Milano ha davvero un problema di sicurezza?

La sicu­rez­za in Ita­lia e in par­ti­co­la­re nel­la cit­tà di Mila­no è tra i temi più cal­di degli ulti­mi anni. Ci si imbat­te ogni gior­no in video di denun­cia sul­le piat­ta­for­me social e in arti­co­li pub­bli­ca­ti dai vari gior­na­li nazio­na­li che affron­ta­no la que­stio­ne in ter­mi­ni allar­man­ti. Ma quan­to c’è di vero? 

L’indice sul­la cri­mi­na­li­tà 2024 pub­bli­ca­to da Il Sole 24 Ore mostra come nel 2023 a Mila­no sia­no sta­te pre­sen­ta­te 230.394 denun­ce, ovve­ro più di 7.000 ogni 100.000 abi­tan­ti, con­fer­man­do il pri­ma­to del­la cit­tà mene­ghi­na sul­la Capi­ta­le (con cir­ca 6.000 denun­ce ogni 100.000 abi­tan­ti) e sul­le altre cit­tà italiane.

Il nume­ro di denun­ce è dun­que in cre­sci­ta rispet­to al 2019, regi­stran­do un + 4,9% e atte­stan­do il capo­luo­go lom­bar­do al 1° posto per nume­ro di fur­ti, al 2° per rapi­ne e al 3° per stupri. 

Tuttavia, la tendenza in crescita riguarda l’intera penisola.

Si regi­stra infat­ti a livel­lo nazio­na­le non solo la cre­sci­ta di truf­fe e fro­di infor­ma­ti­che (+ 10,3% rispet­to al 2022 e + 42 % rispet­to al perio­do pre-Covid) ma anche un aumen­to dei cri­mi­ni vio­len­ti: le rapi­ne in pub­bli­ca via cre­sco­no del 9,5% rispet­to al 2022 e del 24,5% rispet­to al 2019, men­tre le per­cos­se del 3,1% dal 2022 e del 15,6% dal 2019, regi­stran­do un aumen­to del 3,1% anche nel pri­mo seme­stre 2024.

 I nume­ri, pre­sen­ta­ti in que­sto modo, sem­bre­reb­be­ro dare ragio­ne a chi sostie­ne che in Ita­lia, e a mag­gior ragio­ne a Mila­no, ci sia un pro­ble­ma di sicu­rez­za ma gli esper­ti non sono d’accordo. Secon­do quest’ultimi, infat­ti, i dati andreb­be­ro let­ti alla luce del dra­sti­co calo di rea­ti – e quin­di di denun­ce – duran­te la pan­de­mia e del­la con­se­guen­te cre­sci­ta negli anni suc­ces­si­vi. Dopo­tut­to il nume­ro di rea­ti è net­ta­men­te infe­rio­re rispet­to a 10 anni fa (- 17% rispet­to al 2014), anche se la ten­den­za è in costan­te aumen­to negli ulti­mi anni e non va pre­sa con leggerezza.

Allo­ra a cosa è dovu­ta la for­te per­ce­zio­ne di insi­cu­rez­za da par­te dei cittadini? 

È difficile trovare una risposta soddisfacente, ma molto potrebbe dipendere dalla natura stessa dei reati in crescita: perpetrati principalmente in strada, sempre più da giovani e giovanissimi e sempre più di natura violenta. 

A tal pro­po­si­to il socio­lo­go Mar­co Duga­to, ricer­ca­to­re pres­so l’osservatorio Trans­cri­mi­ne dell’Università Cat­to­li­ca di Mila­no, par­lan­do dei cri­mi­ni com­mes­si dai gio­va­ni tra i 18 e i 24 anni, ha affer­ma­to che nel post-Covid è emer­so «un aumen­to degli agi­ti di natu­ra vio­len­ta, a par­ti­re da rapi­ne e lesio­ni: non ci sono livel­li di pia­ni­fi­ca­zio­ne mol­to for­ti, piut­to­sto com­por­ta­men­ti lega­ti alla dif­fi­col­tà di rela­zio­nar­si con gli altri». Secon­do Duga­to, inol­tre, que­sti cri­mi­ni sono con­nes­si più alla dif­fi­col­tà di rela­zio­nar­si con gli altri che alla dimen­sio­ne socio-eco­no­mi­ca di par­ten­za, visto l’aumento di ragaz­zi pre­si in cari­co pro­ve­nien­ti da situa­zio­ni non par­ti­co­lar­men­te problematiche.

Il disa­gio eco­no­mi­co e socia­le sem­bra inve­ce alla base del for­te aumen­to di rea­ti com­piu­ti dagli stra­nie­ri nel capo­luo­go lom­bar­do. Que­sti, infat­ti, sareb­be­ro respon­sa­bi­li, secon­do il que­sto­re Giu­sep­pe Petron­zi, di più del 70% del­le rapi­ne com­mes­se in stra­da e di più del 90% dei fur­ti con destrez­za, com­mes­si prin­ci­pal­men­te sui mez­zi pub­bli­ci. A ciò si aggiun­ge il feno­me­no del­le baby gang, grup­pi di gio­va­ni, ita­lia­ni e stra­nie­ri, che agi­sco­no in grup­po e con estre­ma vio­len­za, ripro­du­cen­do le dina­mi­che tipi­che del­la micro­cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta: secon­do l’Osservatorio nazio­na­le ado­le­scen­za il 6,5% dei gio­va­ni tra gli 11 e i 19 anni dichia­ra di far par­te di una ban­da, men­tre il 13% ha com­piu­to atti di van­da­li­smo e il 30% ha par­te­ci­pa­to a una rissa.

