Nucleare in Italia: una storia d’amore mai compiuta?

Nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, sot­to la spin­ta di una pro­po­sta di leg­ge lan­cia­ta da par­ti­ti ed asso­cia­zio­ni di vario gene­re, si è tor­na­to a par­la­re di nuclea­re in Ita­lia: è inte­res­san­te osser­va­re come il pae­se dove il nuclea­re ha visto i suoi albo­ri ad oggi non pro­du­ca ener­gia nuclea­re.

La fis­sio­ne nuclea­re fu otte­nu­ta spe­ri­men­tal­men­te, per la pri­ma vol­ta, dal grup­po dei ragaz­zi di via Pani­sper­na: un grup­po di scien­zia­ti ita­lia­ni, gui­da­to da Enri­co Fer­mi, che negli anni 30’ ha ope­ra­to pres­so il Regio isti­tu­to fisi­co dell’Università di Roma. Enri­co Fer­mi è sta­to il pri­mo ad inne­sca­re una rea­zio­ne nuclea­re a cate­na con­trol­la­ta uti­liz­zan­do ura­nio natu­ra­le all’interno di un bloc­co di gra­fi­te pura. Con l’avvento del­le leg­gi raz­zia­li fasci­ste e lo scop­pio del­la secon­da guer­ra mon­dia­le, il grup­po si è disper­so e la mag­gior par­te dei com­po­nen­ti si è tra­sfe­ri­ta all’estero.

In seguito, nel dopoguerra viene avviato un programma di sviluppo nucleare grazie ad un gruppo di scienziati con a guida i fisici Giuseppe Bolla, Carlo Salvetti, Giorgio Salvini ed Edoardo Amaldi, tra i fondatori del CERN (Consiglio europeo per la ricerca nucleare), dell’INFN (Istituto nazionale di fisica nucleare), unico del gruppo dei ragazzi di via Panisperna rimasto in Italia. 

L’obiettivo del pro­gram­ma era con­sen­ti­re all’Italia di pri­meg­gia­re, nuo­va­men­te, nel set­to­re del nuclea­re, dopo la paren­te­si gio­io­sa degli anni 30’. Nel 1946 nasce il CISE (Cen­tro infor­ma­zio­ni stu­di ed espe­rien­ze) al qua­le si affian­ca nel 1952 il CNRN (Comi­ta­to nazio­na­le per le ricer­che nuclea­ri). I par­ti­ti del­la sini­stra ita­lia­na, spe­ci­fi­ca­ta­men­te il Par­ti­to comu­ni­sta, soste­ne­va­no il CNRN, di con­tro l’industria elet­tri­ca pri­va­ta, basa­ta sul­lo sfrut­ta­men­to del petro­lio, rite­ne­va il nuclea­re come un pos­si­bi­le com­pe­ti­tor da annientare. 

Da una par­te il Par­ti­to comu­ni­sta vede­va nel nuclea­re un pos­si­bi­le stru­men­to per l’indipendenza dell’Italia rispet­to alle mul­ti­na­zio­na­li stra­nie­re, in par­ti­co­la­re sta­tu­ni­ten­si, ed un mez­zo per limi­ta­re l’intervento pri­va­to inco­rag­gian­do la pro­du­zio­ne ener­ge­ti­ca nazio­na­le; di con­tro, la destra e par­te del­la Demo­cra­zia cri­stia­na teme­va­no la rot­tu­ra tra Roma e Washington. 

Nel 1956 il Par­ti­to comu­ni­sta otte­ne­va la figu­ra di Feli­ce Ippo­li­to, soste­ni­to­re del par­ti­to e geo­lo­go spe­cia­liz­za­to nel­la ricer­ca dell’uranio, qua­le segre­ta­rio del CNRN; Ippo­li­to si è scon­tra­to, da subi­to, con il pre­si­den­te del CNRN, Basi­lio Focac­cia, demo­cri­stia­no. Nel 1960 veni­va fon­da­to il CNEN (Comi­ta­to nazio­na­le per l’energia nuclea­re): l’industria nuclea­re da allo­ra era lega­ta allo Sta­to, allon­ta­nan­do­si dal set­to­re pri­va­to, con­sen­ten­do un mono­po­lio sta­ta­le rispet­to alla pro­du­zio­ne di ener­gia nuclea­re. L’istituzione dell’ENEL, anno 1962, por­ta­va a ter­mi­ne il pro­gram­ma di nazio­na­liz­za­zio­ne ener­ge­ti­ca.

