Kit di sopravvivenza UE: allarmismo o buon senso?

Lo scor­so 26 mar­zo, Had­ja Lah­bib, com­mis­sa­ria del­l’U­nio­ne Euro­pea per la gestio­ne del­le cri­si, ha pub­bli­ca­to un video in cui invi­ta­va i cit­ta­di­ni euro­pei a munir­si di un kit di soprav­vi­ven­za con tut­to il neces­sa­rio per affron­ta­re 72 ore sen­za aiu­ti gover­na­ti­vi. Nei gior­ni seguen­ti, l’opinione pub­bli­ca euro­pea si è divi­sa tra chi lo ha con­si­de­ra­to allar­mi­smo e chi un atto di buon­sen­so, ma qual è lo sco­po dell’UE? Que­ste ini­zia­ti­ve avran­no un impat­to rilevante?

Nel video, Lah­bib ha estrat­to uno a uno dal­la bor­sa tut­ti gli ogget­ti neces­sa­ri duran­te una cri­si: dall’acqua al cari­ca­bat­te­rie del tele­fo­no, com­pre­so un maz­zo di car­te da gio­co per non anno­iar­si. Que­sto tipo di indi­ca­zio­ni non sono una novi­tà. Già nel novem­bre 2024 la Sve­zia ave­va rea­liz­za­to un opu­sco­lo del tito­lo «In case of Cri­sis and War» che si spin­ge­va ben oltre la pre­pa­ra­zio­ne di un sem­pli­ce kit, illu­stran­do nel det­ta­glio tut­te le pro­ce­du­re da segui­re in caso di inva­sio­ne. Anche Dani­mar­ca, Fin­lan­dia, Nor­ve­gia, Fran­cia e le repub­bli­che bal­ti­che han­no dato il via a ini­zia­ti­ve simi­li, a ripro­va del fat­to che la pre­pa­ra­zio­ne di kit e pia­ni di emer­gen­za non è frut­to di una regia euro­pea, ben­sì del­la volon­tà dei sin­go­li pae­si di pre­pa­rar­si al peggio.

A stupire, dunque, non sono tanto le indicazioni fornite, quanto il modo in cui vengono presentate.

La com­mis­sa­ria, infat­ti, sor­ri­de e scher­za con i gior­na­li­sti fuo­ri cam­po e il suo tono leg­ge­ro coz­za for­te­men­te con la serie­tà del­la que­stio­ne. Il moti­vo prin­ci­pa­le di que­sta scel­ta sem­bra esse­re quel­lo di evi­ta­re il pani­co e di rispon­de­re alle cri­ti­che dei par­ti­ti di estre­ma destra. Quest’ultimi han­no, difat­ti, con­dan­na­to sia il pia­no di riar­mo euro­peo, sia le com­pa­gne di infor­ma­zio­ne, con­si­de­ra­te con­tro pro­du­cen­ti e inu­til­men­te allarmanti. 

Il mini­stro Sal­vi­ni, ad esem­pio, ha dichia­ra­to di teme­re che il video «sia figlio di un pro­get­to, ter­ro­riz­zar­ci». In real­tà è figlio di un altro pro­get­to, il Pre­pa­red­ness Union Stra­te­gy, ovve­ro la stra­te­gia per coor­di­na­re gli sfor­zi di gover­ni e popo­li euro­pei in caso di inva­sio­ni mili­ta­ri, attac­chi infor­ma­ti­ci, disa­stri natu­ra­li e cri­si sani­ta­rie. Que­sto pro­gram­ma è a sua vol­ta frut­to di un report redat­to dal con­si­glie­re spe­cia­le Sau­li Nii­ni­stö che, tra­mi­te son­dag­gi svol­ti in tut­ti i pae­si dell’Unione, ha evi­den­zia­to l’urgenza di infor­ma­re la popo­la­zio­ne, pre­oc­cu­pa­ta per le ten­sio­ni geo­po­li­ti­che, ma anche per i fre­quen­ti disa­stri natu­ra­li dovu­ti al cam­bia­men­to climatico. 

L’attività informativa portata avanti dall’UE, quindi, sembra rispondere a esigenze reali, anche se il metodo comunicativo di Lahbib solleva qualche perplessità.

Come sot­to­li­nea­to da Brea­king Ita­ly, la musi­ca uti­liz­za­ta, in sti­le anni ‘40/’50, sem­bra richia­ma­re un’atmosfera da Guer­ra fred­da, men­tre il lin­guag­gio scher­zo­so depo­ten­zia il mes­sag­gio, facen­do appa­ri­re meno urgen­te la neces­si­tà di pre­pa­rar­si al peg­gio, sen­za peral­tro evi­ta­re lo scon­tro poli­ti­co. Scon­tro che ha rag­giun­to l’apice con l’intervento di Van­nac­ci al Par­la­men­to euro­peo, in cui l’eurodeputato leghi­sta ha invi­ta­to la com­mis­sa­ria Lah­bib a pre­pa­rar­si a «scap­pa­re da ladri e stu­pra­to­ri, spes­so clan­de­sti­ni, e per scam­pa­re al fred­do, dato che l’energia a cau­sa dei vostri erro­ri costa sem­pre di più». Per la Lega e i suoi omo­lo­ghi euro­pei l’unica inva­sio­ne per cui biso­gne­reb­be pre­pa­rar­si è quel­la isla­mi­ca e tut­to il resto è fumo negli occhi dei cittadini.

Al net­to del­le pole­mi­che, sem­bra giu­sto doman­dar­si quan­to pos­sa esse­re effi­ca­ce la cam­pa­gna infor­ma­ti­va euro­pea, soprat­tut­to se non imple­men­ta­ta dai sin­go­li Sta­ti mem­bri. Se Fran­cia e pae­si nord euro­pei, infat­ti, si sono mos­si auto­no­ma­men­te, Ita­lia e Spa­gna, pur rite­nen­do neces­sa­rio appron­ta­re misu­re urgen­ti, sem­bra­no più restie nel crea­re opu­sco­li o video infor­ma­ti­vi. Anco­ra una vol­ta, quin­di, i pae­si dell’Unione sem­bra­no muo­ver­si a velo­ci­tà diver­se, dimo­stran­do la man­can­za di un coor­di­na­men­to tem­pe­sti­vo. Inol­tre, a dif­fe­ren­za del riar­mo, que­sto pia­no non ha carat­te­re legi­sla­ti­vo, non è dun­que vin­co­lan­te per i sin­go­li sta­ti che pos­so­no deci­de­re se acco­glie­re o meno i con­si­gli euro­pei, depo­ten­zian­do, di con­se­guen­za, l’efficacia del­la cam­pa­gna stessa.

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Giacomo Pallotta
Stu­den­te di Comu­ni­ca­zio­ne lau­rea­to in Sto­ria, amo scri­ve­re di poli­ti­ca, socie­tà e tec­no­lo­gia. Sono appas­sio­na­to di pod­ca­sting, di radio­fo­nia, e non disde­gno un buon libro.

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