Nuovo DDL Sicurezza. I dati personali di studenti e ricercatori sono in pericolo?

Negli ulti­mi gior­ni si è riac­ce­so lo scon­tro sul DDL Sicu­rez­za, con­si­de­ra­to da diver­se orga­niz­za­zio­ni nazio­na­liinter­na­zio­na­li (tra le qua­li OSCE e Anti­go­ne) un peri­co­lo­so attac­co allo Sta­to di dirit­to. In ambi­to acca­de­mi­co desta par­ti­co­la­re appren­sio­ne l’articolo 31 del dise­gno di leg­ge, che costrin­ge­reb­be non solo la Pub­bli­ca Ammi­ni­stra­zio­ne, ma anche Uni­ver­si­tà ed enti di ricer­ca a col­la­bo­ra­re con le agen­zie di Intel­li­gen­ce ita­lia­na, for­nen­do infor­ma­zio­ni su stu­den­ti e per­so­na­le uni­ver­si­ta­rio anche in dero­ga alle nor­ma­ti­ve in mate­ria di riservatezza.

Tali preoccupazioni sono emerse sia tra diverse associazioni studentesche, sia nel corpo docenti,

come testi­mo­nia la mozio­ne pre­sen­ta­ta da Stu­den­ti Indi­pen­den­ti e Link al Sena­to acca­de­mi­co dell’Università degli Stu­di di Mila­no, ma anche l’appello alla ret­tri­ce dell’Università degli Stu­di di Firen­ze, sot­to­scrit­to da ben 200 ricer­ca­to­ri, docen­ti e tec­ni­ci amministrativi.

La rispo­sta da par­te del­le due ret­tri­ci è sta­ta piut­to­sto tie­pi­da: la ret­tri­ce Bram­bil­la (Uni­mi) ha boc­cia­to la mozio­ne, rite­nen­do oppor­tu­no espri­mer­si solo dopo l’eventuale appro­va­zio­ne del dise­gno di leg­ge in Sena­to, men­tre la ret­tri­ce Petruc­ci (Uni­fi) ha affer­ma­to che «le valu­ta­zio­ni di natu­ra poli­ti­ca e legi­sla­ti­va rien­tra­no nel dibat­ti­to del­la rap­pre­sen­tan­za poli­ti­ca», dichia­ran­do, in sostan­za, la mate­ria estra­nea al suo ruo­lo istituzionale.

Più decisa, invece, la presa di posizione del rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, che, in un’intervista al quotidiano La Nazione, ha espresso dei dubbi sul disegno di legge.

Il pro­fes­sor Zuc­chi, pur rico­no­scen­do la neces­si­tà di una col­la­bo­ra­zio­ne tra Uni­ver­si­tà e Ser­vi­zi allo sco­po di tute­la­re i risul­ta­ti del­la ricer­ca Made in Ita­ly con­tro pos­si­bi­li infil­tra­zio­ni del­lo spio­nag­gio stra­nie­ro, ha riba­di­to che «l’obbligo di rife­ri­re a tap­pe­to qua­lun­que atti­vi­tà ine­ren­te la ricer­ca e la col­la­bo­ra­zio­ne tra ate­nei sareb­be una vio­la­zio­ne del­la liber­tà del­la ricer­ca e dell’autonomia dell’Università».

Ma quali modifiche porterebbe il nuovo disegno di legge alla normativa vigente?

Secon­do l’attuale art. 13, com­ma 1, del­la leg­ge 124 del 2007, l’AISE e l’AISI (ovve­ro le due agen­zie di intel­li­gen­ce nazio­na­li) e il DIS (il dipar­ti­men­to a cui fan­no capo, a sua vol­ta alle dipen­den­ze del­la Pre­si­den­za del Con­si­glio) pos­so­no richie­de­re la col­la­bo­ra­zio­ne del­la Pub­bli­ca Ammi­ni­stra­zio­ne e degli orga­ni di pub­bli­ca uti­li­tà, tra i qua­li Uni­ver­si­tà ed enti di ricer­ca. Il DDL ren­de­reb­be obbli­ga­to­ria que­sta collaborazione.

Mentre le convenzioni stipulate potrebbero prevedere la fornitura di informazioni anche «in deroga ai vincoli di riservatezza previsti dalla normativa di settore»,

In sostan­za le con­ven­zio­ni ren­de­reb­be­ro i dati per­so­na­li di tut­to il cor­po docen­ti e del cor­po stu­den­te­sco acces­si­bi­li ai Ser­vi­zi. Tale approc­cio inva­si­vo sem­bra moti­va­to da pre­oc­cu­pa­zio­ni in mate­ria di pro­te­zio­ne del Know-how pro­dot­to dal­la ricer­ca nostra­na, minac­cia­to da agen­ti di pae­si stra­nie­ri e isti­tu­ti vici­ni a Sta­ti – allea­ti e non – pron­ti a impa­dro­nir­si dei risul­ta­ti otte­nu­ti dai nostri ricercatori.

