BookAdvisor, consigli di lettura di gennaio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Tut­ti han­no dei segre­ti a Nata­le, Ben­ja­min Ste­ven­son (Fel­tri­nel­li) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Dopo esse­re soprav­vis­su­to a una serie di omi­ci­di nei qua­li era coin­vol­ta la sua fami­glia e a una ban­da di spoc­chio­si scrit­to­ri di gial­li, Erne­st Cun­nin­gham è alle pre­se con il suo ter­zo caso. Qua­le miglior con­nu­bio se non un bel gial­lo nata­li­zio? Let­te­ral­men­te, qual­sia­si cosa. Nes­su­no si meri­te­reb­be di risol­ve­re un gial­lo a Nata­le. Ma ecco­ci qua, anco­ra una vol­ta pre­si per mano dal nostro nar­ra­to­re affi­da­bi­le, che non cer­che­rà mai di depi­star­ci ma ci for­ni­rà tut­te le indi­ca­zio­ni per poter risol­ve­re il caso assie­me a lui. Que­sta vol­ta Erne­st è alle pre­se con un grup­po di imbro­glio­ni, per­so­ne del mon­do del­lo spet­ta­co­lo e del­la magia. Insom­ma, dis­si­mu­la­to­ri per pro­fes­sio­ne. La vit­ti­ma è il com­mit­ten­te del­lo spet­ta­co­lo di magia di Rylan Bla­ze, gli indi­zi lascia­ti sem­bra­no ser­vi­re dav­ve­ro a poco. Con poca sor­pre­sa, per­ché come ricor­da Erne­st sia­mo pur sem­pre a Nata­le, un gran­de aiu­to arri­ve­rà da un Calen­da­rio dell’Avvento. Ed è pro­prio così che è costrui­to il ter­zo roman­zo di Ben­ja­min Ste­ven­son: 24 capi­to­li più l’epilogo fina­le. Una sto­ria da leg­ge­re tut­ta d’un fia­to o un capi­to­lo al gior­no (pen­sa­te­ci per il pros­si­mo dicem­bre). Ste­ven­son, scrit­to­re e stand up come­dian, anco­ra una vol­ta non delu­de. Erne­st è di nuo­vo il pro­ta­go­ni­sta di un gial­lo fre­sco e mol­to diver­ten­te e iro­ni­co che, come sem­pre, tie­ne con il fia­to sospe­so fino alla fine.


Abo­li­zio­ni­smo. Fem­mi­ni­smo. Ades­so, Davis, Ange­la Y., Dent, Gina, Mei­ners, Eri­ca R., e Richie, Beth E. (Edi­zio­ni Ale­gre) -Recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

Un’o­pe­ra col­let­ti­va, per­ché anche la pra­ti­ca fem­mi­ni­sta è da sem­pre un lavo­ro a più mani. Si trat­ta di abo­li­zio­ni­smo del­le car­ce­ri, inte­se come “un regi­me che rap­pre­sen­ta una for­ma di schia­vi­tù in sca­la mino­re”. L’o­biet­ti­vo è tro­va­re alter­na­ti­ve vali­de alla puni­zio­ne, all’in­car­ce­ra­zio­ne, al con­trol­lo e alla sorveglianza.

In effet­ti, la puni­zio­ne in teo­ria dovreb­be spa­ven­ta­re al pun­to tale da dis­sua­de­re chiun­que dal delin­que­re, inve­ce si rive­la inef­fi­ca­ce, dato che sem­pre più per­so­ne fini­sco­no in car­ce­re: spes­so indi­vi­dui emar­gi­na­ti, pri­vi di risor­se, sen­za un siste­ma di sup­por­to e di con­se­guen­za impos­si­bi­li­ta­ti ad acce­de­re agli arre­sti domi­ci­lia­ri. Si trat­ta spes­so di immi­gra­ti e que­sto ali­men­ta lo ste­reo­ti­po degli “stra­nie­ri che delin­quo­no”, che dovreb­be inve­ce esse­re sosti­tui­to con “i pove­ri delin­quo­no”. Quan­do non hai for­me di soste­gno e ti tro­vi a vive­re per stra­da, qua­li alter­na­ti­ve restano?

