Intervista a XR, parla l’attivista perquisita a Brescia

Lune­dì 13 gen­na­io, a Bre­scia, degli atti­vi­sti di Extinc­tion Rebel­lion (XR), Ulti­ma Gene­ra­zio­ne e Pale­sti­na Libe­ra bloc­ca­ro­no con una cate­na uma­na il pas­sag­gio dei camion che sareb­be­ro dovu­ti entra­re e usci­re dal capan­no­ne di Leo­nar­do SpA (ex Breda).

Di que­sta vicen­da è tri­ste­men­te noto soprat­tut­to ciò che accad­de alle atti­vi­ste por­ta­te in que­stu­ra: ven­ne­ro fat­te spo­glia­re e la poli­zia le fece fare degli squat. Que­sto trat­ta­men­to non fu riser­va­to ai com­pa­gni maschi.

«Bre­scia è una cit­tà che non è abi­tua­ta a que­sto tipo di azio­ni» mi dice Tom­ma­so, bre­scia­no e “bat­tez­za­to” da quest’azione. Ma vedia­mo cos’è suc­ces­so a Bre­scia. Come Bre­scia ha rea­gi­to. E per far­lo, par­tia­mo dal fat­to rac­con­ta­to da chi l’ha vis­su­to: Arian­na, den­tro XR da pochi mesi, ma ben inse­ri­ta; Tom­ma­so, un neo­fi­ta, e Mar­cel­lo, “ixer­ri­no del­la pri­ma ora”.

Tom­ma­so: Come Extinc­tion Rebel­lion, abbia­mo orga­niz­za­to un’azione di fron­te all’uscita e ingres­so dei camion del­la Leo­nar­do SpA: il nostro obbiet­ti­vo era quel­lo di bloc­ca­re il più a lun­go pos­si­bi­le que­sti mez­zi. Per far­lo abbia­mo orga­niz­za­to del­le per­so­ne che era­no lega­te alle sbar­re di que­sto ingres­so [del­la recin­zio­ne che cir­con­da l’edificio ndr] con un lock al col­lo e que­ste sin­go­le per­so­ne – una per lato – era­no uni­te ad altre, sedu­te per ter­ra, tra­mi­te un tubo e del­le cate­ne. Que­sto era il vero e pro­prio bloc­co. In più ave­va­mo uno stri­scio­ne con su scrit­to «Leo­nar­do distrug­ge popo­li e ter­re» che bloc­ca­va anch’esso l’ingresso camion.

Per­ché quest’azione? Era effet­ti­va­men­te una pro­te­sta anti­sio­ni­sta? Imma­gi­no ci fos­se­ro anche riven­di­ca­zio­ni ambien­ta­li­ste, per­ché pro­prio Leonardo?

Tom­ma­so: Abbia­mo pen­sa­to come tar­get la Leo­nar­do SpA non solo per la que­stio­ne pale­sti­ne­se. Leo­nar­do è con­trol­la­ta al 30% dal Mini­stro del­le finan­ze. Quin­di par­te del­le nostre tas­se van­no a finan­zia­re anche quel­la azien­da, nono­stan­te ci sia un divie­to nor­ma­to di ven­de­re arma­men­ti a uno Sta­to in con­flit­to, in quan­to l’I­ta­lia ripu­dia la Guer­ra. Leo­nar­do ha con­ti­nua­to anche dopo il 7 otto­bre 2023 a man­da­re [ad Israe­le ndr] armi, arma­men­ti, muni­zio­ni, ecc. In par­ti­co­la­re nel­la ex Bre­da, ovve­ro la Leo­nar­do SpA di Bre­scia, che è gemel­la­ta con quel­la di La Spe­zia, vie­ne pro­dot­to il “cer­vel­lo del­le armi” cioè i chip e tut­ta la par­te elet­tro­ni­ca che con­sen­te dei siste­mi di gui­da per i cac­cia. Quin­di il nostro obiet­ti­vo era sì atti­ra­re l’attenzione sul fat­to che que­sta cosa è ille­ga­le e sta con­ti­nuan­do ad esse­re fat­ta. Ma anche che que­ste per­so­ne lucra­no sul­la mor­te di altre e a noi que­sta cosa non va bene. E poi le guer­re han­no un impat­to incre­di­bi­le a livel­lo ambien­ta­le e spes­so sono ini­zia­te e gui­da­te da inte­res­si sul­le risor­se di un cer­to posto. Per esem­pio, par­lan­do appun­to di Israe­le e Pale­sti­na, ENI ha otte­nu­to l’approvazione di due nuo­vi poz­zi di gia­ci­men­ti a lar­go del­le coste del­la stri­scia [di Gaza ndr] che attual­men­te sono ter­ri­to­rio pale­sti­ne­se. Quin­di, non pote­va­no esse­re con­ces­se e inve­ce lo sta­to di Israe­le le ha con­ces­se come se fos­se­ro roba sua. Quin­di abbia­mo pen­sa­to [che Leo­nar­do] fos­se il luo­go giu­sto per­ché met­te insie­me tan­ti pezzetti.

