Moldavia. Un voto tra Russia ed Europa

Moldavia. Un voto tra Russia ed Europa

Maia San­du, pre­si­den­te uscen­te del­la Mol­da­via, è usci­ta vin­ci­tri­ce dal­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 3 novem­bre 2024, dopo una cam­pa­gna elet­to­ra­le carat­te­riz­za­ta da una for­te pola­riz­za­zio­ne tra la fazio­ne di mag­gio­ran­za pro-euro­pea e le for­ze filo­rus­se, sin­to­mo di una cre­scen­te divi­sio­ne socia­le ali­men­ta­ta da disin­for­ma­zio­ne e inge­ren­ze da par­te rus­sa.

San­du, espo­nen­te del par­ti­to di cen­tro-destra Azio­ne e Soli­da­rie­tà (PAS), era già sta­ta elet­ta nel 2020 – dive­nen­do così pri­ma pre­si­den­te don­na – e potrà dun­que rima­ne­re in cari­ca solo per un altro mandato.

San­du ha vin­to con il 54,7% dei voti nel bal­lot­tag­gio con­tro il 45,3% a soste­gno del suo mag­gior oppo­si­to­re, l’ex pro­cu­ra­to­re gene­ra­le Ale­xan­dr Sto­ia­no­glo. Lea­der del Par­ti­to dei Socia­li­sti, Sto­ian­glo ha rice­vu­to in que­sti mesi il sup­por­to del Crem­li­no e dell’ex pre­si­den­te Igor Dodon: quest’ultimo ave­va infat­ti deci­so di non rican­di­dar­si più dopo la scon­fit­ta alle pre­si­den­zia­li del 2020. 

L’affluenza alle urne è stata però poco significativa, intorno al 54% degli aventi diritto: un dato simile a quello registrato in occasione del primo turno delle presidenziali, tenutosi il 20 ottobre in concomitanza con il referendum che ha interrogato la popolazione moldava sull’adesione all’Unione Europea.

Con un esi­guo 51,9% di affluen­za, il refe­ren­dum è pas­sa­to con il 50,38% di voti favo­re­vo­li: l’esito, ina­spet­ta­to e rite­nu­to impro­ba­bi­le fino al con­teg­gio del­le pre­fe­ren­ze del­la capi­ta­le Chiși­nău, era atte­so sia da Bru­xel­les che da Mosca. In un momen­to di alta ten­sio­ne dovu­ta al vici­no con­flit­to rus­so-ucrai­no e alle pres­sio­ni eser­ci­ta­te dal­la Rus­sia per orien­ta­re il voto mol­da­vo, il refe­ren­dum — che pur non è uffi­cial­men­te vin­co­lan­te — ha rap­pre­sen­ta­to un for­te indi­ca­to­re di soste­gno alla visio­ne euro­pei­sta di Maia Sandu.

Se il nuo­vo gover­no riu­sci­rà poi a man­te­ne­re il sup­por­to par­la­men­ta­re nel­le ele­zio­ni di luglio 2025, la nazio­ne potreb­be appro­da­re a un alli­nea­men­to anco­ra più sal­do con l’UE.

La pre­si­den­te si è infat­ti ado­pe­ra­ta, nei pri­mi quat­tro anni del suo man­da­to, a costrui­re lega­mi più stret­ti con l’Europa di von der Leyen: nel 2014 ave­va fir­ma­to un Accor­do di Asso­cia­zio­ne, men­tre due anni fa ha otte­nu­to uffi­cial­men­te lo sta­tus di can­di­da­to all’adesione europea. 

L’UE, da par­te sua, ha sup­por­ta­to il Pae­se attra­ver­so inve­sti­men­ti stra­te­gi­ci, il più recen­te dei qua­li con­si­ste in un pac­chet­to di aiu­ti di 1.8 miliar­di di euro per soste­ne­re la cre­sci­ta eco­no­mi­ca e infra­strut­tu­ra­le del­la nazio­ne. Que­sti inter­ven­ti mira­no a ridur­re la dipen­den­za ener­ge­ti­ca del­la Mol­da­via dal­la Rus­sia, una del­le prin­ci­pa­li vul­ne­ra­bi­li­tà del Pae­se insie­me alla sua vici­nan­za geo­gra­fi­ca con l’Ucraina.

«C’è una par­te del­la socie­tà che oggi si aggrap­pa all’idea che UE signi­fi­chi pro­te­zio­ne e sicu­rez­za dal­la guer­ra» ha rac­con­ta­to a Vul­ca­no una gio­va­ne uni­ver­si­ta­ria mol­da­va, che stu­dia e lavo­ra nel­la capi­ta­le. «Mol­ti miei ami­ci desi­de­ra­no bene­fi­cia­re del­lo stes­so stan­dard di vita del­la loro con­tro­par­te euro­pea […] anche solo per poter rima­ne­re qua, inve­ce di emi­gra­re all’estero» [ndr, 1.2 milio­ni di mol­da­vi vivo­no e lavo­ra­no fuo­ri dal ter­ri­to­rio nazio­na­le tra cui 133mila in Ita­lia, con­tro i 2.5 milio­ni del­la popo­la­zio­ne totale].

