(In)fallibilità, limite e motore della scienza

(In)fallibilità, limite e motore della scienza

Per seco­li, la scien­za è sta­ta per­ce­pi­ta come la via pri­vi­le­gia­ta ver­so la cono­scen­za cer­ta e infal­li­bi­le, ere­de del con­cet­to gre­co di  επιστήμη (epi­ste­me), defi­ni­to da Pla­to­ne nel Tee­te­to come «opi­nio­ne vera accom­pa­gna­ta da ragio­na­men­to». Con­trap­po­sta alla mute­vo­le opi­nio­ne sog­get­ti­va, la δόξα (doxa), la scien­za è sta­ta idea­liz­za­ta come un sape­re pre­ci­so in gra­do di por­ta­re a dimo­stra­zio­ni eter­ne ed uni­ver­sa­li. Eppu­re, il suo svi­lup­po sto­ri­co e le rifles­sio­ni epi­ste­mo­lo­gi­che moder­ne dimo­stra­no che essa non è, e non può in alcun modo esse­re, una fon­te di veri­tà asso­lu­te, ben­sì un meto­do dina­mi­co, intrin­se­ca­men­te fal­li­bi­le e sog­get­to a con­ti­nua revisione.

La grande rivoluzione avvenuta tra il XVI e il XVII secolo, con l’avvento dell’empirismo, ha trasformato il metodo scientifico. 

Gali­leo ha sosti­tui­to il rigi­do approc­cio dedut­ti­vo (che da pre­mes­se gene­ra­li deri­va con­se­guen­ze par­ti­co­la­ri logi­ca­men­te neces­sa­rie), tra­di­zio­nal­men­te ari­sto­te­li­co, con un meto­do capa­ce di inte­gra­re espe­rien­za e osser­va­zio­ne, unen­do le «cer­te dimo­stra­zio­ni» alle «sen­sa­te espe­rien­ze» e apren­do così la stra­da all’induzione (che da pre­mes­se par­ti­co­la­ri muo­ve ver­so con­clu­sio­ni gene­ra­li). Tut­ta­via, pure que­sto meto­do indut­ti­vo è sta­to ogget­to di cri­ti­che pro­fon­de. David Hume, ad esem­pio, ne ha mes­so in discus­sio­ne la stes­sa razio­na­li­tà, in quan­to basa­to sul prin­ci­pio di uni­for­mi­tà del­la natu­ra, che però si basa sul pre­sup­po­sto per cui ciò che è avve­nu­to in pas­sa­to si ripe­te­rà in futu­ro: un’assunzione che impli­ca, essa stes­sa, l’induzione, e dun­que pri­va di giu­sti­fi­ca­zio­ne logica.

Per affron­ta­re que­sta incer­tez­za, gli epi­ste­mo­lo­gi moder­ni han­no pro­po­sto solu­zio­ni diver­se. Pop­per ha intro­dot­to il fal­si­fi­ca­zio­ni­smo, un meto­do che sostie­ne che nes­su­na teo­ria può mai esse­re veri­fi­ca­ta defi­ni­ti­va­men­te, ma solo “cor­ro­bo­ra­ta” fino a pro­va con­tra­ria, e dun­que non si può pro­va­re alcun­ché con cer­tez­za ma si può sol­tan­to accet­ta­re momen­ta­nea­men­te come plau­si­bi­li cer­te teo­rie. Rus­sell, inve­ce, ha attri­bui­to alla scien­za un carat­te­re pro­ba­bi­li­sti­co, rico­no­scen­do che essa si avvi­ci­na alla veri­tà pur sen­za mai raggiungerla. 

Duhem e Qui­ne si sono fat­ti soste­ni­to­ri di una visio­ne per cui nes­su­na teo­ria può esse­re veri­fi­ca­ta (cer­ti­fi­ca­ta come sicu­ra­men­te vali­da) o fal­si­fi­ca­ta (cer­ti­fi­ca­ta come sicu­ra­men­te non vali­da) sin­go­lar­men­te, ma solo all’interno di un insie­me di ipo­te­si del­la cosid­det­to “oli­smo del­la con­fer­ma”, per cui se si vuo­le sot­to­por­re ad ana­li­si una cer­ta teo­ria biso­gna sem­pre tene­re pre­sen­te che non è pos­si­bi­le iso­lar­la per­ché ine­vi­ta­bil­men­te con­di­zio­na­ta dal­l’e­ster­no. Kuhn e Laka­tos, dal can­to loro, han­no mes­so in luce il ruo­lo dei para­dig­mi e del­le rivo­lu­zio­ni scien­ti­fi­che, evi­den­zian­do come il pro­gres­so scien­ti­fi­co non sia linea­re, ma avven­ga attra­ver­so un’al­ter­nan­za tra fasi di “scien­za nor­ma­le” e fasi di cri­si e cam­bia­men­ti radi­ca­li come pos­so­no esse­re le rivo­lu­zio­ni scientifiche. 

