Intervista al consigliere regionale Pase. Ambiente e remigrazione

Tu hai una cer­ta espe­rien­za, no? Nel sen­so che sei in Lega da più di tren­t’an­ni: clas­se ‘73, sei sta­to segre­ta­rio pro­vin­cia­le dal 2013, poi elet­to con­si­glie­re due vol­te… Però hai ini­zia­to piut­to­sto gio­va­ne, più o meno a 18 anni sei entra­to in Lega.

No, sono entra­to in Lega a 14 anni – non pote­vo diven­ta­re mili­tan­te pri­ma di pri­ma di aver fat­to 18 anni.

E allo­ra vole­vo chie­der­ti, per comin­cia­re, che cosa potre­sti con­si­glia­re a degli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri che sia­no inte­res­sa­ti all’at­ti­vi­smo, alla politica.

Allo­ra, poli­ti­ca deve esse­re pas­sio­ne: devi approc­ciar­ti alla poli­ti­ca col cuo­re e con la testa. Il cuo­re è fon­da­men­ta­le, quin­di ave­re un’i­dea di che cosa vuoi fare, ma è fon­da­men­ta­le ave­re la testa, cioè: solo cuo­re o solo testa non fun­zio­na, devi ave­re que­sto mix. Quin­di invi­to tut­ti ad ave­re un approc­cio che è mol­to prag­ma­ti­co.

Io pos­so dire la mia espe­rien­za: quan­do sono par­ti­to ave­vo del­le cer­tez­ze gra­ni­ti­che, con­vin­to che il mon­do fos­se fat­to in una manie­ra. E poi mi accor­go che inve­ce mol­te del­le mie cer­tez­ze non lo sono. Cre­do quin­di che ci si deb­ba sem­pre met­te­re in gio­co. Il con­fron­to aiu­ta a cre­sce­re: non c’è mai una posi­zio­ne total­men­te sba­glia­ta e total­men­te giu­sta, è sem­pre un equilibrio.

Un esem­pio di que­ste cer­tez­ze gra­ni­ti­che rive­la­te­si poco granitiche?

Guar­da, io quan­do ad esem­pio sono par­ti­to con l’ambien­te, ho avu­to un approc­cio un po’ par­ti­co­la­re, per­ché sono sta­to nomi­na­to pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne Ambien­te set­te anni fa, ma non veni­vo dal mon­do del­l’am­bien­te.
Mi ero occu­pa­to del ter­ri­to­rio, poli­ti­ca del ter­ri­to­rio, ave­vo fat­to l’ur­ba­ni­sta ma l’am­bien­te vero e pro­prio no. E quin­di la pri­ma cosa che ho fat­to è sta­ta com­por­tar­mi da impren­di­to­re, per­ché pri­ma di esse­re un poli­ti­co sono un impren­di­to­re. Cosa ho fat­to? Ho ini­zia­to a gira­re le azien­de, per capi­re e vede­re il mon­do, ho visto situa­zio­ni in cui  le azien­de era­no mol­to più avan­ti del­la poli­ti­ca e, ad esem­pio, uno dei miti è che que­ste azien­de chie­do­no sem­pre con­tri­bu­ti.

Le azien­de non chie­do­no con­tri­bu­ti: le azien­de dice­va­no “Noi abbia­mo biso­gno del­le auto­riz­za­zio­ni, cioè che non ci fate aspet­ta­re tre anni per ave­re un’au­to­riz­za­zio­ne”. Se devo fare un pro­get­to che oggi è rea­li­sti­co, in Fran­cia, in Ger­ma­nia o un altro Pae­se me lo fan­no fare in tre mesi, in Ita­lia in due-tre anni e quan­do fac­cio il mio impian­to, que­sto è ormai diven­ta­to obso­le­to, e tra l’al­tro non pos­so nem­me­no fare un cam­bio in ope­ra. Quin­di que­sta è una pri­ma cer­tez­za gra­ni­ti­ca per me, che voles­se­ro chie­de­re sol­di. Inve­ce non è così. Poi ci sono anche azien­de che natu­ral­men­te se dai loro un con­tri­bu­to sono con­ten­te, però non è quel­la la loro priorità.

