BookAdvisor, consigli di lettura di dicembre

BookAdvisor, consigli di lettura di dicembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Che bel­la gior­na­ta, spe­ria­mo che non pio­va, Gabrie­le Cor­si (Cai­ro) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Che cre­sce­re sia ine­vi­ta­bi­le è un dato di fat­to. Ma cre­sce­re pen­san­do che un gior­no ci si ritro­ve­rà a fare da geni­to­ri ai pro­pri geni­to­ri, pro­prio no, que­sto non si met­te mai in con­to. Eppu­re, è pro­prio ciò che è acca­du­to a Gabrie­le. Suo padre ormai non lo rico­no­sce più, affet­to da una malat­tia che can­cel­la la sua memo­ria. È lui l’unico custo­de dei loro ricor­di ormai. È bene però met­ter­li per iscrit­to, per far sì che nem­me­no lui pos­sa dimen­ti­car­li mai. Gabrie­le Cor­si, noto spea­ker radio­fo­ni­co e con­dut­to­re tele­vi­si­vo, rac­con­ta la sto­ria del nuo­vo rap­por­to crea­to­si con suo papà a segui­to del­la malat­tia. Un dia­lo­go uni­la­te­ra­le, una let­te­ra d’amore ver­so un geni­to­re con la spe­ran­za che pos­sa esse­re il geni­to­re, alme­no per una sola, ulti­ma, vol­ta, a tene­re per mano suo figlio e non vice­ver­sa. Nono­stan­te lo scon­for­to, Gabrie­le cer­ca di foca­liz­zar­si però sui ricor­di bel­li. Tra let­te­re dedi­ca­te al padre, Cor­si inse­ri­sce dei capi­to­li nar­ra­ti­vi in cui rac­con­ta la sua espe­rien­za di ser­vi­zio civi­le in mez­zo a dei “mat­tac­chio­ni”: i pazien­ti del Pro­get­to Anto­niet­ta. Dedi­ca­re ore del­la pro­pria vita agli altri, cam­bia le car­te in tavo­la e riva­lu­ta il modo di osser­va­re le cose. Sto­rie com­mo­ven­ti si intrec­cia­no nei vari capi­to­li, da cui tra­spa­re tut­ta la dol­cez­za e la gra­ti­tu­di­ne dell’autore ver­so quell’esperienza di vita. Per­so­ne che gli han­no inse­gna­to che a vol­te basta spe­ra­re solo che sia una bel­la gior­na­ta, e che non piova.


Il talen­to degli scom­par­si, Clau­dio Bisio (Fel­tri­nel­li) – recen­sio­ne di Cri­sti­na Bianchi

Il pri­mo libro di Clau­dio Bisio rac­con­ta una dop­pia sto­ria: quel­la di Mar­co Moschi­ni, un atto­re mila­ne­se che ha supe­ra­to i 60 anni e che si ritro­va a fare par­ti sem­pre più resi­dua­li e quel­la di Mir­ko Maz­zot­ta, un gio­va­ne di 25 anni nato e cre­sciu­to in Puglia e con un uni­co sogno diven­ta­re famo­so. Le due sto­rie si toc­ca­no ma non si incon­tra­no mai, come anche la scel­ta sti­li­sti­ca di dare ad entram­bi un pro­prio capi­to­lo. Quel­li scrit­ti in nume­ro appar­ten­go­no a Mar­co; inve­ce, sono di Mir­ko quel­li scrit­ti in let­te­re. Mar­co e Mir­ko sono agli oppo­sti su tut­to e per tut­to, se il pri­mo vuo­le scom­pa­ri­re, l’altro vuo­le appa­ri­re. Il tut­to cir­con­da­to da per­so­nag­gi che, come i pro­ta­go­ni­sti, sono scrit­ti in manie­ra pre­ci­sa in ogni loro aspet­to, tra cui Nan­do, il mana­ger e Lara, Ange­la e Lucia­na tre don­ne che ruba­no la sce­na a Mar­co e Mir­ko. Clau­dio Bisio ha pre­sen­ta­to un libro irri­ve­ren­te, curio­so, fol­le e diver­ten­te. In cer­ti pun­ti ripren­de la scrit­tu­ra di Nic­co­lò Amma­ni­ti, nell’assurdità di cer­ti pas­sag­gi. Un libro che scor­re e si leg­ge tut­to d’un fia­to, con un fina­le che lascia sen­za paro­le. Uni­co con­si­glio: occhio alla pri­ma, alla secon­da e alla ter­za per­so­na “a loro pia­ce cam­bia­re”.


