Da rileggere per la prima volta. Le confessioni d’un italiano

Da rileggere per la prima volta. Le confessioni d'un italiano

L’Italia degli anni Qua­ran­ta ha cono­sciu­to una gene­ra­zio­ne di scrit­to­ri che han­no fat­to la Guer­ra e la Resi­sten­za. Agli albo­ri del­la Repub­bli­ca Ita­lia­na, i roman­zi sono sta­ti scrit­ti da gio­va­ni che ave­va­no com­bat­tu­to e che spes­so era­no sta­ti oppo­si­to­ri del Regi­me Fasci­sta. Il risul­ta­to fu una let­te­ra­tu­ra schiet­ta, pri­va di pre­zio­si­smi e vota­ta al solo fine di testi­mo­nia­re una fase dram­ma­ti­ca del­la nostra storia. 

Non v’era spa­zio per l’invenzione dei per­so­nag­gi e la fin­zio­ne let­te­ra­ria, ma solo la neces­si­tà impel­len­te di rac­con­ta­re ciò che si era visto con i pro­pri occhi e fat­to con le pro­prie mani. Si segna­va una net­ta cesu­ra con i gran­di del seco­lo precedente. 

Ver­ga e Man­zo­ni era­no signo­ri distin­ti e auto­ri cele­bri, che met­te­va­no a pun­to nume­ro­si per­so­nag­gi per poi calar­li nel­le vicen­de roman­ze­sche e far­li inte­ra­gi­re tra di loro all’interno di una cor­ni­ce let­te­ra­ria fin­zio­na­le inse­ri­ta in un perio­do sto­ri­co-socia­le ben pre­ci­so. Lo sguar­do veri­sta era ine­vi­ta­bil­men­te fil­tra­to anche dal­la distan­za di ceto con i pro­ta­go­ni­sti del­le pro­prie opere. 

Un solo tito­lo, nell’800 ita­lia­no, anti­ci­pa­va lo stret­to rap­por­to tra vita e let­te­ra­tu­ra tipi­co del seco­lo suc­ces­si­vo: nel 1867 veni­va pub­bli­ca­to postu­mo Le con­fes­sio­ni d’un ita­lia­no. Il suo auto­re, il pado­va­no Ippo­li­to Nie­vo, era il nume­ro 690 del­la spe­di­zio­ne dei mil­le quan­do morì a soli 29 anni. 

La sua storia e quella del suo romanzo sono tra le più appassionanti che la letteratura italiana abbia da offrire.

Le con­fes­sio­ni d’un ita­lia­no è l’au­to­bio­gra­fia fit­ti­zia di Car­lo Alto­vi­ti, un ottan­ten­ne che, all’alba dell’unità d’Italia, deci­de di sten­de­re le pro­prie memo­rie di uomo e di patriota. 

Io nac­qui vene­zia­no al 18 otto­bre del 1775, gior­no dell’evangelista San Luca; e mor­rò per la gra­zia di Dio ita­lia­no quan­do lo vor­rà quel­la Prov­vi­den­za che gover­na miste­rio­sa­men­te il mon­do. Ecco la mora­le del­la mia vita. 

Le con­fes­sio­ni d’un ita­lia­no, pag.5 (edi­zio­ne BUR)

La nar­ra­zio­ne si sno­da lun­go gli even­ti poli­ti­ci e le guer­re che, dagli echi del­la rivo­lu­zio­ne fran­ce­se, giun­go­no alle por­te dell’Unità d’Italia. Car­lo è orfa­no e cre­sce come mem­bro del­la ser­vi­tù nel castel­lo del­la fami­glia mater­na, nei pres­si di Por­to­grua­ro. All’età di diciot­to anni vie­ne man­da­to a Pado­va a stu­dia­re Giu­ri­spru­den­za ed entra in con­tat­to con le idee repub­bli­ca­ne por­ta­te dal­la Rivoluzione. 

Da qui in poi Le con­fes­sio­ni rac­con­ta­no una vita pie­na e bur­ra­sco­sa, che vede il pro­ta­go­ni­sta atto­re e spet­ta­to­re dei con­ti­nui rivol­gi­men­ti poli­ti­ci dell’epoca. Il tema poli­ti­co è cen­tra­le, tut­ta­via il roman­zo non reg­ge­reb­be se non fos­se per il per­so­nag­gio del­la Pisa­na.

L’intero roman­zo è infat­ti scan­di­to dal­le impre­ve­di­bi­li appa­ri­zio­ni del­la cugi­na nobi­le di Car­lo, com­pa­gna di avven­tu­re sin dall’infanzia.

I due, solo appa­ren­te­men­te sepa­ra­ti dal ceto, non smet­te­ran­no mai di intrec­cia­re le pro­prie vite, pri­ma sul­lo sfon­do del­la nobil­tà vene­zia­na deca­den­te e poi su quel­lo dei moti d’insurrezione.

