Le risposte della Cina alle politiche aggressive di Trump

Le risposte della Cina alle politiche aggressive di Trump

La secon­da ammi­ni­stra­zio­ne Trump non ha aspet­ta­to a far­si sen­ti­re sul pia­no inter­na­zio­na­le e già dai pri­mi gior­ni ha dato vita a una fit­ta rete di poli­ti­che com­mer­cia­li rivol­te ver­so tut­to il mon­do. In que­sto model­lo, la Cina è al pri­mo posto tra i Pae­si da osta­co­la­re. Trump per­ce­pi­sce la for­za poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca del­la Cina di Xi Jin­ping e, per que­sto, cre­de che instau­ra­re un model­lo di dazi sia l’unico modo per osta­co­la­re gli inte­res­si cine­si e la loro espan­sio­ne economica. 

La rispo­sta di Pechi­no è sta­ta imme­dia­ta: dazi alle mer­ci sta­tu­ni­ten­si in arri­vo in Cina e svi­lup­po di meto­di di soste­gno alle impre­se cine­si. Xi Jin­ping rispon­de in modo deci­so a Trump, in uno sce­na­rio sta­bi­le ma poten­zial­men­te pros­si­mo ad aumen­ti di tensione.

L’aggressività dell’amministrazione Trump verso la Cina

L’amministrazione Trump ha impo­sto dazi del 10% sul­le mer­ci cine­si

Uffi­cial­men­te moti­va­ti come lega­ti alla dif­fu­sio­ne del fen­ta­nyl negli USA e all’assenza di osta­co­li con­cre­ti da par­te del­la Cina – fat­to asso­lu­ta­men­te pri­ma­rio in ter­mi­ni di gra­vi­tà, visti gli ingen­ti nume­ri di mor­ti di over­do­se a cau­sa di que­sta sostan­za – i dazi sono però soprat­tut­to uno stru­men­to di poli­ti­ca este­ra ed eco­no­mi­ca vol­to a mostra­re che gli Sta­ti Uni­ti sono tor­na­ti e fan­no sul serio.

Que­sta poli­ti­ca non ha nul­la di nuo­vo: già duran­te la sua pri­ma ammi­ni­stra­zio­ne (2017 – 2021) Trump ave­va ope­ra­to un’analoga poli­ti­ca che ave­va por­ta­to a una vera e pro­pria esca­la­tion, aumen­tan­do l’attrito nel set­to­re del com­mer­cio tra i due Pae­si, anche viste le sem­pre imme­dia­te rispo­ste cine­si alle mos­se statunitensi. 

Va osser­va­to che per la Cina que­sta lot­ta com­mer­cia­le fat­ta di tas­sa­zio­ni reci­pro­che sul­le mer­ci è più svan­tag­gio­sa rispet­to a quan­to non lo sia per gli Sta­ti Uni­ti, visto il suo mag­gior volu­me di export. Resta il fat­to che le azio­ni in poli­ti­ca com­mer­cia­le pos­so­no esse­re viste come un avver­ti­men­to, se non un pri­mo pas­so ver­so azio­ni più gran­di, nel ten­ta­ti­vo di raf­for­zar­si ridu­cen­do la for­za del nemico. 

Inol­tre, gli Sta­ti Uni­ti si mostra­no come uffi­cial­men­te deter­mi­na­ti a fre­na­re «le pra­ti­che eco­no­mi­che abu­si­ve, slea­li e ille­ga­li del­la Cina» e a con­tra­sta­re gli sfor­zi di Pechi­no nell’ottenere risor­se tec­no­lo­gi­che di pro­ve­nien­za sta­tu­ni­ten­se per pro­gre­di­re nel set­to­re mili­ta­re. Que­ste dichia­ra­zio­ni uffi­cia­li mostra­no come Washing­ton veda le pro­prie rela­zio­ni con la Cina in chia­ve net­ta­men­te competitiva.