Ricercatori e studenti, oltre ad essere una fonte di dati da proteggere, potrebbero essere oggetto di particolari attenzioni anche da parte dei nostri Servizi.

Già in un arti­co­lo del 2003, infat­ti, il pre­si­den­te del­la Socie­tà Ita­lia­na di Intel­li­gen­ce (SOCINT), il pro­fes­sor Mario Cari­giu­li, lamen­ta­va le lacu­ne del nostro appa­ra­to di intel­li­gen­ce in mate­ria di reclu­ta­men­to e pro­po­ne­va un approc­cio «anglo­sas­so­ne».

Il pro­fes­so­re, rico­no­sciu­to come uno dei mas­si­mi stu­dio­si euro­pei di Intel­li­gen­ce, si rife­ri­va alla pra­ti­ca dei ser­vi­zi segre­ti di USA, Regno Uni­to, Austra­lia e Nuo­va Zelan­da di reclu­ta­re par­te del per­so­na­le nel­le Uni­ver­si­tà; tale pra­ti­ca sareb­be con­fer­ma­ta dal­le paro­le di Tom Cri­spell, ex por­ta­vo­ce del­la CIA, che nel 2002 ave­va dichia­ra­to al Chri­stian Scien­ce Moni­tor che l’agenzia sta­va reclu­tan­do in ben 66 Università.

Dunque, se la dottrina già più di 20 anni fa spingeva in questa direzione, non è inverosimile pensare che il nuovo DDL Sicurezza potrebbe consentire l’uso dei dati personali di docenti e studenti anche a scopo di reclutamento.

Il pro­fes­sor Cali­giu­ri, dopo­tut­to, pro­po­ne­va espres­sa­men­te nel suo arti­co­lo «l’individuazione degli stu­den­ti più capa­ci nel­le disci­pli­ne d’interesse per l’intelligence e la for­ma­zio­ne del per­so­na­le già in servizio».

Inol­tre, dal­la riu­nio­ne del Con­si­glio euro­peo del 23 mag­gio scor­so è emer­sa la volon­tà degli Sta­ti mem­bri di poten­zia­re la sicu­rez­za del­la ricer­ca negli ate­nei, con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to alla «urgen­te neces­si­tà di com­pie­re ope­ra di sen­si­bi­liz­za­zio­ne e raf­for­za­re la resi­lien­za tra i ricer­ca­to­ri e gli acca­de­mi­ci di tut­ta Europa».

Alla luce del­le pos­si­bi­li impli­ca­zio­ni dell’approvazione del dise­gno di leg­ge in Sena­to e degli ulti­mi scan­da­li in tema di inter­cet­ta­zio­ni di gior­na­li­sti e atti­vi­sti (come il caso Para­gon, di cui abbia­mo par­la­to nell’ultima pun­ta­ta del Pod­ca­st Mag­ma Vul­ca­no) e di spio­nag­gio di figu­re gover­na­ti­ve (come nel caso del Capo di Gabi­net­to Gae­ta­no Capu­ti), sareb­be dun­que più che auspi­ca­bi­le il raf­for­za­men­to del COPASIR, cioè dell’organismo par­la­men­ta­re che vigi­la sull’attività dei Ser­vi­zi, richie­sto dal­le oppo­si­zio­ni per com­pen­sa­re la cre­sci­ta dell’influenza del­le agenzie.

Voci di condanna riguardanti alcune parti del DDL si levano anche dal mondo giuridico.

In par­ti­co­la­re il dot­tor Arman­do Spa­ta­ro, ex com­po­nen­te del CSM, con­te­sta la pos­si­bi­li­tà di svol­ge­re un’attività di esclu­si­va com­pe­ten­za del­la poli­zia giu­di­zia­ria, con­ces­sa dal dise­gno di leg­ge alle Agen­zie di informazione.

In atte­sa dei pros­si­mi svi­lup­pi, vale la pena ricor­da­re che i nostri dati per­so­na­li sono spes­so in mano ad azien­de, alle qua­li li con­ce­dia­mo ogni gior­no sen­za nem­me­no ren­der­ce­ne con­to. Sono dati di cui le azien­de pos­so­no libe­ra­men­te dispor­re entro un cer­to limi­te e che accu­mu­la­no in gran quan­ti­tà, riu­scen­do a map­pa­re la popo­la­zio­ne a sco­po di mar­ke­ting e sele­zio­ne dei con­te­nu­ti. Basti pen­sa­re a quel­lo che scri­via­mo e postia­mo sui social ogni gior­no, o alle nostre inte­ra­zio­ni con i moto­ri di ricer­ca come Goo­gle. I nostri dati non sono mai sta­ti così poco privati.

Arti­co­lo di Gia­co­mo Pallotta

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Giacomo Pallotta

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