La Pisa­na era una bim­ba vispa, irre­quie­ta, per­ma­lo­set­ta, dai begli occhio­ni casta­ni e dai lun­ghis­si­mi capel­li, che a tre anni cono­sce­va già cer­te sue arti da don­net­ta per inva­ghi­re di sè, e avreb­be dato ragio­ne a colo­ro che sosten­go­no le don­ne non esser mai bam­bi­ne, ma nascer don­ne bel­le e fat­te, col ger­me in cor­po di tut­ti i vez­zi e tut­te le mali­zie possibili. 

Le con­fes­sio­ni d’un ita­lia­no, pag.41 (edi­zio­ne BUR)

Ѐ solo attra­ver­so gli occhi del pro­ta­go­ni­sta che cono­scia­mo que­sto per­so­nag­gio, la cui psi­che rima­ne volu­ta­men­te un miste­ro.

Nono­stan­te que­sto, non v’è alcu­na idea­liz­za­zio­ne: Car­lo non sa mai cosa aspet­tar­si dall’indole dispet­to­sa e umo­ra­le del­la Pisa­na, ma si limi­ta ad accet­tar­ne l’imprevedibilità. Lo stes­so con­vie­ne fare al let­to­re, che altri­men­ti potreb­be rima­ne­re delu­so dai suoi com­por­ta­men­ti indecifrabili. 

Dice Livio Gar­zan­ti in un’in­ter­vi­sta per la Rai: “Non si leg­go­no 30 pagi­ne del roman­zo sen­za che sbu­chi da qual­che par­te la Pisana”.

L’amore di Car­lo è dichia­ra­to fin da subi­to ed è l’unica cer­tez­za in un arco di tem­po che va dal­la Rivo­lu­zio­ne fran­ce­se all’Unità d’I­ta­lia. Dap­pri­ma il sen­ti­men­to vie­ne mes­so a dura pro­va dal­le stra­nez­ze e dai dispet­ti del­la Pisa­na, che ammi­ni­stra le pro­prie atten­zio­ni in modo civet­tuo­lo tra i vari pre­ten­den­ti, deter­mi­nan­do alti e bas­si nel­la rela­zio­ne con il cugino. 

Supe­ra­ta que­sta fase, un affet­to più matu­ro rim­piaz­ze­rà le gelo­sie e la dispe­ra­zio­ne del­la gio­ven­tù, ma l’unica cosa sta­bi­le rimar­rà anco­ra una vol­ta la devo­zio­ne di Car­let­to. Sem­pre Gar­zan­ti infat­ti dice: “C’è la straor­di­na­ria inven­zio­ne di un amo­re che con­net­te tut­to il roman­zo”. E anco­ra sul­la Pisa­na: “Que­sta pre­sen­za e que­sto tem­pe­ra­men­to infan­ti­le che dai tre anni fino alla mor­te matu­ra, cam­bia ma rima­ne sem­pre in una con­ti­nui­tà natu­ra­le accom­pa­gnan­do Car­lo Alto­vi­ti mi sem­bra il mira­co­lo e la for­tu­na straor­di­na­ria, uni­ca al mon­do di que­sto roman­zo, che pote­va riu­sci­re solo a un gio­va­ne innamorato”.

Dal pun­to di vista let­te­ra­rio, la pecu­lia­ri­tà di que­sto libro è l’i­bri­da­zio­ne dei gene­ri auto­bio­gra­fia e roman­zo sto­ri­co. L’autore ha vis­su­to solo l’ultima par­te del­le vicen­de poli­ti­che e bel­li­che che rac­con­ta, ma crea un alter ego di cinquant’anni più vec­chio per poter rac­con­ta­re in pri­ma per­so­na anche la sto­ria precedente. 

Si for­ma così una fin­zio­ne per cui le vicen­de cen­tra­li del roman­zo sono rico­strui­te sul­la base di docu­men­ti e ricor­di di fami­glia, men­tre i moti e le bat­ta­glie ai qua­li l’autore ha real­men­te par­te­ci­pa­to sono rele­ga­ti nel­la par­te fina­le, nar­ra­ti da un pro­ta­go­ni­sta ormai anzia­no. Soli­ta­men­te i roman­zi sto­ri­ci rac­con­ta­no una fase, un’epoca o un epi­so­dio signi­fi­ca­ti­vo del pas­sa­to, ma comu­ni­ca­no meno con il pre­sen­te, se non attra­ver­so l’allegoria e il parallelismo. 