La posizione europeista di Sandu si scontra però con l’opposizione interna, in parte radicata nel passato che la Moldavia ha come Repubblica Socialista Sovietica e che da tempo si manifesta nel sostegno politico a candidati filorussi.

Nel cor­so del­la cam­pa­gna, San­du ha inol­tre accu­sa­to Mosca di aver inter­fe­ri­to nel pro­ce­di­men­to rego­la­re del­le ele­zio­ni attra­ver­so una ten­ta­ta mani­po­la­zio­ne dei risul­ta­ti. «La Rus­sia sta iniet­tan­do milio­ni […] per cer­ca­re di con­trol­la­re i nostri pro­ces­si demo­cra­ti­ci» ha affer­ma­to anche Olga Roş­ca, con­si­glie­ra di poli­ti­ca este­ra per l’attuale pre­si­den­te. «Non si trat­ta di una sem­pli­ce intro­mis­sio­ne: è una inter­fe­ren­za su lar­ga sca­la con l’obiettivo di desta­bi­liz­za­re il nostro futuro». 

Le accu­se sono sup­por­ta­te da un’inchie­sta con­dot­ta da Zia­rul de Gar­dă, il prin­ci­pa­le gior­na­le d’inchiesta mol­da­vo, che ha rive­la­to l’esistenza di uno sche­ma pira­mi­da­le gesti­to dall’imprenditore Ilan Shor, attual­men­te ricer­ca­to in Mol­da­via e rifu­gia­to­si a Mosca. Il siste­ma assu­me la for­ma di reclu­ta­men­to siste­ma­ti­co, in base a cui si può esse­re paga­ti per par­te­ci­pa­re a mani­fe­sta­zio­ni, pro­dur­re con­te­nu­ti fuor­vian­ti sui social o vota­re per un can­di­da­to spe­ci­fi­co nel­le ele­zio­ni loca­li. L’organizzazione gerar­chi­ca in cel­le di lavo­ro — che ricor­da le tat­ti­che adot­ta­te dal­le socie­tà di MLM (mul­ti-level mar­ke­ting) — pre­ve­de ulte­rio­ri incen­ti­vi mone­ta­ri per chi rie­sce a reclu­ta­re il mag­gior nume­ro di soste­ni­to­ri pos­si­bi­le dopo pochi mesi d’impiego, con­tri­buen­do così alla mani­po­la­zio­ne dell’opinione pubblica. 

Que­sta pri­ma­ve­ra, inve­ce, la poli­zia di fron­tie­ra ha fer­ma­to più di 100 pas­seg­ge­ri (diret­ti in Mol­da­via dal­la Rus­sia attra­ver­so l’Armenia) che tra­spor­ta­va­no poco meno di 10mila euro in con­tan­ti cia­scu­no: i sol­di sareb­be­ro sta­ti usa­ti per finan­zia­re pro­te­ste con­tro il gover­no e con­vin­ce­re mol­ti elet­to­ri a vota­re con­tro l’integrazione europea. 

La situazione è ulteriormente complicata dal coinvolgimento nella prassi politica della regione separatista della Transnistria, stato indipendente de facto ma non riconosciuto dall’ONU e da sempre sostenuto — anche a livello finanziario — dalla Russia, che alla regione fornisce gas gratuito. 

Anche la Gagau­zia, regio­ne auto­no­ma a mag­gio­ran­za tur­ca, si è avvi­ci­na­ta all’amministrazione di Putin con la fir­ma di accor­di agro-ali­men­ta­ri vol­ti a con­tra­sta­re le san­zio­ni euro­pee: la gover­na­tri­ce del­la regio­ne, Evge­nia Gutul, vuo­le per­met­te­re l’esportazione sen­za restri­zio­ni dei pro­dot­ti agri­co­li gagau­zi nel mer­ca­to di una Rus­sia defi­ni­ta come una «ami­ca e difen­di­tri­ce» che «tor­na a sal­va­re il popo­lo gagauzo». 

Nono­stan­te i nume­ro­si osta­co­li, San­du si è espres­sa con otti­mi­smo e ha sot­to­li­nea­to come que­sta vit­to­ria sia sta­ta una «lezio­ne di demo­cra­zia» per la Rus­sia e un pas­so deci­si­vo ver­so un futu­ro pro-euro­peo del Paese. 

Sono tenui, però, le spe­ran­ze di un cam­bia­men­to imme­dia­to. «Dubi­to che acca­drà tut­to in un bat­ter d’occhio, come mol­ti qui spe­ra­no. Non sono nem­me­no sicu­ra che unir­si all’UE risol­ve­reb­be tut­te le pro­ble­ma­ti­che che abbia­mo con la Rus­sia e le regio­ni auto­no­me, dove il soste­gno una­ni­me a Putin è pre­oc­cu­pan­te» con­ti­nua la nostra fon­te. «Io sicu­ra­men­te con­ti­nue­rò a vota­re per il mio futu­ro».

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Elisa Basilico

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