L’impatto invisibile dell’inquinamento artificiale

Oggi l’uso di inter­net sem­bra indi­spen­sa­bi­le. Sen­za stru­men­ti digi­ta­li, fati­chia­mo a comu­ni­ca­re, a fis­sa­re appun­ta­men­ti e per­si­no a spo­star­ci da una zona all’altra del­la cit­tà. È ormai evi­den­te che sia­mo diven­ta­ti dipen­den­ti dai dispo­si­ti­vi elet­tro­ni­ci e dai social net­work, che uti­liz­zia­mo in modo auto­ma­ti­co per ogni esi­gen­za. Negli ulti­mi anni, l’avanzamento tec­no­lo­gi­co e l’avvento dell’intelligenza arti­fi­cia­le sem­bra­no aver inne­sca­to un mec­ca­ni­smo simi­le. Stru­men­ti come ChatGPT ven­go­no impie­ga­ti per scri­ve­re e‑mail, por­re doman­de medi­che o svol­ge­re com­pi­ti sco­la­sti­ci e uni­ver­si­ta­ri. Tut­to que­sto, però, a sca­pi­to del pia­ne­ta e del­la nostra salute.

L’immediatezza e la facilità di accesso a internet creano l’illusione di smaterializzazione, facendoci dimenticare che la rete si regge su server e reti di cavi, una complessa infrastruttura fisica che inquina il pianeta per la sua produzione, alimentazione energetica e raffreddamento. 

Ogni vol­ta che navi­ghia­mo onli­ne, con­tri­buia­mo all’emissione di ani­dri­de car­bo­ni­ca: una sin­go­la ricer­ca su Goo­gle può gene­ra­re da 0,2 a 7 gram­mi di CO₂. Anche se que­sta quan­ti­tà, pre­sa iso­la­ta­men­te, sem­bra irri­so­ria, si sti­ma che ogni anno l’industria del­le tec­no­lo­gie dell’informazione e del­la comu­ni­ca­zio­ne pro­du­ca 830 milio­ni di ton­nel­la­te di ani­dri­de car­bo­ni­ca, pari al 2% del­le emis­sio­ni glo­ba­li. Ogni e‑mail invia­ta, ogni serie TV guar­da­ta in strea­ming e ogni video­chia­ma­ta effet­tua­ta com­por­ta un impat­to ambientale.

La stes­sa illu­sio­ne si veri­fi­ca quan­do uti­liz­zia­mo l’intelligenza arti­fi­cia­le. Inte­ra­gen­do con stru­men­ti come ChatGPT, non per­ce­pia­mo cosa avvie­ne die­tro la sua rapi­da gene­ra­zio­ne del­le risposte. 

L’inquinamento lega­to all’IA nasce innan­zi­tut­to duran­te la sua crea­zio­ne: si sti­ma che svi­lup­pa­re e adde­stra­re un model­lo di intel­li­gen­za arti­fi­cia­le pro­du­ca cir­ca 300 ton­nel­la­te di CO₂. Inol­tre, anche il suo uti­liz­zo quo­ti­dia­no da par­te degli uten­ti, per­si­no per com­pi­ti sem­pli­ci, com­por­ta un dispen­dio ener­ge­ti­co signi­fi­ca­ti­vo. Per esem­pio, la gene­ra­zio­ne di un’immagine da par­te dell’intelligenza arti­fi­cia­le con­su­ma ener­gia pari a quel­la neces­sa­ria per rica­ri­ca­re com­ple­ta­men­te uno smart­pho­ne. Oltre alle emis­sio­ni di gas ser­ra dovu­te al con­su­mo ener­ge­ti­co, un ulte­rio­re pro­ble­ma è il dispen­dio di acqua per il raf­fred­da­men­to dei server. 

Secondo uno studio del Washington Post e dell’Università della California Riverside, per generare una semplice e‑mail di 100 parole, ChatGPT‑4 può consumare più di mezzo litro di acqua. 

Inol­tre, l’e­nor­me fab­bi­so­gno ener­ge­ti­co, lo spre­co di acqua e l’inquinamento atmo­sfe­ri­co han­no con­se­guen­ze dan­no­se sul­la salu­te uma­na. Se da un lato è dif­fu­sa la con­sa­pe­vo­lez­za dell’importanza di pre­ser­va­re le risor­se idri­che, dall’altro lato si sot­to­va­lu­ta il lega­me tra l’inquinamento cau­sa­to dall’IA e lo svi­lup­po di pro­ble­mi respi­ra­to­ri. Sem­pre secon­do l’Università del­la Cali­for­nia River­si­de, entro il 2030, negli Sta­ti Uni­ti, l’energia con­su­ma­ta dall’intelligenza arti­fi­cia­le potreb­be pro­vo­ca­re 600.000 nuo­vi casi di asma e 1.300 mor­ti pre­ma­tu­re ogni anno, con un con­se­guen­te aumen­to dei costi per la sanità. 

Attual­men­te, l’IA si ali­men­ta prin­ci­pal­men­te attra­ver­so com­bu­sti­bi­li fos­si­li, ma un mag­gio­re inve­sti­men­to in ener­gie rin­no­va­bi­li e nuclea­ri potreb­be atte­nua­re le sue con­se­guen­ze sul­la salu­te uma­na e del pianeta. 

Nonostante tutto, non possiamo negare che queste tecnologie siano diventate strumenti importantissimi. 

Infat­ti, è impor­tan­te con­si­de­ra­re che, se da un lato l’IA ha un impat­to ambien­ta­le, dall’altro è anche più effi­cien­te rispet­to agli esse­ri uma­ni nel­la pro­du­zio­ne di con­te­nu­ti, ridu­cen­do così i tem­pi e le risor­se neces­sa­ri. Tut­ta­via, è fon­da­men­ta­le non abu­sar­ne, evi­tan­do di dele­ga­re ogni atti­vi­tà all’intelligenza artificiale.

Con­di­vi­di:
Federica Corsaro
Lau­rea­ta in Media­zio­ne Lin­gui­sti­ca e ora stu­den­tes­sa di Comu­ni­ca­zio­ne. Mi inte­res­sa sem­pre ciò che suc­ce­de nel mon­do e cono­sce­re le diver­se cul­tu­re che lo abitano.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.