Giradischi, gli album consigliati di novembre

Giradischi, gli album consigliati di novembre

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti

GNX, Ken­drick Lamar — recen­sio­ne di Loren­zo Bogo

Per la secon­da vol­ta in due mesi un rap­per di fama mon­dia­le pub­bli­ca un album com­ple­ta­men­te a sor­pre­sa. Per i fan di Ken­drick Lamar, in par­ti­co­la­re, que­sto ulti­mo disco è sta­to un vero e pro­prio ful­mi­ne a ciel sere­no, non essen­do sta­to pre­ce­du­to da nes­sun tipo di annun­cio. Ascol­tan­do più vol­te GNX si può però intui­re come, col sen­no di poi, non sareb­be sta­to così fuo­ri luo­go aspet­tar­si una nuo­va usci­ta del rap­per cali­for­nia­no in que­sto periodo.

L’album è infat­ti per buo­na par­te debi­to­re, sia nel sound che negli argo­men­ti trat­tai, del­le vicen­de di que­sta esta­te, che han­no visto Lamar sfi­dar­si in un dis­sing con il rap­per e pro­du­cer cana­de­se Dra­ke. Mol­te trac­ce, come Squab­ble Up, Pee­ka­boo e la ormai vira­le Tv Off, han­no un flow e dei beat che sono espli­ci­ta­men­te ispi­ra­ti a e ricor­da­no mol­tis­si­mo (for­se anche fin trop­po) Not Like Us e gli altri sin­go­li rila­scia­ti nel perio­do estivo.

Inol­tre que­sto rap­pre­sen­ta fino ad ora l’album più bre­ve di Lamar, del­la dura­ta di 44 minu­ti, poco più del­la metà di altri suoi dischi che han­no segna­to la sto­ria dell’hip hop moder­no, come Good Kid Mad City o To Pimp A But­ter­fly, che supe­ra­va­no ampia­men­te l’ora. Ciò potreb­be sug­ge­ri­re una rea­liz­za­zio­ne piut­to­sto rapi­da dell’opera, vol­ta for­se a caval­ca­re l’onda di fama gene­ra­ta­si dal dis­sing con Dra­ke. Ma in ogni caso sareb­be sba­glia­to con­si­de­ra­re que­sto album come un sem­pli­ce segui­to dei sin­go­li più recen­ti: si tro­va­no infat­ti anche bra­ni (Man at the Gar­den Heart pt.6) che riman­da­no a un Ken­drick già cono­sciu­to in pas­sa­to, più affi­ni alla sua natu­ra di “con­scious rapper”.

GNX rie­sce dun­que a fare ciò che ogni album di bre­ve-media dura­ta dovreb­be fare in pri­mo luo­go, ossia intrat­te­ne­re. E lo fa anche bene: I rit­mi e le sono­ri­tà viva­ci e il flui­re dei bra­ni ren­do­no pia­ce­vo­le, sem­pli­ce e mai noio­so l’ascolto del disco. GNX è un album che farà facil­men­te appas­sio­na­re i nuo­vi fan di Ken­rick Lamar. Anche se potreb­be far stor­ce­re il naso a quel­li di più vec­chia data, abi­tua­ti for­se a ope­re più ispi­ra­te e com­ples­se, non può che esse­re con­si­de­ra­to un album degno del suo arti­sta, e potreb­be for­se segna­re un pun­to di svol­ta nel­la sua carriera.

Pista Nera, Post Neb­bia — recen­sio­ne di Loren­zo Bogo 

Quar­ta ope­ra in stu­dio del grup­po indie-rock pado­va­no Post Neb­bia, Pista Nera rispec­chia for­se tut­to ciò che i fan si aspet­ta­va­no da un loro nuo­vo disco, o qua­si. Come gli album pre­ce­den­ti, infat­ti, anche que­sto si pre­sen­ta come con­cept album: un tema ricor­ren­te fa da filo con­dut­to­re, col­le­gan­do con­cet­tual­men­te i vari bra­ni e costruen­do un discor­so auto­con­clu­si­vo. Se però negli scor­si lavo­ri del grup­po il con­cept era piut­to­sto spe­ci­fi­co, di imme­dia­ta e sem­pli­ce com­pren­sio­ne (in Cana­le Pae­sag­gi si trat­ta­va dell’assuefazione digi­ta­le, men­tre in Entro­pia Padre­pio l’argomento cen­tra­le era la reli­gio­ne), qua è trat­ta­to in manie­ra più defi­la­ta, meno dida­sca­li­ca, ed è sicu­ra­men­te più dif­fi­ci­le da coglie­re a un pri­mo ascolto.

