L’evoluzione del terremoto in Myanmar

L’evoluzione del terremoto in Myanmar
L’evoluzione del terremoto in Myanmar

Lo scor­so 28 mar­zo un ter­re­mo­to di magni­tu­do 7.7 ha col­pi­to il Myan­mar, met­ten­do in ginoc­chio la già sof­fe­ren­te popo­la­zio­ne, che dal 2021 sta viven­do una vio­len­ta guer­ra civile

Il gover­no sali­to al pote­re in segui­to a un col­po di sta­to è infat­ti disco­no­sciu­to da grup­pi di ribel­li con­tra­ri alla dit­ta­tu­ra mili­ta­re che si è instau­ra­ta. Gli scon­tri tra le par­ti han­no por­ta­to a una gra­ve cri­si ali­men­ta­re e a un note­vo­le inde­bo­li­men­to dell’economia del paese.

Alla pri­ma scos­sa di ter­re­mo­to, nei gior­ni suc­ces­si­vi, ne sono segui­te altre di inten­si­tà inferiore.

L’evento sismi­co ha inte­res­sa­to anche i pae­si vici­ni, in par­ti­co­la­re la Thai­lan­dia: è infat­ti crol­la­to un edi­fi­cio che ha por­ta­to alla mor­te cir­ca 44 per­so­ne, men­tre 50 risul­ta­no anco­ra disper­se. Le vit­ti­me tota­li del ter­re­mo­to, al 15 apri­le, si sti­ma sia­no più di 3700, a cui si aggiun­go­no 5710 feri­ti e cir­ca 130 dispersi.

Dopo la pri­ma scos­sa, il capo del gover­no mili­ta­re, il gene­ra­le Min Aung Hlaing, ha invi­ta­to qual­sia­si Pae­se a for­ni­re soc­cor­so e dona­zio­ni. Que­sta inso­li­ta richie­sta di aiu­to mostra quan­to la situa­zio­ne sia gra­ve, poi­ché il Myan­mar, dopo il col­po di sta­to, è rima­sto mol­to iso­la­to, intrat­te­nen­do rap­por­ti inter­na­zio­na­li con pochis­si­me nazioni.

Dal 29 marzo sono arrivati aiuti umanitari da diversi paesi, tra cui Cina, India, Russia, oltre che dall’ONU e dall’UE.

Anche il pre­si­den­te ame­ri­ca­no Donald Trump ha assi­cu­ra­to il suo inter­ven­to, stan­zian­do due milio­ni di dol­la­ri. La Cina ha invia­to inve­ce aiu­ti per due­cen­to milio­ni di dol­la­ri. Il sup­por­to sta­tu­ni­ten­se, inso­li­ta­men­te mode­sto, può esse­re attri­bui­to ai signi­fi­ca­ti­vi tagli che l’amministrazione Trump ha effet­tua­to all’Agenzia fede­ra­le per lo Svi­lup­po Inter­na­zio­na­le (USAID), la qua­le per decen­ni ha for­ni­to assi­sten­za per lo svi­lup­po e sup­por­to uma­ni­ta­rio in nume­ro­si pae­si di tut­to il mondo.

Il segre­ta­rio di Sta­to Mar­co Rubio ha dichia­ra­to che gli Sta­ti Uni­ti non pos­so­no più soste­ne­re la mag­gior par­te degli aiu­ti uma­ni­ta­ri glo­ba­li, invi­tan­do le altre nazio­ni ric­che a fare la loro par­te dopo il terremoto.

La giun­ta mili­ta­re al gover­no e i ribel­li han­no dichia­ra­to il ces­sa­te il fuo­co tem­po­ra­neo per i gior­ni suc­ces­si­vi alle scos­se, pro­prio per faci­li­ta­re l’ingresso nel Pae­se dell’assistenza uma­ni­ta­ria este­ra, che è pron­ta­men­te arri­va­ta sia nel­la capi­ta­le Nay­py­i­daw che in altre cit­tà. Ma luo­ghi come Sagaing, che è la mag­gio­re cit­tà vici­no all’epicentro e regi­stra l’80% degli edi­fi­ci pre­sen­ti distrut­ti, sono dif­fi­cil­men­te rag­giun­gi­bi­li dai camion di aiu­ti poi­ché il regi­me ne sta bloc­can­do e ral­len­tan­do l’arrivo tra­mi­te il posi­zio­na­men­to di nume­ro­si posti di bloc­co che inti­mo­ri­sco­no i volon­ta­ri e sco­rag­gia­no gli spostamenti.

La prima tornata di soccorsi è arrivata solo tre giorni dopo il disastro.

Que­sto ostru­zio­ni­smo è dovu­to al fat­to che l’intera regio­ne di Sagaing è uno dei prin­ci­pa­li cen­tri di atti­vi­tà dei ribel­li, pro­prio per que­sto, già da ben pri­ma del sisma, era pri­va di elet­tri­ci­tà e acqua puli­ta in diver­se zone. Anche la con­nes­sio­ne inter­net era siste­ma­ti­ca­men­te bloc­ca­ta o comun­que rallentata.

Per­si­no nel­le aree dove il gover­no non li osta­co­la diret­ta­men­te, for­ni­re assi­sten­za e soc­cor­so rima­ne mol­to com­ples­so: mol­te stra­de sono impra­ti­ca­bi­li per le vora­gi­ni e per la cadu­ta di pon­ti ed edi­fi­ci. Ciò cau­sa, tra le altre cose, l’impossibilità del pas­sag­gio di esca­va­to­ri e mez­zi che per­met­to­no la rimo­zio­ne di mace­rie, le ricer­che dei disper­si e il recu­pe­ro dei corpi.

Nono­stan­te le dichia­ra­zio­ni di ces­sa­te il fuo­co, gli attac­chi mili­ta­ri da par­te del gover­no sono con­ti­nua­ti: nei die­ci gior­ni suc­ces­si­vi alle scos­se si sono regi­stra­ti alme­no quat­tor­di­ci attacchi.

La situa­zio­ne è resa anco­ra più dram­ma­ti­ca dal­le con­di­zio­ni meteo: ele­va­te tem­pe­ra­tu­re e piog­gia tor­ren­zia­le potreb­be­ro por­ta­re alla dif­fu­sio­ne tra gli sfol­la­ti di malat­tie, tra cui il colera.

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Gaia Bassanini
Mi chia­mo Gaia e nel­la vita cer­co di capi­re cosa voglio fare da gran­de, nel frat­tem­po cuci­no, mi fac­cio incu­rio­si­re da ciò che non cono­sco e pro­vo a capi­re cosa ci sta die­tro. Mi affa­sci­na­no i testi scrit­ti bene e le per­so­ne che cono­sco­no tan­ti aned­do­ti. Nel resto del mio tem­po stu­dio giurisprudenza.

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