Paral­le­la­men­te, la 47esima ammi­ni­stra­zio­ne sta­tu­ni­ten­se man­tie­ne aper­te le por­te del dia­lo­go, basan­do­si su una rela­zio­ne per­so­na­le dichia­ra­ta­men­te posi­ti­va e di sti­ma di Trump nei con­fron­ti di Xi Jinping 

Le risposte della Cina di Xi

La rispo­sta dell’amministrazione cine­se al mani­fe­sto aumen­to dell’assertività sta­tu­ni­ten­se è arri­va­ta fin da subi­to. Xi Jin­ping cono­sce le con­se­guen­ze che han­no le poli­ti­che di dazi e “con­tro-dazi” sul pia­no del com­mer­cio e, soprat­tut­to, del­la poli­ti­ca inter­na­zio­na­le per­ché una situa­zio­ne ana­lo­ga si era già crea­ta duran­te la pri­ma ammi­ni­stra­zio­ne Trump, come già menzionato. 

A segui­to dell’imposizione di dazi del 10% su tut­te le mer­ci cine­si impor­ta­te negli Sta­ti Uni­ti, la Cina ha rispo­sto intro­du­cen­do dazi del 15% su gas natu­ra­le e car­bo­ne e del 10% su petro­lio, auto­vet­tu­re poten­ti e mac­chi­ne agri­co­le. 

È rile­van­te come duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le, Trump affer­mò di voler innal­za­re i dazi sul­le impor­ta­zio­ni cine­si fino al 60% – scel­ta senz’altro di pro­pa­gan­da media­ti­ca, ma che comun­que col­pi­sce e fa capi­re la por­ta­ta reto­ri­ca e poli­ti­ca del­la ten­sio­ne tra i due Paesi.

La Cina ha spinto anche sul piano della tecnologia per difendere il proprio ruolo di unico reale competitor degli USA nel settore. 

Su que­sto fat­to, è rile­van­te la con­vo­ca­zio­ne di Xi dei rap­pre­sen­tan­ti del­le mag­gio­ri azien­de tech cine­si, avve­nu­ta lune­dì 17 feb­bra­io, in rispo­sta all’accrescimento del­la col­la­bo­ra­zio­ne tra Trump e i ver­ti­ci del­le big tech statunitensi. 

Al ver­ti­ce era­no pre­sen­ti, tra gli altri, i diri­gen­ti dell’azienda d’IA Deep­seek, di Hua­weiXiao­mi, del­la casa auto­mo­bi­li­sti­ca Byd, del­la socie­tà di tele­co­mu­ni­ca­zio­ne Ten­cent e, soprat­tut­to, il lea­der di Ali­ba­ba Jack Ma ria­bi­li­ta­to dopo esse­re sta­to mes­so alle stret­te dal­la lea­der­ship Par­ti­to Comu­ni­sta Cine­se a segui­to di cri­ti­che a que­sto. La Cina sem­bra rimet­te­re al cen­tro dei pro­pri pro­get­ti le socie­tà pri­va­te tec­no­lo­gi­che, pun­tan­do ad apri­re una nuo­va era per il Paese. 

Xi Jin­ping ha l’obiettivo di dare impul­so all’economia cine­se pas­san­do per l’intelligenza arti­fi­cia­le e la tec­no­lo­gia, rilan­cian­do le impre­se pri­va­te, sfrut­tan­do tut­to il loro poten­zia­le sia col­la­bo­ran­do con esse sia met­ten­do­le in con­tat­to tra di loro e con­tra­stan­do le minac­ce all’economia cine­se costi­tui­te dagli osta­co­li alle espor­ta­zio­ni del Pae­se – impor­tan­tis­si­me se si con­si­de­ra che la Cina è, per distac­co, il Pae­se che espor­ta di più al mondo 

Rela­ti­va­men­te a ciò, va det­to che un nuo­vo lan­cio del mon­do pri­va­to potreb­be poten­zia­re l’economia cine­se crean­do un nuo­vo siste­ma di start-up e un nuo­vo mer­ca­to del lavo­ro capa­ce di attrar­re inve­sti­men­ti inter­ni e stra­nie­ri. Così, Xi pun­ta a mol­la­re la pre­sa sul pri­va­to rispet­to al pas­sa­to, inter­ve­nen­do pro­gres­si­va­men­te sul­le nor­me alta­men­te restrit­ti­ve e sul­le misu­re di con­trol­lo che ave­va­no ral­len­ta­to la cre­sci­ta del Paese.