Tra il 1963 e il 1965 vede­va­no la luce tre cen­tra­li nuclea­ri: Lati­na, Ses­sa Aurun­ca, Tri­no Ver­cel­le­se. Il 10 ago­sto 1963 Giu­sep­pe Sara­gat, lea­der del Par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co ita­lia­no, ini­zia­va una cam­pa­gna per sco­rag­gia­re l’utilizzo del nuclea­re e dif­fa­man­do la figu­ra di Feli­ce Ippo­li­to: tra­mi­te una pub­bli­ca­zio­ne sul Cor­rie­re del­la Sera, rite­ne­va che Ippo­li­to non aves­se sapu­to gesti­re cor­ret­ta­men­te il CNEN e, in subor­di­ne, con­si­de­ra­va il nuclea­re come una scel­ta non van­tag­gio­sa per l’Italia. Il demo­cri­stia­no Gio­van­ni Leo­ne, futu­ro pre­si­den­te del­la repub­bli­ca tra il 1971 e il 1978, appog­gia­va Sara­gat nel­le sue posi­zio­ni; vice­ver­sa, a dife­sa di Ippo­li­to si schie­ra­ro­no Amal­di e il mon­do del­la scien­za, il Par­ti­to socia­li­sta, repub­bli­ca­no ed il Par­ti­to comu­ni­sta. Feli­ce Ippo­li­to, il padre ed altri set­te impu­ta­ti veni­va­no arre­sta­ti il 3 mar­zo 1964: il 29 otto­bre Ippo­li­to veni­va con­dan­na­to ad undi­ci anni, all’interdizione per­pe­tua dai pub­bli­ci uffi­ci e ad una mul­ta di set­te milio­ni di lire. Il CNEN ave­va per­so la sua influen­za ed il pro­gram­ma nuclea­re ita­lia­no la sua cen­tra­li­tà per poi esse­re abban­do­na­to con due refe­ren­dum nel 1987 e 2011.

Il refe­ren­dum del 1987 chie­de­va agli ita­lia­ni di espri­mer­si su cin­que que­si­ti di cui tre in meri­to al nuclea­re: il que­si­to nume­ro tre riguar­da­va l’abrogazione del­la facol­tà del CIPE (Comi­ta­to inter­mi­ni­ste­ria­le per la Pro­gram­ma­zio­ne Eco­no­mi­ca) a deli­be­ra­re rispet­to alla loca­liz­za­zio­ne di cen­tra­li nuclea­ri se gli enti loca­li inte­res­sa­ti non aves­se­ro rag­giun­to un accor­do a riguar­do: vin­se il sì per l’80,57%. Il quar­to que­si­to chie­de­va di abro­ga­re i con­tri­bu­ti agli enti loca­li che ospi­tas­se­ro sul pro­prio ter­ri­to­rio cen­tra­li nuclea­ri o a car­bo­ne ed il sì vin­se con il 79,71%; l’ultimo que­si­to chie­de­va l’esclusione di ENEL, ente pub­bli­co, dal­la par­te­ci­pa­zio­ne alla costru­zio­ne del­le cen­tra­li nuclea­ri all’estero: il sì vin­se con il 71,86%. Si reca­ro­no alle urne 29,9 milio­ni di ita­lia­ni ed il quo­rum fu rag­giun­to con il 65,1% su 45,8 milio­ni di aven­ti dirit­to al voto.

La sorte del referendum fu segnata, negativamente, da due eventi: l’incidente di Three Miles Island, il 28 marzo 1979 e il disastro di Chernobyl, il 26 aprile 1986. Il primo aveva comportato la fusione parziale del nocciolo della centrale nucleare in Pennsylvania comportando la dispersione di piccole quantità di gas radioattivo nell’ambiente; il secondo ebbe un effetto disastroso sull’opinione pubblica portando ad una manifestazione di 200.000 persone a Roma. Il Partito Radicale promosse il referendum raccogliendo un milione di firme in poco tempo e, a novembre, i movimenti ambientalisti si riunirono nella Federazione delle liste Verdi.

