L’esito nascosto degli incendi che hanno colpito Los Angeles

L’esito nascosto degli incendi che hanno colpito Los Angeles

Gli incen­di che han­no spo­glia­to la con­tea di Los Ange­les del suo lus­so e fasci­no non han­no bru­cia­to solo vil­le lus­suo­se e mode­ste pro­prie­tà ere­di­ta­te fino allo sche­le­tro, ma anche la spe­ran­za di rimar­gi­na­re l’immane diva­rio tra le con­di­zio­ni di vita nel­la metro­po­li californiana. 

È dall’inizio di gen­na­io che cru­de­li incen­di stan­no raden­do al suo­lo l’idilliaca  area hol­ly­woo­dia­na del­la Cali­for­nia ad una velo­ci­tà vero­si­mil­men­te incon­te­ni­bi­le.  Nell’arco di qual­che set­ti­ma­na gli incen­di losan­ge­li­ni han­no cau­sa­to alme­no 29 vit­ti­me,  13 feri­ti, la distru­zio­ne di qua­si 18300 case e infra­strut­tu­re e uno sfol­la­men­to di emer­gen­za del­le zone afflit­te. Gli incen­di, che per­va­do­no l’area dal­la pri­ma set­ti­ma­na di Gen­na­io, sono attual­men­te cin­que: i due più gran­di loca­liz­za­ti nel­le zone resi­den­zia­li del­le Paci­fic Pali­sa­des, un’area di vil­le e resi­den­ze sfar­zo­se che si esten­de fra Mali­bu e San­ta Moni­ca al momen­to com­ple­ta­men­te eva­cua­ta, e a Eaton, a nord di  Pasa­de­na e ad est del­le Hol­ly­wood Hills, che ha cau­sa­to dan­ni immen­si nel­la zona resi­den­zia­le meno alto­lo­ca­ta di Altadena. 

Non è inu­sua­le che lo sta­to del­la Cali­for­nia sia per­se­gui­ta­to da que­sto gene­re di  cata­stro­fi: solo nel 2019 ave­va infat­ti ripor­ta­to 7148 incen­di incon­trol­la­ti, ma la situa­zio­ne emer­gen­zia­le che si tro­va a fron­teg­gia­re ora è tal­men­te cala­mi­to­sa da esse­re sta­ta descrit­ta dagli uffi­cia­li del­la Con­tea di Los Ange­les come un “per­fect storm” di ele­men­ti che le han­no con­fe­ri­to l’impatto deva­stan­te che ha mostra­to nel mese di Gennaio. 

I tre requi­si­ti del trian­go­lo del fuo­co — fon­te di inne­sco, com­bu­sti­bi­le e ossi­ge­no,  neces­sa­ri per l’esistenza di un incen­dio incon­trol­la­to — sono sta­ti sod­di­sfat­ti in lun­go  e in lar­go. Un gen­na­io mol­to ari­do (cau­sa­to da una sta­gio­ne del­le piog­ge stra­na­men­te scar­na) nel qua­le la vege­ta­zio­ne ver­de e umi­da è diven­ta­ta sec­co com­bu­sti­bi­le infiam­ma­bi­le e i ven­ti cal­di e sec­chi che tra­spor­ta­no il fuo­co a velo­ci­tà incon­te­ni­bi­li, come il San­ta Ana che per­va­de la zona, han­no fat­to sì che  basti una scin­til­la per sca­te­na­re una catastrofe. 

La tragedia sta mettendo in luce una chiara impreparazione della Contea e ad una  generale mancanza di pianificazione dello Stato per incidenti che mostrano un continuo aggravamento della loro portata distruttiva.

L’assetto strut­tu­ra­le del­la zona è ina­dat­to ad argi­na­re situa­zio­ni simi­li: le infra­strut­tu­re sono deca­den­ti e le case costrui­te prin­ci­pal­men­te in legno aumen­ta­no il car­bu­ran­te infiam­ma­bi­le; c’è una chia­ra sovrap­po­po­la­zio­ne del ter­ri­to­rio, con pro­prie­tà a gran­dis­si­ma richie­sta situa­te in aree col­li­na­ri dif­fi­ci­li da rag­giun­ge­re in caso di emer­gen­za con mez­zi di soc­cor­so per com­bat­te­re i fuo­chi; i pro­prie­ta­ri sono negli­gen­ti e poco rego­la­ti nel­la cura del­la vege­ta­zio­ne – ven­go­no pre­fe­ri­ti foglia­me e giar­di­ni rigo­glio­si ad un ver­de più con­te­nu­to (e quin­di sicu­ro): infat­ti, essen­do mol­te del­le pro­prie­tà del­la zona ven­du­te a milio­ni di dol­la­ri, gli inve­sti­to­ri desi­de­ra­no ave­re nei loro giar­di­ni e por­ti­ci una rigo­glio­sa  vege­ta­zio­ne che pos­sa offri­re dell’ombra nell’assolata California. 

