Il governo combatte contro fantasmi linguistici per raccogliere consensi

Il 21 mar­zo il Mini­ste­ro dell’istruzione e del meri­to ha pub­bli­ca­to una nota, in cui scon­si­glia for­te­men­te l’utilizzo del sim­bo­lo dell’asterisco e del­lo sch­wa nel­le comu­ni­ca­zio­ni sco­la­sti­che uffi­cia­li. Si rac­co­man­da, quin­di, di atte­ner­si alle rego­le del­la lin­gua ita­lia­na per garan­ti­re chia­rez­za e cor­ret­tez­za lin­gui­sti­ca, citan­do l’Accademia del­la Cru­sca come fon­te di riferimento. 

La sch­wa è un sim­bo­lo fone­ti­co che appar­tie­ne all’IPA, ossia l’alfabeto fone­ti­co inter­na­zio­na­le, che per­met­te di codi­fi­ca­re tut­ti i suo­ni par­la­ti nel­le lin­gue del mon­do. È un fone­ma che non vie­ne uti­liz­za­to in ita­lia­no, ma sol­tan­to in alcu­ni dia­let­ti, come quel­lo napo­le­ta­no, che, però, nel­la resa scrit­ta lo iden­ti­fi­ca­no come -e. L’asterisco, inve­ce, è una for­ma che per­met­te di omet­te­re la desi­nen­za mar­ca­ta nel gene­re sospen­den­do­la del tut­to. Il pro­ble­ma di que­ste due solu­zio­ni è la resa nel par­la­to, che diven­ta mol­to dif­fi­ci­le o addi­rit­tu­ra impos­si­bi­le nel secon­do caso. Al momen­to riman­go­no espe­ri­men­ti lin­gui­sti­ci for­te­men­te con­no­ta­ti in sen­so socia­le, cul­tu­ra­le e politico. 

La nota, innanzitutto, afferma che l’utilizzo dei simboli in questione è stato rilevato nelle comunicazioni ufficiali di alcune istituzioni scolastiche.

Un pri­mo caso risa­le alla fine di feb­bra­io. Nell’istituto com­pren­si­vo «A.S. Nova­ro- Cavour», in una cir­co­la­re desti­na­ta ai geni­to­ri del­la scuo­la ele­men­ta­re com­pa­re la scrit­ta «bam­bin*».

Un geni­to­re si sareb­be accor­to dell’asterisco fina­le e da qui sareb­be scop­pia­to il caso, nono­stan­te l’errore sia sta­to cor­ret­to imme­dia­ta­men­te dal­la scuo­la in quan­to frut­to di un refu­so. L’avvocato dei geni­to­ri, Ange­lo Pisa­ni, ha dichia­ra­to che l’uso dell’asterisco è in ogni caso inam­mis­si­bi­le e la Vice­pre­si­de ha giu­sti­fi­ca­to ai geni­to­ri l’errore sot­to­li­nean­do come il sim­bo­lo ven­ga uti­liz­za­to per gli alun­ni più gran­di. A que­sto pro­po­si­to il depu­ta­to del­la Lega Ros­sa­no Sas­so lo con­si­de­ra «un esem­pio clas­si­co di ideo­lo­gia gen­der a scuo­la, con cui con­fon­de­re i bam­bi­ni e ini­zia­re l’in­dot­tri­na­men­to ver­so deri­ve ideo­lo­gi­che. Si ver­go­gni chi l’ha scrit­ta e chi l’ha auto­riz­za­ta. Evi­den­te­men­te per cer­ti docen­ti non basta il pare­re nega­ti­vo del­l’Ac­ca­de­mia del­la Cru­sca su aste­ri­schi e lin­guag­gio sch­wa, è evi­den­te che occor­ra una nor­ma che li obbli­ghi e li sanzioni». 

Nella dichiarazione di Sasso troviamo in nuce la questione che viene poi ampliata nella circolare del Ministero.

Il pri­mo pas­sag­gio da sot­to­li­nea­re è il rife­ri­men­to alla lin­gua ita­lia­na come un insie­me di rego­le pre­scrit­ti­ve, che pos­so­no esse­re deci­se dall’alto, per poi modi­fi­ca­re l’uso del­la lin­gua. La gram­ma­ti­ca, infat­ti, vie­ne for­mu­la­ta in sen­so descrit­ti­vo, dopo aver rile­va­to gli usi del­la lin­gua che ven­go­no attua­ti dai par­lan­ti. L’asterisco e la sch­wa, di con­se­guen­za, non sono mai sta­ti un peri­co­lo impo­ni­bi­le da qual­cu­no, in quan­to nes­su­no ha l’autorità di far­lo. L’unico caso in cui que­sta auto­ri­tà è sta­ta nel­le mani del gover­no, è rap­pre­sen­ta­to dal­la dit­ta­tu­ra fasci­sta, che vie­tò, ad esem­pio, l’utilizzo del lei come pro­no­me di cor­te­sia in favo­re del voi, per evi­ta­re stranierismi.