Il refe­ren­dum del 2011 pro­po­ne­va l’abrogazione di nuo­ve nor­me intro­dot­te con il d.l.n.112, 25/06/2008 dal gover­no Ber­lu­sco­ni per con­sen­ti­re la pro­du­zio­ne sul ter­ri­to­rio ita­lia­no di ener­gia nuclea­re. Il que­si­to chie­de­va di eli­mi­na­re, dal decre­to leg­ge “Dispo­si­zio­ni urgen­ti per lo svi­lup­po eco­no­mi­co, la sem­pli­fi­ca­zio­ne, la com­pe­ti­ti­vi­tà, la sta­bi­liz­za­zio­ne del­la finan­za pub­bli­ca e la pere­qua­zio­ne tri­bu­ta­ria”, “la rea­liz­za­zio­ne nel ter­ri­to­rio nazio­na­le di impian­ti di pro­du­zio­ne di ener­gia nuclea­re”. L’affluenza alle urne fu del 54,79% degli aven­ti dirit­to al voto ed il sì vin­se per il 94,05%. Il refe­ren­dum ven­ne pro­mos­so dall’Italia dei Valo­ri e la cam­pa­gna elet­to­ra­le ven­ne por­ta­ta avan­ti dal Comi­ta­to “vota SI per fer­ma­re il nuclea­re” com­po­sto da buo­na par­te dell’associazionismo ita­lia­no. L’esito del refe­ren­dum del 2011 ven­ne influen­za­to, sfa­vo­re­vol­men­te, dal disa­stro di Fuku­shi­ma in Giap­po­ne, l’11 mar­zo 2011: un ter­re­mo­to ed un mare­mo­to e quat­tro esplo­sio­ni distrus­se­ro la cen­tra­le nuclea­re . Il gover­no, cer­to del­la vit­to­ria del sì al refe­ren­dum, cer­cò di evi­ta­re la con­sul­ta­zio­ne appro­van­do due decre­ti leg­ge: una mora­to­ria sul nuclea­re ed uno stop per atten­de­re evi­den­ze scien­ti­fi­che rispet­to alla sicu­rez­za del­le cen­tra­li; i due decre­ti, tut­ta­via, ali­men­ta­ro­no le pre­oc­cu­pa­zio­ni col­let­ti­ve e, da ulti­mo, l’Ufficio cen­tra­le per il refe­ren­dum con­fer­mò la consultazione.

Arri­via­mo, dun­que, ai gior­ni nostri: nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, è sta­ta avan­za­ta una pro­po­sta di leg­ge per con­sen­ti­re il ritor­no del nuclea­re in Ita­lia. La pro­po­sta chie­de un rias­set­to nor­ma­ti­vo per per­met­te­re la costru­zio­ne e l’esercizio di cen­tra­li nuclea­ri in modo che il futu­ro mix di gene­ra­zio­ne elet­tri­ca per­se­gua gli obiet­ti­vi di neu­tra­li­tà cli­ma­ti­ca e, in subor­di­ne, per ren­de­re la pro­du­zio­ne di ener­gia più soste­ni­bi­le e meno costo­sa rispet­to all’utilizzo di sole rin­no­va­bi­li. Per poter rag­giun­ge­re que­sto obiet­ti­vo, si doman­da l’autorizzazione: a costrui­re cen­tra­li nuclea­ri del­la tec­no­lo­gia più avan­za­ta dispo­ni­bi­le in com­mer­cio, la ter­za gene­ra­zio­ne a fis­sio­ne; l’istituzione di un’Autorità indi­pen­den­te di sicu­rez­za nuclea­re, rispet­tan­do la Diret­ti­va 2014/87/Euratom; la defi­ni­zio­ne di para­me­tri di ido­nei­tà dei siti indi­vi­duan­do bene­fi­ci diret­ti per la cit­ta­di­nan­za e le impre­se pre­sen­ti nel ter­ri­to­rio limi­tro­fo al sito, con­si­de­ran­do le pra­ti­che dell’Agenzia inter­na­zio­na­le dell’energia nuclea­re (AIEA); l’avviamento di una cam­pa­gna per infor­ma­re l’opinione pub­bli­ca sul nucleare. 