Si aggiun­ge alle  con­di­zio­ni già cri­ti­che del luo­go il pro­ble­ma del­le riser­ve idri­che: è sta­to ripor­ta­to che in alcu­ni momen­ti di alta gra­vi­tà i vigi­li del fuo­co abbia­no ter­mi­na­to la for­ni­tu­ra d’acqua, nono­stan­te il Dipar­ti­men­to per l’Acqua e l’Energia di Los Ange­les aves­se dichia­ra­to che i ser­ba­toi e idran­ti era­no sta­ti riem­pi­ti in tut­ta la cit­tà pri­ma dell’inizio dell’emergenza.

La tra­ge­dia ha già otte­nu­to una coper­tu­ra media­ti­ca con­si­de­re­vo­le, anche per  via del­la spe­ci­fi­ca area afflit­ta dal­la cala­mi­tà: sono mol­to fre­quen­ti arti­co­li sul­le vil­le  distrut­te di cele­bri­tà hol­ly­woo­dia­ne che risie­do­no nel­la zona del­le Paci­fic Pali­sa­des. Ci sono però del­le con­se­guen­ze nasco­ste che non rica­do­no sul­le vit­ti­me pub­bli­ciz­za­te dai media, ma si immet­to­no e peg­gio­ra­no due cri­si che già da anni logo­ra­no gra­ve­men­te lo sta­to del­la Cali­for­nia e la con­tea di Los Ange­les: la cri­si assi­cu­ra­ti­va  e il diva­rio di con­di­zio­ni di vita fra gli abitanti. 

La con­tea di Los Ange­les, infat­ti, come anche tut­ta la Cali­for­nia, rac­co­glie a vive­re in pros­si­mi­tà per­so­ne i cui red­di­ti e pos­si­bi­li­tà eco­no­mi­che sono quan­to più distan­ti. Le fami­glie che abi­ta­no la regio­ne ten­do­no a rag­grup­par­si in una di due cate­go­rie: da una par­te, ere­di­ta­ri di case acqui­sta­te a poco quan­do la zona si sta­va anco­ra svi­lup­pan­do, che non gua­da­gna­no abba­stan­za per poter tene­re il pas­so con il costo cre­scen­te del­la vita.

Dall’altra, l’apice del­la pira­mi­de del gua­da­gno, cele­bri­tà ed ese­cu­ti­vi hol­ly­woo­dia­ni che acqui­sta­no pro­prie­tà a gran­dis­si­ma richie­sta a prez­zi esor­bi­tan­ti. Nel­lo stes­so luo­go abi­ta­no per­so­ne che gua­da­gna­no un deci­mo di altre, e che, con il pro­gres­si­vo sovrap­po­po­la­men­to dell’area e l’aumento di richie­sta di affit­ti e ven­di­te di pro­prie­tà, non rie­sco­no a reg­ge­re il costo del­la vita e si uni­sco­no alla già smi­su­ra­ta e cre­scen­te popo­la­zio­ne di sen­za­tet­to.

Secon­do i dati del 2024 del Los Ange­les Home­less Ser­vi­ces Autho­ri­ty, la con­tea  di Los Ange­les con­ta all’incirca 75.300 sen­za­tet­to, 45.000 dei qua­li solo nel­la cit­tà di Los Ange­les e il 42% dei qua­li sono con­si­de­ra­ti in una con­di­zio­ne di sen­za­tet­to cro­ni­ci (ovve­ro sprov­vi­sti di dimo­ra per alme­no 6 mesi con­ti­nua­ti­vi o con più epi­so­di nell’arco di un anno). Per dare pro­spet­ti­va a que­sto nume­ro: secon­do l’ISTAT in tut­ta Ita­lia si tro­va­no all’incirca 96.000 senzatetto. 

