I femminicidi di Giulia Tramontano e Giulia Cecchettin sono stati i due casi di femminicidio che hanno maggiormente scosso le coscienze e fatto discutere nel 2023. Un anno dopo, finalmente, si tirano le somme.
Il 25 novembre 2024, data nota per la ricorrenza della Giornata contro la violenza sulle donne, Alessandro Impagnatiello è stato condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Tramontana, la fidanzata incinta di sette mesi del loro futuro figlio, Thiago.
Un anno e mezzo prima, il 27 maggio 2023, Giulia Tramontano incontrò la collega 23enne di Impagnatiello con cui quest’ultimo aveva iniziato una relazione parallela. Una volta tornata nella casa dove viveva con Impagnatiello, lui la uccise e tentò di disfarsi del suo cadavere bruciandolo. Non essendoci riuscito, Impagnatiello decise di nasconderlo ad alcune centinaia dalla scena del crimine.
Il giorno dopo il delitto, il 28 maggio 2023, Impagnatiello denunciò la scomparsa della fidanzata; l’1 giugno 2023, però, confessò e indicò alle forze dell’ordine il luogo dove si trovava il corpo di Giulia Tramontano. Impagnatiello rivelò anche di aver somministrato per mesi alla fidanzata Giulia veleno per topi e ammoniaca, nel tentativo di avvelenarla.
Impagnatiello è stato giudicato con rito immediato con l’accusa di omicidio aggravato da premeditazione, legame affettivo, crudeltà, futili motivi e interruzione non consensuale di gravidanza e occultamento di cadavere.
Durante il processo, è stato richiesto che Impagnatiello fosse sottoposto a perizia psichiatrica: lo psichiatra forense e il medico legale l’hanno tuttavia definito completamente in grado di intendere e volere, con una personalità caratterizzata da tratti «narcisisti, psicopatici e bugiardi».
La Corte D’Assise di Milano, presieduta dalla giudice Antonella Bertoja, ha sentenziato Impagnatiello come colpevole di omicidio pluriaggravato, di occultamento del corpo e di interruzione non consensuale di gravidanza; sono state riconosciute le aggravanti richieste dalla pm Alessia Menegazzo e dall’Aggiunta Letizia Mannella di premeditazione, legame affettivo e crudeltà, ma non quella dei futili motivi. Oltre alla condanna all’ergastolo, Impagnatiello è stato anche condannato a 3 mesi di isolamento diurno, contro i 18 mesi chiesti dalla Procura. Infine, Impagnatiello è stato condannato al risarcimento di 200 mila euro a ciascuno dei genitori di Giulia Tramontano, e di 150 mila euro alla sorella e al fratello.
Tutta la famiglia Tramontano era presente nell’aula della Corte D’Assise a Milano al momento della condanna. In seguito alla sentenza, hanno rilasciato diverse dichiarazioni: in particolare, Chiara Tramontano si è espressa in favore all’educazione delle persone in merito al rispetto delle donne.
Poco più di una settimana dopo la condanna di Alessandro Impagnatiello, il 3 dicembre 2024, anche Filippo Turetta è stato condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin.
La relazione tra Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, entrambi studenti di Ingegneria dell’Università di Padova, era finita a causa della possessività di Turetta nei confronti di Cecchettin. Nonostante la fine della relazione, Turetta continuò a contattare Giulia Cecchettin, servendosi addirittura di ricatti emotivi, ad esempio la minaccia di togliersi la vita se non fossero tornati insieme. Giulia Cecchettin e Filippo Turetta continuarono a frequentarsi, com’è stato ricostruito, proprio perché Giulia aveva il timore che Turetta si facesse del male, usando come pretesto la sofferenza provocata dalla rottura.
L’ultimo appuntamento tra i due avvenne l’11 novembre 2023, cinque giorni prima della proclamazione di laurea di Giulia Cecchettin: un testimone riferì in seguito di aver assistito al litigio tra un uomo e una donna in un parcheggio a Vigonovo, comune in cui risiedeva Giulia Cecchettin.
Dopo la denuncia di scomparsa esposta dalla famiglia Cecchettin, iniziarono le indagini: l’inchiesta per una scomparsa di persona aperta inizialmente dalla procura di Venezia divenne poi un’indagine per tentato omicidio a causa del ritrovamento di un filmato mostrava Turetta mentre aggrediva e caricava forzatamente Giulia Cecchettin in macchina a Fossò. Dopo l’omicidio, Turetta si diede alla fuga a bordo della sua auto. Infine, fu arrestato in Germania e poi riconsegnato alle autorità italiane.
