Da rileggere per la prima volta. L’anello di Re Salomone

Cara let­tri­ce, caro let­to­re… se hai fat­to le scuo­le medie avrai pro­ba­bil­men­te già sen­ti­to par­la­re del libro L’anello di Re Salo­mo­ne, per poi dimen­ti­car­te­ne immediatamente.

«Sta scrit­to che il re Salo­mo­ne par­la­va con i qua­dru­pe­di, con gli uccel­li, con i pesci e con i ver­mi. Anch’io par­lo con gli ani­ma­li, sep­pu­re non con tut­ti, come sem­bra faces­se il vec­chio re, e ammet­to la mia infe­rio­ri­tà su que­sto punto.»

L’anello di Re Salo­mo­ne è un sag­gio scrit­to nel 1949 dal Pre­mio Nobel Kon­rad Lorenz, con­si­de­ra­to anco­ra oggi il padre dell’eto­lo­gia; ossia quel­la bran­ca del­la bio­lo­gia e del­la zoo­lo­gia che stu­dia il com­por­ta­men­to degli animali. 

Non spa­ven­tar­ti però alle paro­le «sag­gio di un Pre­mio Nobel», per­ché non sia­mo davan­ti a uno di quei mat­to­ni acca­de­mi­ci pie­ni di note e lin­guag­gio osti­co. Lorenz adot­ta uno sti­le aned­do­ti­co e dall’impostazione divul­ga­ti­va, cose che ren­do­no il libro deci­sa­men­te scor­re­vo­le e aper­to anche ai non addet­ti ai lavori.

Certe scelte stilistiche potrebbero forse fare storcere il naso, come per esempio il discussissimo uso del termine «fidanzarsi» al posto di «accoppiarsi».

Il «fidan­za­men­to», in que­sto caso, allu­de non solo a un edi­fi­cio socia­le costrui­to intor­no all’accoppiamento, ma ren­de anche la spie­ga­zio­ne scien­ti­fi­ca chia­ra e com­pren­si­bi­le a chi non ha idea di cosa voglia dire la paro­la «eto­lo­gia».

Il fidan­za­men­to tra tac­co­le e oche sel­va­ti­che, per esem­pio, è qual­co­sa che riguar­da solo mar­gi­nal­men­te il rap­por­to ses­sua­le e que­ste pas­sa­no cir­ca il pri­mo anno di vita fidan­za­te sen­za consumarlo.

Lorenz comun­que non ha inten­zio­ne di «uma­niz­za­re gli ani­ma­li: occor­re solo tene­re pre­sen­te che il cosid­det­to “trop­po uma­no” è qua­si sem­pre un “pre uma­no”, qual­co­sa quin­di che è comu­ne a noi e agli ani­ma­li supe­rio­ri. Cre­de­te­mi, io non pro­iet­to per nul­la qua­li­tà uma­ne sugli ani­ma­li, anzi, fac­cio pro­prio il con­tra­rio, mostran­do quan­to sia anco­ra for­te e pro­fon­da l’eredità ani­ma­le nell’uomo».

Se si cercherà su Google Immagini Konrad Lorenz verranno fuori tante foto di un signore circondato da anatre ed oche.

A una let­tu­ra ine­sper­ta, infat­ti, uno degli effet­ti col­la­te­ra­li di que­sto libro potreb­be sem­bra­re quel­lo di idea­liz­za­re il lavo­ro di un eto­lo­go e di imma­gi­nar­lo come una peren­ne Bian­ca­ne­ve che fa tor­te con i passeri.

Eppu­re, le paro­le del capi­to­lo intro­dut­ti­vo – Quan­do gli ani­ma­li com­bi­na­no guai – che qua­si com­muo­vo­no, cata­pul­ta­no chi leg­ge in un mon­do nuo­vo: quel­lo del­lo stu­dio a stret­to con­tat­to con i pro­pri sog­get­ti di ricer­ca. Un rap­por­to che va ben oltre quel­lo di scienziato-cavia.

«Io sono una per­so­na mol­to pigra, e la mia pigri­zia mi ren­de assai miglio­re come osser­va­to­re che non come spe­ri­men­ta­to­re. Se qual­che vol­ta lavo­ro vera­men­te, lo fac­cio solo sot­to la pres­sio­ne del più rigo­ro­so impe­ra­ti­vo cate­go­ri­co kan­tia­no, ma ciò è del tut­to con­tra­rio alle mie ten­den­ze natu­ra­li. L’aspetto più straor­di­na­rio di que­sta atti­vi­tà, che con­si­ste sem­pli­ce­men­te nel vive­re assie­me agli ani­ma­li sel­va­ti­ci e nell’osservarli, è il fat­to che gli ani­ma­li stes­si sono così mera­vi­glio­sa­men­te pigri: all’animale è asso­lu­ta­men­te estra­nea la fol­le sma­nia di lavo­ro dell’uomo moder­no, cui man­ca per­fi­no il tem­po di far­si una vera cultura.»

Con il suo stile evocativopoetico, Lorenz rende un saggio divulgativo un vero e proprio diario romanzato.

Per que­sto moti­vo sem­bra dif­fi­ci­le rispon­de­re a una doman­da all’apparenza mol­to sem­pli­ce: che cos’è L’anello di Re Salo­mo­ne? È un sag­gio o un romanzo?

«Il ven­to di pri­ma­ve­ra can­ta nel­la cap­pa del cami­no, e di fron­te alla fine­stra del mio stu­dio i vec­chi abe­ti agi­ta­no le brac­cia agi­ta­ti e stor­mi­sco­no. D’un trat­to nel pez­zet­to di cie­lo visi­bi­le dal­la mia fine­stra piom­ba­no giù dall’alto una doz­zi­na di pro­iet­ti­li neri dal­la for­ma aero­di­na­mi­ca. Gre­vi come pie­tre cado­no giù fin qua­si sul­la cima degli albe­ri, poi all’improvviso dispie­ga­no del­le gros­se ali nere e si tra­sfor­ma­no in uccel­li, in leg­ge­ri pen­nac­chi che il ven­to impe­tuo­so tra­sci­na via, sot­traen­do­li al mio cam­po visivo.»

Dun­que, let­to­re o let­tri­ce, non ti fare spa­ven­ta­re dal­le qua­ran­ta pagi­ne – non iper­bo­li­che – sul­le tac­co­le, ma lascia­ti tra­spor­ta­re dal­la cele­ber­ri­ma oca sel­va­ti­ca Mar­ti­na che, mos­sa dall’imprinting, scam­biò Lorenz per sua madre. Dal­la tac­co­la Cioc che in volo segui­va l’etologo in bici­clet­ta. Dagli scim­pan­zé di Yer­kes che furo­no «mol­to più feli­ci di voi e di me».

Lascia­ti insom­ma tra­vol­ge­re dal fasci­no dell’etologia.

Tut­te le cita­zio­ni sono trat­te da: L’anello di Re Salo­mo­ne, Kon­rad Lorenz, 1996, Mila­no: Adelphi.

Carmine Catacchio
Fac­cio let­te­re, non so bene su cosa scrivere.
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