Per quanto diversi, tutti questi approcci hanno in comune una e una sola cosa: che quello dell’infallibilità della scienza non è che un mito, ed esempi concreti nella storia della scienza confermano questa prospettiva. 

Il pas­sag­gio dal geo­cen­tri­smo di Tolo­meo all’eliocentrismo di Coper­ni­co, dal­la mec­ca­ni­ca new­to­nia­na alla rela­ti­vi­tà di Ein­stein, o il meno cono­sciu­to stu­dio che ha por­ta­to dal­la teo­ria dei mia­smi alla sco­per­ta dei ger­mi con­tri­buen­do con impor­tan­ti risul­ta­ti riguar­do alla tra­smis­sio­ne del­le malat­tie infet­ti­ve, dimo­stra­no come para­dig­mi rite­nu­ti incon­te­sta­bi­li sia­no sta­ti supe­ra­ti

Oggi, nell’era in cui regna­no tiran­ni i big data e l’intelligenza arti­fi­cia­le, il mito dell’infallibilità del­la scien­za spes­so si mani­fe­sta nel­lo scien­ti­smo, un atteg­gia­men­to che attri­bui­sce un’autorità asso­lu­ta ai dati e agli algo­rit­mi del­la scien­za. Tut­ta­via, biso­gna tene­re ben pre­sen­te che dati e algo­rit­mi non sono neu­tra­li, come inge­nua­men­te si potreb­be pen­sa­re, ma riflet­to­no i pre­giu­di­zi e i limi­ti uma­ni dei pro­ces­si di rac­col­ta e ana­li­si. Indi­ca­to­ri mol­to rino­ma­ti come l’impact fac­tor, vol­ti a cer­ti­fi­ca­re la vali­di­tà di stu­di, arti­co­li e rivi­ste scien­ti­fi­ci, in real­tà non rie­sco­no ad esse­re garan­ti di qua­li­tà per­ché trop­po vul­ne­ra­bi­li a distor­sio­ni dovu­te all’ine­vi­ta­bi­le erro­re uma­no e all’eccessiva enfa­si su sta­ti­sti­che mera­men­te nume­ri­che.

In conclusione, accettare l’incertezza della scienza è necessario, così come è necessario capire che da questo riconoscimento non consegue una svalutazione.

Con que­sta con­sa­pe­vo­lez­za infat­ti, si può rischia­re di cade­re in cor­ren­ti con­tra­rie a quel­la del­lo scien­ti­smo, com­ple­ta­men­te anti-scien­ti­fi­che, che non ripon­go­no alcu­na fidu­cia nel­la scien­za e la svuo­ta­no di ogni valore.

La scien­za, inve­ce, è da con­si­de­rar­si come un meto­do col­let­ti­vo, aper­to al cam­bia­men­to, capa­ce di adat­tar­si e pro­gre­di­re, e per que­sto da vede­re in luce posi­ti­va, pro­prio in vir­tù del­la sua auten­ti­ca natu­ra fal­li­bi­le. È pro­prio que­sta fal­li­bi­li­tà, dun­que, a ren­der­la uno stru­men­to estre­ma­men­te pre­zio­so per l’umanità, lon­ta­no dall’illusione del­la veri­tà asso­lu­ta, ma sem­pre orien­ta­to ver­so una con­ti­nua ricer­ca per una com­pren­sio­ne sem­pre più pro­fon­da del mondo.

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Alexia Ioana Branzea
Un’a­ni­ma in tem­pe­sta, vado erran­do tra gli stu­di uma­ni­sti­co-lin­gui­sti­ci, le arti mar­zia­li e le escur­sio­ni in mon­ta­gna. In par­ti­co­la­re, amo dilet­tar­mi nel­la com­po­si­zio­ne di pro­se e poe­sie in diver­se lin­gue ed opi­na­re sul­le tema­ti­che che più mi stan­no a cuore.

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