[Il con­si­glie­re fa altri esem­pi sui rifiu­ti e sul PET]

Sono esem­pi bana­li, poi ce ne sono altri maga­ri di più impor­tan­ti, come il discor­so del nuclea­re su cui abbia­mo fat­to il con­ve­gno: c’e­ra una con­vin­zio­ne sul nuclea­re e poi ti accor­gi inve­ce che mol­to è dema­go­gia, se non ideo­lo­gia (che è peg­gio anco­ra), come quan­do par­li con le per­so­ne e ti dico­no “noi sia­mo asso­lu­ta­men­te con­tro il nuclea­re” e io dico “ma per­ché no?” “Per­ché l’e­ner­gia nuclea­re non è ener­gia puli­ta, è un’e­ner­gia spor­ca…”, — dico, ma tu sai che noi impor­tia­mo dal­la Fran­cia e dal­la Sviz­ze­ra cir­ca il 18% di ener­gia, che è pro­dot­ta dal nuclea­re, quin­di le nostre lam­pa­di­ne per il 18% sono ener­gia nuclea­re. Allo­ra sia­mo con­tro l’e­ner­gia nuclea­re e poi dopo la usiamo. 

[Il con­si­glie­re fa altri esem­pi sul foto­vol­tai­co e sul nucleare]

Ma secon­do te come mai c’è par­te del­l’am­bien­ta­li­smo che rifiu­ta il nuclea­re? Lo ritie­ne non puli­to, come dicevi?

Ti dico la mia espe­rien­za poli­ti­ca: quan­do sono par­ti­to a fare il pre­si­den­te di com­mis­sio­ne qual­che­du­no, illu­mi­na­to, mi ha det­to “Ma tu devi esse­re un ambien­ta­li­sta radi­ca­le se vuoi pren­de­re i voti” “In che sen­so?”, gli dico io. “Eh no, tu devi dire che la mac­chi­na elet­tri­ca è bel­la, che il foto­vol­tai­co è bel­lo, ti devi dire con­tro qua­lun­que altra for­ma, per­ché così pren­di con­sen­so”. Io non sono d’ac­cor­do, il com­pi­to del­le isti­tu­zio­ni e del­la poli­ti­ca non può esse­re quel­lo di dire ciò che par­la alla pan­cia del­le per­so­ne. Io sono con­vin­to che inve­ce le per­so­ne biso­gna edu­car­le, che biso­gna ave­re un approc­cio culturale.

Quan­do la gen­te non vuo­le il nuclea­re, la mia doman­da è: non vuo­le il nuclea­re, non vuo­le la pla­sti­ca, però pren­de le bot­ti­gliet­te di pla­sti­ca. Il cibo deve esse­re solo bio e poi si lamen­ta per­ché maga­ri la mela bio è leg­ger­men­te ammac­ca­ta per­ché non sono sta­ti usa­ti pesti­ci­di o è pic­co­la. Quel­li che pre­di­ca­no bene e raz­zo­la­no male a me non piac­cio­no, non piac­cio­no. Quin­di que­sto ambien­ta­li­smo che ci dice che è tut­to sba­glia­to, che in qua­lun­que cosa rie­sce a vede­re solo l’aspet­to nega­ti­vo, a me non pia­ce. Io dico che qua­lun­que scel­ta ha degli aspet­ti posi­ti­vi e degli aspet­ti negativi.