Per quan­to riguar­da la tema­ti­ca, dibat­tu­ta e spi­no­sa, dei rifiu­ti radioat­ti­vi, si doman­da “la pre­vi­sio­ne del­le moda­li­tà che i tito­la­ri di auto­riz­za­zio­ne all’e­ser­ci­zio del­l’im­pian­to devo­no adot­ta­re per lo stoc­cag­gio dei rifiu­ti radioat­ti­vi pro­dot­ti duran­te l’e­ser­ci­zio e del­le moda­li­tà attra­ver­so le qua­li gli eser­cen­ti devo­no prov­ve­de­re alla costi­tu­zio­ne di un fon­do per lo sman­tel­la­men­to degli impian­ti a fine vita, inclu­so lo smal­ti­men­to dei rifiu­ti pro­dot­ti e la chiu­su­ra del ciclo del com­bu­sti­bi­le nuclea­re”. La pro­po­sta evi­den­zia la neces­si­tà di con­si­de­ra­re la costru­zio­ne e l’esercizio di impian­ti per pro­dur­re ener­gia elet­tri­ca nuclea­re atti­vi­tà di pre­mi­nen­te inte­res­se sta­ta­le e dun­que sog­get­te “ad auto­riz­za­zio­ne uni­ca rila­scia­ta, su istan­za del sog­get­to richie­den­te e pre­via inte­sa con la Con­fe­ren­za uni­fi­ca­ta di cui all’ar­ti­co­lo 8 del decre­to legi­sla­ti­vo 28 ago­sto 1997, n. 281, e suc­ces­si­ve modi­fi­ca­zio­ni, con decre­to del Mini­stro del­l’am­bien­te e del­la sicu­rez­za ener­ge­ti­ca, di con­cer­to con il Mini­stro del­le infra­strut­tu­re e dei trasporti”. 

L’autorizzazione deve esse­re rila­scia­ta dopo un pro­ce­di­men­to uni­co al qua­le par­te­ci­pa­no le ammi­ni­stra­zio­ni inte­res­sa­te; deve con­te­ne­re infor­ma­zio­ni fon­da­men­ta­li qua­li “la dichia­ra­zio­ne di pub­bli­ca uti­li­tà, indif­fe­ri­bi­li­tà e urgen­za del­le ope­re, l’e­ven­tua­le dichia­ra­zio­ne di ina­mo­vi­bi­li­tà e l’ap­po­si­zio­ne del vin­co­lo pre­or­di­na­to all’e­spro­prio dei beni in essa com­pre­si”. Da ulti­mo, si doman­da di indi­vi­dua­re stru­men­ti per sup­por­ta­re gli inve­sti­men­ti in nuo­va capa­ci­tà di gene­ra­zio­ne da nuclea­re e, nel defi­ni­re il prez­zo rico­no­sciu­to ai pro­dut­to­ri di ener­gia elet­tro­nu­clea­re, biso­gna tene­re in con­si­de­ra­zio­ne che la con­ti­nui­tà del ser­vi­zio ridu­ce signi­fi­ca­ti­va­men­te i costi di accu­mu­lo e bilan­cia­men­to rispet­to alle fon­ti rin­no­va­bi­li variabili. 

Tenen­do pre­sen­te che la pro­po­sta legi­sla­ti­va, ad oggi, ha rag­giun­to 67.454 fir­me, supe­ran­do, di mol­to, il quo­rum di 50.000, è inte­res­san­te com­pren­de­re le ragio­ni di que­sta ade­sio­ne e del­la pro­po­sta stes­sa. A que­sto pro­po­si­to, pro­po­nia­mo l’intervista ad Auro­ra Pin­to, mem­bro di “Gio­va­ni Blu”, pagi­na divul­ga­ti­va fir­ma­ta­ria del­la pro­po­sta. Dician­no­ven­ne, stu­den­tes­sa al pri­mo anno di fisi­ca in Bicoc­ca, si è appas­sio­na­ta al nuclea­re in quar­ta supe­rio­re per poi unir­si a “Gio­va­ni Blu” pagi­na di divul­ga­zio­ne con l’obiettivo di infor­ma­re la Gen Z sul nuclea­re, tra­mi­te fon­ti scien­ti­fi­che, dan­do una visio­ne apo­li­ti­ca ed obiet­ti­va rispet­to alle poten­zia­li­tà di que­sto stru­men­to nel­la lot­ta al cam­bia­men­to climatico.

“In che cosa con­si­ste la pro­po­sta di dele­ga al governo?”