E tu che ruo­lo hai avu­to nell’azione?

Tom­ma­so: Io sono la pro­va che anche nel­le azio­ni ad alto rischio è pos­si­bi­le fare cose a bas­so rischio. Io ero l’accom­pa­gna­to­re stam­pa. Cioè mi sono incon­tra­to coi gior­na­li­sti loca­li di cui ave­va­mo i con­tat­ti e al momen­to in cui l’azione è comin­cia­ta li ho por­ta­ti sul luo­go. Una spe­cie di uffi­cio stam­pa. Infat­ti i gior­ni suc­ces­si­vi ho aiu­ta­to a gesti­re tut­te le varie richie­ste di inter­vi­sta a cau­sa di quel­lo che è suc­ces­so poi in questura.

Mar­cel­lo: Io ho avu­to un ruo­lo che noi chia­mia­mo outreach. Sostan­zial­men­te ho fat­to incro­cia­re le varie per­so­ne che si imbat­to­no nel­l’a­zio­ne per dia­lo­ga­re, spie­ga­re cosa stia­mo facen­do e dare infor­ma­zio­ni sul movimento.

Arian­na: Io ero tra le per­so­ne che tene­va­no lo stri­scio­ne che era cuci­to ai nostri cor­pi con del­le magliet­te [sopra i vesti­ti] per ren­de­re il tut­to più dif­fi­ci­le nel momen­to in cui sarem­mo sta­te por­ta­te via. Rico­pri­vo il ruo­lo – noi dicia­mo – ad alto rischio per­ché con­tri­bui­vo al bloc­co dell’ingresso dei camion. Quan­do poi ci han­no por­ta­te in que­stu­ra, noi ci sia­mo sedu­te a ter­ra per fare resi­sten­za pas­si­va e le poli­ziot­te ci han­no strap­pa­to lo stri­scio­ne, poi ci han­no sol­le­va­to e por­ta­to via.

Ecco hai appe­na usa­to il ter­mi­ne resi­sten­za pas­si­va. Mi vuoi spie­ga­re meglio che cos’è?

Arian­na: Cer­to, fon­da­men­tal­men­te, quan­do scen­dia­mo in azio­ne con XR l’i­dea è quel­la di por­ta­re avan­ti una pro­te­sta che sia effi­ca­ce, diret­ta, ma anche non vio­len­ta e che ci espon­ga a meno rischi lega­li pos­si­bi­li. Da que­sto pun­to di vista è stra­te­gi­ca­men­te mol­to uti­le usa­re la resi­sten­za pas­si­va, quan­do ti por­ta­no in que­stu­ra, in modo che non ti pos­sa­no accu­sa­re di resi­sten­za a pub­bli­co uffi­cia­le. Anche se ci ven­go­no dati dei capi d’accusa, nel momen­to in cui i magi­stra­ti vedo­no i video, que­sti deca­do­no per­ché di fat­to una resi­sten­za a pub­bli­co uffi­cia­le non c’è sta­ta. Tut­to que­sto fa par­te di una logi­ca di Extinc­tion Rebel­lion che è quel­la del­la disob­be­dien­za civi­le: ti pren­di i rischi lega­li del­le azio­ni che por­ti avan­ti, ma allo stes­so tem­po que­sto è un po’ un modo per tute­lar­ci dal­le con­se­guen­ze legali.