Sono esau­ri­ta, Sophie Kin­sel­la (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

A tren­ta­tré anni e una buo­na posi­zio­ne lavo­ra­ti­va, Sasha non ce la fa più. È stan­ca, demo­ti­va­ta, fa fati­ca a usci­re con gli ami­ci, figu­ria­mo­ci a tro­va­re l’amore. Uffi­cial­men­te sull’orlo di un esau­ri­men­to ner­vo­so, Sasha deci­de di lasciar­si tut­to alle spal­le rifu­gian­do­si in un pic­co­lo vil­lag­gio nel Devon, in un posto di mare a lei mol­to caro, nel qua­le ci sono alcu­ni dei suoi ricor­di più bel­li di momen­ti tra­scor­si in fami­glia. Ma le cose anche in quel posto sono cam­bia­te. Come se non bastas­se, Sasha è costret­ta a con­di­vi­de­re gli spa­zi con Finn, uomo per nien­te alla mano e poco sim­pa­ti­co. Cam­bia­no i luo­ghi, e anche le per­so­ne. Chis­sà che sia la vol­ta buo­na anche per Sasha. Sono esau­ri­ta è un roman­zo accat­ti­van­te fin dal tito­lo. Quan­te vol­te ci è capi­ta­to di dir­lo per par­la­re dei perio­di di for­te stress? Eppu­re, die­tro un’affermazione che spes­so suo­na sar­ca­sti­ca, si nascon­de la veri­tà. Kin­sel­la è sta­ta in gra­do di nor­ma­liz­za­re un con­cet­to for­se anco­ra un po’ tabù: il bur­nout. Come sem­pre acca­de nei suoi roman­zi, non man­ca­no una bel­la dose di iro­nia e diver­ti­men­to. Ma tra una risa­ta e l’altra, c’è sem­pre spa­zio per fer­mar­si un atti­mo a riflettere.


Cleo­pa­tra e Frank­en­stein, Coco Mel­lors (Einau­di) – recen­sio­ne di Miche­la De Marchi

Una let­tu­ra dol­cea­ma­ra che pro­vo­ca allo stes­so tem­po risa­te e rifles­sio­ni. Par­lia­mo di Cleo­pa­tra e Frank­en­stein di Coco Mel­lors, roman­zo che pren­de il nome dai due pro­ta­go­ni­sti. La sto­ria si apre a una festa di Capo­dan­no a New York, dove Cleo e Frank si incon­tra­no per la pri­ma vol­ta. Lei una gio­va­ne ragaz­za ingle­se, anco­ra insi­cu­ra sul per­cor­so che vuo­le intra­pren­de­re, ma con una pas­sio­ne per l’arte; lui un uomo di cir­ca quarant’anni ormai affer­ma­to nel cam­po del­la pub­bli­ci­tà con una sua agen­zia. Tra i due è subi­to col­po di ful­mi­ne ed entram­bi fan­no affi­da­men­to sull’altro per cer­ca­re di risol­ve­re i trau­mi infan­ti­li che li per­se­gui­ta­no. Ma pro­prio que­sto por­ta un’evoluzione ina­spet­ta­ta nel pro­prio rap­por­to e li costrin­ge ad affron­ta­re un mon­do inter­no che per anni han­no ten­ta­to di nascon­de­re. Il let­to­re si inse­ri­sce nel­la vita di Cleo e Frank, seguen­do le loro vicis­si­tu­di­ni per poco più di un anno in una nar­ra­zio­ne dal rit­mo dina­mi­co, carat­te­riz­za­ta da sal­ti tem­po­ra­li tra i vari capi­to­li. Ma il trat­to salien­te del roman­zo è la sua cora­li­tà: Coco Mel­lors non si limi­ta ad assu­me­re un pun­to di vista fis­so o una ter­za per­so­na sin­go­la­re. Pren­do­no così voce i vari per­so­nag­gi del­la sto­ria, dal­la sorel­la di Frank al miglio­re ami­co di Cleo, rac­con­tan­do una real­tà non per­fet­ta, fat­ta di vizi e difet­ti. Tra le pagi­ne del roman­zo ven­go­no affron­ta­ti temi seri, come le malat­tie men­ta­li e le dipen­den­ze, che arri­va­no drit­to al cuo­re del let­to­re gra­zie alla scrit­tu­ra incal­zan­te e non super­fi­cia­le. Così Coco Mel­lors crea una sto­ria pecu­lia­re che per­met­te a ognu­no di riflet­te­re su alcu­ne dif­fi­col­tà comu­ni e capi­re come affron­tar­le, sen­za ave­re pau­ra di chie­de­re aiuto.