“La pro­po­sta di leg­ge è un for­te esem­pio di volon­tà popo­la­re che dimo­stra come i cit­ta­di­ni ita­lia­ni si stia­no infor­man­do sul nuclea­re e di come sia neces­sa­rio che ven­ga­no intra­pre­se azio­ni lega­te ad un suo re-inse­ri­men­to. É un perio­do sto­ri­co dove è neces­sa­rio tro­va­re un mix ener­ge­ti­co che pos­sa sod­di­sfa­re i nostri biso­gni ener­ge­ti­ci pur rag­giun­gen­do gli obiet­ti­vi con­tro il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. A que­sto pro­po­si­to, par­la­re con­cre­ta­men­te di fis­sio­ne nuclea­re, dopo nume­ro­si rife­ri­men­ti del gover­no alla fusio­ne, è essen­zia­le. La pro­po­sta è sta­ta ela­bo­ra­ta da per­so­na­li­tà qua­li Giu­sep­pe Zol­li­no, pro­fes­so­re di Tec­ni­ca ed Eco­no­mia dell’Energia e di Impian­ti Nuclea­ri all’Università di Pado­va, Mar­co Ricot­ti, pro­fes­so­re ordi­na­rio di impian­ti nuclea­ri al Poli­tec­ni­co di Mila­no, l’Avvocato dell’Atomo, il Comi­ta­to nuclea­re e ragio­ne; par­ti­ti poli­ti­ci, Azio­ne e Radi­ca­li Ita­lia­ni, per anni a sfa­vo­re del nuclea­re, Fala­sca, diret­to­re dell’ Euro­pei­sta, Chic­co Testa, l’associazione ambien­ta­li­sta Ami­ci del­la Ter­ra e la mia fir­ma in quan­to Gio­va­ni blu. La pro­po­sta è sta­ta depo­si­ta­ta il 17 otto­bre in Cas­sa­zio­ne, pub­bli­ca­ta il 23 otto­bre sul­la Gaz­zet­ta uffi­cia­le con l’obiettivo di 50.000 fir­me, rag­giun­te in tre gior­ni. Ora si sta cer­can­do di aumen­ta­re que­sto nume­ro sem­pre di più in modo da man­da­re un for­te segna­le di volon­tà popolare.”

“Per­ché gli ita­lia­ni han­no vota­to con­tro il nuclea­re?”

“Nono­stan­te il nuclea­re e l’I­ta­lia sia­no pro­fon­da­men­te lega­ti sin dal­la nasci­ta gra­zie al fisi­co Enri­co Fer­mi e ad una fer­ven­te ini­zia­le atti­vi­tà nuclea­re, a par­ti­re dal­la pri­ma cen­tra­le costrui­ta nel 1963, qual­co­sa si è sle­ga­to. Dopo Cher­no­byl, nel 1986, la divul­ga­zio­ne sul tema da par­te dei gior­na­li ha subi­to un calo di qua­li­tà, poco basa­to su evi­den­ze scien­ti­fi­che. La fobia pub­bli­ca ha con­cen­tra­to la pro­pria atten­zio­ne sul tema in modo con­di­zio­na­to, anche da noti­zie sba­glia­te. Nel 1987 ci sono sta­ti tre refe­ren­dum nazio­na­li non per la chiu­su­ra del­le cen­tra­li o il loro divie­to, ma per abro­ga­re one­ri com­pen­sa­ti­vi del­le sedi scel­te per i siti ed evi­ta­re che ENEL col­la­bo­ras­se a costi­tui­re cen­tra­li este­re. In segui­to, i gover­ni han­no posto fine al pro­get­to ita­lia­no, con la chiu­su­ra di Lati­na, Caor­so e Tri­no-Ver­cel­le­se. Tra il 2005 e il 2009 tor­na l’in­te­res­se e nel 2009 vie­ne sti­pu­la­to un accor­do con la Fran­cia per nuo­vi pro­get­ti sul nuclea­re. Nel 2011 vie­ne pro­cla­ma­to un refe­ren­dum che ne avreb­be con­sen­ti­to il ritor­no ma è anche l’anno di Fuku­shi­ma, un perio­do di ulte­rio­re gran­de disin­for­ma­zio­ne che non ha con­tri­bui­to ad una buo­na repu­ta­zio­ne sul nuclea­re. In gene­ra­le, sono sta­ti scel­ti momen­ti sto­ri­ci total­men­te sba­glia­ti, è dif­fi­ci­le espri­mer­si su una tec­no­lo­gia quan­do c’è un’importante situa­zio­ne sto­ri­ca e una pes­si­ma infor­ma­zio­ne sul tema gra­zie ai gior­na­li ita­lia­ni che non han­no per­mes­so ai cit­ta­di­ni di pren­de­re una deci­sio­ne coe­sa e coe­ren­te con la neces­si­tà dell’epoca. Ad oggi il dibat­ti­to è nuo­va­men­te atti­vo: è impor­tan­te par­lar­ne per­ché oltre alla tema­ti­ca ener­ge­ti­ca biso­gna anche poter par­la­re di depo­si­to nuclea­re, non neces­sa­rio uni­ca­men­te per i rifiu­ti radioat­ti­vi di alto livel­lo ma anche per rifiu­ti di medio-bas­so livel­lo deri­van­ti dagli ospe­da­li o dal­le industrie.”