Il fre­quen­te ricor­so alla vio­len­za, la gio­va­ne età e, spes­so, la pro­ve­nien­za stra­nie­ra di chi com­met­te rapi­ne e aggres­sio­ni sem­bra­no dun­que inci­de­re for­te­men­te sul­la sen­sa­zio­ne di insi­cu­rez­za avver­ti­ta in cit­tà, ampli­fi­ca­ta for­te­men­te dal­le piat­ta­for­me social e dal­le testa­te nazio­na­li che fan­no da cas­sa di riso­nan­za a que­sti atti criminosi. 

Social e quotidiani tendono, infatti, a non analizzare le cause profonde che si celano dietro questi fenomeni, preferendo un superficiale sensazionalismo. 

Il nostro pae­se non è nuo­vo a que­ste for­me di accu­sa con­tro gio­va­ni e stra­nie­ri, i pri­mi rei di esse­re svo­glia­ti e pri­vi di eti­ca lavo­ra­ti­va, men­tre i secon­di di esse­re peri­co­lo­si e di pre­fe­ri­re il cri­mi­ne a un impie­go sta­bi­le. Anco­ra una vol­ta i dati ci ven­go­no in aiu­to: secon­do la Fon­da­zio­ne Stu­di Con­su­len­ti sul Lavo­ro, tra il 2021 e il 2023, su un milio­ne e 26mila posti di lavo­ro in più cir­ca 439mila han­no riguar­da­to gio­va­ni under 35 e l’occu­pa­zio­ne gio­va­ni­le ha regi­stra­to un tas­so di cre­sci­ta del 8,9%, ovve­ro il dop­pio di quel­lo gene­ra­le. Per quan­to riguar­da gli stra­nie­ri inve­ce il XII Rap­por­to Annua­le sugli stra­nie­ri nel mer­ca­to del lavo­ro in Ita­lia, pub­bli­ca­to dal Mini­ste­ro del Lavo­ro, mostra, per il 2021, un tas­so di occu­pa­zio­ne degli stra­nie­ri del 57,8% e di disoc­cu­pa­zio­ne del 14,4%, mol­to simi­li a quel­li degli ita­lia­ni (rispet­ti­va­men­te del 58,3% e del 9%).

Per­ché allo­ra assi­stia­mo ad un aumen­to del disa­gio gio­va­ni­le e alla man­ca­ta inte­gra­zio­ne degli stra­nie­ri? Negli ulti­mi anni poco o nul­la è sta­to fat­to in tema di poli­ti­che socia­li per i gio­va­ni. A livel­lo nazio­na­le non sono sta­te intro­dot­te nuo­ve bor­se di stu­dio uni­ver­si­ta­rie per meri­ti spor­ti­vi, non è sta­to rein­tro­dot­to il siste­ma del pre­sti­to d’onore per stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri e non è sta­to appro­va­to un pro­gram­ma di inve­sti­men­to e poten­zia­men­to dell’impiantistica spor­ti­va, anche sco­la­sti­ca e uni­ver­si­ta­ria (tut­te pro­po­ste ven­ti­la­te in cam­pa­gna elet­to­ra­le dal­la coa­li­zio­ne di cen­tro­de­stra). A livel­lo loca­le, inve­ce, la mag­gior par­te dei pro­get­ti sono anco­ra in fase di pro­gram­ma­zio­ne.

La situazione non è migliore per gli stranieri. Nella città di Milano già due anni fa mancavano personale e risorse per la regolarizzazione degli immigrati e le politiche nazionali del centrodestra sembrano piuttosto rivolte alla repressione che all’integrazione.

La for­te ten­sio­ne socia­le, la man­can­za di poli­ti­che in gra­do di risol­ve­re le cri­ti­ci­tà e il sen­sa­zio­na­li­smo di social e mez­zi di infor­ma­zio­ne sem­bra­no dun­que con­cor­re­re al cupo cli­ma di insi­cu­rez­za che si respi­ra in cit­tà e che por­ta i cit­ta­di­ni a pola­riz­zar­si su epi­so­di come quel­lo del­la mor­te di Ramy Elgaml (ne par­lia­mo nell’ultimo epi­so­dio del pod­ca­st Mag­ma di Vul­ca­no) e più in gene­ra­le su ogni noti­zia incen­tra­ta su nuo­vi atti di violenza.

La solu­zio­ne non sem­bra esse­re vici­na e di cer­to non può con­si­ste­re nel­la sola repres­sio­ne poli­zie­sca. Mila­no ha biso­gno di una nuo­va coe­sio­ne, di nuo­ve pro­spet­ti­ve e di nuo­ve pro­po­ste da par­te dell’amministrazione cit­ta­di­na e nazio­na­le. Que­sta cit­tà, in fon­do, meri­ta di meglio. 

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Giacomo Pallotta

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