Il contrasto tra Harvard e Washington: cosa sta succedendo

Il contrasto tra Harvard e Washington: cosa sta succedendo

L’amministrazione Trump ha recen­te­men­te avvia­to una poli­ti­ca dal pugno duro ver­so le Uni­ver­si­tà sta­tu­ni­ten­si, ope­ran­do coer­ci­ti­va­men­te sul­le uni­ver­si­tà pub­bli­che e in modo esor­ta­ti­vo sul­le pri­va­te. Nel­lo spe­ci­fi­co, seguen­do la rigi­di­tà con cui si affron­ta­no i temi rela­ti­vi alla lot­ta all’immigrazione e al con­tra­sto all’antisemitismo – com­pren­den­do nel­la defi­ni­zio­ne di que­sto anche varie for­me di pro­te­sta non­vio­len­ta pro-Pale­sti­na –, è ini­zia­ta un’opera mas­sic­cia di espul­sio­ne dal­le uni­ver­si­tà di sog­get­ti con­si­de­ra­ti come peri­co­lo­si, di fron­te alla qua­le alcu­ne uni­ver­si­tà han­no accon­sen­ti­to a segui­re la linea Trump, men­tre altre si sono oppo­ste, riba­den­do la pro­pria indipendenza.

Quello delle Università è un settore fondamentale per la cultura statunitense. 

Gli Sta­ti Uni­ti sono da mol­ti con­si­de­ra­ti come il Pae­se più impor­tan­te per ricer­ca e svi­lup­po (R&D), anche in vir­tù del loro pri­ma­to in tema di spe­sa nel set­to­re. Inol­tre, da seco­li le uni­ver­si­tà ame­ri­ca­ne rap­pre­sen­ta­no il pun­to di rife­ri­men­to per l’istruzione degli stu­den­ti più bril­lan­ti e dei sog­get­ti che con­flui­ran­no nel­le éli­te glo­ba­li. Paral­le­la­men­te, le uni­ver­si­tà rico­pro­no un ruo­lo impor­tan­te nell’immaginario col­let­ti­vo nazio­na­le degli USA e nel­la costru­zio­ne dell’identità del­lo Sta­to. Allo stes­so tem­po, l’accademia sta­tu­ni­ten­se spic­ca a livel­lo glo­ba­le e attrae per­so­na­le di alto livel­lo anche per gli alti sti­pen­di che ven­go­no offer­ti a dot­to­ran­di, ricer­ca­to­ri e pro­fes­so­ri.
Per que­sto, l’imposizione di con­di­zio­ni strin­gen­ti alle uni­ver­si­tà da par­te di Trump sor­pren­de, spe­cie se si pen­sa che essa pro­vie­ne da un alum­nus del­la Whar­ton School of the Uni­ver­si­ty of Penn­syl­va­nia, una del­le più pre­sti­gio­se busi­ness schools al mon­do non­ché una del­le otto isti­tu­zio­ni che com­pon­go­no l’Ivy Lea­gue, una lega acca­de­mi­ca com­po­sta dal­le otto uni­ver­si­tà più illu­stri degli Sta­ti Uni­ti nordorientali.

Trump ha ordi­na­to con­trol­li seve­ri e revi­sio­ne dei rego­la­men­ti sull’operato dell’università; a que­sto sco­po, ha recen­te­men­te lan­cia­to vari ordi­ni ese­cu­ti­vi con l’obiettivo di ispe­zio­na­re le entra­te del­le uni­ver­si­tà, in par­ti­co­la­re i finan­zia­men­ti este­ri di que­ste, inse­rir­si negli affa­ri acca­de­mi­ci intac­can­do la liber­tà di inse­gna­men­to e repri­men­do il dis­sen­so a favo­re del con­trol­lo ideo­lo­gi­co.

