Milano, luci e ombre di una città dinamica

Che lo si voglia o meno, dal­la fati­di­ca deci­sio­ne di ospi­ta­re l’Expo del 2015 a Mila­no, tut­to è cam­bia­to per la nostra cit­tà.
Ipo­tiz­zan­do un son­dag­gio per le stra­de di Mila­no, la mag­gio­ran­za dei cit­ta­di­ni con­ver­reb­be che in que­sti ulti­mi 10 anni Mila­no ha intra­pre­so un per­cor­so che, accet­ta­ta o meno, l’ha por­ta­ta ad esse­re una cit­tà dina­mi­ca, inclu­si­va e quin­di ad esse­re più vol­te defi­ni­ta capi­ta­le mora­le d’Italia.

Da sempre siamo abituati, invece, a pensare al capoluogo lombardo come un semplice vertice del triangolo industriale insieme a Torino e a Genova, a quella laboriosità tipicamente lombarda ‑molto lavoro e poco svago- che ha giustificato l’epiteto di Milano e di Torino come città grigie, cupe e sempre di fretta. 

Il pri­mo vero pun­to di svol­ta va ricer­ca­to nel pas­sag­gio da una socie­tà indu­stria­le ad una socie­tà di ser­vi­zi: le gran­di fab­bri­che sim­bo­lo del­le cit­tà del nord ‑la Fiat a Tori­no, la Falck o la Bre­da a Mila­no- ormai sono solo un ricor­do e pro­prio ciò ha fat­to in modo che il pas­sag­gio al ter­zia­rio si con­cre­tiz­zas­se. pre­ci­sa­men­te in que­sto aspet­to Mila­no ha sapu­to rispon­de­re meglio di Tori­no o Geno­va ed è riu­sci­ta così a rein­ven­tar­si e diven­tan­do una cit­tà gui­da nel­la socie­tà post-indu­stria­le in cui vivia­mo. Ne sono testi­mo­nian­za i con­ti­nui pro­get­ti di riqua­li­fi­ca­zio­ne e di ricon­ver­sio­ne di spa­zi indu­stria­li in solu­zio­ni abi­ta­ti­ve o lavo­ra­ti­ve come la tra­sfor­ma­zio­ne dell’area adia­cen­te alla Boc­co­ni in cui sor­ge­va­no le fab­bri­che OM in con­do­mi­ni pro­get­ta­ti dall’architetto Fuk­sas oppu­re la ricon­ver­sio­ne degli spa­zi dell’ex indu­stria Car­mi­na­ti e Tosel­li di tram e vei­co­li a rota­ie nel­la Fab­bri­ca del Vapo­re, ormai diven­ta­to un gran­de spa­zio espo­si­ti­vo non­ché luo­go di aggre­ga­zio­ne che ospi­ta mostre, spet­ta­co­li e performance.

Un secon­do sti­mo­lo alla tra­sfor­ma­zio­ne di Mila­no per come la cono­scia­mo noi oggi è sta­to l’assegnazione dell’Expo 2015 alla nostra cit­tà il 31 mar­zo del 2008. L’indotto cal­co­la­to su più anni è sta­to sti­ma­to per la sola cit­tà in 16,1 miliar­di di euro, con un valo­re aggiun­to di 7,4 e un impat­to occu­pa­zio­na­le di 115 mila uni­tà di lavo­ro ed è sta­to per­tan­to defi­ni­to dall’ex pre­si­den­te del­la came­ra di com­mer­cio San­gal­li come un “acce­le­ra­to­re di 15 anni”.

L’IMPATTO  ECONOMICO  DI  EXPO A LIVELLO NAZIONALE

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(Fon­te: Came­ra di com­mer­cio di Mila­no, Expo, Sda Bocconi)

Diret­ta con­se­guen­za dell’Expo è la cre­sci­ta inar­re­sta­bi­le del turi­smo che ha qua­si visto rad­dop­pia­re gli arri­vi nel giro di pochi anni: -5.400.000 arri­vi nel 2014 con­tro gli 8.500.000 del 2023- con una mag­gio­ran­za di turi­sti inter­na­zio­na­li che pre­val­go­no su quel­li nazionali. 

Expo 2015, a prescindere da tutto, è riuscito a creare un “brand Milano” mescolando terreno fertile per gli affari, una sempre crescente offerta culturale oltre che il sempreverde shopping di lusso. 