Il roman­zo di Nie­vo, al con­tra­rio, comin­cia ottant’anni nel pas­sa­to per appro­da­re al pre­sen­te, e le vicen­de non sono nar­ra­te a sco­po alle­go­ri­co, ma fan­no par­te di una sola gran­de sto­ria. La lun­ga vita di Car­lo Alto­vi­ti misu­ra la sta­gio­ne che dal crol­lo del feu­da­le­si­mo si esten­de fino ai moti e alla pri­ma guer­ra d’indipendenza. All’eccitazione demo­cra­ti­ca por­ta­ta dai Fran­ce­si segue il dram­ma di Cam­po­for­mio e il pas­sag­gio in mano austria­ca. Dopo la fuga dal Vene­to, Car­lo va a cer­ca­re la liber­tà altro­ve, e così si tro­va a Mila­no quan­do vie­ne pro­cla­ma­ta la Repub­bli­ca Cisal­pi­na e a Napo­li quan­do scop­pia la rivo­lu­zio­ne nel 1799. 

È in que­sti con­ti­nui spo­sta­men­ti comin­cia a fer­men­ta­re il desi­de­rio di un pae­se uni­to. Il tito­lo Le con­fes­sio­ni d’un ita­lia­no è signi­fi­ca­ti­vo, per­ché Nie­vo vuo­le rico­no­sce­re alle gene­ra­zio­ni pre­ce­den­ti i pri­mi pas­si di ciò che la sua era pron­ta a por­ta­re a ter­mi­ne. Come se, pri­ma di sal­pa­re con i Mil­le, voles­se ren­de­re omag­gio a chi, come Car­lo, ave­va sogna­to una simi­le impresa. 

In effetti, l’autore è talmente coinvolto nella storia che racconta, che sarebbe sbagliato parlare di romanzo storico se non fosse per la metodica ricerca e la precisa attività di ricostruzione. 

Pro­prio per que­sto coin­vol­gi­men­to nel­le vicen­de nar­ra­te Livio Gar­zan­ti, nel­la già cita­ta inter­vi­sta Rai, face­va un para­go­ne tra la pro­pria gene­ra­zio­ne e quel­la di Nie­vo, ricor­da­to come l’ultimo scrit­to­re ragaz­zo pri­ma del ‘900. La vita­li­tà di que­sto auto­re, con­trap­po­sta alla pen­na misu­ra­ta dei gran­di vec­chi del suo seco­lo, vie­ne pre­sen­ta­ta come un valo­re. Come sostie­ne Gar­zan­ti, è “un libro che come mai nel­la nostra let­te­ra­tu­ra mostra un rap­por­to tra vita e arte”.

Le con­fes­sio­ni d’un ita­lia­no è un roman­zo di 800 pagi­ne, scrit­to di get­to in soli otto mesi. Il mano­scrit­to non fu mai cor­ret­to dall’autore per­ché Nie­vo, dopo esser­si distin­to nel­la bat­ta­glia di Cala­ta­fi­mi, morì in mare assie­me al resto dell’equipaggio dell’Ercole.

Come soste­nu­to dif­fu­sa­men­te dal­la cri­ti­ca, l’imperfezione di un’opera pub­bli­ca­ta postu­ma e sen­za inter­ven­ti ha con­tri­bui­to alla gran­dez­za del­l’au­to­re; for­se per­ché quel mano­scrit­to grez­zo e copio­so riflet­te tutt’oggi l’animo di un gio­va­ne che alter­na­va la pen­na al moschet­to. Come scri­ve Emi­lio Cec­chi nel­la pre­fa­zio­ne del­l’e­di­zio­ne Einau­di del romanzo:

Mol­te men­de sareb­be­ro cer­ta­men­te cadu­te se, dopo la cam­pa­gna di Sici­lia, il Nie­vo aves­se potu­to ripren­de­re il suo mano­scrit­to. Ma è da teme­re che, nel­la rie­la­bo­ra­zio­ne dell’insieme, e sot­to il minu­zio­so lavo­ro del­la lima, in par­te avreb­be fini­to anche col per­der­si qual­co­sa di essen­zia­le: quell’ineffabile tre­pi­di­tà, quell’arcana lie­vi­ta­zio­ne, quel sen­so di entu­sia­smo che fan­no del­le Con­fes­sio­ni, incom­pa­ra­bil­men­te, il più bel poe­ma di gio­vi­nez­za del­la let­te­ra­tu­ra italiana. 

Per iro­nia del­la sor­te, Nie­vo non ce l’ha fat­ta a mori­re ita­lia­no: il nau­fra­gio in cir­co­stan­ze poco chia­re del suo piro­sca­fo avven­ne nel­la not­te tra il 4 e il 5 mar­zo 1861, ovve­ro tra i 13 e i 12 gior­ni dal­la pro­cla­ma­zio­ne del Regno d’I­ta­lia. Quan­to a Car­lo Alto­vi­ti, l’ottantenne pro­ta­go­ni­sta del­le Con­fes­sio­ni, ci è riu­sci­to e il rac­con­to del­la sua vita è un pre­zio­so ricor­do di ciò che sia­mo stati. 

Con­di­vi­di:
Ettore Campana
Stu­den­te di Giu­ri­spru­den­za e di Let­te­re che vor­reb­be scri­ve­re qual­co­sa di inte­res­san­te, ma nel frat­tem­po cer­ca di divertirsi.

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