Mar­cel­lo: L’idea è anche di non coo­pe­ra­re con le For­ze dell’ordine; que­sto rien­tra nel­la moda­li­tà di por­ta­re il con­flit­to in modo non vio­len­to. La non vio­len­za spes­so vie­ne frain­te­sa come col­la­bo­ra­zio­ne o accon­di­scen­den­za. In real­tà non è così: noi por­tia­mo il con­flit­to, ma sen­za aggres­si­vi­tà; sem­pli­ce­men­te non coo­pe­ran­do con le auto­ri­tà. Nel caso del­le azio­ni que­sto avvie­ne con la resi­sten­za pas­si­va: quan­do ci chie­do­no i docu­men­ti noi li dia­mo dopo­di­ché la nostra col­la­bo­ra­zio­ne si fer­ma lì. Se ci chie­do­no di segui­re i poli­ziot­ti in que­stu­ra noi ci rifiu­tia­mo. È nostro dirit­to mani­fe­sta­re, che è anco­ra san­ci­to dal­la Costi­tu­zio­ne, e sia­mo for­mal­men­te in una zona gri­gia, per­ché le mani­fe­sta­zio­ni andreb­be­ro pre­av­vi­sa­te però – che io sap­pia – que­sto non è obbli­ga­to­rio e andreb­be fat­to per que­stio­ne di ordi­ne pub­bli­co, tipo nel caso di gran­di cor­tei, ma fin­ché sia­mo poche per­so­ne si può anche non fare. Il prin­ci­pio è comun­que quel­lo di esse­re con­flit­tua­li sen­za esse­re violenti.

Tom­ma­so: Sen­to solo di dover aggiun­ge­re che comun­que noi non bloc­chia­mo le per­so­ne e i lavo­ra­to­ri; bloc­chia­mo le mer­ci. Quin­di i tir che tra­spor­ta­no i materiali.

Ma come fate a gesti­re tut­te quel­le ten­sio­ni che si pos­so­no crea­re in un’azione del gene­re? Poli­zia a par­te chiaramente.

Tom­ma­so: Abbia­mo un pea­ce­kee­per che è una per­so­na o un team che si occu­pa [come dice il nome] di man­te­ne­re la pace. Pen­sia­mo per esem­pio alla situa­zio­ne bloc­co stra­da­le: se tu bloc­chi una stra­da i gui­da­to­ri si arrab­bia­no e giu­sta­men­te se il con­flit­to si alza trop­po si met­te in peri­co­lo la gen­te che sta mani­fe­stan­do in quel momen­to. Quin­di ser­ve una per­so­na for­ma­ta per cal­ma­re le acque. Que­sto in azio­ne a Bre­scia c’era anche se non è sta­to neces­sa­rio per­ché quel­la è una zona indu­stria­le poco abi­ta­ta. La gen­te pas­sa­va in auto, ma non veni­va nean­che bloc­ca­ta, il pas­sag­gio era garan­ti­to. L’unica cosa che non pote­va pas­sa­re era­no i camion. L’altro ruo­lo che abbia­mo è il poli­ce con­tact, una per­so­na un po’ più esper­ta su qua­li sono i nostri dirit­ti, qua­li sono quel­le leg­gi che stia­mo andan­do ad infran­ge­re in quel momen­to e il suo com­pi­to è pro­prio quel­lo di intrap­por­si tra poli­zia e mani­fe­stan­ti. Per­ché imma­gi­na­ti una situa­zio­ne in cui ci sono una tren­ti­na di per­so­ne a pro­te­sta­re. Il poli­ziot­to cosa fa? Chie­de ad ognu­no il docu­men­to? È un caos. Quin­di per sem­pli­fi­ca­re tut­to abbia­mo que­sto poli­ce con­tact con una pet­to­ri­na che lo ren­de rico­no­sci­bi­le. La poli­zia sa chi è il poli­ce con­tact e quan­do si fa una richie­sta ai mani­fe­stan­ti si pas­sa sem­pre attra­ver­so lui.