Altro fat­to­re posi­ti­vo che carat­te­riz­za il turi­smo di Mila­no rispet­to ad altre cit­tà è che, seb­be­ne la dimen­sio­ne del­la cit­tà sia ridot­ta e quin­di la den­si­tà nel­la zona cen­tra­le sia mag­gio­re, il cosid­det­to turi­smo “mor­di e fug­gi” anco­ra non è pre­val­so: il turi­sta medio che visi­ta Mila­no infat­ti è ten­den­zial­men­te alto­spen­den­te e si fer­ma in cit­tà per più gior­ni por­tan­do quin­di valo­re aggiun­to, cosa che pur­trop­po acca­de sem­pre di meno in altre cit­tà d’ar­te ita­lia­ne ormai ostag­gio di un turi­smo sem­pre più pre­da­to­rio e di bas­so pro­fi­lo. La sfi­da quin­di per il futu­ro del turi­smo a Mila­no non è tan­to quel­lo di ridur­lo, ma di “impre­zio­sir­lo”, valo­riz­zan­do l’identità del­la cit­tà e le per­le nasco­ste che offre. A testi­mo­nian­za di ciò, la nostra cit­tà negli ulti­mi anni, ha sapu­to orga­niz­za­re even­ti capa­ci di sod­di­sfa­re i più diver­si inte­res­si, spa­zian­do da offer­te com­mer­cia­li a offer­te cul­tu­ra­li, offren­do pro­dot­ti come il Salo­ne del Mobi­le, la Fashion WeekBoo­k­ci­ty.

Tut­ta­via, l’effetto col­la­te­ra­le più pro­ble­ma­ti­co del­la “turi­sti­ciz­za­zio­ne” del­le cit­tà va a toc­ca­re pro­prio il tes­su­to socio-eco­no­mi­co: da un lato va segna­la­ta la con­ti­nua cre­sci­ta dei prez­zi, che seb­be­ne sia sta­to un pro­ble­ma inter­na­zio­na­le e non solo mila­ne­se dovu­to alla ripre­sa post-pan­de­mi­ca , è altret­tan­to vero che ha col­pi­to di più lad­do­ve il costo del­la vita era già alto.

Va poi con­si­de­ra­to che l’Italia è l’unico pae­se euro­peo in cui i sala­ri rea­li sono dimi­nui­ti rispet­to al 1990 con il -2,9%, dati OCSE, per l’e­sat­tez­za. Da ciò è evi­den­te l’erosione del pote­re d’acquisto. 

Per sod­di­sfa­re dun­que una doman­da sem­pre cre­scen­te di allog­gi pro­ve­nien­te dal turi­smo e da stu­den­ti o lavo­ra­to­ri fuo­ri sede, a fron­te di un’offerta che rima­ne sta­bi­le, è sem­pli­ce intui­re come il prez­zo per un allog­gio sia in con­ti­nua cre­sci­ta. Le regi­stra­zio­ni dei con­trat­ti di loca­zio­ne a Mila­no infat­ti sono pas­sa­te da 40mila nel 2015 a qua­si 56mila nel 2021 ed il cano­ne medio regi­stra­to dall’osservatorio del mer­ca­to immo­bi­lia­re dell’Agenzia dell’Entrate regi­stra un aumen­to del 34%. 

https://www.comune.milano.it/-/casa.-le-nuove-strategie-messe-in-campo-dal-comune-per-contrastare-il-caro-affitti)

Viven­do inol­tre in un siste­ma eco­no­mi­co pre­va­len­te­men­te libe­ri­sta — vie­ne infat­ti inco­rag­gia­to il libe­ro mer­ca­to con la liber­tà dell’iniziativa eco­no­mi­ca pur­ché essa non si svol­ga in con­tra­sto con l’utilità socia­le o rechi dan­no- risul­ta dif­fi­ci­le impor­re un tet­to ai cano­ni di loca­zio­ne, mos­sa peral­tro già ten­ta­ta nel ’78 con la leg­ge equo cano­ne cri­ti­ca­ta ed infi­ne abro­ga­ta, in quan­to ave­va con­tri­bui­to alla pro­li­fe­ra­zio­ne dei con­trat­ti in nero e alla para­li­si del mer­ca­to del­le abitazioni. 