Si cita, poi, l’Accademia della Crusca, un’istituzione italiana ed europea, che raccoglie moltissimi studiosi e studiose.

Nel­la nota del Mini­ste­ro vie­ne richia­ma­to il «pare­re del 24 set­tem­bre 2021 pub­bli­ca­to sul sito isti­tu­zio­na­le dell’Accademia del­la Cru­sca», in cui si rispon­de alle doman­de giun­te dal pub­bli­co sul maschi­le plu­ra­le neu­tra­le, sul neu­tro, la que­stio­ne dei pro­no­mi in ita­lia­no per le per­so­ne non-bina­ry, gen­der­fluid e tran­sgen­der. Tut­to que­sto vie­ne inse­ri­to in una rispo­sta ai que­si­ti più ampia, in cui si riper­cor­ro­no tut­ti gli espe­ri­men­ti lin­gui­sti­ci e le rea­liz­za­zio­ni che ven­go­no por­ta­te nel­le altre lin­gue per rife­rir­si a per­so­ne che non si iden­ti­fi­ca­no con il gene­re asse­gna­to alla nasci­ta o non si iden­ti­fi­ca­no in nes­su­no dei due.

Oltre agli spez­zo­ni pre­si in esa­me, però, c’è un pas­sag­gio in cui si indi­ca come «nes­su­na paro­la entra nei voca­bo­la­ri per deci­sio­ne di una isti­tu­zio­ne, sep­pur pre­sti­gio­sa come l’Accademia del­la Crusca».

Il senso è ribadire che un parere, seppur prestigioso, non può prescrivere gli usi della lingua, perché questi sono nelle mani di chi la lingua la parla.

In un con­te­sto isti­tu­zio­na­le è chia­ro che anche la lin­gua deve esse­re uni­for­me, chia­ra e diret­ta. Pur­trop­po que­sta non è la defi­ni­zio­ne che darem­mo alla let­tu­ra di una qual­sia­si cir­co­la­re sco­la­sti­ca, che non com­pren­da sch­wa, aste­ri­schi o altri sim­bo­li nuo­vi. È noto da tem­po come la lin­gua del «buro­cra­te­se» sia sem­pre più lon­ta­na dall’italiano medio e sia diven­ta­ta una lin­gua set­to­ria­le, che deve esse­re deci­fra­ta per esse­re com­pre­sa. Spes­so, infat­ti, chi non è un addet­to ai lavo­ri deve chie­de­re una sor­ta di tra­du­zio­ne dei testi per giun­ge­re alla com­pren­sio­ne com­ple­ta. In un qua­dro del gene­re pro­por­re una cir­co­la­re su sch­wa e aste­ri­schi, che sono un espe­ri­men­to lin­gui­sti­co limi­ta­to, sem­bra esse­re pre­te­stuo­so. Nono­stan­te non sia sta­to chia­ri­to in quan­ti casi i sim­bo­li avreb­be­ro intac­ca­to la chia­rez­za dei docu­men­ti, il Mini­ste­ro dell’istruzione e del meri­to ci ha tenu­to a pub­bli­ca­re la nota per vie­ta­re il loro utilizzo.

Secondo Vera Gheno, infatti, esisterebbe un «enorme valore simbolico di questi segni non convenzionali: non si vieta qualcosa che si ritiene irrilevante, e se si smuove perfino il MIM, significa che tali esperimenti linguistici sono riusciti a far parlare di sé».

La posi­zio­ne del­la cir­co­la­re, quin­di, fa tra­spa­ri­re una mos­sa det­ta­ta dal puro posi­zio­na­men­to ideo­lo­gi­co e poli­ti­co. Por­si nell’ottica anti-gen­der, che in que­sto momen­to sto­ri­co sta aven­do mol­to suc­ces­so a livel­lo glo­ba­le, spin­ge gli elet­to­ri di Fra­tel­li d’Italia a con­vin­cer­si che effet­ti­va­men­te il loro gover­no stia cer­can­do di eli­mi­na­re l’ideologia. La real­tà è che una nota del gene­re non avrà alcun effet­to, se non a livel­lo estre­ma­men­te limi­ta­to, quin­di, nell’unico caso che abbia­mo potu­to rile­va­re e nei pochi che non sono sta­ti nomi­na­ti. Chi ha sem­pre uti­liz­za­to sch­wa e aste­ri­schi con­ti­nue­rà a far­lo, nei cir­co­li ristret­ti in cui si uti­liz­za­va pri­ma sen­za pro­ble­mi non ci saran­no differenze.