Men­tre alcu­ne uni­ver­si­tà han­no accet­ta­to le con­di­zio­ni impo­ste da Trump (per­lo­più in vista del­le riper­cus­sio­ni che dovreb­be­ro fron­teg­gia­re in caso con­tra­rio), altre si sono oppo­ste a esse e a gui­da­re le pro­te­ste c’è l’Università di Har­vard. Har­vard è da mol­ti con­si­de­ra­ta come una del­le miglio­ri – se non la miglio­re – uni­ver­si­tà al mon­do per ricer­ca, qua­li­tà didat­ti­ca. Con una dichia­ra­zio­ne del Pre­si­den­te Alan Gar­ber, Har­vard ha rifiu­ta­to le richie­ste dell’amministrazione Trump di con­trol­lo e revi­sio­ne del­le pro­prie poli­ti­che inter­ne, rite­nen­do­le inco­sti­tu­zio­na­li in quan­to con­tra­stan­ti la pro­pria indi­pen­den­za, sfi­dan­do il gover­no che, di con­se­guen­za, ha san­zio­na­to l’Università con­ge­lan­do l’invio di oltre 2 miliar­di di dol­la­ri di fon­di pub­bli­ci per la ricer­ca.

Har­vard ha dei fon­di impo­nen­ti che ammon­ta­no a cir­ca 50 miliar­di di dol­la­ri pro­ve­nien­ti in gran par­te dai pro­pri con­tri­bu­ti alla ricer­ca e da fon­di e dona­zio­ni pri­va­ti – per ave­re un ter­mi­ne di para­go­ne, i pro­ven­ti dell’Università degli Stu­di di Mila­no ammon­ta­no a cir­ca 600 milio­ni di euro. Ne con­se­gue che le san­zio­ni di Washing­ton ven­go­no per­ce­pi­te solo in modo limi­ta­to dall’università, spe­cie se si pen­sa che sono sta­te accom­pa­gna­te da un aumen­to espo­nen­zia­le di dona­zio­ni da par­te di pri­va­ti in rispo­sta al gover­no. Tut­ta­via, occor­re nota­re come il taglio dei fon­di sia sta­to accom­pa­gna­to anche da altre poli­ti­che in con­tra­sto all’università.

Nel­lo spe­ci­fi­co, l’IRS, cor­ri­spet­ti­vo sta­tu­ni­ten­se dell’Agenzia del­le Entra­te, sta­reb­be pia­ni­fi­can­do di revo­ca­re lo sta­tus di esen­zio­ne fisca­le di cui Har­vard gode in qua­li­tà di uni­ver­si­tà. Addi­zio­nal­men­te, non va dimen­ti­ca­to che Har­vard è com­po­sta da un siste­ma impo­nen­te con costi altis­si­mi e spe­se desti­na­te ai tan­ti pro­get­ti e alle bor­se di stu­dio che si offro­no agli stu­den­ti, costi enor­mi se si pen­sa che una gran­de par­te degli stu­den­ti non paga e non paghe­rà le ret­te di cir­ca $60.000 che Har­vard richie­de, spe­cie a segui­to del­la recen­te intro­du­zio­ne di nuo­ve rego­le che pre­ve­do­no ret­te gra­tui­te nell’Harvard Col­le­ge per tut­ti gli stu­den­ti con red­di­ti fami­lia­ri infe­rio­ri a $200.000 e coper­tu­ra com­ple­ta del­le spe­se di vita per quel­li con red­di­ti fami­lia­ri infe­rio­ri a $100.000.

È interessante capire gli effetti pratici dell’inasprimento delle relazioni tra Harvard e il governo americano – che, oltretutto, sembrerebbe provenire da una lettera inviata per errore dal secondo all’Università – tramite il caso della scienziata Kseniia Petrova.

Trat­ta­si di una scien­zia­ta rus­sa che lavo­ra alla Scuo­la Medi­ca di Har­vard e sta­va con­du­cen­do ricer­che dall’altissimo poten­zia­le su nuo­vi meto­di di dia­gno­si del can­cro, ma al suo ulti­mo arri­vo negli Sta­ti Uni­ti è sta­ta trat­te­nu­ta, le è sta­to strap­pa­to il visto ed è sta­ta arre­sta­ta per moti­va­zio­ni mino­ri rela­ti­ve al non aver dichia­ra­to gli embrio­ni di rana che tra­spor­ta­va; la pos­si­bi­li­tà di espa­trio in Rus­sia rap­pre­sen­ta una minac­cia per la ricer­ca­tri­ce, viste le sue posi­zio­ni di cri­ti­ca a Putin espres­se in passato.

