The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.


Il Gat­to­par­do, Mini­se­rie, Net­flix (Richard War­low, Ben­ji Wal­ters) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Trat­to dall’omonimo roman­zo di Giu­sep­pe Toma­si di Lam­pe­du­sa, pre­ce­du­to dal film diret­to da Luchi­no Viscon­ti, Il Gat­to­par­do arri­va anche su Net­flix come una mini­se­rie in sei pun­ta­te. La Sici­lia è tea­tro di nume­ro­se bat­ta­glie, in cui scon­tra­no i filo­bor­bo­ni­ci e i gari­bal­di­ni. Pare che il desti­no dell’isola sia di esse­re inte­gra­ta nel futu­ro Regno d’Italia. Le vicen­de sto­ri­co-poli­ti­che sem­bra­no toc­ca­re la mag­gior par­te degli abi­tan­ti del­le varie cit­tà, in par­ti­co­lar modo le fami­glie nobi­li. Di sicu­ro è poco feli­ce Don Fabri­zio, prin­ci­pe di Sali­na, il Gat­to­par­do (Kim Ros­si Stuart), che vive que­sto cam­bia­men­to con timo­re e come un peri­co­lo per tut­te le sue ric­chez­ze. La fami­glia del Gat­to­par­do è però mol­to sfac­cet­ta­ta: tra le mura di casa sem­bra ci sia anche chi è con­vin­to che Gari­bal­di pos­sa esse­re una nuo­va oppor­tu­ni­tà, come suo nipo­te Tan­cre­di (Saul Nan­ni), ver­so il qua­le però Don Fabri­zio nutre un sin­ce­ro affet­to, accor­to­si anche del lega­me tra lui e la figlia Con­cet­ta (Bene­det­ta Por­ca­ro­li). Un pro­dot­to dina­mi­co, con ambien­ta­zio­ni sug­ge­sti­ve e pro­ve atto­ria­li degne di nota: Por­ca­ro­li met­te in sce­na un’ottima Con­cet­ta, pro­ta­go­ni­sta del­le vicen­de tan­to quan­to lo stes­so Gat­to­par­do. La mini­se­rie è un’occasione per recu­pe­ra­re una sto­ria maga­ri non a tut­ti fami­lia­re, ma pur sem­pre uno dei roman­zi car­di­ne del­la let­te­ra­tu­ra ita­lia­na del Nove­cen­to. Pun­ta­te scor­re­vo­li e pia­ce­vo­li che lascia­no pas­sa­re in secon­do pia­no il non per­fet­to accen­to sici­lia­no del cast. Poco uti­le un con­fron­to con il film di Viscon­ti, l’approccio del­la serie è diver­so e rima­ne bel­lo esplo­ra­re la sto­ria anche in que­sto modo.


Ado­le­scen­ce, Mini­se­rie, Net­flix, (Jack Thor­ne e Ste­phen Gra­ham) – Recen­sio­ne di Nina Fresia

I quat­tro epi­so­di più visti nel­la sto­ria di Net­flix Ita­lia: è “Ado­le­scen­ce” la serie tv più guar­da­ta sul­la piat­ta­for­ma strea­ming dagli spet­ta­to­ri del­la peni­so­la. La mini­se­rie bri­tan­ni­ca ha rag­giun­to più di 66 milio­ni di visua­liz­za­zio­ni a sole due set­ti­ma­ne dal­la sua usci­ta a mar­zo. C’è chi addi­rit­tu­ra ha pro­po­sto di pro­iet­tar­la nel­le scuo­le. Per­ché l’idea di Jack Thor­ne e Ste­phen Gra­ham ha avu­to suc­ces­so pro­prio per il suo risvol­to socia­le: attra­ver­so la sto­ria del tre­di­cen­ne Jamie Mil­ler, accu­sa­to dell’omicidio del­la com­pa­gna di scuo­la Katie Leo­nard, ven­go­no acce­si i riflet­to­ri sul feno­me­no “incel”. Que­sta sub­cul­tu­ra onli­ne, spes­so dal­le deri­ve estre­mi­ste e for­te­men­te miso­gi­ne, è popo­la­ta da uomi­ni per­lo­più ete­ro­ses­sua­li che cer­ca­no una rela­zio­ne sen­ti­men­ta­le e/o ses­sua­le sen­za mai riu­sci­re a instau­rar­la. Nel­la serie insul­ti e fru­stra­zio­ni del web si riflet­to­no con pre­po­ten­za nel­la vita rea­le, mostran­do come bul­li­smo onli­ne e pres­sio­ne socia­le tra ado­le­scen­ti pos­sa­no ave­re con­se­guen­ze dram­ma­ti­che. Ambien­ta­ta nel­lo York­shi­re, la sto­ria segue le inda­gi­ni del­la poli­zia gui­da­ta dal­l’i­spet­to­re Luke Bascom­be e la lot­ta del­la fami­glia Mil­ler, in par­ti­co­la­re del padre Eddie, per affron­ta­re l’ac­cu­sa. E, alla fine, anche la real­tà dei fatti.


