Italia e Ucraina, politica incerta a più di tre anni dall’invasione

Dopo più di tre anni dall’invasione rus­sa dell’Ucraina, la mag­gior par­te dei par­ti­ti poli­ti­ci ita­lia­ni mostra anco­ra insi­cu­rez­za sul­la posi­zio­ne da man­te­ne­re a riguar­do. Tra allean­ze incer­te, opi­nio­ni poco chia­re ed un soste­gno a fasi alter­ne, i vari schie­ra­men­ti man­ca­no di una visio­ne euro­pei­sta o, quan­to­me­no, sem­bra­no sot­to­va­lu­ta­re l’importanza di difen­de­re una Nazio­ne euro­pea aggre­di­ta.

Negli Sta­ti più rile­van­ti d’Europa i lea­der poli­ti­ci han­no le idee chia­re rispet­to alla que­stio­ne ucrai­na. In Ger­ma­nia il par­ti­to di cen­tro­de­stra vin­ci­to­re del­le ele­zio­ni sta valu­tan­do un’alleanza con i Social­de­mo­cra­ti­ci pur di evi­ta­re una coa­li­zio­ne con l’AfD, par­ti­to di estre­ma destra che ha mostra­to più vol­te il suo lato filo­rus­so. Dal­la Fran­cia di Emma­nuel Macron e dal Regno Uni­to di Keir Star­mer non man­ca un soste­gno con­vin­to all’Ucraina, men­tre in Ita­lia la situa­zio­ne risul­ta più con­fu­sa.

In primis va citata la posizione complicata del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 

La pre­mier ita­lia­na, se ini­zial­men­te era con­si­de­ra­ta come una pos­si­bi­le media­tri­ce tra l’Unione Euro­pea e l’America gover­na­ta da Donald Trump, ora sem­bra esse­re non total­men­te alli­nea­ta alla poli­ti­ca euro­pea di rea­zio­ne alla guer­ra e, in ogni caso, la gover­nan­ce a stel­le e stri­sce pare aver­la mes­sa da par­te, pre­fe­ren­do rap­por­ti diret­ti con Putin. Ad ogni modo la sua volon­tà di for­ni­re aiu­ti all’Ucraina appa­re anco­ra solida.

All’interno del­la coa­li­zio­ne di mag­gio­ran­za, For­za Ita­lia rema ver­so un idea­le di mode­ra­to euro­pei­smo e sup­por­to a Kyiv. Taja­ni spie­ga: «Noi di Fi cre­dia­mo in un’Europa for­te ed uni­ta». Più con­fu­sa è la posi­zio­ne del­la Lega, il cui lea­der Mat­teo Sal­vi­ni, che in pas­sa­to non si era tira­to indie­tro dal fare apprez­za­men­ti filo­pu­ti­nia­ni, al momen­to pre­fe­ri­sce affi­dar­si alle deci­sio­ni pro­ve­nien­ti da oltreo­cea­no. Il mini­stro dei tra­spor­ti, infat­ti, si mostra cri­ti­co nei con­fron­ti del­le pro­po­si­zio­ni inter­ne all’Europa, arri­van­do a dichia­ra­re che «un eser­ci­to euro­peo con man­da­to da quel mat­to di Macron che par­la di guer­ra nuclea­re, no, mai».

Le discordanze non sono esclusive della maggioranza e anche nel campo-largo di Schlein e Conte non mancano le frizioni. 

Se è vero che i due par­ti­ti a cui sono a capo era­no mol­to vici­ni nell’ultimo perio­do, a met­ter­ne in luce le sostan­zia­li dif­fe­ren­ze ci han­no pen­sa­to le dichia­ra­zio­ni di Trump, a cui Con­te ha striz­za­to l’occhio. Il lea­der del Movi­men­to Cin­que Stel­le sem­bra, infat­ti, appog­gia­re la linea di Washing­ton: «Trump con ruvi­dez­za sma­sche­ra tut­ta la pro­pa­gan­da bel­li­ci­sta dell’occidente sull’Ucraina e dice una veri­tà che noi del M5S stia­mo dicen­do da tre anni assie­me a tut­ti gli esper­ti mili­ta­ri: bat­te­re mili­tar­men­te la Rus­sia era irrealistico».

La leader del Partito Democratico Elly Schlein ha criticato tale commento, ribadendo la contrarietà del suo partito al Presidente statunitense. 

Nono­stan­te la sicu­rez­za con cui si oppo­ne a Trump, Schlein non sem­bra voler trac­cia­re una linea di par­ti­to pre­ci­sa e ben defi­ni­ta sul­la dife­sa dell’Ucraina. In una riu­nio­ne del PD, ha dichia­ra­to: «Noi non sia­mo con Trump e il suo fal­so paci­fi­smo e non sia­mo con l’Europa per con­ti­nua­re la guerra». 

Tut­ta­via, in segui­to all’insoddisfacente incon­tro tra Zelen­sky e il Pre­si­den­te ame­ri­ca­no, Schlein ha affer­ma­to che «Gior­gia Melo­ni non può più pro­cra­sti­na­re la scel­ta: o con Trump, i suoi miliar­di e i suoi inte­res­si eco­no­mi­ci o con la demo­cra­zia e l’Eu­ro­pa». Le due dichia­ra­zio­ni, alquan­to in anti­te­si tra di loro, sono frut­to anche del­le impor­tan­ti spac­ca­tu­re inter­ne al par­ti­to che, al momen­to, non rie­sce a pre­sen­tar­si com­pat­to su sva­ria­ti temi, uno tra i qua­li è pro­prio il soste­gno mili­ta­re allo Sta­to invaso.

Tra le forze minori, Alleanza Verdi-Sinistra si è storicamente pronunciata contraria all’invio di armi, spingendo per la ricerca di una pace mai definita chiaramente.

Diver­so è il giu­di­zio pro­ve­nien­te da Azio­ne, il cui lea­der Car­lo Calen­da si è sem­pre mostra­to favo­re­vo­le a soste­ne­re mili­tar­men­te l’esercito ucrai­no, cri­ti­can­do la scel­ta del gover­no di non dare la pos­si­bi­li­tà a Kyiv di usa­re le armi for­ni­te per col­pi­re obiet­ti­vi stra­te­gi­ci su suo­lo russo.

Nel caos di coa­li­zio­ni incon­si­sten­ti e dichia­ra­zio­ni vola­ti­li, con­tra­stan­ti e for­se non abba­stan­za ragio­na­te, i par­ti­ti del Bel Pae­se più rile­van­ti in ter­mi­ni nume­ri­ci appa­io­no vit­ti­me del­la loro stes­sa man­can­za di visio­ne a lun­go ter­mi­ne. Non aven­do posi­zio­ni abba­stan­za con­vin­te riguar­do al caso ucrai­no, la clas­se poli­ti­ca ita­lia­na rea­gi­sce agli svi­lup­pi del con­flit­to cer­can­do di aggrap­par­si ad agen­ti ester­ni, pri­van­do­si di un pos­si­bi­le ruo­lo pro­po­si­ti­vo nel­lo sce­na­rio internazionale.

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Samuele Braguti

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