Intervista a Marina Marzia Brambilla, Rettrice dell’Università degli Studi di Milano

Intervista a Marina Marzia Brambilla, Rettrice dell’Università Statale di Milano

Fon­da­ta nel 1924 dal sin­da­co del­la cit­tà di allo­ra, Lui­gi Man­gia­gal­li, l’Università degli Stu­di di Mila­no ha ormai una sto­ria cen­te­na­ria che ha visto suc­ce­der­si negli anni dicias­set­te Ret­to­ri. In cari­ca dal 1° otto­bre 2024, Mari­na Mar­zia Bram­bil­la, Prof.ssa di Lin­gua e Lin­gui­sti­ca tede­sca, è la pri­ma Ret­tri­ce alla gui­da del nostro Ate­neo. Dal 2018 Bram­bil­la è sta­ta Pro­ret­tri­ce dele­ga­ta alla Pro­gram­ma­zio­ne e all’Organizzazione dei Ser­vi­zi per gli Stu­den­ti, per la Didat­ti­ca e per il Per­so­na­le e nel 2024 ha deci­so can­di­dar­si alla gui­da del­la nostra Uni­ver­si­tà per i pros­si­mi sei anni. A pochi mesi dal suo inse­dia­men­to, noi di Vul­ca­no abbia­mo deci­so di incon­trar­la per cono­sce­re qua­le sia la sua idea di uni­ver­si­tà e, di rifles­so, i pro­get­ti che inten­de por­ta­re avan­ti nei pros­si­mi anni del suo mandato. 

L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per moti­vi di bre­vi­tà e chiarezza.


Che cosa l’ha spin­ta a can­di­dar­si al ruo­lo di Rettrice?

Vole­vo por­ta­re avan­ti un per­cor­so che, da quan­do sono entra­ta in Uni­ver­si­tà come ricer­ca­tri­ce, mi ha dato la pos­si­bi­li­tà di cono­sce­re l’Ateneo non sol­tan­to per la par­te di didat­ti­ca e di ricer­ca, ma anche per la par­te ammi­ni­stra­ti­va, gestio­na­le e di ser­vi­zi. Mi han­no spin­ta a can­di­dar­mi il desi­de­rio di por­ta­re un miglio­ra­men­to all’interno dell’Università e l’interesse per una gran­de comu­ni­tà come quel­la del­la Sta­ta­le, che è fat­ta cer­to di ricer­ca e didat­ti­ca, ma soprat­tut­to di per­so­ne. Esse­re Ret­tri­ce del­la Sta­ta­le signi­fi­ca gui­da­re un gran­de Ate­neo mul­ti­di­sci­pli­na­re ed estre­ma­men­te dif­fu­so sul ter­ri­to­rio, con un livel­lo di com­ples­si­tà che tro­vo mol­to affascinante.

Qua­le model­lo di uni­ver­si­tà inten­de rea­liz­za­re nei pros­si­mi anni, anche in rela­zio­ne con le altre isti­tu­zio­ni pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio di Milano?

Ho riflet­tu­to mol­to su que­sto pun­to, per­ché da un lato ci tro­via­mo in un momen­to di gran­dis­si­mi cam­bia­men­ti, dal­la rivo­lu­zio­ne digi­ta­le alla tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca. Dall’altro la Sta­ta­le ha una sua sto­ria, un Dna che pen­so deb­ba esse­re rispet­ta­to e valo­riz­za­to, che è quel­lo di esse­re una gran­de Uni­ver­si­tà pub­bli­ca. E que­sto signi­fi­ca che dovre­mo lavo­ra­re anco­ra di più sul tema dell’inclusione, del­l’ab­bat­ti­men­to del­le bar­rie­re di acces­so alla for­ma­zio­ne, curan­do­ci in modo ampio del dirit­to allo studio. 