“Per­ché i gio­va­ni sono più coin­vol­ti?”

“Le nuo­ve gene­ra­zio­ni sono più aper­te sul tema, non han­no vis­su­to la scar­sa infor­ma­zio­ne dei due inci­den­ti. Il cli­ma e l’am­bien­te sono temi a cui la nostra gene­ra­zio­ne è mol­to lega­ta e se a que­sto inte­res­se si acco­sta una cam­pa­gna di infor­ma­zio­ne sul­la pro­du­zio­ne di ener­gia elet­tri­ca, le fon­ti che usia­mo e il loro impat­to sull’ambiente, è più faci­le par­la­re di nuclea­re e del­la sua impor­tan­za. Con “Gio­va­ni Blu” cer­chia­mo pro­prio di fare infor­ma­zio­ne ai nostri coe­ta­nei, usan­do mez­zi di infor­ma­zio­ne come i social media e facen­do incon­tri nel­le scuo­le. È impor­tan­te far capi­re che biso­gna agi­re ades­so se voglia­mo arri­va­re agli obiet­ti­vi di decar­bo­niz­za­zio­ne del 2050 e che è ora di vede­re con un occhio nuo­vo il nuclea­re, ovve­ro come una fon­te ener­ge­ti­ca puli­ta, sicu­ra e sta­bi­le. I gio­va­ni han­no deci­so di soste­ne­re la cau­sa e fir­ma­re la pro­po­sta di leg­ge, ben due ter­zi dei gio­va­ni under 30 sono a favo­re del nuclea­re, dun­que c’è sta­to un cam­bia­men­to nell’opinione pubblica.”

“Come spie­ghe­re­sti il diva­rio di gene­re rispet­to ai fir­ma­ta­ri?”

“La que­stio­ne del diva­rio di gene­re è una que­stio­ne abba­stan­za com­ples­sa per cui è dif­fi­ci­le tro­va­re una cau­sa imme­dia­ta. Sull’interesse per le disci­pli­ne STEM e le lau­ree scien­ti­fi­che si è sem­pre intra­vi­sto un diva­rio di gene­re, men­tre sul per­ché le don­ne sia­no meno pro­pen­se ad inte­res­sar­si al nuclea­re è dif­fi­ci­le defi­ni­re se sia per la pre­sen­za di una bol­la o sem­pli­ce­men­te l’argomento non inte­res­si, è dif­fi­ci­le indi­vi­dua­re le cau­se del feno­me­no. L’interesse per una pro­po­sta di leg­ge di que­sto tipo è sicu­ra­men­te più sen­ti­to da per­so­ne che han­no alle spal­le un per­cor­so di for­ma­zio­ne di tipo tec­ni­co-scien­ti­fi­co, e che risul­ta­no quin­di a pre­va­len­za maschi­le. Si è cer­ca­to negli ulti­mi anni, e in par­ti­co­la­re in que­sti gior­ni, di fare infor­ma­zio­ne a tut­ti, per­ché è neces­sa­rio che chiun­que sia infor­ma­to sul tema si pos­sa espri­me­re a riguar­do e ad oggi dare il pro­prio soste­gno alla pro­po­sta. È impor­tan­te che ci sia anche par­te­ci­pa­zio­ne fem­mi­ni­le in que­sto sen­so e spe­ro che col tem­po que­sta pos­sa esse­re più presente.”

“Ed il diva­rio regio­na­le?”