Non vi ho chie­sto quan­to è dura­ta l’azione. Per esem­pio, tu Arian­na, che eri in pri­ma fila, quan­to tem­po sei sta­ta lega­ta all’ingresso?

Arian­na: Io sono arri­va­ta in que­stu­ra intor­no alle 10. Quin­di sono sta­ta in azio­ne per un paio d’ore.

E inve­ce quan­to tem­po sei sta­ta in questura?

Arian­na: In que­stu­ra sia­mo sta­te trat­te­nu­te per set­te ore, nono­stan­te si trat­tas­se solo di un fer­mo iden­ti­fi­ca­ti­vo. Que­sta è una pras­si che si sta affer­man­do, per­ché l’abbiamo vista anche a Roma. Però nel momen­to in cui con­se­gni i tuoi docu­men­ti, duran­te il fer­mo iden­ti­fi­ca­ti­vo, trat­te­ner­ti in que­stu­ra per altre set­te ore è qual­co­sa che si può con­fi­gu­ra­re come seque­stro di per­so­na, per­ché non c’è un rea­le moti­vo per trat­te­ner­ti. Que­sta è una di quel­le pras­si che rien­tra­no in que­sto cli­ma di repres­sio­ne che sta cre­scen­do in Italia. 

A pro­po­si­to di que­sto: sia dal video di Fan­pa­ge, sia da quel­lo che mi sta­te dicen­do, mi sem­bra che la Que­stu­ra di Bre­scia si sia com­por­ta­ta in un modo più aggres­si­vo del soli­to. Hai effet­ti­va­men­te par­la­to di Roma, ma era mai suc­ces­sa una cosa del gene­re nel­la tua “car­rie­ra”?

Arian­na: Sicu­ra­men­te a Bre­scia già dal­la gestio­ne del­la mani­fe­sta­zio­ne ci sono sta­te del­le irre­go­la­ri­tà: del­le cose che non dovreb­be­ro rien­tra­re nel­la nor­ma­li­tà. Per esem­pio, non sono sta­ti dati tre pre­av­vi­si pri­ma che venis­si­mo por­ta­ti via. Per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria del movi­men­to, for­se, sono sta­te por­ta­te via per­so­ne con un ruo­lo a bas­so rischio: è sta­ta por­ta­ta via una per­so­na che ave­va sem­pli­ce­men­te il ruo­lo di media, cioè ripren­de­re l’azione. È sta­ta por­ta­ta via una per­so­na che si occu­pa­va del benes­se­re del­le per­so­ne in azio­ne. Han­no ten­ta­to anche di per­qui­si­re una gior­na­li­sta. Per quan­to riguar­da la que­stu­ra, c’era già sta­to un caso a Bolo­gna in cui han­no per­qui­si­to in que­sto modo un’attivista [di XR Bolo­gna], però non è anco­ra una pras­si del­le que­stu­re. [L’attivista bolo­gne­se] ha por­ta­to avan­ti una denun­cia, che al momen­to è sta­ta archi­via­ta, ma ver­rà fat­to ricor­so con­tro la richie­sta di archi­via­zio­ne. Oltre que­sto non c’erano sta­ti altri casi e la que­stu­ra nel­le ore suc­ces­si­ve si è un po’ riven­di­ca­ta que­sta pras­si, si par­la pro­prio di una «pro­ce­du­ra nor­ma­le» attua­ta dal­la poli­ziot­ta. Cre­do che que­sto sia un segna­le pre­oc­cu­pan­te del­la dire­zio­ne in cui stia­mo andan­do. Fino a un anno fa face­va scal­po­re un foglio di via duran­te le azio­ni. In que­sto momen­to fa scal­po­re il fat­to che solo le atti­vi­ste don­ne o socia­liz­za­te come don­ne ven­ga­no per­qui­si­te in que­stu­ra. Se con­ti­nuia­mo così non sap­pia­mo se con­ti­nue­rà a fare scal­po­re anco­ra a lun­go o se diven­te­rà la norma.