Nell’ambito del­la ricer­ca signi­fi­ca inve­ce garan­ti­re in tut­ti i modi la ricer­ca di base, oltre che quel­la appli­ca­ta. Un pun­to che riten­go fon­da­men­ta­le nell’interazione con il ter­ri­to­rio è il rap­por­to che lega stret­ta­men­te la Sta­ta­le alla sto­ria del­la cit­tà di Mila­no. E que­sto nei pros­si­mi anni con­ti­nue­rà ad esse­re un por­ta­to fon­da­men­ta­le: sare­mo infat­ti atto­ri del­la rige­ne­ra­zio­ne urba­na (da Cam­pus MIND a Cit­tà Stu­di) e dovre­mo poten­zia­re anco­ra di più le azio­ni di ter­za mis­sio­ne, attra­ver­so l’apertura alla cit­ta­di­nan­za e la capa­ci­tà di acco­glie­re anco­ra di più le ini­zia­ti­ve del territorio.

Qua­li sono gli obiet­ti­vi pri­ma­ri del suo pro­gram­ma ope­ra­ti­vo e qua­li sono sta­ti i suoi pri­mi interventi?

Gli obiet­ti­vi ovvia­men­te sono mol­ti e mi pia­ce ricor­da­re che al cen­tro di que­sti ci sono le per­so­ne. Per quan­to riguar­da gli stu­den­ti, l’obiettivo è miglio­ra­re sul tema del dirit­to allo stu­dio, garan­ten­do più bor­se, più posti let­to, più ser­vi­zi nell’ambito del coun­se­ling psi­co­lo­gi­co. Quan­to ai docen­ti, l’obiettivo è quel­lo di for­ni­re infra­strut­tu­re di ricer­ca più per­for­man­ti. Met­te­re al cen­tro le per­so­ne quan­do pen­sia­mo al per­so­na­le tec­ni­co, ammi­ni­stra­ti­vo e biblio­te­ca­rio signi­fi­ca valo­riz­zar­lo dal pun­to di vista retri­bu­ti­vo e del welfare. 

Le mie pri­me azio­ni sono anda­te in que­sta dire­zio­ne: il 3 otto­bre ho appro­va­to in Cda un ban­do per 62 asse­gni di ricer­ca. L’ho volu­to fare come pri­ma misu­ra per dare il segna­le ai gio­va­ni che i ricer­ca­to­ri sono per noi lin­fa vita­le. Ci sia­mo subi­to occu­pa­ti anche del­le pro­gres­sio­ni eco­no­mi­che del per­so­na­le, oriz­zon­ta­li e ver­ti­ca­li, e nei pri­mi mesi ho lavo­ra­to sul pia­no stra­te­gi­co così da poter­lo pre­sen­ta­re quan­to pri­ma in tut­ta la sua com­ples­si­tà. Pro­prio a dicem­bre abbia­mo appro­va­to anche il Gen­der Equa­li­ty Plan 2025–2027, per segna­la­re come il tema del­le pari oppor­tu­ni­tà sia in cima alle nostre priorità.

In mol­ti suoi inter­ven­ti ha sot­to­li­nea­to l’importanza del­la ricer­ca uni­ver­si­ta­ria e come quel­la svol­ta dal nostro Ate­neo sia un’eccellenza nel pano­ra­ma inter­na­zio­na­le: che cosa la ren­de tale e come inten­de dar­le ulte­rio­re risalto?