Come ven­de­re dro­ga onli­ne (in fret­ta), Sta­gio­ne 4, Net­flix (Phi­lipp Käß­boh­rer e Mat­thias Mur­mann) – Recen­sio­ne di Miche­le Cacciapuoti

Net­flix non è nota per lasciar ter­mi­na­re le serie di suc­ces­so quan­do è più oppor­tu­no: in alcu­ni casi il sus­se­guir­si di sta­gio­ni inu­ti­li rasen­ta l’accanimento. Anche la quar­ta sta­gio­ne di que­sto pro­dot­to tede­sco, nono­stan­te il fina­le aper­to del­la ter­za (2021), non sem­bra­va neces­sa­ria: i cicli dei per­so­nag­gi era­no bene o male con­clu­si, spe­cial­men­te con il sacri­fi­cio del pro­ta­go­ni­sta Mori­tz.
Per esse­re un sequel inne­ces­sa­rio, è comun­que una sta­gio­ne costrui­ta mol­to bene: il pas­sag­gio del tem­po e l’evoluzione dei per­so­nag­gi si fa sen­ti­re, con un appa­ren­te cam­bia­men­to nel taglio nar­ra­ti­vo (non più un caper cri­mi­na­le, quan­to piut­to­sto qua­si un poli­zie­sco); fra ele­men­ti meta­ci­ne­ma­to­gra­fi­ci e rit­mo, la serie tor­na a dare assue­fa­zio­ne e a pre­star­si al bin­ge wat­ching. È vero, però, che l’azione tar­da a entra­re nel vivo fino agli ulti­mi epi­so­di, in cui tut­to sem­bra svol­ger­si trop­po velo­ce­men­te; in fin dei con­ti, poi, il per­so­nag­gio di Mori­tz evol­ve sono in par­te e il fina­le – nuo­va­men­te aper­to – sem­bra apri­re a sequel ben più inopportuni.


Yel­lo­w­jac­ke­ts, Sta­gio­ni 1 – 3, Sho­w­ti­me, Para­mount+ (Ashley Lyle, Bart Nic­ker­son) – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese

Quan­do l’istinto di con­ser­va­zio­ne pren­de il soprav­ven­to, per un grup­po di ado­le­scen­ti non si trat­ta solo di sfug­gi­re alla mor­te, ma di una lot­ta bru­ta­le e visce­ra­le, che va ben oltre il ritor­no alla “normalità”.Da que­sta pre­mes­sa, Yel­lo­w­jac­ke­ts si distin­gue per la sua capa­ci­tà di rac­con­ta­re i reces­si più oscu­ri del­l’a­ni­mo uma­no, dove il trau­ma non si limi­ta a segna­re il cor­po, ma tra­vol­ge l’identità stes­sa del­le pro­ta­go­ni­ste. La serie, accla­ma­ta negli Sta­ti Uni­ti e anco­ra piut­to­sto sco­no­sciu­ta in Ita­lia, uni­sce thril­ler psi­co­lo­gi­co, miste­ro e trau­ma gene­ra­zio­na­le, ed esplo­ra que­sti temi con una mae­stria rara, avvol­gen­do ogni epi­so­dio in un’atmosfera di ten­sio­ne che cre­sce sen­za mai fer­mar­si. La tra­ma segue la sto­ria di un grup­po di ex gio­ca­tri­ci di una squa­dra di cal­cio licea­le soprav­vis­su­te a un inci­den­te aereo, costret­te a vive­re per mesi in una remo­ta fore­sta cana­de­se, dove il con­fi­ne tra la vita e la mor­te si fa sem­pre più sot­ti­le. Le ragaz­ze si muo­vo­no tra super­sti­zio­ni, lot­te di pote­re e fame, ma è nel pre­sen­te che le con­se­guen­ze di que­gli even­ti si rive­la­no più inquie­tan­ti. Infat­ti, la sto­ria si svi­lup­pa su due linee tem­po­ra­li, una che si affac­cia nel pas­sa­to, dove le ragaz­ze sono anco­ra intrap­po­la­te in un incu­bo, e una che ci con­du­ce a even­ti ambien­ta­ti ven­ti­cin­que anni dopo, dove i loro alter-ego adul­ti (inter­pre­ta­ti da Mela­nie Lyn­skey, Chri­sti­na Ric­ci, Juliet­te Lewis e Taw­ny Cypress) sono costret­ti a fare i con­ti con le cica­tri­ci lascia­te da que­gli even­ti, com­bat­ten­do con­tro demo­ni inte­rio­ri e segre­ti che non sono mai sta­ti dav­ve­ro sepol­ti. La nar­ra­zio­ne, inve­ce, pro­fon­da­men­te coin­vol­gen­te e tenen­do lo spet­ta­to­re anco­ra­to a ogni epi­so­dio, è una di quel­le che con­du­ce in un viag­gio silen­zio­so ma ine­so­ra­bi­le tra le pie­ghe più com­ples­se dell’interiorità e le con­se­guen­ze di ciò che acca­de quan­do si è costret­ti a supe­ra­re ogni limi­te. Con tre sta­gio­ni già dispo­ni­bi­li e una quar­ta anco­ra lon­ta­na, que­sta serie offre un’esperienza che non si dimen­ti­ca facil­men­te, con­fer­man­do­si come uno dei rac­con­ti più ambi­zio­si e distur­ban­ti del­la tv con­tem­po­ra­nea. Per chi cer­ca qual­co­sa di più pro­fon­do del clas­si­co teen dra­ma o del soli­to true cri­me, è il momen­to giu­sto per recuperarla.


