L’ambasciata senza ambasciatore

L’ambasciata senza ambasciatore

Può capi­ta­re che l’uffi­cio di rap­pre­sen­tan­za di uno Sta­to in un altro, qua­li sono le amba­scia­te, riman­ga momen­ta­nea­men­te sprov­vi­sto del pro­prio amba­scia­to­re. Soli­ta­men­te que­sta eve­nien­za può capi­ta­re in atte­sa dell’inserimento del nuo­vo rap­pre­sen­tan­te o per ritar­di nel­la sua nomi­na (spe­cie nei Pae­si in cui essa è frut­to di un pro­ces­so poli­ti­co). In tem­pi di guer­ra o di alte ten­sio­ni tra due Sta­ti è anche pos­si­bi­le che que­sta figu­ra, di fon­da­men­ta­le impor­tan­za sul pia­no ammi­ni­stra­ti­vo e sim­bo­li­co, ven­ga riti­ra­ta fino al ripri­sti­no di paci­fi­ci rapporti. 

È inve­ce pecu­lia­re che un’ambasciata ven­ga inau­gu­ra­ta con gran­di cele­bra­zio­ni, per poi rima­ne­re da oltre un anno sen­za un amba­scia­to­re in sede. Una sede che è, inol­tre, sprov­vi­sta del ser­vi­zio con­so­la­re. È anco­ra più pecu­lia­re se a fare ciò non è un cosid­det­to “Sta­to in via di svi­lup­po”, ma gli Sta­ti Uni­ti, e se la col­lo­ca­zio­ne di que­sto uffi­cio non si tro­va in un tea­tro secon­da­rio, ma nel­la regio­ne più cal­da del mon­do: l’Indo-Pacifico. Più pre­ci­sa­men­te, l’ambasciata in que­stio­ne si tro­va nel­le Iso­le Salomone.

Le Salomone sono uno Stato composto da circa 900 isole, situato a nord dell’Australia e a est della Papua Nuova Guinea. 

Gli oltre 730 mila abi­tan­ti risie­do­no prin­ci­pal­men­te sul­le sei iso­le più gran­di, tra cui la più este­sa Gua­dal­ca­nal, su cui si erge la capi­ta­le Honia­ra. I salo­mo­ne­si vivo­no spes­so in situa­zio­ni di pover­tà, con cir­ca il 75% di essi impie­ga­ti nell’agricoltura di sus­si­sten­za e nel­la pesca. Il bas­so livel­lo di svi­lup­po dell’economia nazio­na­le ha por­ta­to le Salo­mo­ne a far par­te dell’elen­co dell’ONU dei cosid­det­ti “Pae­si sot­to­svi­lup­pa­ti”. Tale lista è attual­men­te com­po­sta da 45 Sta­ti con tre indi­ca­to­ri socioe­co­no­mi­ci com­pro­mes­si, qua­li pover­tà, debo­lez­za del­le risor­se uma­ne e vul­ne­ra­bi­li­tà eco­no­mi­ca. Tut­ta­via, pro­met­ten­ti miglio­ra­men­ti han­no por­ta­to all’iniziale deci­sio­ne di “pro­muo­ve­re” le Salo­mo­ne nel 2024, ovve­ro accer­tan­do il signi­fi­ca­ti­vo miglio­ra­men­to dei valo­ri sopra­ci­ta­ti. Tale pas­sag­gio fu poi riman­da­to al 2027, a cau­sa del­la pan­de­mia COVID-19, di for­ti pro­te­ste e di due terremoti.

Il qua­dro qui dipin­to è quel­lo di una nazio­ne pove­ra e di limi­ta­ta poten­za sul pia­no inter­na­zio­na­le; carat­te­ri­sti­che che da sem­pre han­no por­ta­to l’arcipelago a esse­re sog­get­to a impor­tan­ti influen­ze ester­ne. Infat­ti, men­tre un Pae­se suf­fi­cien­te­men­te for­te può respin­ge­re incur­sio­ni nei pro­pri affa­ri inter­ni, le Salo­mo­ne sono trop­po dipen­den­ti dagli aiu­ti stra­nie­ri per poter esse­re auto­no­me. Que­sti inter­ven­ti nor­mal­men­te si con­fi­gu­ra­no come aiu­ti uma­ni­ta­ri, che com­pon­go­no anche una par­te signi­fi­ca­ti­va del bud­get gover­na­ti­vo. Un’ulteriore for­ma di soste­gno dall’estero è costi­tui­ta dal­le occa­sio­ni in cui il gover­no salo­mo­ne­se ha rice­vu­to for­ze di pea­ce­kee­ping, al fine di rista­bi­li­re l’ordine in situa­zio­ni di cri­si. L’ultima vol­ta in cui ciò avven­ne fu nel 2021.