[Il con­si­glie­re fa altri esem­pi sul bio­gas e sul­la plastica]

Sì, ogni tan­to par­li di ambien­ta­li­smo ideo­lo­gi­co, con­trap­po­sto a quel­lo prag­ma­ti­co. Devo dire, da alcu­ne cose che hai soste­nu­to tra­spa­io­no altre posi­zio­ni che inve­ce sem­bra­no più con­ci­lia­bi­li con quel­le del­l’am­bien­ta­li­smo più con­di­vi­so anche da par­te del­la sini­stra… Quin­di in real­tà è un ambien­ta­li­smo che non è l’am­bien­ta­li­smo “prag­ma­ti­co” che mi sem­bra di vede­re da altre par­ti, che poi a vol­te è un anti-ambien­ta­li­smo, mi vie­ne in men­te Van­nac­ci e alcu­ne per­so­ne che han­no soste­nu­to le pro­te­ste degli agri­col­to­ri a caval­lo fra 2023 e 2024, che hai soste­nu­to anche tu anche più recen­te­men­te. Sono due posi­zio­ni non con­ci­lia­bi­li que­ste, oppu­re in qual­che modo pos­so­no dia­lo­ga­re fra di loro?

Secon­do me in real­tà han­no del­le basi di fon­da­men­to logi­che entram­bi, il pro­ble­ma è come ven­go­no stru­men­ta­liz­za­ti. L’a­gri­col­tu­ra impat­ta sul­l’in­qui­na­men­to del­l’a­ria? La rispo­sta è sì. La rispo­sta mia è: quin­di fac­cia­mo in manie­ra che l’a­gri­col­tu­ra e l’al­le­va­men­to inten­si­vo sia­no soste­ni­bi­li. Un altro approc­cio è “non col­ti­via­mo più e chiu­dia­mo l’allevamento”, per me que­sta è fol­lia.

Io non sto dicen­do che non c’è un pro­ble­ma, per cui a vol­te mi scon­tro dicen­do “va bene, la pen­sia­mo ugua­le”. Ma il mio obiet­ti­vo non è di chiu­de­re: quan­do in com­mis­sio­ne ho fat­to un inter­ven­to qual­che set­ti­ma­na fa, dice­vo “In com­mis­sio­ne Ambien­te uno degli obiet­ti­vi del­la Regio­ne Lom­bar­dia è quel­lo di ave­re un futu­ro soste­ni­bi­le. È vero, ma uno degli altri obiet­ti­vi che si pone Regio­ne Lom­bar­dia è che sia eco­no­mi­ca­men­te soste­ni­bi­le e un altro è che sia social­men­te sostenibile”.

[Il con­si­glie­re fa altri esem­pi sull’inquinamento dell’aria, i cemen­ti­fi­ci e i termovalorizzatori]

Vole­vo par­la­re anche del­la remi­gra­zio­ne, per­ché tu a gen­na­io ave­vi pub­bli­ca­to un post su Insta­gram che era abba­stan­za cir­co­la­to, in cui par­la­vi di que­sto con­cet­to che deri­va dal­la destra fran­ce­se e tede­sca, usan­do­lo se voglia­mo in modo eti­mo­lo­gi­co e pro­prio, per­ché ti dimo­stra­vi coscien­te del fat­to che si trat­ta di qual­co­sa di distin­to dal rim­pa­trio (che riguar­da maga­ri chi si è mac­chia­to di deter­mi­na­ti rea­ti o si tro­va in una posi­zio­ne di irre­go­la­ri­tà), ben­sì è tal­vol­ta moti­va­ta su basi socio-cul­tu­ra­li di man­ca­ta ade­sio­ne a usi, costu­mi, tra­di­zio­ni. Per­ché scri­ve­vi che appun­to riguar­da­va non solo i clan­de­sti­ni, ma anche chi non vuo­le inte­grar­si. E alcu­ni tuoi com­pa­gni di par­ti­to, per esem­pio la Lega Gio­va­ni di Como, han­no smor­za­to inve­ce que­sto con­cet­to, appiat­ten­do­lo su quel­lo del rim­pa­trio dei migran­ti, maga­ri sul pat­to Ita­lia-Alba­nia o sui rim­pa­tri di Trump. Tu quan­do par­la­vi di remi­gra­zio­ne qua­le del­le due cose intendevi?