Anche nel­l’am­bi­to del­la vio­len­za di gene­re, dif­fi­cil­men­te l’in­car­ce­ra­zio­ne degli aggres­so­ri risol­ve il pro­ble­ma, poi­ché le radi­ci di que­sta vio­len­za sono pro­fon­da­men­te radi­ca­te nel­la socie­tà stes­sa, per cui l’ag­gres­so­re è sol­tan­to la pun­ta del­l’i­ce­berg. Esi­sto­no paral­le­li­smi tra la vio­len­za del­lo Sta­to nel­le car­ce­ri e la vio­len­za di gene­re: entram­bi rap­pre­sen­ta­no un eser­ci­zio arbi­tra­rio dell’autorità, un abu­so di pote­re con impu­ni­tà, e il con­trol­lo tota­le di cor­po, men­te e spi­ri­to del­le per­so­ne col­pi­te. In entram­bi i casi, l’im­pat­to del­la vio­len­za vie­ne spes­so igno­ra­to o minimizzato.

Nel­la vio­len­za di gene­re, ad esem­pio, si assi­ste alla vit­ti­miz­za­zio­ne secon­da­ria con fra­si come “se l’è cer­ca­ta”, men­tre chi è incar­ce­ra­to vie­ne giu­sti­fi­ca­to come dete­nu­to “per il suo bene”.

Que­sto testo col­let­ti­vo rap­pre­sen­ta un pun­to di rife­ri­men­to fon­da­men­ta­le sia nel­l’am­bi­to del­le let­tu­re fem­mi­ni­ste, sia più in gene­ra­le nel con­te­sto dei dirit­ti uma­ni. Un’opera che evi­den­zia come il siste­ma car­ce­ra­rio sia un’ isti­tu­zio­ne repres­si­va, che bloc­ca fisi­ca­men­te chi delin­que, ma è inca­pa­ce di risol­ve­re i pro­ble­mi socia­li che ne sono all’origine.


Resto qui, Mar­co Bal­za­no (Einau­di) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

L’unica cosa rima­sta visi­bi­le del­la vec­chia Curon è il suo cam­pa­ni­le. Negli anni del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, infat­ti, i fasci­sti minac­cia­no la cit­ta­di­na con la costru­zio­ne di una diga che inon­de­rà la cit­ta­di­na. Alcu­ni fug­gi­ran­no di fron­te a que­sta situa­zio­ne, altri reste­ran­no. Tra que­sti c’è anche Tri­na, per­so­nag­gio fem­mi­ni­le di spic­co, pro­ta­go­ni­sta asso­lu­ta del­la vicen­da, don­na for­te e corag­gio­sa, che non ha pau­ra di lot­ta­re e oppor­si a ciò che i fasci­sti le impon­go­no. Un roman­zo sto­ri­co che rac­con­ta gli effet­ti del fasci­smo sul ter­ri­to­rio ita­lia­no e le ter­ri­bi­li con­se­guen­ze anche sul­le per­so­ne. Non la più recen­te pub­bli­ca­zio­ne di Bal­za­no, ma un’ottima risco­per­ta per chi anco­ra non si fos­se imbat­tu­to in que­sto roman­zo. A cent’anni dall’inizio del fasci­smo, una sto­ria come quel­la rac­con­ta­ta da Bal­za­no in Resto qui può anco­ra esse­re testi­mo­nian­za del nostro pas­sa­to e un modo per pren­de­re sem­pre con­sa­pe­vo­lez­za nel nostro pre­sen­te, gra­zie a uno sguar­do diret­to sul­le fami­glie di quel luogo.