Nei testi rie­cheg­gia un costan­te sen­so di ango­scia, di incer­tez­za nei con­fron­ti del futu­ro, trat­ta­to di vol­ta in vol­ta con imma­gi­ni dif­fe­ren­ti: a vol­te si fa ricor­so al tema dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci (con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to all’ambiente mon­ta­no), altre vol­te al tema dell’alienazione nei con­fron­ti del­la socie­tà. Il mes­sag­gio fina­le può quin­di esse­re inter­pre­ta­to libe­ra­men­te dall’ascoltatore.

Dal pun­to di vista musi­ca­le, la band non si allon­ta­na signi­fi­ca­ti­va­men­te dal­le sono­ri­tà a cui ci ave­va abi­tua­ti, anzi. Le carat­te­ri­sti­che distin­ti­ve dei Post Neb­bia si accen­tua­no, dive­nen­do un vero e pro­prio mar­chio di fab­bri­ca: chi­tar­re e bas­so graf­fian­ti, abbon­dan­te uso di sin­te­tiz­za­to­re, paro­le che sem­bra­no can­ta­te “a den­ti stret­ti”; il tut­to assem­bla­to in un mix piut­to­sto spor­co e caco­fo­ni­co, in linea con i mes­sag­gi rac­chiu­si nei testi.

Pista Nera è in defi­ni­ti­va un album più com­ples­so rispet­to ai pre­ce­den­ti del grup­po, che richie­de vari ascol­ti per esse­re com­pre­so e apprez­za­to, ma che è in gra­do di coin­vol­ge­re l’ascoltatore, for­nen­do spun­ti di inter­pre­ta­zio­ne sem­pre nuovi.

Small Chan­ges, Michael Kiwa­nu­ka — recen­sio­ne di Loren­zo Bogo 

Less is more. Sem­bra esse­re que­sta la filo­so­fia che fa da colon­na por­tan­te al nuo­vo album di Michael Kiwa­nu­ka. Il can­tau­to­re bri­tan­ni­co ripro­po­ne infat­ti un soul mini­ma­li­sta, ridot­to all’es­sen­zia­le, ma non per que­sto meno coin­vol­gen­te ed emo­zio­nan­te. La sem­pli­ci­tà del­le melo­die e dei rit­mi si avva­le di inces­san­ti ripe­ti­zio­ni e osti­na­ti per con­fe­ri­re ai bra­ni un cre­scen­do di suo­ni ed emo­zio­ni. La trac­cia più esem­pli­fi­ca­ti­va da que­sto pun­to di vista è for­se Rebel Soul, in cui una linea di pia­no, ridot­ta alle sue più sem­pli­ci com­po­nen­ti, accom­pa­gna la sezio­ne rit­mi­ca dal­l’i­ni­zio alla fine sen­za mai scostarsi.

A incre­men­ta­re il cre­scen­do vi è poi un abbon­dan­te uti­liz­zo di archi, tal­vol­ta usa­ti per crea­re un tap­pe­to sono­ro che accom­pa­gna alla chiu­su­ra dei bra­ni. Anche la voce di Kiwa­nu­ka si rifà a uno sti­le mini­mal: non ecce­den­do mai in vir­tuo­si­smi tec­ni­ci, rima­ne sem­pre deli­ca­ta ma al con­tem­po sicu­ra e deci­sa. Non a caso lo sti­le cano­ro del­l’ar­ti­sta bri­tan­ni­co è sta­to acco­sta­to a quel­lo di Bill Withers — pro­ba­bil­men­te la mag­gio­re ispi­ra­zio­ne di que­sto disco.

Col suo sti­le paca­to e ras­si­cu­ran­te, Small Chan­ges è un album che sa infon­de­re tran­quil­li­tà nell’ascoltatore, che potrà qua­si sen­tir­si cul­la­to dal­la musi­ca. Tut­ta­via la strut­tu­ra ripe­ti­ti­va del­le trac­ce potreb­be ren­de­re noio­so l’ascolto a un orec­chio abi­tua­to a com­po­si­zio­ni più movimentate.

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