Il valo­re aggiun­to del­la for­ma­zio­ne che dia­mo in Uni­ver­si­tà è dato dal fat­to che noi fac­cia­mo anche ricer­ca e quin­di tra­sfe­ria­mo nel­la didat­ti­ca un avan­za­men­to del sape­re. Cre­do che la Sta­ta­le deb­ba esi­bi­re anco­ra di più la pro­pria eccel­len­za nel­la ricer­ca, per­ché ho l’impressione che que­sto non sia così for­te­men­te per­ce­pi­to a livel­lo di cit­ta­di­nan­za. Cito qual­che dato: la Sta­ta­le è il pri­mo Ate­neo d’I­ta­lia per nume­ro di dipar­ti­men­ti di eccel­len­za. All’ultimo ban­do PRIN (Pro­get­ti di Rile­van­te Inte­res­se Nazio­na­le) sia­mo sta­ti la pri­ma Uni­ver­si­tà per nume­ro di pro­get­ti vin­ti. Sia­mo l’unico Ate­neo ita­lia­no ammes­so alla LERU (Lea­gue of Euro­pean Research Uni­ver­si­ties), che è un’associazione di altis­si­mo livel­lo che inte­ra­gi­sce anche con la Com­mis­sio­ne euro­pea nel­la defi­ni­zio­ne del­le prio­ri­tà rela­ti­ve ai ban­di di ricer­ca. Lo svi­lup­po che avre­mo con Cam­pus MIND, che sarà dedi­ca­to in par­ti­co­la­re alla ricer­ca scien­ti­fi­ca, rap­pre­sen­ta un’occasione impor­tan­te: abbia­mo infat­ti l’occasione di rea­liz­za­re un cam­pus com­ple­ta­men­te nuo­vo, con stru­men­ta­zio­ni di ricer­ca avanzate.

Nel suo pro­gram­ma elet­to­ra­le fa men­zio­ne del­la neces­si­tà di «costrui­re insie­me pro­get­ti e azio­ni a soste­gno del­la pie­na ed effet­ti­va attua­zio­ne del dirit­to allo stu­dio, in tut­te le sue decli­na­zio­ni». Qua­li misu­re inten­de adot­ta­re con più urgenza?

Il dirit­to allo stu­dio è un tema che ho segui­to anche negli anni scor­si, ma sicu­ra­men­te non si fa mai abba­stan­za, per­ché il fab­bi­so­gno con­ti­nua a cre­sce­re. Da un lato biso­gna garan­ti­re il dirit­to allo stu­dio inte­so in sen­so stret­to (prov­vi­den­ze eco­no­mi­che, bor­se e resi­den­ze per chi rien­tra nel ban­do): io mi sono impe­gna­ta a garan­ti­re il cen­to per cen­to del­le bor­se agli aven­ti dirit­to. Inol­tre, anche chi non rien­tra nei requi­si­ti eco­no­mi­ci del ban­do può tro­var­si nel­la con­di­zio­ne di non stu­dia­re age­vol­men­te a Mila­no. Negli obiet­ti­vi del pia­no stra­te­gi­co c’è quin­di l’aumento del­le bor­se di stu­dio di cui si occu­pa diret­ta­men­te l’Ateneo, che sono già cre­sciu­te fino a qua­si 1000. 

Quan­to al tema dell’equità del­la tas­sa­zio­ne, in Sta­ta­le abbia­mo por­ta­to la no tax area a 30mila euro e que­sto signi­fi­ca che nell’attuale anno acca­de­mi­co cir­ca 27mila dei nostri 64mila stu­den­ti sono in fascia di esen­zio­ne, qua­si la metà. Ma dirit­to allo stu­dio signi­fi­ca a mio modo di vede­re qual­co­sa di anco­ra più ampio, cioè dare allo stu­den­te la pos­si­bi­li­tà di vive­re gli anni del­la for­ma­zio­ne in modo dav­ve­ro con­so­no a quel­la che deve esse­re un’espe­rien­za di vita posi­ti­va, in ambien­ti che favo­ri­sca­no la socia­liz­za­zio­ne e in spa­zi bel­li e luminosi. 

Lei è la pri­ma Ret­tri­ce dell’Università Sta­ta­le di Mila­no: che cosa signi­fi­ca que­sto tra­guar­do, con­si­de­ra­to che anche altri quat­tro ate­nei mila­ne­si oggi sono gui­da­ti da una donna?

Que­sto è for­se il tema che subi­to dopo le ele­zio­ni è emer­so di più ed è bene che se ne par­li, anche se il pro­ble­ma sarà dav­ve­ro risol­to quan­do non farà più noti­zia. Per­ché se è una noti­zia (e for­se quel­la che ha avu­to più rilie­vo) il fat­to che ci sia­no cin­que Ret­tri­ci don­ne è per­ché in real­tà a livel­lo nazio­na­le la situa­zio­ne è anco­ra mol­to diver­sa. Poi io cre­do che il tema sia chia­ro: lad­do­ve han­no la pos­si­bi­li­tà di stu­dia­re al pari degli uomi­ni e di ave­re, ad esem­pio nel momen­to del­la crea­zio­ne di una fami­glia, un sup­por­to effi­ca­ce da par­te del­le isti­tu­zio­ni, le don­ne dimo­stra­no di esse­re al pari o meglio a secon­da dei casi rispet­to agli uomini. 