Hap­py Pla­ce, Emi­ly Hen­ry (Sper­ling & Kup­fer) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Har­riet e Wyn sono fidan­za­ti dai tem­pi del col­le­ge. Sem­bra­no la cop­pia per­fet­ta, com­pli­ce e mol­to affia­ta­ta, pra­ti­ca­men­te inse­pa­ra­bi­le. Pec­ca­to che si sia­no lascia­ti da sei mesi, costret­ti a fin­ge­re che nul­la sia suc­ces­so di fron­te ai loro ami­ci più stret­ti. Per cele­bra­re gli ulti­mi momen­ti insie­me nel cot­ta­ge nel Mai­ne, casa vacan­ze del cuo­re ora però in ven­di­ta, deci­do­no di fin­ge­re per un’ultima vol­ta, per il bene dei loro ami­ci in modo tale che con­ser­vi­no un bel ricor­do. La vici­nan­za li por­te­rà a riper­cor­re­re par­te del loro pas­sa­to. Che sia l’occasione per­fet­ta per rime­sco­la­re le car­te del pre­sen­te? L’ultimo roman­zo arri­va­to in Ita­lia di Emi­ly Hen­ry rac­con­ta sto­rie di vite e dina­mi­che che cam­bia­no nel cor­so del tem­po. Non sarà dif­fi­ci­le cer­ca­re di met­ter­si nei pan­ni di entram­bi i pro­ta­go­ni­sti, ognu­no segna­no dal­le pro­prie dif­fi­col­tà e dal­le pro­prie debo­lez­ze. Spes­so ciò che acca­de costrin­ge a met­te­re dei palet­ti, quel­lo che si dimen­ti­ca è che spes­so vie­ne offer­ta l’occasione per ripen­sar­ci e recu­pe­ra­re ciò che sem­bra­va anda­to perso.


The Bro­man­ce Book Club, Lys­sa Kay Adams (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Gavin Scott, famo­so gio­ca­to­re di base­ball dei Nash­vil­le Legends, è in for­te cri­si, per­so­na­le e di cop­pia. Sua moglie Thea vuo­le divor­zia­re e lui, non sa cosa fare. Chi lo avreb­be mai det­to che i con­si­gli sareb­be­ro arri­va­ti dai suoi com­pa­gni di squa­dra? Oltre­tut­to, in manie­ra poco usua­le. Gavin sco­pre infat­ti che gli altri gio­ca­to­ri sono riu­sci­ti a supe­ra­re i momen­ti di cri­si di cop­pia gra­zie ai libri. Mol­ti di loro fan­no par­te di un book club nel qua­le leg­go­no roman­zi d’amore dai qua­li trar­re ispi­ra­zio­ne per le pro­prie rela­zio­ni. Una sto­ria poco con­ven­zio­na­le ma mol­to diver­ten­te, idea­le let­tu­ra leg­ge­ra per stac­ca­re un po’ la testa. The Bro­man­ce Book Club rom­pe qual­che ste­reo­ti­po, ren­den­do anche gli uomi­ni pro­ta­go­ni­sti e, soprat­tut­to, let­to­ri di roman­zi rosa, dai qua­li rie­sco­no per­si­no a trar­re inse­gna­men­ti uti­li. Il roman­zo, inol­tre, rispet­to alla mag­gior par­te dei libri sul mer­ca­to del­lo stes­so gene­re, ren­de pro­ta­go­ni­sta una gio­va­ne cop­pia spo­sa­ta con figli. Anche que­sto poco con­ven­zio­na­le, rispet­to alle nume­ro­se sto­rie ado­le­scen­zia­li pub­bli­ca­te negli ulti­mi anni, ma sicu­ra­men­te effi­ca­ce. Una dina­mi­ca nel­la qua­le emer­go­no dif­fi­col­tà e osta­co­li, mol­to spes­so frut­to del loro pas­sa­to, non anco­ra supe­ra­te in età adulta. 

Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
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Studio Lettere, mentre aspetto ancora la mia lettera per Hogwarts. Osservo il mondo con occhi curiosi e un pizzico di ironia, perdendomi spesso tra le pagine di un buon libro o le scene di un film. Scrivo, perché credo che le parole siano lo strumento più potente che abbiamo.

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