Sono due cose diver­se. Per quan­to riguar­da chi com­met­te delit­ti o chi non può sta­re in que­sto Pae­se, io cre­do che le rego­le vada­no rispet­ta­te. Anche per­ché io lavo­ro nel­l’e­di­li­zia, lavo­ro con tan­tis­si­mi stra­nie­ri extra­co­mu­ni­ta­ri rego­la­ri che han­no impre­se con cui lavo­ro benis­si­mo […] Inte­grar­si vuol dire rispet­ta­re le rego­le, per me, e io non li con­si­de­ro per­so­ne diver­se da me, in nes­su­na manie­ra – quin­di sfa­to que­sto discor­so di raz­zi­smo o roba del gene­re.

Inve­ce per la remi­gra­zio­ne: se uno fa la scel­ta di vita (maga­ri nasce qua in Ita­lia da geni­to­ri che han­no lavo­ra­to e vis­su­to in Ita­lia), ma vuo­le cam­bia­re le rego­le, maga­ri sul­le basi cul­tu­ra­li che sono del loro Pae­se di ori­gi­ne (che han­no una visio­ne del mon­do che non va bene, non rispet­ta­no la don­na) – quin­di non si tro­va­no… sta lì la mia pro­vo­ca­zio­ne: ma per­ché stai qua in Ita­lia? Per­ché tu vuoi cam­bia­re que­sto Pae­se, dove noi in real­tà ti abbia­mo ospi­ta­to, aiu­ta­to, ti abbia­mo fat­to stu­dia­re, abbia­mo dato del­le pro­spet­ti­ve a te e alla tua fami­glia, sen­za chie­de­re nien­te, hai aiu­ta­to a con­tri­bui­re a far cre­sce­re que­sto Pae­se… Que­sto è un po’ l’ap­proc­cio e la par­te pro­vo­ca­to­ria: se tu non ritie­ni di far par­te di que­sto pro­get­to, sei libe­ro di andar­te­ne.

Non è che io ti man­do via per­ché godo, sei tu che non vuoi sta­re qua. Io pren­do atto del fat­to che tu non ti vuoi inse­ri­re, che tu qui con­ti­nui a dire che le cose non van­no bene – che è legit­ti­mo, però fino a un cer­to pun­to. Lo vedo ad esem­pio nel­la que­stio­ne del­la don­na: fac­cio fati­ca ad accet­ta­re alcu­ne logi­che, un uomo e una don­na per me sono per­fet­ta­men­te iden­ti­ci, quin­di fati­co a con­ce­pi­re  alcu­ni con­cet­ti pre­sen­ti in deter­mi­na­te cul­tu­re. E io non sono dispo­ni­bi­le a media­re su que­sto: se tu ritie­ni che quel­la cul­tu­ra„ che non è la mia né quel­la di que­sto Pae­se che ti ha ospi­ta­to, sia miglio­re e giu­sta, sei libe­ro di tor­na­re al tuo Pae­se. Anzi, sareb­be cor­ret­to che tu tor­ni e ti vai a inse­ri­re in un con­te­sto che è più affi­ne al tuo.

Ma quin­di, dice­vi, è legit­ti­mo cri­ti­ca­re e dire che ci sono del­le cose di que­sto Pae­se che non piac­cio­no fino a un cer­to pun­to? Quin­di per esem­pio una linea ros­sa sareb­be que­sta del­la con­ce­zio­ne del­la donna.

Io pos­so discu­te­re sul­la pos­si­bi­li­tà di amplia­re i dirit­ti, sul restrin­ger­li sin­ce­ra­men­te fac­cio fati­ca. […] Se una per­so­na mi dice “Guar­da, per me la don­na infe­rio­re”, io gli dico “Guar­da, non par­lo per­ché secon­do me tu non sei nor­ma­le”, non c’è pos­si­bi­li­tà di ave­re un dia­lo­go. La cri­ti­ca può esse­re nel miglio­ra­re, ci sta che uno voglia ave­re mag­gio­ri aper­tu­re, io pos­so anche accet­tar­lo, ma che tu mi con­te­sti alcu­ni dirit­ti acqui­si­ti non rie­sco ad accet­tar­lo. […] E mi dà fasti­dio che sia­no soprat­tut­to i gio­va­ni che si radi­ca­liz­za­no. Io ho par­la­to con tan­tis­si­me per­so­ne che sono qua che lavo­ra­no e non rie­sco nean­che a imma­gi­nar­li diver­si da me, sot­to que­sto aspet­to. Inve­ce i gio­va­ni ci ten­go­no, è come una for­za di ribel­lio­ne, no? I ragaz­zi a scuo­la han­no il momen­to del­la ribel­lio­ne, ma ribel­lar­si rispet­to a una socie­tà in manie­ra sba­glia­ta, non miglio­ra la società.