Al momento dell’arresto, Filippo Turetta confessò l’omicidio di Giulia Cecchettin; il corpo della ragazza fu ritrovato a Barcis, in Friuli Venezia Giulia, una settimana dopo il loro ultimo appuntamento.
Il processo di Filippo Turetta è iniziato il 23 settembre 2024 davanti alla Corte D’Assise di Venezia, presieduta dal magistrato Stefano Manduzio. L’accusa rivolta a Turetta era di omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, efferatezza, sequestro di persona, occultamento di cadavere e stalking. La sentenza è stata emanata dopo sole cinque udienze; il motivo per cui il processo è stato così breve è determinato dalla decisione, col consenso della difesa e della Procura, di non ascoltare testimoni né ulteriori consulenze.
Il 3 dicembre 2024, infine, Filippo Turetta è stato condannato all’ergastolo, come richiesto nelle ultime sentenze del 25 e 26 novembre 2024 dal pubblico ministero Andrea Petroni; è stata inoltre riconosciuta l’aggravante della premeditazione ma non quelle della crudeltà e dello stalking. È stato infine disposto un risarcimento da parte di Turetta ai familiari di Giulia Cecchettin: esso consiste nel pagamento di una provvisionale di 500 mila euro al padre Gino Cecchettin, 100 mila euro al fratello e alla sorella Davide e Elena Cecchettin, 30 mila euro alla nonna Carla e allo zio Alessio, e il pagamento delle spese di costituzione legale.
Il motivo per cui non sono state riconosciute le aggravanti dello stalking e della crudeltà è probabilmente legato all’accoglimento da parte della Corte delle tesi di Giovanni Caruso, avvocato di Turetta: secondo le sue argomentazioni, infatti, dalle decine di messaggi scambiati tra Turetta e Giulia Cecchettin e letti in aula, non emergerebbero stati perduranti di ansia della ragazza nei confronti di Turetta; inoltre, sempre a suo avviso, quando Giulia Cecchettin diceva a Turetta di avere paura di lui, intendeva di avere paura che si facesse del male.
Infine, Caruso ha affermato che l’aggravante della crudeltà non andasse presa in considerazione:
«Un omicidio commesso con tanti colpi di pugnale non necessariamente è crudele nel senso previsto dalla legge. Turetta colpisce alla cieca, chi non è un killer professionista è difficile che prenda al primo colpo la giugulare. Anzi, chi non ha mai usato un’arma bianca comincia con colpi di ‘assaggio’, di taglio e di punta. È un omicidio efferato ma non c’è crudeltà» ha affermato.
Non vi sarebbe dunque stata la volontà di infliggere a Giulia sofferenze gratuite.
Sia Gino Cecchettin, padre di Giulia Cecchettin, sia i legali di Turetta avevano dichiarato che per loro l’esito del processo non avrebbe avuto importanza: niente potrà infatti riportare Giulia Cecchettin a suo padre e Turetta avrebbe accettato qualsiasi pena.
Elena Cecchettin, tuttavia, che da sempre ha lottato molto per ottenere giustizia per il femminicidio della sorella, ha espresso nelle storie sul suo profilo Instagram la propria delusione rispetto a una condanna a Turetta a suo parere non sufficientemente adeguata.



Dopo mesi dall’avvenimento di questi femminicidi, finalmente, le famiglie delle vittime possono provare ad andare avanti.
Cosa ci rimane di Giulia Tramontano e di Giulia Cecchettin? Cosa ci rimane delle 120 donne vittime di femminicidio nel 2023? E cosa delle oltre 100 vittime di femminicidio nel 2024?
I media hanno spremuto e succhiato le loro storie fino al midollo e ora Giulia Tramontano e Giulia Cecchettin potrebbero diventare presto una leggenda urbana o il soggetto per l’ennesima serie televisiva.
Donne date in pasto a media affamati di “tragedie” da piangere, con cui fare, spesso, pornografia del dolore. Accade da anni, eppure nulla è cambiato: e nulla cambierà, finché non metteremo fine alla completa desensibilizzazione verso questi episodi, finché non ripartiremo dall’orrore e dalla rabbia per trasformare la nostra società.
Altrimenti, il ricordo di Giulia Tramontano, di Giulia Cecchettin e di ogni altra donna uccisa proprio in quanto donna, sbiadirà e non sarà mai possibile onorarlo.
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