Le moti­va­zio­ni die­tro que­sto inte­res­sa­men­to sono da rin­trac­cia­re nel­la posi­zio­ne geo­gra­fi­ca del­le Salo­mo­ne, col­lo­ca­bi­li nel­la regio­ne che gli Sta­ti Uni­ti defi­ni­sco­no dell’Indo-Pacifico. Tale zona è uni­ver­sal­men­te con­si­de­ra­ta come il tavo­lo più impor­tan­te di tut­to il mon­do, dato che è qui che Cina e Sta­ti Uni­ti si scon­tre­reb­be­ro in caso di con­flit­to arma­to. Que­sta con­sa­pe­vo­lez­za ha por­ta­to a un pro­gres­si­vo aumen­to del­le risor­se che entram­be le Par­ti desti­na­no a raf­for­za­re la pro­pria posi­zio­ne nell’area, sia con mas­sic­ci inve­sti­men­ti in ambi­to bel­li­co, che median­te la diplomazia.

È così inqua­dra­bi­le l’organizzazione nel 2024 del secon­do incon­tro tra il pre­si­den­te Biden e i 18 mem­bri del Forum del­le iso­le del Paci­fi­co, duran­te cui l’inquilino del­la Casa Bian­ca ha pro­mes­so 200 milio­ni di dol­la­ri in aiu­ti alla regio­ne. Sem­pre lega­te a que­sto Forum han­no fat­to scal­po­re le riu­sci­te pres­sio­ni di Pechi­no, vol­te alla rimo­zio­ne di ogni men­zio­ne a Tai­wan dai docu­men­ti dell’organizzazione. In gene­ra­le, le mos­se di Washing­ton nell’area ven­go­no spes­so suc­ce­du­te da una con­tro­mos­sa del­la Cina, anche se soven­te­men­te è l’esecutivo cine­se ad assu­me­re l’iniziativa. Si ha per­tan­to l’impressione che gli Sta­ti Uni­ti stia­no per­den­do posi­zio­ni nel­lo scon­tro di influen­za nel­la regio­ne dell’Indo-Pacifico, nono­stan­te in pas­sa­to aves­se­ro un ruo­lo di lea­der­ship pres­so­ché indiscusso.

Nel 1991, con il collasso dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti portarono avanti una razionalizzazione dei propri impegni all’estero.

Con la fine del­la Guer­ra Fred­da, non fu più rite­nu­to neces­sa­rio con­ti­nua­re a soste­ne­re cer­te spe­se rite­nu­te super­flue, tra le qua­li si iden­ti­fi­cò l’ambasciata nel­le Salo­mo­ne. Essa ven­ne per­tan­to chiu­sa nel 1993 e l’interesse sta­tu­ni­ten­se ver­so l’arcipelago rima­se limi­ta­to per decen­ni, nono­stan­te la pro­gres­si­va asce­sa cine­se. Un pri­mo cam­bia­men­to si ebbe a par­ti­re dal 2009 con la dot­tri­na “Pivot to Asia” del pre­si­den­te Oba­ma, che por­tò a uno spo­sta­men­to del­le risor­se ame­ri­ca­ne da Medio Orien­te e Euro­pa alla regio­ne Indo-paci­fi­ca (il disin­ve­sti­men­to dal­la regio­ne euro­pea in sé risa­le al secon­do pre­si­den­te Bush). Un ulte­rio­re cam­bia­men­to si ebbe con la pre­si­den­za Trump, che abban­do­nò la stra­te­gia dell’engagement con Pechi­no, in favo­re del con­fron­to. Tale posi­zio­ne inter­na­zio­na­le è sta­ta man­te­nu­ta anche con Biden.