Har­vard ha gui­da­to le pro­te­ste del­le uni­ver­si­tà ame­ri­ca­ne e assie­me a essa si sono schie­ra­te oltre 100 uni­ver­si­tà, che difen­do­no l’autonomia del­le acca­de­mie pri­va­te e con­dan­na­no le inge­ren­ze poli­ti­che nel siste­ma di edu­ca­zio­ne supe­rio­re. Paral­le­la­men­te, pro­ce­de l’opera minac­cio­sa di Trump ver­so stu­den­ti e ricer­ca­to­ri stra­nie­ri che lavo­ra­no nel­le uni­ver­si­tà sta­tu­ni­ten­si, con arre­sti a chi è accu­sa­to di soste­ne­re Hamas ed esse­re anti­se­mi­ta o per­fi­no di sog­get­ti i cui arre­sti non sono nem­me­no sta­ti moti­va­ti, men­tre mol­ti stu­den­ti inter­na­zio­na­li han­no deci­so di non lascia­re gli Sta­ti Uni­ti nem­me­no nei perio­di di vacan­za per timo­re che i pro­pri visti ven­ga­no revo­ca­ti.

In rispo­sta al cli­ma di ten­sio­ne cre­scen­te, nume­ro­si ricer­ca­to­ri sta­tu­ni­ten­si stan­no valu­tan­do di lascia­re gli Sta­ti Uni­ti. Stan­do a recen­ti son­dag­gi, una por­zio­ne impor­tan­te del­lo staff acca­de­mi­co di alcu­ne del­le miglio­ri uni­ver­si­tà al mon­do sta­reb­be valu­tan­do di lascia­re gli Sta­ti Uni­ti per anda­re a lavo­ra­re in Regno Uni­to, Sta­ti dell’Unione Euro­pea, Giap­po­ne, Sin­ga­po­re e altri Pae­si le cui uni­ver­si­tà accol­go­no a brac­cia aper­te figu­re ben sti­ma­te nell’ambito del­la ricer­ca, per­fi­no rinun­cian­do a posi­zio­ni di pre­sti­gio e sti­pen­di a sei cifre pur di man­te­ne­re la pro­pria auto­no­mia e ave­re la garan­zia di lavo­ra­re in ambien­ti di lavo­ro liberi. 

Que­sto è un rischio enor­me per gli Sta­ti Uni­ti che l’amministrazione Trump sem­bra pren­de­re sot­to­gam­ba: per­de­re la pri­ma­zia nei set­to­ri del­la ricer­ca e del­lo svi­lup­po lega­ti alle uni­ver­si­tà sareb­be un dan­no enor­me agli Sta­ti Uni­ti e por­te­reb­be a un inde­bo­li­men­to del pre­sti­gio cul­tu­ra­le di cui gli USA godo­no.
L’evoluzione di que­sta situa­zio­ne può esse­re vita­le per il futu­ro del Pae­se e per il suo pre­sti­gio; per­tan­to, resta impor­tan­te segui­re que­sta vicen­da e com­pren­de­re come si muo­ve­ran­no le acca­de­mie e Washing­ton, se l’amministrazione Trump mol­le­rà la pre­sa sul tema nei pros­si­mi mesi, le uni­ver­si­tà sta­tu­ni­ten­si cede­ran­no alle richie­ste di Trump o per­si­ste­rà un cli­ma di gelo tra istru­zio­ne supe­rio­re e governo.

Con­di­vi­di:
Edoardo Fazzini
Sono uno stu­den­te di Scien­ze Inter­na­zio­na­li e Isti­tu­zio­ni Euro­pee pres­so l’Università degli Stu­di di Mila­no, aman­te del­le tema­ti­che geo­po­li­ti­che inter­na­zio­na­li e dell’informazione scientifico-politica.
Pen­so che con­cre­tiz­za­re la mia pas­sio­ne sia qual­co­sa di bel­lo, per­ché di fron­te a cre­scen­ti sfi­de l’informazione deve pro­gre­di­re, e solo cono­scen­do la real­tà e dif­fon­den­do quan­to si appren­de si può imma­gi­na­re un futu­ro migliore.
About Edoardo Fazzini 15 Articoli
Sono uno studente di Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l’Università degli Studi di Milano, amante delle tematiche geopolitiche internazionali e dell’informazione scientifico-politica. Penso che concretizzare la mia passione sia qualcosa di bello, perché di fronte a crescenti sfide l’informazione deve progredire, e solo conoscendo la realtà e diffondendo quanto si apprende si può immaginare un futuro migliore.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.