“Sia “Gio­va­ni Blu” che “Comi­ta­to nuclea­re e ragio­ne”, di cui fac­cio par­te, sono par­ti­co­lar­men­te atti­ve tra il Nord e Cen­tro Ita­lia. Ogni anno orga­niz­zia­mo gli stand-up for nuclear ban­chet­ti loca­liz­za­ti in diver­se cit­tà ita­lia­ne (32 solo lo scor­so anno) in cui si ha occa­sio­ne di fare divul­ga­zio­ne e par­la­re aper­ta­men­te coi cit­ta­di­ni sul nuclea­re. Que­sti even­ti sono orga­niz­za­ti nel­le varie cit­tà auto­no­ma­men­te dai mem­bri loca­li, i qua­li essen­do prin­ci­pal­men­te resi­den­ti nord cen­tro Ita­lia per­met­to­no un’attività più fer­ven­te in que­ste aeree. I son­dag­gi sul­la pro­ve­nien­za dei nostri fol­lo­wers iden­ti­fi­ca­no come que­sti sia­no pre­va­len­te­men­te del nord Ita­lia e, tra le uni­ver­si­tà che in par­ti­co­lar modo con­tri­bui­sco­no alla for­ma­zio­ne in cam­po inge­gne­ri­sti­co nuclea­re, vi sono i Poli­tec­ni­ci di Mila­no e Tori­no. Que­sto pen­so influi­sca par­ti­co­lar­men­te nel vede­re come la mag­gior par­te del­le fir­me del­la pro­po­sta deri­vi­no da que­ste aree geo­gra­fi­che. Poi sicu­ra­men­te anche que­sta è una tema­ti­ca mol­to ampia le cui cau­se pos­so­no esse­re discus­se ulteriormente.”

“Cosa ne pen­si del pano­ra­ma poli­ti­co ita­lia­no attua­le in meri­to al nuclea­re?”

“Il tema del nuclea­re in Ita­lia rap­pre­sen­ta una que­stio­ne cru­cia­le, che dovreb­be esse­re affron­ta­ta con prag­ma­ti­smo e spi­ri­to di col­la­bo­ra­zio­ne. È essen­zia­le che entram­be le prin­ci­pa­li aree poli­ti­che, sia di sini­stra che di destra, rico­no­sca­no il valo­re di un dibat­ti­to infor­ma­to e basa­to sui dati scien­ti­fi­ci. Da un lato, chi è a favo­re di una tran­si­zio­ne ener­ge­ti­ca rapi­da potreb­be vede­re il nuclea­re come una risor­sa per garan­ti­re un mix ener­ge­ti­co soste­ni­bi­le, ridu­cen­do la dipen­den­za dai com­bu­sti­bi­li fos­si­li e affron­tan­do le sfi­de del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. Dal­l’al­tro lato, chi espri­me pre­oc­cu­pa­zio­ni per i costi, i tem­pi di rea­liz­za­zio­ne e la gestio­ne dei rifiu­ti radioat­ti­vi sol­le­va inter­ro­ga­ti­vi a cui gli esper­ti rispon­do­no da anni. Le recen­ti dichia­ra­zio­ni di Melo­ni e del mini­stro Fra­tin su depo­si­to nazio­na­le e fusio­ne nuclea­re mostra­no anche la neces­si­tà di un con­fron­to più appro­fon­di­to con esper­ti del set­to­re. È fon­da­men­ta­le chia­ri­re, ad esem­pio, che la fusio­ne nuclea­re è un’op­zio­ne di lun­go ter­mi­ne, anco­ra in fase di svi­lup­po, men­tre la fis­sio­ne rap­pre­sen­ta la tec­no­lo­gia attual­men­te dispo­ni­bi­le e uti­liz­za­ta con suc­ces­so in mol­ti pae­si. Per costrui­re una stra­te­gia con­di­vi­sa, occor­re un dia­lo­go bipar­ti­san che coin­vol­ga poli­ti­ci, scien­zia­ti, indu­stria­li e la socie­tà civi­le. Solo attra­ver­so un approc­cio inclu­si­vo e rea­li­sti­co si pos­so­no supe­ra­re le divi­sio­ni ideo­lo­gi­che e get­ta­re le basi per un futu­ro ener­ge­ti­co soste­ni­bi­le e sicu­ro. Cre­do che il nuclea­re deb­ba esse­re visto non come un tema divi­si­vo, ma come un’op­por­tu­ni­tà per lavo­ra­re insie­me ver­so obiet­ti­vi comu­ni di sicu­rez­za ener­ge­ti­ca e tute­la ambientale.”

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Francesca Vigezzi

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