Fu que­sto nuo­vo sce­na­rio a por­ta­re nel feb­bra­io 2023 alla ria­per­tu­ra dell’ambasciata del­le Iso­le Salo­mo­ne, con un’importante ceri­mo­nia di inau­gu­ra­zio­ne, a cui però non è suc­ce­du­ta la sod­di­sfa­zio­ne di deter­mi­na­te aspet­ta­ti­ve. La più mar­ca­ta di que­ste è rela­ti­va all’assen­za di un amba­scia­to­re all’interno del­la strut­tu­ra. Essa è sta­ta affi­da­ta all’ambasciatore del­la Papua Nuo­va Gui­nea, che però dif­fi­cil­men­te è in gra­do di for­ni­re l’attenzione che le Salo­mo­ne neces­si­ta­no in que­sto momen­to cru­cia­le. Inol­tre, come ripor­ta­to da Le Mon­de, il ser­vi­zio con­so­la­re non è ope­ra­ti­vo in que­sta sede diplo­ma­ti­ca. Que­sta situa­zio­ne costrin­ge i salo­mo­ne­si a recar­si all’am­ba­scia­ta pre­sen­te in Papua Nuo­va Gui­nea per otte­ne­re un visto. 

Un viag­gio che, oltre a richie­de­re tem­po e dena­ro a una popo­la­zio­ne pove­ra, dimo­stra anche una cer­ta lon­ta­nan­za di Washing­ton agli inte­res­si del­le Salo­mo­ne. Soprat­tut­to se con­si­de­ria­mo che, al con­tra­rio, l’ambasciata di Pechi­no pre­sen­te a Honia­ra è dota­ta di un amba­scia­to­re, che può per­tan­to for­ni­re il ser­vi­zio con­so­la­re in sede.

Sem­pre secon­do l’articolo di Le Mon­de, la ragio­ne di que­sta impor­tan­te man­can­za è rin­trac­cia­bi­le in dis­sen­si inter­ni al Con­gres­so sta­tu­ni­ten­se. Un impas­se poli­ti­co che il secon­do man­da­to di Trump potreb­be scon­ge­la­re. Il pre­si­den­te elet­to ha infat­ti espo­sto nume­ro­se vol­te la pro­pria posi­zio­ne anti-cine­se, non­ché il biso­gno di inve­sti­re di più nel tea­tro Indo-Paci­fi­co. Tali risor­se ver­ran­no pre­su­mi­bil­men­te rica­va­te dal­la regio­ne euro­pea e medio­rien­ta­le, gene­ral­men­te in con­ti­nui­tà alla stra­te­gia di Obama. 

Tut­ta­via, il nuo­vo inqui­li­no del­la Casa Bian­ca ha espres­so di voler­si spin­ge­re mol­to più in là in que­sto tra­sfe­ri­men­to. In par­ti­co­la­re, arri­van­do a minac­cia­re l’uscita degli Sta­ti Uni­ti dal­la Nato se i bud­get mili­ta­ri dei Pae­si euro­pei non doves­se­ro rag­giun­ge­re alme­no il 2% del PIL nazio­na­le e dichia­ran­do la volon­tà di con­clu­de­re la guer­ra in Ucrai­na pri­ma anco­ra di entra­re in carica.

È per­tan­to ipo­tiz­za­bi­le che, con la nuo­va pre­si­den­za, si libe­ri­no le risor­se neces­sa­rie per la nomi­na e l’insediamento dell’ambasciatore sta­tu­ni­ten­se a Honia­ra. Rima­ne dub­bio quan­to que­sto cam­bia­men­to, non­ché l’aumento dell’attenzione che Sta­ti Uni­ti e Cina dedi­ca­no all’arcipelago, miglio­re­ran­no la vita dei salomonesi.

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Nicolò Bianconi
Sono uno stu­den­te di Scien­ze inter­na­zio­na­li al ter­zo anno. Ho una gene­ra­le curio­si­tà per il mon­do, che mi por­ta ad ave­re mol­te pas­sio­ni e innu­me­re­vo­li inte­res­si. Tra que­sti la scrit­tu­ra occu­pa un posto speciale.

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