L’unica solu­zio­ne per­cor­ri­bi­le è quin­di quel­la di aumen­ta­re l’offerta di solu­zio­ni abi­ta­ti­ve da par­te dell’amministrazione comu­na­le; ad oggi il nume­ro di stu­den­ti fuo­ri­se­de a Mila­no sfio­ra i 90 mila a fron­te di un’offerta di posti let­to nel­le resi­den­ze uni­ver­si­ta­rie di cir­ca 11mila (seb­be­ne alcu­ne ricer­che sti­mi­no i posti in 16 mila). Per­tan­to un’azione riso­lu­ti­va deve coin­vol­ge­re il comu­ne non­ché le uni­ver­si­tà stes­se. Il comu­ne di Mila­no ha pre­sen­ta­to nel set­tem­bre 2023 tre pro­get­ti: il ban­do “casa ai lavo­ra­to­ri”, il pro­get­to “stu­den­ta­to dif­fu­so” e la rifor­ma del cano­ne con­cor­da­to. Col pri­mo l’intenzione è di arri­va­re a zero sfit­ti nel­le case di pro­prie­tà pub­bli­ca in modo da ristrut­tu­ra­re e abi­ta­re attual­men­te 316 uni­tà abi­ta­ti­ve a cui se ne pos­so­no aggiun­ge­re altre 2 mila entro il 2024; il pro­get­to “stu­den­ta­to dif­fu­so” dovreb­be pre­ve­de­re di crea­re entro l’anno acca­de­mi­co 600 nuo­vi posti let­to ad una tarif­fa tra i 250 e i 350 euro al mese riqua­li­fi­can­do oltre 300 allog­gi in com­ples­si di edi­li­zia popo­la­re, con­di­zio­na­le d’obbligo in quan­to l’obiettivo alme­no in ter­mi­ni tem­po­ra­li non è sta­to rispet­ta­to, ma che sicu­ra­men­te ver­rà con­clu­so entro il 2026 in quan­to si trat­ta di un inve­sti­men­to tra i 10 e 15 milio­ni di euro finan­zia­ti attra­ver­so i fon­di del PNRR

Bisogna sempre ricordare che l’aumento dell’offerta dei posti letto per studenti deve essere considerato come un imperativo imposto dalla nostra Carta Costituzionale: essa all’art 3 comma 2 afferma il principio di eguaglianza sostanziale, cioè la rimozione degli ostacoli di ordine economico-sociale. Da qui l’impegno da parte di tutti gli apparati della repubblica a ridurre le disuguaglianze, attuando politiche che garantiscano uguali punti di partenza. 

In quest’ottica deve esse­re let­ta l’offerta, garan­ti­ta dal­lo sta­to, di posti let­to facil­men­te acces­si­bi­li ai meno abbien­ti, in modo da ren­de­re con­cre­ta­men­te effet­ti­vo il dirit­to uni­ver­sa­li­sti­co allo stu­dio e il prin­ci­pio di egua­glian­za sostanziale.

Il vero gran­de pro­ble­ma, per una cit­tà che ormai ha intra­pre­so una stra­da di inter­na­zio­na­liz­za­zio­ne e dina­mi­smo, sta pro­prio nel non far sal­ta­re quel pat­to socia­le che garan­ti­sce la con­vi­ven­za paci­fi­ca ed ete­ro­ge­nea. L’erosione del pote­re d’acquisto del ceto medio infat­ti non è un buon segna­le, e i pri­mi effet­ti si vedo­no nel feno­me­no del­la gen­tri­fi­ca­zio­ne che com­por­ta un cam­bia­men­to di una zona o un quar­tie­re attra­ver­so inve­sti­men­ti e riqua­li­fi­ca­zio­ni di soli­to sia pri­va­te che pubbliche.

Se da un lato ovvia­men­te è visi­bi­le il bene­fi­cio este­ti­co, è più nel lun­go perio­do che la situa­zio­ne può com­pli­car­si. Infat­ti il ceto medio che abi­ta quel­le zone si vede costret­to a spen­de­re di più per riu­sci­re a vive­re nel mede­si­mo quar­tie­re, se non addi­rit­tu­ra a lasciar­lo e a spo­star­si più in peri­fe­ria o addi­rit­tu­ra fuo­ri cit­tà (i dati istat del 2023 mostra­no che in quell’anno qua­si 35mila mila­ne­si han­no can­cel­la­to la residenza).

È in fin dei conti un sistema di esclusione sociale, perché quelle stesse persone saranno costrette a trasferirsi più lontano dai luoghi di lavoro e di affezione contribuendo così a creare malcontento ed ulteriore disuguaglianza. 