Tom­ma­so: Per me era “il bat­te­si­mo” quin­di non rie­sco a fare un con­fron­to con azio­ni pre­ce­den­ti. Io ero tra quel­le per­so­ne fuo­ri dal­la que­stu­ra e ho tro­va­to mol­to dif­fi­ci­le infor­mar­mi sul­la situa­zio­ne dei miei com­pa­gni essen­do giu­sta­men­te pre­oc­cu­pa­to. Il più del­le vol­te è sta­to un: «Sì i vostri ami­ci stan­no bene e non han­no biso­gno di voi».  Per for­tu­na a fian­co a noi c’è sta­to un avvo­ca­to che ci ha dato una mano e alla fine gli arti­co­li dati come denun­cia sono Mani­fe­sta­zio­ne non auto­riz­za­taCon­cor­so. Tut­ti gli atti­vi­sti che pren­do­no par­te a un’azione ven­go­no for­ma­ti sul­le leg­gi che potreb­be­ro infran­ge­re. Quin­di quan­do ci sono sta­ti det­ti solo que­sti due arti­co­li come impu­ta­zio­ne era­va­mo sol­le­va­ti, per­ché era­no due di quel­li a cui ci era­va­mo pre­pa­ra­ti. E inve­ce poi quan­do è usci­ta la pri­ma per­so­na dopo set­te ore abbia­mo appre­so la notizia…

Mar­cel­lo: Di diver­so c’è il trat­ta­men­to per le atti­vi­ste fem­mi­ni­liz­za­te. Pur­trop­po cose come i fer­mi di set­te ore e i fogli di via stan­no diven­tan­do sem­pre più nor­ma­li, anche se non dovreb­be esse­re così ed io sono in XR da cin­que anni. A Roma, per esem­pio, era­no sta­ti con­se­gna­ti dei fogli di via che pre­ve­de­va­no che le atti­vi­ste si allon­ta­nas­se­ro dal­la cit­tà entro due ore. Han­no rice­vu­to i fogli alle 10 di sera ed entro mez­za­not­te dove­va­no andarsene. 

Arian­na: Aggiun­ge­rei anche che vivia­mo del­le cose che per la poli­zia sono pras­si e non sono total­men­te legit­ti­me, nel sen­so che non c’è una super­vi­sio­ne dell’operato del­la poli­zia da que­sto pun­to di vista. Sia a Roma che a Bre­scia sia­mo sta­ti por­ta­ti in luo­ghi che sono anche uffi­ci migra­zio­ne e quel­lo che emer­ge è che le per­so­ne che si espon­go­no poli­ti­ca­men­te entra­no a con­tat­to con un mon­do di repres­sio­ne che in real­tà è già pre­sen­te e mol­to per­va­si­vo per le per­so­ne più mar­gi­na­liz­za­te. Dal mio pun­to di vista è impor­tan­te che que­ste espe­rien­ze sia­no un modo per dare voce anche a loro che non ne han­no. Nel­la que­stu­ra dove sia­mo sta­te por­ta­te a Roma ieri è mor­ta di fred­do una per­so­na che era in coda per chie­de­re un rin­no­vo del per­mes­so di sog­gior­no.

Ma XR sta facen­do qual­co­sa per tute­lar­vi? Sia a livel­lo lega­le che psicologico.

