Tyler ave­va con­fer­ma­to in pri­mo luo­go l’assenza di altri arti­sti nel disco, ma ad un pri­mo ascol­to ci si può facil­men­te ren­de­re con­to di come que­sto non sia vero. Le col­la­bo­ra­zio­ni, anche se non ripor­ta­re nel­la sca­let­ta, ci sono, e anche di gros­so cali­bro: pos­sia­mo infat­ti tro­va­re all’interno dell’album, tra tut­ti, le voci di Chil­dish Gam­bi­no e School­boyQ, la chi­tar­ra di Ste­ve Lacy e il bas­so di Thundercat.

Pren­den­do­si però il giu­sto tem­po per apprez­zar­lo, si può facil­men­te nota­re come il risul­ta­to di que­sti anni di lavo­ro del rap­per cali­for­nia­no sia tutt’altro che biz­zar­ro. L’album rie­sce infat­ti a por­si come per­fet­ta sin­te­si di quel­le che sono sta­te le sono­ri­tà del can­tan­te e pro­dut­to­re fino a que­sto pun­to del­la sua car­rie­ra. Vi sono infat­ti bra­ni che rie­vo­ca­no un Tyler più gio­va­ni­le, come Rah Tah Tah, I Kil­led You Stic­ky, dove si fa uso di un flow aggres­si­vo, con rime graf­fian­ti e bas­si mol­to accen­tua­ti nel mix. Uno sti­le di rap­ping che mol­to deve alla tra­di­zio­ne old school di Los Ange­les ma anche ad arti­sti più recen­ti, tra tut­ti Ken­drik Lamar, che non a caso è con­si­de­ra­to dal can­tan­te il più gran­de rap­per in atti­vi­tà e sua impor­tan­te ispi­ra­zio­ne. Si può anche tro­va­re un Tyler che si sco­sta da sono­ri­tà pret­ta­men­te rap per abbrac­cia­re gene­ri qua­li soul e R&B, come nei bra­ni Jud­ge JudyTake Your Mask Off, o addi­rit­tu­ra spun­ti di pia­no jazz nel­la fina­le I Hope You Find Your Way Home; gene­ri con cui l’artista ha avu­to a che fare mag­gior­men­te nei suoi ulti­mi lavo­ri. Ma si ritro­va anche un Tyler che spe­ri­men­ta, come in Noid, un bra­no dif­fi­ci­le da incap­su­la­re in un sin­go­lo gene­re, dove fa uso di sam­ple di musi­ca kenyo­ta e riff di chi­tar­re rock.

La bra­vu­ra dell’artista sta anche nel­la pro­du­zio­ne, che rie­sce ad amal­ga­ma­re tut­ti que­sti aspet­ti al meglio, non facen­do­li coz­za­re tra loro ma facen­do flui­re il disco bra­no dopo bra­no sen­za mai dare l’impressione di incon­gruen­za. Tyler risul­ta l’unico pro­dut­to­re e scrit­to­re dell’album, aven­do cura­to da sé tut­ti le basi e gli arran­gia­men­ti dei bra­ni e coor­di­na­to il gran nume­ro di arti­sti che han­no pre­so par­te al pro­get­to, lascian­do qua­si in secon­do pia­no il suo ruo­lo da can­tan­te per cer­ti spez­zo­ni: non in tut­ti i bra­ni infat­ti risul­ta esse­re lui la voce prin­ci­pa­le, e han­no un gran­de ruo­lo in quel­lo che è lo svi­lup­po del­la par­te voca­le del disco l’ampio uti­liz­zo di cori e la voce nar­ran­te del­la madre dell’artista.

Anche nei testi si ritro­va una volon­tà di rivol­ge­re lo sguar­do su quel­la che è sta­ta la sua car­rie­ra fino a ora e riflet­te­re sui pro­ble­mi che lo impe­gna­no al momen­to o che lo han­no impe­gna­to in pas­sa­to: pro­ble­mi lega­ti alla fama e alla para­no­ia, por­ta­ti all’esasperazione qua­si cari­ca­tu­ra­le in Noid, o anche all’amore e alla fidu­cia, come in Hey Jane, in cui è affron­ta­ta la tema­ti­ca di una gra­vi­dan­za ina­spet­ta­ta. Che sia quin­di que­sta l’opera che segna un tem­po­ra­neo stop alla pro­du­zio­ne musi­ca­le di Tyler, come si era pen­sa­to fino a que­sto momen­to del pre­ce­den­te album? Che sia anche l’album più com­ple­to ed esau­sti­vo del­le carat­te­ri­sti­che dell’artista fino ad ora? Sono for­se doman­de a cui solo il tem­po saprà rispon­de­re, ma al momen­to pros­si­mo esse­re cer­ti del fat­to che Tyler abbia pro­dot­to un’opera che sarà in gra­do di far affe­zio­na­re i suoi fan di lun­ga data e che potrà fun­ge­re da otti­mo appro­do per chi si vor­rà approc­cia­re alla sua musi­ca per la pri­ma volta.


Cal­mo­Co­bra, Tana­nai – recen­sio­ne di Nina Fresia

Duran­te un con­cer­to a Mila­no, Tana­nai si è chie­sto come sareb­be anda­ta la sua car­rie­ra se alla sua pri­ma esi­bi­zio­ne san­re­me­se aves­se into­na­to tut­te le note. Effet­ti­va­men­te è sta­ta pro­prio la poca pre­ci­sio­ne nel­la sua per­for­man­ce a ren­der­lo noto al gran­de pub­bli­co. Non pos­sia­mo dire se il suc­ces­so sareb­be comun­que arri­va­to, ma si può affer­ma­re che da San­re­mo 2022 a Cal­mo­Co­bra, ulti­mo album del can­tan­te mila­ne­se, Tana­nai è musi­cal­men­te matu­ra­to. Ha acqui­si­to una pro­pria cifra sti­li­sti­ca e ogni suo bra­no è rico­no­sci­bi­le per melo­dia e testo: impos­si­bi­le non accor­ger­si di un suo pez­zo quan­do pas­sa per la radio.

Le can­zo­ni di Tana­nai crea­no sem­pre l’atmo­sfe­ra per­fet­ta per quel­lo spa­zio di tem­po che va dal­le tre di not­te alle 6 del mat­ti­no. Quan­do tut­to resta un po’ sospe­so e oscil­li dal­la voglia di fare festa e bal­la­re in stra­da a quel sen­so di nostal­gia che le pri­me ore dell’alba irri­me­dia­bil­men­te evo­ca­no. Se le scan­zo­na­te can­zo­ni “hit” sono abbon­dan­ti nell’album (da Boo­sterPunk Love Sto­ry), non man­ca­no tut­ta­via quel­le trac­ce più roman­ti­che dal sapo­re indie (come Andro­neNes­sun Con­fi­ne). Rac­con­ta di amo­ri dif­fi­ci­li, mai decol­la­ti vera­men­te o da rim­pian­ge­re: e non lo fa con la spen­sie­ra­ta pre­sa in giro del pri­mo Tana­nai, ma con l’introspezione di Alberto.

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Leonardo Donatiello
Lau­rea­to in sto­ria, attual­men­te fre­quen­to la facol­tà di scien­ze sto­ri­che. Mi repu­to una per­so­na paca­ta e tran­quil­la, ma stra­na­men­te mi attrae il disor­di­ne. Non è dun­que un caso che io sia un gran­de fan del­la Pri­ma repub­bli­ca. Nel tem­po libe­ro mi occu­po di poli­ti­ca e sport prin­ci­pal­men­te, ma ho anche un debo­le per la musi­ca hip hop.

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