I possibili esiti di un aumento della competizione

Sep­pur con una rea­zio­ne signi­fi­ca­ti­va, il gover­no cine­se ha man­te­nu­to una rela­ti­va cal­ma di fron­te alle mos­se di Trump. Que­sto si spie­ga col fat­to che la Cina e gli Sta­ti Uni­ti vor­reb­be­ro a rag­giun­ge­re un accor­do che bloc­chi ulte­rio­ri aumen­ti di dazi e che man­ten­ga le rela­zio­ni reci­pro­che intatte.

D’altro can­to, sep­pur ciò sareb­be più com­ples­so, la Cina potreb­be sfrut­ta­re l’aumento di attri­to tra USA e Unio­ne Euro­pea per mostrar­si all’Europa come un part­ner anco­ra più attrat­ti­vo, vista la sta­bi­li­tà e la cal­ma – quan­to­me­no di fac­cia­ta – mani­fe­sta­ti sul pia­no internazionale. 

La Cina è già il pri­mo part­ner com­mer­cia­le del­la mag­gior par­te dei Pae­si del mon­do, domi­nan­do i mer­ca­ti di gran par­te dell’Africa, del Sud Ame­ri­ca e, soprat­tut­to, dell’Asia; con que­sta mos­sa, il Pae­se potreb­be sfrut­ta­re l’irrequietezza sta­tu­ni­ten­se a pro­prio van­tag­gio, pre­sen­tan­do­si al mon­do come il vero gran­de pun­to di rife­ri­men­to del com­mer­cio internazionale.

Ciò che è cer­to è che ora la Cina pun­ta ad adat­tar­si agli Sta­ti Uni­ti con nuo­ve stra­te­gie vol­te a con­te­ner­li, sfrut­tan­do il set­to­re pri­va­to. È la fine del­la poli­ti­ca «inve­st, ali­gn, and com­pe­te» usa­ta duran­te l’amministrazione Biden per incen­ti­va­re la com­pe­ti­zio­ne ma anche una mag­gio­re col­la­bo­ra­zio­ne e l’investimento in suo­lo statunitense. 

Al suo posto, si fa strada un nuovo modello competitivo che fa leva sul privato, sulle nuove tecnologie e sulla diversificazione economica, potenzialmente vincente nel lungo termine. 

La Cina si sta avvi­ci­nan­do anche ai Pae­si dell’Indopacifico sto­ri­ca­men­te più lega­ti agli USA, come Austra­lia, Giap­po­ne e Corea del Sud, e anche con l’India i pro­gres­si nel miglio­ra­men­to del­le rela­zio­ni sono notevoli. 

Di fron­te a un futu­ro incer­to che sarà pla­sma­to in base alle futu­re scel­te stra­te­gi­che di Cina e Sta­ti Uni­ti, a garan­zia del­la sta­bi­li­tà del­le rela­zio­ni inter­na­zio­na­li, biso­gna spe­ra­re che quel­lo dei dazi reci­pro­ci non sia altro che un mez­zo di raf­for­za­men­to dei pro­pri inte­res­si, e non un pri­mo step di un vero e pro­prio aumen­to del­le ten­sio­ni che pos­sa por­ta­re a una trap­po­la di Tuci­di­de tra Cina e USA. La rispo­sta a que­sto que­si­to arri­ve­rà nel futu­ro e sarà poten­zial­men­te deci­si­va per l’intero siste­ma internazionale.

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Edoardo Fazzini
Sono uno stu­den­te di Scien­ze Inter­na­zio­na­li e Isti­tu­zio­ni Euro­pee pres­so l’Università degli Stu­di di Mila­no, aman­te del­le tema­ti­che geo­po­li­ti­che inter­na­zio­na­li e dell’informazione scientifico-politica.
Pen­so che con­cre­tiz­za­re la mia pas­sio­ne sia qual­co­sa di bel­lo, per­ché di fron­te a cre­scen­ti sfi­de l’informazione deve pro­gre­di­re, e solo cono­scen­do la real­tà e dif­fon­den­do quan­to si appren­de si può imma­gi­na­re un futu­ro migliore.

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