Donald Trump Jr., “The Hunter”

“The Hun­ter” non è il tito­lo di un fumet­to, né tan­to­me­no quel­lo di un video­gio­co. Non è altro che l’epiteto che si è gua­da­gna­to Donald Trump Jr., pri­mo­ge­ni­to dell’attuale Pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti, al cen­tro di una pole­mi­ca per aver pre­su­mi­bil­men­te abbat­tu­to un’anatra pro­tet­ta in una riser­va di cac­cia nel Veneziano.

La vicen­da risa­le allo scor­so dicem­bre, quan­do Trump Jr., insie­me ad altri sei ami­ci, si era reca­to per una ses­sio­ne di cac­cia nel­la val­le Pie­rim­piè a Cam­pa­gna Lupia, un’a­zien­da ope­ran­te nell’industria itti­ca e — appun­to — nel­la cac­cia. Sia­mo a cono­scen­za dei fat­ti per meri­to di un video pub­bli­ca­to sul sito Field Ethos con il tito­lo Duck hun­ting Veni­ce – Ita­lian Job. Nel­la pre­miè­re, si pos­so­no vede­re Trump Jr. e i suoi ami­ci spa­ra­re ai pen­nu­ti, oltre a esse­re ripre­si in momen­ti con­vi­via­li e in visi­ta a Venezia.

Ma perché Trump Jr. e i suoi amici sono andati a cacciare proprio nelle “valli” della laguna veneziana?

Le val­li in que­stio­ne (da val­lum, in lati­no “argi­ne”) sono del­le aree palu­stri sepa­ra­te dal­la lagu­na lun­go gli argi­ni, dove si pra­ti­ca l’itticoltura inten­si­va. In alcu­ne di esse, i pro­prie­ta­ri con­ce­do­no la pos­si­bi­li­tà di pra­ti­ca­re la cac­cia, di soli­to un gior­no a set­ti­ma­na, per­ché gene­ral­men­te que­ste riser­ve fun­go­no da rifu­gio per gli uccel­li migra­to­ri. In quel gior­no le val­li sono il para­di­so in ter­ra per i cac­cia­to­ri e diven­ta­no un infer­no per gli ani­ma­li pre­si al bersaglio.

Tut­ta­via le por­te per que­ste oasi vena­to­rie non sono aper­te a tut­ti. Per entra­re occor­re esse­re soci o ami­ci dei soci. O anche ami­ci degli ami­ci, die­tro ade­gua­to soste­gno eco­no­mi­co. L’invito ester­no può anche costa­re 2000 euro a gior­na­ta e, come ci ha con­fi­da­to una fon­te vici­na ai gesto­ri di una di que­ste val­li, «può esse­re pure supe­rio­re. Spes­so il prez­zo lo si fa in base anche a chi si ha di fron­te». Inol­tre, spes­so le bat­tu­te di cac­cia si tra­sfor­ma­no in occa­sio­ne dove tes­se­re rela­zio­ni tra uomi­ni d’affari, indu­stria­li e politici.

Cosa non torna nella battuta di caccia di Donald Trump Jr.?

Dopo esse­re entra­to in pos­ses­so del video incri­mi­na­to, Andrea Zano­ni, da poco con­si­glie­re regio­na­le di Euro­pa Ver­de ed ex Euro­par­la­men­ta­re, ha pre­sen­ta­to una denun­cia ai Cara­bi­nie­ri fore­sta­li di Mestre. Secon­do Zano­ni, si sareb­be­ro com­mes­si due ille­ci­ti, uno ammi­ni­stra­ti­vo e l’altro di natu­ra penale.

Zano­ni, in pri­mo luo­go, con­te­sta il fat­to che Trump Jr. e i suoi ami­ci, in quan­to cit­ta­di­ni stra­nie­ri, non avreb­be­ro potu­to cac­cia­re nel­la val­le vene­zia­na, in quan­to non in pos­ses­so del tes­se­ri­no regio­na­le. La rispo­sta del­la Regio­ne è che, per pos­se­de­re tale tes­se­ri­no, ser­ve una «copia del docu­men­to di iden­ti­tà o pas­sa­por­to, dell’autorizzazione alla cac­cia nel­lo Sta­to di resi­den­za, poliz­za assi­cu­ra­ti­va, bol­let­ti­no di ver­sa­men­to del­la tas­sa di 84 euro, invi­to del con­ces­sio­na­rio di una azien­da fau­ni­sti­co-vena­to­ria». Sostan­zial­men­te, dun­que, è suf­fi­cien­te paga­re una quo­ta per esse­re invi­ta­ti in que­sti cir­co­li d’élite del­la cac­cia. Secon­do la Regio­ne Vene­to, il rea­to con­te­sta­to da Zano­ni non sus­si­ste, in quan­to Trump Jr. sareb­be sta­to in pos­ses­so di que­sti ele­men­ti, come con­fer­ma­to dall’assessore regio­na­le alla Cac­cia e Pesca, Cri­stia­no Corazzari.

Zano­ni, in secon­do luo­go, con­te­sta una cosa più gra­ve, pas­sa­bi­le di denun­cia pena­le. Nel video onli­ne com­pa­re un esem­pla­re mor­to di ana­tra casar­ca (tador­na fer­ru­gi­nea), una spe­cie pro­tet­ta sia a livel­lo nazio­na­le (dal­la leg­ge 157/92) che a livel­lo euro­peo (dal­la diret­ti­va Uccel­li).

La responsabilità di chi l’ha uccisa è però difficile da verificare.

Infat­ti, come sosten­go­no Giu­sep­pe Eder­le, pre­si­den­te vene­to di Eps, il sin­da­ca­to degli isti­tu­ti vena­to­ri pri­va­ti, e Andy Sura­bian, por­ta­vo­ce di Trump Jr., dal video non è pos­si­bi­le capi­re chi sia sta­to a spa­ra­re. Nono­stan­te il fat­to che l’anatra pro­tet­ta sia intor­no a Trump Jr. e che da un con­trol­lo pre­li­mi­na­re sem­bre­reb­be mor­ta da poco, non ci sono ele­men­ti suf­fi­cien­ti per iden­ti­fi­ca­re un respon­sa­bi­le. Eder­le evi­den­zia che l’anatra potreb­be esse­re già sta­ta tro­va­ta mor­ta, oppu­re col­pi­ta da cac­cia­to­ri di una val­le vici­na e por­ta­ta lì dai cani.

Nono­stan­te que­sto pic­co­lo inci­den­te, l’episodio non ha il poten­zia­le per dive­ni­re un “Duck­ga­te”. Ma non è comun­que la pri­ma vol­ta che un figlio del Pre­si­den­te USA met­ta in imba­raz­zo la Casa Bian­ca. L’episodio più recen­te, e ben più gra­ve, risa­le a quan­do il figlio di Joe Biden, Hun­ter, ven­ne accu­sa­to di pos­ses­so ille­ga­le d’arma da fuo­co ed eva­sio­ne fisca­le, e fu poi gra­zia­to dal padre duran­te gli ulti­mi gior­ni del suo mandato.

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Andrea Pravato

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