Arian­na: Nel­le ore suc­ces­si­ve a quel­lo che è suc­ces­so a Bre­scia sia da XR che da tut­ta la rete che lo cir­con­da è arri­va­ta tan­tis­si­ma soli­da­rie­tà. Per esem­pio ci sono arri­va­te pro­po­ste di psi­co­lo­ghe che offri­va­no con­su­len­ze gra­tui­te a chi ave­va subi­to que­sto trat­ta­men­to. Per quan­to riguar­da XR, uno dei nostri valo­ri è quel­lo di crea­re una cul­tu­ra rige­ne­ra­ti­va al suo inter­no. Fin da subi­to dopo l’azione ci si pren­de dei momen­ti per pra­ti­che di cura col­let­ti­va, come i cer­chi emo­ti­vi. Da que­sto pun­to di vista mi sono sen­ti­ta mol­to bene e mol­to tute­la­ta dal­le per­so­ne con cui sono sce­sa in azio­ne. Sull’aspetto lega­le inve­ce, abbia­mo una rete di avvo­ca­ti che ci segue e in que­sto momen­to stia­mo capen­do con loro come muo­ver­ci per spor­ge­re denuncia. 

Tom­ma­so: Con­fer­mo. In XR trat­tia­mo mol­to l’aspetto di cura. Que­sta è una del­le cose che mi ha avvi­ci­na­to di più a que­sto movi­men­to: si dà impor­tan­za a come stia­mo, a quel­lo che pro­via­mo e non si spin­ge nes­su­no a fare più di quel­lo che si sen­te. Spes­so non pas­sa, ma den­tro XR c’è un ven­ta­glio di pos­si­bi­li­tà e ruo­li pos­si­bi­li. Non tut­ti ti por­ta­no in que­stu­ra ed io ne sono la prova. 

Mar­cel­lo: Su tut­to quel­lo che è sta­to det­to, Extinc­tion Rebel­lion ha que­sta Car­ta dei die­ci prin­ci­pi su cui si basa l’organizzazione inter­na e la visio­ne di XR. Il ter­zo pun­to dice che abbia­mo biso­gno di una cul­tu­ra rige­ne­ra­ti­va, come dice­va Arian­na. Men­tre lot­tia­mo e fac­cia­mo le nostre azio­ni, cer­chia­mo di deco­strui­re tut­to ciò che di tos­si­co c’è all’interno del siste­ma in cui sia­mo cre­sciu­ti. Cer­chia­mo di sti­mo­la­re la col­la­bo­ra­zio­ne, l’ascolto e atteg­gia­men­ti sani rispet­to a quel­lo che acca­de pur­trop­po nel siste­ma. Ci for­mia­mo anche per gesti­re i con­flit­ti in modo costrut­ti­vo e non distrut­ti­vo. Sono entra­to in XR anche per­ché pro­ven­go da mol­te real­tà che tra­scu­ra­va­no que­sto aspet­to. A micro­fo­ni spen­ti con­ti­nuo a riflet­te­re con loro tre – con­ver­sa­zio­ne che pur­trop­po non pos­so ripor­ta­re per inte­ro – e chie­do se i fat­ti di Roma fos­se­ro acca­du­ti pri­ma o dopo l’applicazione del “ddl Sicu­rez­za”. Tom­ma­so mi rispon­de – facen­do­mi rea­liz­za­re la mia igno­ran­za – che non è anco­ra sta­to appli­ca­to, ma appro­va­to da una del­le due Came­re. Stia­mo vera­men­te crol­lan­do in un cli­ma di repres­sio­ne, come se le For­ze dell’ordine comin­cias­se­ro a “tasta­re il ter­re­no” pri­ma di una nuo­va cul­tu­ra dell’oppressione?

“Nor­ma anti Gan­d­hi”; que­sto è sta­to il pri­mo nome dato dai gior­na­li a que­sto dise­gno. Eppu­re ricor­do Gan­d­hi nar­ra­to come un model­lo, come un esem­pio di civil­tà, di lot­ta non vio­len­ta. Com’è pos­si­bi­le che l’ideatore del­la Satyā­gra­ha sia diven­ta­to un nemi­co da sopprimere?

Con­di­vi­di:
Carmine Catacchio
Fac­cio let­te­re, mi piac­cio­no le interviste.

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