In un’epoca sto­ri­ca in cui a domi­na­re è la pola­riz­za­zio­ne socio-cul­tu­ra­le e di con­se­guen­za quel­la poli­ti­ca, ogni azio­ne che vada a riu­ni­fi­ca­re e a crea­re col­lan­ti tra le per­so­ne deve esse­re per­se­gui­ta. Biso­gna recu­pe­ra­re il valo­re dell’eterogeneità a par­ti­re dal­le nostre cit­tà per evi­ta­re di crea­re quar­tie­ri dor­mi­to­rio o di comu­ni­tà chiuse.

Il Comu­ne quin­di deve con­ti­nua­re a pun­ta­re su solu­zio­ni di social-hou­sing, come la ricon­ver­sio­ne in stu­den­ta­to del vil­lag­gio olim­pi­co che ospi­te­rà gli atle­ti del­le olim­pia­di nel 2026. Otti­ma l’intenzione, un po’ meno il risul­ta­to: secon­do i dati attual­men­te in pos­ses­so, secon­do la con­ven­zio­ne fir­ma­ta tra il comu­ne e il fon­do por­ta roma­na gesti­to da COIMA SGR, il prez­zo per una stan­za sin­go­la potrà arri­va­re fino a 995 euro men­tre per una dop­pia 740 a per­so­na con un cano­ne medio comun­que intor­no agli 827 euro.

La stra­da da segui­re non può esse­re per­tan­to solo quel­la di un con­ti­nuo svi­lup­po finan­zia­rio che por­ti in cit­tà solo gran­di fon­di con sco­pi spe­cu­la­ti­vi e pre­da­to­ri che ovvia­men­te non por­ta­no valo­re aggiun­to in ter­mi­ni di rica­du­ta socia­le, né tan­to­me­no una bat­tu­ta d’arresto che sareb­be con­tro­pro­du­cen­te. Pur con la con­sa­pe­vo­lez­za che un’amministrazione comu­na­le non ha pote­ri di indi­riz­zo sul siste­ma eco­no­mi­co e che non può bloc­ca­re inve­sti­men­ti pri­va­ti, essa però può e ha il dove­re di indi­riz­za­re le risor­se che rice­ve attra­ver­so inter­ven­ti che abbia­no come obiet­ti­vo la rea­liz­za­zio­ne del pro­get­to costituente. 

L’obiettivo da seguire è quello di uno sviluppo socialmente sostenibile, che non ceda all’immobilismo di cui l’Italia purtroppo continua a soffrire, ma che nemmeno renda Milano una città esclusiva che lasci indietro chi non ha risorse. 

Ad oggi sono offer­ti dal Comu­ne con­tri­bu­ti eco­no­mi­ci per il con­tra­sto alla pover­tà come l’assegno di inclu­sio­ne o altre misu­re di soste­gno al red­di­to col­le­ga­te a per­cor­si di inclu­sio­ne e riat­ti­va­zio­ne socia­le. Anco­ra poche e spo­ra­di­che le ini­zia­ti­ve di cit­ta­di­nan­za atti­va offer­te dal set­to­re pub­bli­co, atti­vi­tà che per­tan­to riman­go­no anco­ra con­fi­na­te ad enti pri­va­ti del ter­zo set­to­re, come ad esem­pio l’ini­zia­ti­va di par­te­ci­pa­zio­ne atti­va degli abi­tan­ti di 6 resi­den­ze Social Hou­sing e 6 resi­den­ze uni­ver­si­ta­rie gesti­te dal­la socie­tà bene­fit Redo Sgr, duran­te la Pre-COP del 2021, in cui era­no pre­sen­ti dele­ga­zio­ni di cir­ca 40 Paesi. 

Solo attra­ver­so quin­di un inter­ven­to di soste­gno pub­bli­co sul fron­te eco­no­mi­co e un impe­gno atti­vo su quel­lo del­la par­te­ci­pa­zio­ne socia­le si può ricu­ci­re quel col­lan­te di comu­ni­tà che Mila­no, luo­go per­fet­to per un car­rie­ri­smo indi­vi­dua­li­sta, sta per­den­do.  L’accoglienza e l’inclusione sono nel dna di que­sta cit­tà già dagli anni ’50, con la gran­de immi­gra­zio­ne dal meri­dio­ne che ha con­tri­bui­to a fare gran­de Mila­no. Tan­ti sono pas­sa­ti di qui, vi han­no tro­va­to rea­liz­za­zio­ne e poi final­men­te una casa. Que­sta è quin­di la sua iden­ti­tà e que­sta deve esse­re pron­ta a decli­nar­si decli­na­ta al pas­so con i tem­pi che cambiano. 

Arti­co­lo di Edoar­do Ansarin

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