Le pra­ti­che lin­gui­sti­che ampie sono, quin­di, un sin­to­mo. In un arti­co­lo del 22 mar­zo su Doma­ni, Vera Ghe­no  dice che sch­wa e aste­ri­sco dovreb­be­ro esse­re con­si­de­ra­te «pie­tre d’inciampo lin­gui­sti­che», il cui sco­po è por­ta­re chiun­que si imbat­ta in que­sti sim­bo­li ad inter­ro­gar­si sul loro uti­liz­zo e, maga­ri, sul­le moti­va­zio­ni che han­no spin­to alla loro intro­du­zio­ne. Que­sti espe­ri­men­ti nasco­no dal­la volon­tà di rap­pre­sen­ta­re anche nel­la lin­gua per­so­ne che non si iden­ti­fi­ca­no in uno o nei due gene­ri e per rap­pre­sen­ta­re una mol­ti­tu­di­ne mista indifferenziata.

Per la comu­ni­tà LGBTQIA+ è uno dei tan­ti pas­sag­gi richie­sti per vive­re in un mon­do che discri­mi­na que­ste per­so­ne in ogni aspet­to del­la vita, non sol­tan­to del­la lin­gua. Nel dibat­ti­to pub­bli­co è pas­sa­ta l’idea che l’unico ele­men­to del­le bat­ta­glie del­la comu­ni­tà fos­se intro­dur­re la sch­wa o l’asterisco, quan­do ad oggi il pro­ble­ma più impor­tan­te di que­ste per­so­ne è sem­pli­ce­men­te esi­ste­re, non esse­re mole­sta­te, aggre­di­te, pre­se di mira, ucci­se e invi­si­bi­liz­za­te solo per il fat­to di esse­re al mon­do con un’identità di gene­re o orien­ta­men­to ses­sua­le diver­so dal­la «nor­ma».

Da sempre, quindi, hanno la volontà di porre attenzione sui problemi della comunità LGBTQIA+ e non di imporre un nuovo uso della lingua dall’alto.

Que­sta è l’idea prin­ci­pa­le, la bat­ta­glia sul­la lin­gua è una del­le tan­te que­stio­ni che si por­ta­no avan­ti per miglio­ra­re le con­di­zio­ni di vita, ma è sta­ta for­te­men­te stru­men­ta­liz­za­ta dall’opinione pub­bli­ca, che si è pre­oc­cu­pa­ta all’idea che qual­cu­no voles­se «impor­re la lin­gua». A que­sto pro­po­si­to, è ormai chia­ro come non si pos­sa impor­re pro­prio nul­la sul pia­no lin­gui­sti­co, tran­ne che in con­te­sti di gover­no auto­ri­ta­rio, e visto quan­to poco pote­re con­trat­tua­le ha la comu­ni­tà LGBTQIA+ soprat­tut­to in Ita­lia, non c’è mai sta­ta la volon­tà di impor­re un uso linguistico.

Nono­stan­te nel­la nota del Mini­ste­ro si par­li di comu­ni­ca­zio­ni uffi­cia­li, sap­pia­mo bene che l’impiego di sim­bo­li come que­sti ha una con­no­ta­zio­ne poli­ti­ca, che ten­de ad allon­ta­na­re dai discor­si chi non cono­sce già bene le que­stio­ni lega­te alla comu­ni­tà LGBTQIA+. Il pro­ble­ma ver­so aste­ri­schi e sch­wa non è solo nel­le cir­co­la­ri del­le scuo­le, è par­te di un pro­get­to poli­ti­co che vede il gen­der come il nemi­co prin­ci­pa­le, soprat­tut­to quan­do si trat­ta di mino­ri. Posi­zio­na­men­ti poli­ti­ci come que­sto por­ta­no sol­tan­to ad una socie­tà che cer­ca di invi­si­bi­liz­za­re una fet­ta di per­so­ne, che esi­sto­no e resi­sto­no al con­ser­va­to­ri­smo con­vin­to che si trat­ti sol­tan­to di devia­zio­ni dal­la norma.

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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