Que­sto feno­me­no si intrec­cia con una più gran­de cri­si che già da anni arre­ca  pro­ble­mi alla popo­la­zio­ne del­la Cali­for­nia: la cri­si del­le assi­cu­ra­zio­ni. Non sono in pochi quel­li che oltre ad aver per­so le case negli incen­di sono sta­ti abban­do­na­ti dal­le coper­tu­re assi­cu­ra­ti­ve in cui ave­va­no inve­sti­to. È mol­to comu­ne  in Cali­for­nia ave­re una poliz­za assi­cu­ra­ti­va sul­la pro­pria casa, essen­do la zona sog­get­ta a gran­di cata­stro­fi natu­ra­li come incen­di e terremoti. 

La Sta­te Farm, la più gran­de com­pa­gnia di assi­cu­ra­zio­ni sul­le case in Cali­for­nia – che già nel 2023 ave­va annun­cia­to che non avreb­be più offer­to poliz­ze di assi­cu­ra­zio­ne su case a nuo­vi clien­ti in Cali­for­nia per via dell’esposizione del­la regio­ne a cata­stro­fi natu­ra­li (segui­ta a ruo­ta da All­sta­te, altro gigan­te del­le assi­cu­ra­zio­ni su abi­ta­zio­ni) – nel mar­zo del 2024 ha annun­cia­to che non rin­no­ve­rà le assi­cu­ra­zio­ni di  72000 abi­ta­zio­ni, nono­stan­te vari anni di paga­men­ti ver­so la poliz­za. L’impresa cita fra le cau­se l’inflazione, le pas­sa­te deva­sta­zio­ni incen­dia­rie che han­no cau­sa­to deci­ne di miliar­di di per­di­ta in pro­prie­tà cali­for­nia­ne duran­te l’ultimo decen­nio e le poli­cy del­lo sta­to sul con­trol­lo dei prez­zi del­le assicurazioni. 

La deci­sio­ne di non rin­no­va­re le poliz­ze per i clien­ti già esi­sten­ti è entra­ta in vigo­re quest’estate e solo nel quar­tie­re del­le Paci­fic Pali­sa­des più di 1600 abi­ta­zio­ni sono rima­ste sprov­vi­ste di coper­tu­ra. L’ulti­ma risor­sa per i pro­prie­ta­ri espo­sti a gra­vi per­di­te è rivol­ger­si al Cali­for­nia FAIR Plan, un siste­ma sta­ta­le deli­nea­to per  esse­re un’ultima risor­sa nell’impossibilità di tro­va­re un’assicurazione pri­va­ta, che for­ni­sce mino­re pro­te­zio­ne a prez­zi più alti. 

Le case vit­ti­me degli incen­di sot­to il pia­no FAIR sono rad­dop­pia­te fra il 2023 e il 2024, mostran­do che l’uni­ca sicu­rez­za che que­sto pro­gram­ma può assi­cu­ra­re è di non ave­re abba­stan­za risor­se per poter risar­ci­re tut­te le richie­ste, con­dan­nan­do per­so­ne il cui red­di­to per­met­te a mala­pe­na di vive­re alla gior­na­ta in Cali­for­nia a non poter­si ripren­de­re da que­sta catastrofe. 

Già pri­ma degli incen­di di Gen­na­io qua­si un ter­zo del­le per­so­ne in Cali­for­nia non  gua­da­gna­va abba­stan­za per per­met­ter­si una qua­li­tà di vita digni­to­sa al costo del­la vita del­la zona. Que­sto even­to non farà altro che esa­cer­ba­re gli estre­mi che già con­no­ta­no la Cali­for­nia: chi già vive­va in con­di­zio­ni agia­te potrà rico­struir­si una vita nel­lo stes­so luo­go, dove i prez­zi aumen­te­ran­no anco­ra di più, men­tre per­so­ne che già si tro­va­va­no in bili­co fra il mini­mo per la soprav­vi­ven­za e la pover­tà cadran­no defi­ni­ti­va­men­te nel­la tota­le indi­gen­za, soprat­tut­to se fini­ti vit­ti­me del­le com­pa­gnie di assi­cu­ra­zio­ne. Quel­la che sarà per i più ric­chi una con­va­le­scen­za dal­la cata­stro­fe di mesi o anni, per inte­re comu­ni­tà richie­de­rà decen­ni e lasce­rà cica­tri­ci che non si rimar­gi­ne­ran­no mai nell’assetto strut­tu­ra­le del­la zona.

Foto in coper­ti­na: P. Rivas, CC BY 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by/4.0, via Wiki­me­dia Commons

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Alice Villa
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Inter­na­zio­na­li, aman­te del­le sto­rie, vere o inven­ta­te che sia­no, e di tut­ti i modi in cui si pos­so­no raccontare.

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