Da rivedere per la prima volta. Il franchise di Terrifier

Se i clas­si­ci film nata­li­zi, tut­ti dol­ci e pie­ni di buo­ni sen­ti­men­ti, non fan­no per voi, la saga di Ter­ri­fier potreb­be esse­re ciò che cer­ca­te. Con il suo ter­zo capi­to­lo, usci­to nel­le sale ita­lia­ne lo scor­so 7 novem­bre, pre­ce­du­to da un’anteprima il 31 otto­bre che ha regi­stra­to incas­si da record, il regi­sta Damien Leo­ne ci tra­sci­na in un Nata­le splat­ter, grot­te­sco e spie­ta­to, gra­zie a un pro­ta­go­ni­sta ormai ico­ni­co: Art il Clown.

Il per­so­nag­gio di Art nasce nel 2006 dall’immaginazione di Damien Leo­ne, ma il suo debut­to vero e pro­prio avvie­ne nei cor­to­me­trag­gi The 9th Cir­cle (2008) e Ter­ri­fier (2011), entram­bi inter­pre­ta­ti da Mike Gian­nel­li. Que­sti cor­ti rap­pre­sen­ta­no un pri­mo assag­gio del mon­do grot­te­sco e vio­len­to che il regi­sta svi­lup­pe­rà nei lun­go­me­trag­gi suc­ces­si­vi. Se deci­de­te di immer­ger­vi nel­la saga, vi con­si­glio di recu­pe­rar­li: oltre a esse­re bre­vi, sono una testi­mo­nian­za di come Leo­ne abbia costrui­to il suo per­so­nag­gio cult par­ten­do da pro­du­zio­ni indi­pen­den­ti e a bas­so budget.

Anche i primi due capitoli della saga – Terrifier (2016) e Terrifier 2 (2022) – sono stati realizzati grazie a raccolte fondi e con budget estremamente limitati.

Nono­stan­te ciò, Damien Leo­ne è riu­sci­to a incas­sa­re cifre sor­pren­den­ti, atti­ran­do l’attenzione degli appas­sio­na­ti di hor­ror gra­zie a effet­ti pra­ti­ci, sce­ne di vio­len­za estre­ma e un’estetica ispi­ra­ta agli sla­sher anni ’80. Infat­ti, a dif­fe­ren­za di mol­ti hor­ror moder­ni che si affi­da­no pesan­te­men­te alla com­pu­ter gra­fi­ca, Ter­ri­fier pre­di­li­ge gli effet­ti pra­ti­ci: truc­co pro­ste­ti­co, san­gue fin­to e sce­ne cruen­te crea­te arti­gia­nal­men­te. Que­sto approc­cio, ormai raro nel cine­ma con­tem­po­ra­neo, è uno dei pun­ti di for­za del­la saga.

Con Ter­ri­fier 3, il regi­sta ha avu­to a dispo­si­zio­ne un bud­get più alto, pari a due milio­ni di dol­la­ri, che gli ha per­mes­so di spin­ge­re anco­ra di più sul­la crea­ti­vi­tà, ren­den­do le ucci­sio­ni di Art anco­ra più tru­cu­len­te. Ambien­ta­to duran­te il perio­do nata­li­zio, il film gio­ca sul con­tra­sto tra l’atmosfera festi­va e le vio­len­ze sem­pre più effe­ra­te del pro­ta­go­ni­sta, con un incre­men­to dell’ironia che ha sem­pre con­trad­di­stin­to Art, tan­to da arri­va­re a poter esse­re con­si­de­ra­to come un hor­ror comedy.

Art il Clown, interpretato magistralmente da David Howard Thornton, è ormai consacrato come una nuova icona dell’horror.

Con il suo desi­gn uni­co – un clo­wn che pren­de ispi­ra­zio­ni da un mimo essen­do muto, vesti­to di bian­co e nero e dai com­por­ta­men­ti ana­lo­ghi – e una mimi­ca straor­di­na­ria, Art rie­sce a pas­sa­re da espres­sio­ni buf­fe a smor­fie di pura fol­lia in un atti­mo, con­qui­stan­do il pub­bli­co e i social. L’interpretazione di Howard Thorn­ton è tal­men­te riu­sci­ta che per tut­ti e tre i film lui rima­ne il pro­ta­go­ni­sta indi­scus­so, tan­to da arri­va­re ad offu­sca­re gli altri per­so­nag­gi impor­tan­ti del­la saga, ad ecce­zio­ne di quel­la che diven­te­rà la sua spal­la pro­prio in que­sto ter­zo capitolo.

Con il quar­to capi­to­lo già con­fer­ma­to, seb­be­ne anco­ra avvol­to nel miste­ro, la saga di Ter­ri­fier pro­met­te di con­ti­nua­re a sorprendere.

Se non ave­te anco­ra cono­sciu­to Art il Clo­wn, il Nata­le potreb­be esse­re il momen­to per­fet­to per sco­pri­re que­sto anti-eroe dell’horror con­tem­po­ra­neo.

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Viola Vismara
Clas­se 2000. Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.

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