Dan­da­dan, Sta­gio­ne 1, Net­flix, Crun­chy­roll (Yuki­no­bu Tatsu) – Recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi


Momo Aya­se è con­vin­ta che esi­sta­no gli spi­ri­ti — in fon­do sua non­na è una medium — men­tre Ken Taka­ku­ra (sopran­no­mi­na­to Oka­run), appas­sio­na­to di occul­ti­smo, cre­de negli alie­ni. I due fre­quen­ta­no la stes­sa scuo­la fin­ché un gior­no Oka­run vie­ne pre­so di mira da un grup­po di bul­li per i suoi inte­res­si eso­te­ri­ci. Momo inter­vie­ne in sua dife­sa e da lì nasce un’amicizia pro­fon­da.
Da qui par­te una scom­mes­sa: nes­su­no dei due cre­de alle osses­sio­ni dell’altro quin­di si sfi­da­no ad anda­re in un ospe­da­le abban­do­na­to in cui dovreb­be­ro appa­ri­re gli alie­ni e in un vec­chio tun­nel infe­sta­to da spi­ri­ti. Alla fine esi­sto­no sia gli alie­ni che gli spi­ri­ti e i due si uni­sco­no in una squa­dra per com­bat­ter­li. La sto­ria è trat­ta dal man­ga di Yuki­no­bu Tatsu adat­ta­to dal­lo stu­dio Scien­ce Saru. Il gene­re è dif­fi­ci­le da inqua­dra­re per­ché si trat­ta di un mix di avven­tu­re sopran­na­tu­ra­li, azio­ne, momen­ti dram­ma­ti­ci, roman­ti­ci­smo ado­le­scen­zia­le e soprat­tut­to ele­men­ti demen­zia­li. Dan­Da­Dan è un tito­lo per­fet­to per una serie cao­ti­ca in cui l’altissima qua­li­tà dell’animazione ipno­tiz­za lo spet­ta­to­re men­tre si sus­se­guo­no sce­ne che pun­ta­no all’accumulazione visi­va. Anche la scel­ta cro­ma­ti­ca va in que­sta dire­zio­ne con tin­te fred­de nei momen­ti di ten­sio­ne e colo­ri esplo­si­vi duran­te i com­bat­ti­men­ti. Il ful­cro dell’anime è il caos più tota­le: tro­via­mo per­so­nag­gi fol­li come i Cree­py Nuts, alie­ni che non pos­so­no ripro­dur­si se non tra­mi­te clo­na­zio­ne e per que­sto cer­ca­no la “bana­na” degli uma­ni oppu­re un’umana con cui ripro­dur­si e tra­me assur­de come quel­la del­la ricer­ca­dei testi­co­li di Ken ruba­ti da enti­tà mali­gne. Non man­ca­no cam­bi di regi­stro improv­vi­si che però non appe­san­ti­sco­no mai il tono irri­ve­ren­te e fuo­ri con­trol­lo del­la serie.

Un altro aspet­to che cat­tu­ra subi­to l’attenzione è l’o­pe­ning, una can­zo­ne che fon­de rit­mi urban con sono­ri­tà elet­tro­ni­che, crean­do un mix che riflet­te per­fet­ta­men­te il tono ener­gi­co e la natu­ra impre­ve­di­bi­le del­la serie.
La pri­ma sta­gio­ne dell’anime è sta­ta tra­smes­sa in Giap­po­ne dal 3 otto­bre al 19 dicem­bre 2024 e una secon­da sta­gio­ne è già annun­cia­ta per luglio 2025.

Con­di­vi­di:
Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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