Lemuria: il mito di un continente e la realtà di un impero

Se vi si dices­se che nell’Oceano India­no vi è un gigan­te­sco con­ti­nen­te som­mer­so in cui alcu­ni sosten­go­no esse­re com­par­sa la spe­cie uma­na, voi ci cre­de­re­ste? For­se no, eppu­re l’esistenza di que­sta ter­ra a trat­ti leg­gen­da­ria ha a lun­go ali­men­ta­to acce­si dibat­ti­ti all’interno del­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca. La mas­sa ter­re­stre in que­stio­ne è quel­la di Lemu­ria, pro­po­sta nel 1864 dal­lo zoo­lo­go Phi­lip Scla­ter per spie­ga­re la pre­sen­za di fos­si­li di lemu­ri in Mada­ga­scar e in India, ma non nell’Africa con­ti­nen­ta­le. Que­sto “pon­te” tra le due regio­ni rima­se una teo­ria discus­sa fino alla gra­dua­le affer­ma­zio­ne del­la tet­to­ni­ca del­le plac­che e del­la deri­va dei con­ti­nen­ti, che a par­ti­re dall’inizio del Ven­te­si­mo seco­lo accol­se­ro sem­pre più soste­ni­to­ri, fino a esse­re rico­no­sciu­te come fat­ti negli anni ’60.

Nono­stan­te que­sto svi­lup­po, nel 1990 acca­de­va un even­to pecu­lia­re. In occa­sio­ne del ven­ti­cin­que­si­mo anni­ver­sa­rio del Ter­ri­to­rio Bri­tan­ni­co del­l’O­cea­no India­no (BIOT), for­ma­to da un arci­pe­la­go a nord-est del Mada­ga­scar, a esso veni­va con­ces­so di adot­ta­re uno stem­ma e un motto.

Lo slogan scelto fu “In tutela nostra Limuria”: una frase latina che, a scapito di eventuali contendenti, dichiara con orgoglio la sovranità inglese sul mitico continente.

Tut­ta­via, le pre­te­se di Lon­dra sull’ “Atlan­ti­de” dell’Oceano India­no si sono fat­te col tem­po sem­pre più scric­chio­lan­ti e oggi pos­sia­mo dire che esse abbia­no pro­prio i gior­ni con­ta­ti. Le ragio­ni di ciò sono rin­trac­cia­bi­li con la nasci­ta stes­sa del BIOT, avve­nu­ta nell’epoca del­la deco­lo­niz­za­zio­ne. I ter­ri­to­ri del futu­ro pos­se­di­men­to d’oltremare ven­ne­ro infat­ti rica­va­ti sot­traen­do­li alla colo­nia del­le Mau­ri­tius, che suc­ces­si­va­men­te rag­giun­se l’indipendenza.

I ter­ri­to­ri sot­trat­ti coin­ci­do­no con l’arci­pe­la­go Cha­gos, che il Regno Uni­to deci­se di tene­re con lo sco­po di costrui­re una base mili­ta­re sull’isola più gran­de, ovve­ro Die­go Gar­cia. Per poter crea­re que­sto avam­po­sto mili­ta­re, tut­to­ra usa­to anche dagli Sta­ti Uni­ti, ven­ne depor­ta­ta l’intera popo­la­zio­ne nativa.

Le vittime di questa grave violazione dei diritti umani vennero private della loro terra e gli fu impedito di far ritorno all’arcipelago, finendo con l’essere costrette a vivere per decenni in situazioni di emarginazione economica e sociale.

Tut­to­ra que­sta ingiu­sti­zia per­ma­ne, anche se la situa­zio­ne potreb­be cam­bia­re a breve.

La deci­sio­ne di sepa­ra­re l’arcipelago Cha­gos dal resto del­le Mau­ri­tius è infat­ti anda­ta incon­tro a sem­pre più cri­ti­che. Que­sto per­ché, come soste­nu­to dal­la Cor­te Inter­na­zio­na­le di Giu­sti­zia nel 2019, tale sepa­ra­zio­ne ter­ri­to­ria­le è con­tra­ria ai prin­cì­pi del dirit­to inter­na­zio­na­le. In par­ti­co­la­re, essa va con­tro il dirit­to di auto­de­ter­mi­na­zio­ne dei popo­li, di cui l’integrità ter­ri­to­ria­le è un aspet­to fon­da­men­ta­le. Nel pare­re, la Cor­te invi­ta il Regno Uni­to a ces­sa­re la pro­pria ammi­ni­stra­zio­ne dell’arcipelago “il più rapi­da­men­te pos­si­bi­le”. Inol­tre, essa sostie­ne che i cha­gos­sia­ni deb­ba­no poter tor­na­re alle pro­prie terre.

Da allo­ra una serie di nego­zia­ti sono sta­ti por­ta­ti avan­ti tra il Regno Uni­to e le Mau­ri­tius, arri­van­do nell’ottobre 2024 a quel­lo che diver­se testa­te han­no pre­sen­ta­to come la con­clu­sio­ne di que­sta vicen­da sto­ri­ca. In real­tà que­sto non è avve­nu­to, dato il cam­bio di ese­cu­ti­vo del­lo Sta­to afri­ca­no, il cui nuo­vo lea­der ha denun­cia­to l’accordo rag­giun­to dal pre­de­ces­so­re, defi­nen­do­lo una “sven­di­ta”. Suc­ces­si­va­men­te un altro cam­bio di ese­cu­ti­vo, rap­pre­sen­ta­to dall’elezione di Donald Trump, ha fat­to sospen­de­re ulte­rio­ri negoziati.

Il primo aprile il presidente statunitense ha approvato il piano che prevede la restituzione dei possedimenti dell’arcipelago alle Mauritius, portando alla ripresa dei negoziati. 

Tale cam­bio di sovra­ni­tà non sarà istan­ta­neo, men­tre si può pre­sup­por­re che in linea gene­ra­le segui­rà quan­to si era deci­so a otto­bre. Nel caso, il BIOT ter­mi­ne­reb­be qua­si subi­to di ammi­ni­stra­re gran par­te dei suoi ter­ri­to­ri, per poi ces­sa­re di esi­ste­re dopo 99 anni, con la resti­tu­zio­ne di Die­go Gar­cia. Que­sto svi­lup­po, sep­pur con sessant’anni di ritar­do, darà final­men­te giu­sti­zia allo Sta­to afri­ca­no che ha dovu­to subi­re l’umiliazione di veder­si il ter­ri­to­rio muti­la­to e par­te del pro­prio popo­lo depor­ta­to. Una sto­ria non così rara, a dire la verità. 

Infi­ne, men­tre il mito di Lemu­ria è ormai rele­ga­to ai libri di Sto­ria, con la len­ta ripa­ra­zio­ne di que­ste ingiu­sti­zie, ci avvi­ci­nia­mo al gior­no in cui anche il colo­nia­li­smo potrà esse­re con­se­gna­to al passato.

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Nicolò Bianconi
Sono uno stu­den­te di Scien­ze inter­na­zio­na­li al ter­zo anno. Ho una gene­ra­le curio­si­tà per il mon­do, che mi por­ta ad ave­re mol­te pas­sio­ni e innu­me­re­vo­li inte­res­si. Tra que­sti la scrit­tu­ra occu­pa un posto speciale.
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Sono uno studente di Scienze internazionali al terzo anno. Ho una generale curiosità per il mondo, che mi porta ad avere molte passioni e innumerevoli interessi. Tra questi la scrittura occupa un posto speciale.

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