Quin­di è più il modo? Per­ché pen­sa­vo: degli ita­lia­ni che vor­reb­be­ro cam­bia­re il Pae­se per­ché non van­no loro bene alcu­ne cose? Anche loro dovreb­be­ro anda­re via o…?

Mah, io ita­lia­ni che dico­no che la don­na deve esse­re sottomessa… 

Non solo la don­na, in generale.

Ma no, io non sto dicen­do che non si può con­te­sta­re nien­te, ci man­che­reb­be, è legit­ti­mo espri­me­re il pro­prio pen­sie­ro, non toglie­rei la paro­la a nes­su­no. Però impor­re è una cosa ben diver­sa, con una logi­ca o con la for­za, come suc­ce­de in alcu­ne real­tà d’Eu­ro­pa dove ormai c’è una cul­tu­ra che vie­ne impo­sta con la for­za. Que­sto non pos­so accettarlo. […] 

Dice­vi: se qual­cu­no non è d’ac­cor­do anche con cose mol­to impor­tan­ti, i dirit­ti del­la don­na, è libe­ro di andar­se­ne. Però, la remi­gra­zio­ne è qual­co­sa di coat­to, non è qual­cu­no che va via libe­ra­men­te, c’è una differenza.

Allo­ra, intan­to è una pro­vo­ca­zio­ne: se tu la pen­si, la vedi come quel Pae­se è giu­sto che tu vada in quel Pae­se, non ti trat­tie­ne nes­su­no. Che è diver­so, per me è scon­ta­to che se tu com­met­ti un rea­to o sei qua in manie­ra ille­ga­le devi tor­na­re al tuo Pae­se. Però anche uno che ha il dirit­to di sta­re qua e ne gode tut­ti i bene­fi­ci, ma che in qual­che manie­ra non rico­no­sce [le rego­le, ndr]… Per­ché io cre­do che qua­lun­que per­so­na pri­ma di chie­de­re i dirit­ti dovreb­be ricor­dar­si che ci sono i dove­ri… E inve­ce io sen­to un sac­co di gen­te che “dirit­ti, dirit­ti, dirit­ti”, ma i dove­ri dove sono? Per­ché i tuoi dirit­ti sono com­pen­sa­ti dai dove­ri di qual­cun altro, se tu hai dirit­ti e per­ché lo Sta­to ha dei dove­ri. E ce lo si dimen­ti­ca sem­pre, lo Sta­to sia­mo noi, ester­na­liz­zia­mo sem­pre que­sti ragio­na­men­ti. Chi vuo­le tor­na­re indie­tro rispet­to a dei dirit­ti e  libertà…

Anche qui mi sem­bri più prag­ma­ti­co rispet­to ad altre per­so­ne che han­no inter­pre­ta­to diver­sa­men­te que­sto con­cet­to di emi­gra­zio­ne. Per­ché mi ricor­do un depu­ta­to del­la Lega, Sas­so, che ave­va par­la­to addi­rit­tu­ra di remi­gra­zio­ne in rife­ri­men­to a “Le loro ban­die­re, la loro musi­ca”, non mi sem­bra che tu voglia ban­di­re la musi­ca straniera.

Ognu­no ha i pro­pri gusti, ci man­che­reb­be, però que­sto no.

Tu par­la­vi dei gio­va­ni: a livel­lo gene­ra­zio­na­le, il con­cet­to di remi­gra­zio­ne ha avu­to mol­to suc­ces­so nel­le varie sedi gio­va­ni­li del­la Lega. Secon­do te c’è un motivo?