Quan­to alla Sta­ta­le, se guar­dia­mo ai dati di gene­re, le ragaz­ze si lau­rea­no anche pri­ma e spes­so con risul­ta­ti miglio­ri dei ragaz­zi. Quan­to al dot­to­ra­to l’inserimento è equo. Poi effet­ti­va­men­te vedia­mo un ral­len­ta­men­to nel­le car­rie­re, sia nel­la par­te docen­te, ma anche nel­la par­te del per­so­na­le ammi­ni­stra­ti­vo, e que­sto ral­len­ta­men­to mol­to spes­so coin­ci­de con il momen­to in cui si fa una fami­glia e arri­va­no dei figli. Que­sto è un tema: la con­ci­lia­zio­ne vita-lavoro. 

Stan­do a un’inda­gi­ne Istat rela­ti­va all’anno 2023, tra i 25–64enni, il tas­so di occu­pa­zio­ne dei lau­rea­ti è di 11 pun­ti per­cen­tua­li più alto di quel­lo dei diplo­ma­ti (84,3% e 73,3%, rispet­ti­va­men­te). Tut­ta­via, la quo­ta di gio­va­ni adul­ti in pos­ses­so di un tito­lo di stu­dio ter­zia­rio, sia pur leg­ger­men­te in cre­sci­ta nel 2023 (30,6%) è di mol­to infe­rio­re rispet­to alla media euro­pea (43,1%). Che ruo­lo può ave­re l’università nel ren­de­re più attrat­ti­va la pro­spet­ti­va di laurearsi? 

Que­sto è un pro­ble­ma sto­ri­co dell’università ita­lia­na e dell’Italia come Pae­se, che rischia di diven­ta­re anco­ra più gra­ve con il calo demo­gra­fi­co, per­ché non sol­tan­to abbia­mo pochi lau­rea­ti, ma avre­mo pro­ba­bil­men­te anche meno stu­den­ti. Sicu­ra­men­te gli ate­nei devo­no lavo­ra­re per esse­re anco­ra più inclu­si­vi, per attrar­re sia stu­den­ti inter­na­zio­na­li sia quel­la par­te di gio­va­ni che al momen­to non guar­da all’università, e mi rife­ri­sco ai tan­ti stu­den­ti che maga­ri dopo aver fre­quen­ta­to isti­tu­ti pro­fes­sio­na­li o tec­ni­ci dan­no per scon­ta­to di non dover fare un per­cor­so uni­ver­si­ta­rio, nono­stan­te l’offerta sia dav­ve­ro ampia. 

Un altro tema che è sta­to posto all’attenzione del­la stam­pa negli ulti­mi mesi è quel­lo del­le secon­de gene­ra­zio­ni: ci sono tan­tis­si­mi ragaz­zi di secon­da gene­ra­zio­ne che non acce­do­no all’università e pro­ba­bil­men­te non ci pen­sa­no nem­me­no. Qui cre­do emer­ga la neces­si­tà di miglio­ra­re i per­cor­si di orien­ta­men­to: si dovreb­be comin­cia­re mol­to pre­sto a inte­ra­gi­re con i ragaz­zi del­le scuo­le, più anco­ra di quan­to si stia già facendo.

Con­di­vi­di:
Clara Molinari
Stu­den­tes­sa di giu­ri­spru­den­za, scri­vo per dare ascol­to ai miei pen­sie­ri e far­li dia­lo­ga­re con l’esterno. Cine­ma e let­tu­ra sono le mie fon­ti di emo­zio­ni e cono­scen­za; la curio­si­tà è ciò che lega il tutto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.