Non sono la signo­ra di nes­su­no, Anna Kuli­scioff (Fuo­ri­sce­na) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

1893, Zuri­go. Ter­zo Con­gres­so dell’Internazionale Socia­li­sta. Tra i par­te­ci­pan­ti spic­ca­no Filip­po Tura­ti e la sua com­pa­gna, Anna Kuli­scioff. Qual­cu­no, notan­do­la, doman­da: “Chi è quel­la bel­la signo­ra?”. Un uomo rispon­de: “È la signo­ra di Tura­ti”. Lei, sen­za esi­ta­zio­ne, ribat­te: “Non sono la signo­ra di nes­su­no. Sono Anna Kuli­scioff.” Un’affermazione sem­pli­ce, ma poten­te, che rac­chiu­de l’essenza di una don­na indi­pen­den­te, rivo­lu­zio­na­ria e pro­fon­da­men­te impe­gna­ta nel­la lot­ta per i dirit­ti socia­li e civi­li. Defi­ni­ta dai suoi detrat­to­ri “una che non è mai sta­ta zit­ta”, Kuli­scioff è sta­ta mol­to più che una voce fuo­ri dal coro: una socia­li­sta, un’attivista e, soprat­tut­to, una del­le men­ti più luci­de del suo tem­po. In que­sta rac­col­ta di let­te­re, discor­si e scrit­ti per­so­na­li, emer­ge con for­za una del­le sue bat­ta­glie più signi­fi­ca­ti­ve: quel­la per il suf­fra­gio uni­ver­sa­le. Kuli­scioff smon­ta, una per una, le argo­men­ta­zio­ni pater­na­li­sti­che che vole­va­no le don­ne estra­nee alla poli­ti­ca, rele­ga­te al ruo­lo di madri e custo­di del­la casa. A chi soste­ne­va che la poli­ti­ca fos­se una que­stio­ne trop­po “com­pli­ca­ta” per le don­ne, rispon­de­va con dati, logi­ca e pas­sio­ne. Kuli­scioff non si limi­ta­va a teo­riz­za­re. Denun­cia­va con rigo­re le con­di­zio­ni del­le don­ne ope­ra­ie, sfrut­ta­te nei set­to­ri come quel­lo tes­si­le, dove rap­pre­sen­ta­va­no la mag­gior par­te del­la for­za lavo­ro, ma rice­ve­va­no le paghe più bas­se e subi­va­no tur­ni mas­sa­cran­ti che supe­ra­va­no spes­so le 50 ore set­ti­ma­na­li. Con­tra­ria­men­te ad altre espo­nen­ti del fem­mi­ni­smo che con­cen­tra­va­no i loro sfor­zi sui dirit­ti del­le éli­te, Kuli­scioff par­la­va alle e del­le don­ne lavo­ra­tri­ci, le più vul­ne­ra­bi­li e trop­po spes­so igno­ra­te anche dagli uomi­ni del Par­ti­to Socia­li­sta. Que­sta rac­col­ta rap­pre­sen­ta un tas­sel­lo fon­da­men­ta­le per chiun­que voglia com­pren­de­re la sto­ria del fem­mi­ni­smo e la lun­ga stra­da per­cor­sa dal­le don­ne per otte­ne­re i dirit­ti che mol­ti dan­no oggi per scon­ta­ti. Kuli­scioff ci ricor­da che, nel­la lot­ta per l’emancipazione, le “stre­ghe” non sono mai man­ca­te: don­ne corag­gio­se, impos­si­bi­li da zit­ti­re con fra­si ridut­ti­ve come “È la signo­ra di…”. Per­ché Anna Kuli­scioff non è mai sta­ta la “signo­ra” di nes­su­no. È sta­ta – e rima­ne – una figu­ra di rife­ri­men­to per la sto­ria del femminismo.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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