Per­ché for­se alcu­ni con­cet­ti sono espres­si pro­prio dal­le secon­de gene­ra­zio­ni di immi­gra­ti, con cui vivo­no gli altri ragaz­zi gio­va­ni, si con­fron­ta­no, e a vol­te vie­ne a crear­si uno scon­tro cul­tu­ra­le vera­men­te for­te… Sono con­vin­to che una media­zio­ne cul­tu­ra­le nel­le scuo­le aiu­ti i bam­bi­ni pic­co­li a cre­sce­re; in alcu­ni casi ce n’è biso­gno, anche con le fami­glie per­ché han­no cul­tu­re diver­se… Io non cre­do in una lea­der­ship cul­tu­ra­le di qual­cu­no rispet­to ad un altro, però comun­que riten­go che alcu­ni valo­ri sia­no sta­ti acqui­si­ti con tan­ta fati­ca e quin­di su que­sto non tor­no indietro. […]

Tor­nia­mo sul­la Lom­bar­dia, su Mila­no e sul­la Sta­ta­le. Mi ricor­do che ti eri espo­sto a ini­zio feb­bra­io su un even­to avve­nu­to lì: due liste stu­den­te­sche vici­ne al cen­tro­de­stra, Sia­mo Futu­ro e Stu­den­ti per le Liber­tà, ave­va­no orga­niz­za­to un even­to a favo­re di Israe­le ed era­no sta­ti inter­rot­ti da quel­li che chia­ma­vi “col­let­ti­vi pro-Pal”. Come, secon­do te, biso­gne­reb­be par­la­re del con­flit­to in università?

Guar­da, io ho avu­to anche del­le espe­rien­ze per­so­na­li ad un gaze­bo, in cui era arri­va­to un grup­po, che ave­va sfa­scia­to il gaze­bo, pre­so a peda­te, insul­ta­to, cer­ca­va la ris­sa, tra l’al­tro c’e­ra­no anche del­le per­so­ne anzia­ne… Io sono rima­sto mol­to segna­to da que­sto, non ho figli ma se mio figlio aves­se fat­to una cosa del gene­re l’avrei pre­so a peda­te nel sede­re. Io cre­do che il con­fron­to sia sem­pre posi­ti­vo – poi pos­sia­mo, fini­to il con­fron­to, rima­ne­re sul­le rispet­ti­ve posi­zio­ni. Quan­do qual­cu­no ti impe­di­sce di espri­me­re la tua opi­nio­ne, pen­so che lui sia in tor­to, ma non solo nel­l’at­teg­gia­men­to, ben­sì anche nel­l’a­spet­to, per­ché se la tua idea devi impor­la con la for­za vuol dire che le tue idee non val­go­no, tu stes­so non ci credi.

Io fac­cio poli­ti­ca nel­la Lega da quan­do la Lega era in perio­di com­pli­ca­ti: sono entra­to in Lega quan­do era allo 0,2%. Io accet­to la cri­ti­ca, ci man­che­reb­be, ma se tu mi impe­di­sci di par­la­re… […] Se il mon­do impa­ras­se a cer­ca­re i pun­ti di unio­ne e non quel­li di diver­si­tà, pro­ba­bil­men­te sarem­mo in un mon­do miglio­re, ma si fa tan­ta fati­ca […] Tu puoi anche non esse­re d’ac­cor­do su quel­lo che dice Mat­teo [Sal­vi­ni], ci man­che­reb­be, è legit­ti­mo, sia­mo in demo­cra­zia, ma impe­di­re di par­la­re… […] Se devo estre­miz­za­re, ades­so c’è qual­che­du­no che si dichia­ra anti­fa­sci­sta, che fa esat­ta­men­te quel­lo che face­va­no i fasci­sti, cioè impe­di­re di pen­sar­la diver­sa­men­te da loro e maga­ri anche attra­ver­so, non dico le man­ga­nel­la­te, ma degli stru­men­ti di for­za. Che si leg­ges­se­ro un pochi­no più la sto­ria e un pochi­no più di umil­tà. A que­sto mon­do fareb­be tan­to bene un bagno di umil­tà per tutti.

Con­di­vi­di:
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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